A - I n f o s

a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **
News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts Our archives of old posts

The last 100 posts, according to language
Greek_ 中文 Chinese_ Castellano_ Catalan_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ _The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours | of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007 | of 2008 | of 2009 | of 2010 | of 2011 | of 2012 | of 2013 | of 2014 | of 2015 | of 2016 | of 2017 | of 2018 | of 2019 | of 2020 | of 2021 | of 2022 | of 2023 | of 2024 | of 2025 | of 2026

Syndication Of A-Infos - including RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups

(it) Chile, RL: La Società contro lo Stato di Pierre Clastres (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 17 Oct 2026 08:30:18 +0300


La sfida non consiste nel romanticizzare le forme indigene, ma nel riconoscere la pluralità delle forme politiche e nell'apprendere dalle loro strategie di articolazione sociale al di fuori delle logiche statali. ---- La modernità capitalista, che nel nostro territorio ha avuto inizio con l'arrivo degli invasori europei alla fine del XV secolo, ha gradualmente plasmato diverse costruzioni ideologiche che permangono tuttora in vigore. Da un lato, le idee liberali emerse in Europa hanno consolidato il concetto di "individuo" come soggetto autonomo all'interno del proprio contesto sociale, capace, attraverso i propri sforzi e le proprie conquiste, di essere artefice del proprio destino e di differenziarsi infinitamente dagli altri individui, pur condividendo territorio, classe sociale, etnia o genere. Dall'altro lato, l'ordine sociale capitalista è stato presentato come l'unico mondo possibile, rendendo invisibili le ingiustizie sociali che ne sono alla base e imponendo la narrazione secondo cui le attuali istituzioni statali che regolano la vita sociale sono storicamente neutre e immutabili.

Questa stessa prospettiva liberale e capitalista ha permeato il modo in cui gli altri popoli del pianeta vengono compresi e trattati. Prima l'Europa, e poi gli Stati Uniti, sono ascesi a diventare potenze globali da cui il resto del mondo viene osservato e valutato. Di conseguenza, altre aree geografiche, e in particolare i popoli dell'Africa e dell'America Latina, sono considerati arretrati, sottosviluppati o semplicemente inferiori. Ciò ha instaurato una visione etnocentrica tra centro e periferia, che ha giustificato, prima attraverso la religione e poi attraverso la scienza, l'attuazione di significative ingiustizie e disuguaglianze a livello globale.

La conquista delle Americhe da parte di diverse potenze europee portò allo sterminio e/o alla sottomissione di numerose popolazioni indigene. Spagnoli e portoghesi dibattevano se gli abitanti di questi territori fossero esseri umani o se possedessero davvero un'anima tale da giustificare la cristianizzazione, il tutto al fine di giustificare la loro schiavitù, insieme a quella delle popolazioni afrodiscendenti deportate con la forza per sfruttarne le risorse naturali. In ogni territorio conquistato, la violenza e lo sfruttamento delle popolazioni sottomesse furono giustificati in modi diversi.

Pertanto, ancora oggi, la visione dominante dei popoli indigeni rimane peggiorativa ed etnocentrica; vale a dire, mentre il loro passato eroico può essere riconosciuto, le loro espressioni culturali attuali sono ridotte a mero folklore, e coloro che si identificano come appartenenti a uno di questi popoli subiscono pressioni affinché rinuncino alla propria identità, rinuncino alle rivendicazioni territoriali, riconoscano la proprietà privata della terra e adottino la cittadinanza individuale degli stati-nazione. Il presupposto di fondo rimane che si tratti di culture arretrate che devono essere frettolosamente guidate lungo l'unico percorso della modernità capitalista.

Pierre Clastres
Pertanto, " La società contro lo Stato ", scritto dall'antropologo anarchico Pierre Clastres (1934-1977) e pubblicato nel 1974, è considerato un testo fondamentale dell'antropologia del XX secolo, in quanto critica l'etnocentrismo occidentale, che continua a giustificare le disuguaglianze globali del sistema capitalistico. In particolare, mette in discussione la concezione lineare del progresso, che tende a collocare le società indigene in una fase "precedente" dello sviluppo sociale.

