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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #25-26 - Che mille piattaforme autogestite sboccino! Chiusura di Autistici/Inventati. Fare un passo in più (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 19 Oct 2026 08:06:52 +0300
Nello scorso numero di "Umanità Nova" è stato dato, per ragioni di
tempo, solo l'annuncio della chiusura dei servizi forniti da
Autistici/Inventati (A/I). Ma c'era un articolo che raccontava cosa era
successo e che - in parte - spiegava anche le ragioni della drastica
decisione. Dopo una settimana proviamo a fare il punto su quello che è
accaduto e ad immaginare qualcosa sugli scenari futuri. --- L'enorme
differenza tra la forza messa in campo dagli USA e le difese che poteva
opporre un piccolo collettivo è la cosa che più dovrebbe farci
riflettere. Una sproporzione tale da incutere davvero paura. Questa è
una delle ragioni che hanno influenzato la decisione di mettere la
parola fine a un progetto storico nel panorama dell'attivismo
informatico. Nel comunicato col quale annunciava la chiusura, A/I ha
però anche scritto che, con questa decisione, aveva lo scopo di tutelare
in qualche modo le persone coinvolte nella loro vicenda:
"Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni
che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole
alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie
extra-legali. La concreta possibilità di poter essere la causa di
conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che
anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte."
E in queste parole si poteva chiaramente misurare la distanza esistente
tra le due idee di comunicazione che sono entrate in collisione, quella
tra una Rete completamente asservita al profitto e una che reclama e si
prende degli spazi di libertà nel mondo delle merci. Ma anche la
differenza tra due etiche completamente contrapposte e inconciliabili.
Nel corso delle tre ultime settimane sono stati in molt* a
solidarizzare, in vario modo, con A/I dimostrando che l'impatto violento
che ha avuto l'attacco su un ampio numero di persone non è passato certo
inosservato.
Dal 26 agosto scorso - data della pubblicazione dell'Ordine Esecutivo -
a oggi, quegli avvenimenti sono stati commentati e analizzati a vario
livello, dai semplici post a carattere personale pubblicati sui social,
alle interviste di personaggi importanti nel settore e attraverso
comunicati firmati anche da organismi istituzionali.
Quella che è mancata, almeno fino a questo momento, è stata una più
larga diffusione di questa storia a livello di massa. I giornali
considerati "autorevoli" hanno praticamente bucato la notizia che
invece, come già abbiamo scritto la scorsa settimana, ha costituito la
base per una squallida campagna della stampa di destra rivolta contro il
PD. Stesso discorso per la TV sulla quale, a quanto ci risulta, c'è
stata un'intervista sull'argomento a uno scrittore nel TG Regionale
della Lombardia, una trasmissione radio alla quale hanno partecipato
giornalist* che si occupano di Media digitali e forse qualche altra cosa
che ci è sfuggita.
Naturalmente non è stata questa la ragione principale della scarsa
attenzione che i mezzi di comunicazione di massa ufficiali hanno avuto
nei confronti della notizia. Hanno sicuramente pesato la difficoltà a
raccontare una vicenda che ha dei complicati risvolti tecnici e che, dal
punto di vista legale, è decisamente ancora più intricata. Per non dire
dei risvolti politici.
Per fare solo un esempio, la "Banca Etica" ha bloccato il conto che A/I
usava per il suo funzionamento. Mettendo da parte tutte le questioni
collegate alla legittimità di questa deprecabile azione, resta il fatto
che se l'Associazione volesse chiudere, come annunciato, non potrebbe
farlo in quanto il suo Statuto prevede che nel caso di una chiusura i
fondi presenti in cassa vadano devoluti ad un'Associazione simile. Cosa
chiaramente impossibile da fare avendo il conto congelato. Giustamente
A/I ha presentato un ricorso in tribunale contro la banca.
Va anche notato che la maggior parte dei comunicati prodotti da enti e
organismi ufficiali, sebbene contengano tutti delle garbate proteste per
quello che è successo, non sono stati seguiti da azioni più concrete di
solidarietà. Nella quasi totalità dei casi si sono infatti limitati a
lamentarsi della carenza di leggi appropriate e hanno intonato in coro
il mantra della "sovranità".
Svegliarsi all'improvviso e accorgersi che se gli USA impongono una
sanzione di tipo finanziario allora tutte le banche, almeno quelle
italiane, si devono inchinare dimostra solo un'enorme e colpevole ipocrisia.
Esattamente l'opposto di quello che è successo in rete, dove abbiamo
visto un allargamento crescente dell'interesse delle persone mano a mano
che capivano l'enormità dell'accaduto, ma, soprattutto, non appena si
rendevano conto delle sue conseguenze a breve e medio termine. Effetti
che colpiranno in primo luogo le migliaia di persone che usavano da anni
i servizi messi a loro disposizione da A/I e che adesso si troveranno da
un giorno all'altro senza una e-mail, un blog, un sito, una lista.
Ma, cosa ben più grave, da adesso chiunque voglia avere a disposizione
degli strumenti anche semplici, come una casella di posta elettronica,
che però siano gestiti in modo radicalmente diverso da come vengono
gestiti dalle aziende commerciali, avrà difficoltà a trovarli.
Questo perché gruppi che forniscono strumenti simili a quelli che
forniva A/I non ce ne sono. O, più esattamente, ci sono ma sono pochi,
piccoli, e quasi sconosciuti.
A questo punto sorge la classica domanda "Che fare"?
In un comunicato, probabilmente l'ultimo che verrà pubblicato, il
Collettivo A/I ha risposto a quella domanda:
"... adesso è il momento di fare un passo in più, di spingere la nostra
immaginazione oltre il ristretto orizzonte imposto da questi tempi bui.
La nostra speranza è che questo attacco alla libertà delle reti scateni
una resistenza collettiva forte e creativa. Che mille piattaforme
sboccino, che mille collettivi hacktivist si formino, che mille server
nascano! Che la fine di A/I dia vita a una miriade di infrastrutture del
dissenso mai immaginate prima."
In modo chiaro, il Collettivo A/I, anche se costretto alla chiusura, ha
continuato a rivendicare la sua attività e ha invitato altr* a proseguirla.
Già da molto tempo prima dell'attacco, è stato diffuso su Internet un
documento titolato "Orange Book" che è un manuale pratico sulla
replicazione e distribuzione dei servizi per la realizzazione di una
rete resiliente di server autogestiti. Anche se si tratta di una lettura
per specialisti è un'ulteriore dimostrazione che, a volte, certe idee
non sono solo slogan o parole al vento ma anche qualcosa di concreto
messo a disposizione di tutt*.
Quando uscirà questo articolo, i computer che per 25 anni hanno
trasportato le e-mail di chi scrive saranno spenti e il lavoro che ha
sostenuto il progetto di A/I sarà consegnato alla storia, non tanto per
ricoprirsi di polvere ma, speriamo, a disposizione di chi vorrà
conoscerla o, meglio, emularla.
Intanto, la sera del 10 settembre scorso, durante una partita di hockey
giocata in Svizzera, è comparso sugli spalti un lungo striscione in
italiano: "Solidarietà con Autistici/Inventati. Restiamo umani".
La resistenza si organizza su tutte le fronti, pure.
Pepsy
https://umanitanova.org/che-mille-piattaforme-autogestite-sboccino-chiusura-di-autistici-inventati-fare-un-passo-in-piu/
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