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(it) Italy, Sicilia Libertaria #472 - Orizzonti di guerra e prospettive di lotta (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 17 Oct 2026 08:30:11 +0300


Corsa agli armamenti. ---- Orizzonti di guerra, parafrasando un celebre film, si potrebbe definire questo nostro tempo in cui i conflitti armati, agiti o minacciati, occupano lo spazio politico e mediatico e si presentano con una forza necessitante che non ammette discussioni o ripensamenti. Ma la guerra di per sé non è una novità, non è entrata in scena recentemente. La storia del XX secolo, per rimanere ad un periodo circoscritto, si è venuta svolgendo attraverso due tragicissime guerre mondiali, e anche il periodo successivo, quello della pace armata e delle armi nucleari come deterrente, ci ricordava già qualche decennio fa Eduardo Galeano in un suo straordinario libro - A testa in giù. La scuola del mondo alla rovescia- ha visto la morte di più di 20 milioni di persone a causa delle guerre. Dal 2001, data degli attentati alle Torri gemelle di New York, è entrata in scena la guerra permanente statunitense che si è dispiegata lungo vaste aree del pianeta contribuendo a creare quell'incertezza e quell'instabilità che appaiono i segni distintivi di questa epoca triste. Con lo scoppio del conflitto in Ucraina nel 2022 la guerra anche alle nostre latitudini è stata pienamente normalizzata, ricorrendo all'antico adagio del nemico, altro e irriducibile, da cui difendersi a tutti i costi. Così è ripartita una nuova corsa agli armamenti che vede protagonisti governi e parlamenti dei principali Stati a livello mondiale. Emblema di questa follia, come richiesto da Trump e fatto proprio da molti governi, è l'aumento del contributo alle spese della Nato fino al 5% del Pil. Corsa agli armamenti che, pur nella costanza dell'aumento delle spese militari degli ultimi decenni, si presenta oggi con una qualità differente, a causa di quella normalizzazione della guerra di cui si diceva. E così la guerra di fronte all'estrema instabilità che ci attraversa non è più un'ipotesi da scongiurare eventualmente con gli strumenti della diplomazia - che potevano "anche" fallire- ma una concreta e praticabile opzione. Una scelta legittimata già dal modo in cui vengono concepite le relazioni tra Stati e fatta diventare necessaria dalla propaganda mediatica.

Tuttavia, oltre le particolarità di questa fase storica, le trasformazioni in atto nel sistema politico ed economico mondiale, le ragioni (o presunte tali) contingenti che hanno fatto scaturire i diversi conflitti in corso, da quello russo-ucraino, a quello in Iran, a Gaza, in Libano e ai tanti altri, persino dimenticati o poco spendibili sul piano mediatico, forse sarebbe opportuno svincolarsi dalle manifestazioni attuali della guerra, delle guerre, provando a penetrare più a fondo nelle dinamiche del sistema capitale-mondo, nelle sue perverse logiche di sopraffazione, di affarismo, e assumendo anche una posizione etica rispetto alla dominante realpolitik. Certo ci sono le famose cause delle guerre: economiche, politiche, di egemonia, culturali; a volte cause insospettate, addirittura poco convenienti da un punto di vista economico, come è avvenuto per l'imperialismo otto-novecentesco i cui risultati economici erano meno importanti della volontà d'imporsi che spingeva le potenze dell'epoca a impegnarsi in guerre dispendiose e senza senso (a proposito l'Italia ne sa qualcosa con le sue guerre coloniali, dall'Eritrea, alla Libia, alla Somalia, all'Etiopia). Figurarsi oggi se questa volontà di potenza non solletichi un Trump o un Putin! E c'è pure la geopolitica che ci spiega le relazioni tra gli Stati, come sia in corso uno scontro imperialista tra Stati Uniti e Cina, come bisognerebbe per l'Italia o l'Europa prendere parte a questa lotta e ritagliarsi uno spazio, adottando gli stessi strumenti e le stesse logiche della supremazia e del prevalere (leggere qualche numero di Limes per capire di cosa si sta parlando) e mentre ci spiega tutto questo la geopolitica ci suggerisce che oltre questo quadro dato non ci sono alternative, la realtà è questa e bisogna farci i conti.
Ma è sufficiente sapere di geopolitica, comprendere cause, contesti, motivazioni delle guerre, di quelle note e di quelle ignote, per far nascere forme reali, praticabili, incisive di opposizione alla guerra? Premesso che conosciamo e comprendiamo già (certo per chi vuole conoscere e comprendere) cause o origini dei conflitti del passato o del presente, il punto è che ciò non è sufficiente per spingere verso una concreta opposizione alla guerra. Anzi pare che oggi, e non solo per la guerra, più "conosciamo" e più "comprendiamo", più rimaniamo schiacciati da tanta mole di informazioni, maturando un senso di impotenza e di ineluttabilità.

Nel 2021 Carla Benedetti, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università di Pisa, ha pubblicato un saggio dal titolo La letteratura ci salverà dall'estinzione in cui, discutendo della crisi climatica, constata come la conoscenza della problematica non basta a spingere all'azione per evitare la catastrofe annunciata e scrive: "Se la sola conoscenza, pur indispensabile, non è sufficiente, vorrà dire che occorre muovere anche qualcos'altro, probabilmente qualcosa di sopito, di dimenticato, di fossilizzato da quelle stesse strutture di pensiero che hanno favorito il tipo di sviluppo e di società che ora ci sta portando alla catastrofe". E più avanti parla di immaginazione e di sentimento, come energie da attivare per rompere il senso di impotenza. Proprio, si potrebbe dire, quel sentimento di umanità che ha spinto milioni di persone a scendere in piazza nell'autunno del 2025 per chiedere che cessasse il massacro dei palestinesi. Un sentimento potente e insospettato che ha catapultato milioni di persone al centro dell'agorà. Ora sappiamo che alla lunga quella forza prorompente si è in parte spenta, ma ciò non toglie il fatto che è riuscita ad attivarsi, a trovare strade per esprimersi. Da questa possibilità bisogna ripartire. E dalla consapevolezza che occorre far maturare alcuni presupposti, senza i quali nessuna lotta contro la guerra è veramente tale. Primo, nel capitalismo o in un sistema economico fondato su crescita, competizione e accumulazione la guerra è un dato strutturale; secondo, senza contrastare il militarismo, la produzione di armi, gli apparati di polizia costruiti per difendere il sistema e perpetuare lo sfruttamento la richiesta di pace è un palliativo; terzo, serve una decostruzione dei concetti di patria, confini e nemico, gli elementi ideologici che danno legittimità alla guerra; quarto, collegare le lotte, la lotta alla guerra deve unirsi a quelle per i diritti sociali, a quelle per il clima, a quelle femministe e antirazziste.

Non è semplice, ma niente è dato e stabilito per sempre.

Angelo Barberi

https://www.sicilialibertaria.it/2026/09/20/orizzonti-di-guerra-e-prospettive-di-lotta/
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