Nello specifico, la ricerca di Clastres dimostra che lo Stato non è un destino universale per tutte le culture, bensì una forma storica specifica. In questo contesto, la divisione politica tra chi governa e chi obbedisce non è intrinseca a ogni società, ma è piuttosto il risultato di un particolare processo storico: l'emergere del potere coercitivo.

Ad eccezione dei grandi imperi Inca, Azteco e Maya, la maggior parte dei popoli indigeni del continente era caratterizzata da strutture sociali in cui le gerarchie erano prive di potere coercitivo; vale a dire, non esisteva una forza guerriera permanente in grado di imporre la volontà delle élite. Il capo indigeno esercitava un certo potere politico, ma questo non dipendeva dal monopolio della forza, che avrebbe potuto dare origine a strutture statali. Si basava invece sul riconoscimento collettivo, sull'uso della lingua, sulla mediazione dei conflitti e su atti di generosità verso gli altri membri del suo gruppo. Emerse così la possibilità di società che, pur avendo gerarchie sociali e le ingiustizie che ne derivavano, non costruivano forme statali di dominio. L'orizzonte omogeneizzante della modernità capitalista non è una realtà inevitabile, ma piuttosto una forma imposta tra le altre possibilità.

Purtroppo, Clastres non elabora una definizione sistematica di "potere politico", ma si basa su una nozione implicita che poi organizza distinguendo tra potere coercitivo e non coercitivo. Ciò genera ambiguità, poiché il potere politico da lui osservato nelle popolazioni indigene, pur essendo privo di capacità coercitiva, riproduceva gerarchie ereditarie basate su prestigio, tradizione o carisma. In altre parole, privilegiando la coercizione come criterio decisivo, Clastres tende a sottovalutare le dimensioni simboliche del potere, che possono produrre obbedienza e gerarchia senza bisogno di ricorrere alla forza.

In secondo luogo, la sua affermazione secondo cui "la società controlla il leader" appare debolmente fondata, poiché non individua alcun meccanismo concreto utilizzato per rimuovere i leader e instaurare nuove strutture. Nonostante questi limiti, il contributo di Clastres è cruciale per demistificare l'associazione tra sviluppo sociale e creazione dello Stato come forma di dominio politico. Non si tratta semplicemente di immaginare una società senza Stato, ma di riconoscere che sono esistite e continuano ad esistere forme sociali che, pur riproducendo gerarchie, non consolidano meccanismi coercitivi, ampliando così in modo decisivo la gamma di possibilità di organizzazione sociale.

Mettendo in discussione l'universalità dello Stato come forma politica, la ricerca di Clastres può essere letta in dialogo con gli approcci decoloniali che denunciano l'imposizione di schemi epistemologici europei su diverse realtà storiche. In tal modo, le società indigene cessano di essere oggetto di una narrazione di arretratezza e diventano soggetti della propria razionalità politica, con le proprie contraddizioni e specificità.

Da una prospettiva anarchica, riconosciamo il contributo dell'antropologia di Pierre Clastres, ma ne riconosciamo anche i punti deboli, come la sottovalutazione del potere simbolico e l'idealizzazione di certe forme di uguaglianza all'interno dei gruppi studiati. Sono rilevanti in questo contesto i contributi successivi, che mostrano come la dominazione possa operare anche senza l'uso della forza, così come le ricerche che rivelano dinamiche interne più conflittuali all'interno delle società indigene. Da questa prospettiva, la sfida non è quella di idealizzare le forme di organizzazione sociale indigene, ma di riconoscere la pluralità delle possibili forme politiche e di imparare dalle loro strategie di articolazione sociale al di fuori dei sistemi statali.

https://revistalibertaria.cl/la-sociedad-contra-el-estado-de-pierre-clastres/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
A-Infos Information Center