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(it) Italy, Sicilia Libertaria #472 - La punta dell'iceberg (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Fri, 16 Oct 2026 08:55:29 +0300


I fatti sono noti ai più: il 19 luglio 2026 Abderrahim Fakir, 42 anni, è stato ammazzato dalla polizia a Bologna. Viveva in Italia da quando aveva sette anni ed era titolare di una ditta di trasporti e facchinaggio. La dinamica dell'uccisione è evidente dai video, la verità davanti ai nostri occhi: legato dai poliziotti con l'ausilio di solerti cittadini, schiacciato e soffocato a morte davanti a numerosi testimoni e agli uomini del 118 che assistono immobili, intimoriti dall'intervenire o forse complici anch'essi.

Il caso è tipico, nel senso che è uno tra innumerevoli altri più o meno simili tra loro. È emerso, a differenza di tanti rimasti nascosti, grazie ai video e all'indignazione che ha portato una fetta di città in piazza sia il giorno stesso sia in quelli successivi e che si è manifestata anche con qualche tafferuglio, al solito etichettato dai media mainstream come "guerriglia urbana", ma che è stato un minimo segno simbolico della rabbia che sconvolge i nostri animi.

Questo perché qui nessuno e nessuna si sente al sicuro. Quattro giorni dopo il caso di Fakir, a Cosenza il 25enne Mohamed Amin Bessioud è morto dopo essere precipitato dal balcone della sua abitazione al terzo piano, con le manette ai polsi, durante una perquisizione dei carabinieri. L'omicidio bolognese è accaduto a 25 anni esatti dall'uccisione di Carlo Giuliani a Genova, dalle torture e dalle umiliazioni incancellabili di quei giorni, a loro volta anticipati dalla prova generale della repressione al global forum di Napoli pochi mesi prima. Il centro sinistra apre la strada e la destra prosegue il lavoro, anche in questo campo.

25 anni in cui si sono succeduti i morti ammazzati nelle strade, nelle carceri, nei CPR, nei commissariati e nelle caserme. Troppi i nomi: Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Aldo Bianzino, Massimo Casalnuovo, Michele Ferrulli, Dino Budroni, Franco Mastrogiovanni, Andrea Soldi, Riccardo Rassman. ecc. Il collettivo antipsichiatrico Artaud di Pisa in un suo comunicato un mese dopo i fatti ha ricordato ulteriori omicidi provocati dal cosiddetto "contenimento". Riccardo Magherini morto schiacciato a terra a Firenze nel 2014, soffocato dai carabinieri, mentre chiedeva aiuto, proprio come Fakir; Luigi Marinelli, schiacciato da un ginocchio sulla schiena durante l'intervento della polizia nella sua abitazione a Roma il 5 settembre 2011; Giacomo Zotti, morto a Urago d'Oglio in provincia di Brescia durante un TSO e bloccato dai carabinieri il 26 ottobre 2011; Vincenzo Sapia, soffocato a terra da un carabiniere a Mirto Crosio in provincia di Cosenza il 24 maggio 2014; Andrea Soldi, immobilizzat durante un TSO da tre vigili urbani e uno psichiatra il 5 agosto 2015 a Torino; Arafet Arfaoui, morto a Empoli il 17 gennaio 2019 ammanettato e schiacciato a terra dai carabinieri; Igor Squeo, morto a 33 anni tra l'11 e il 12 giugno 2022 a Milano in seguito a un intervento di polizia e sanitari nel suo appartamento; M.M, soffocata a 39 anni all'interno di una chiesa di Vigevano dopo essere stata ammanettata e bloccata a due vigili urbani il 3 novembre 2023.

Ma l'abuso di potere delle divise si consuma ancor di più nei tanti luoghi di reclusione. In carcere sono morte oltre 5.500 persone dal 1992 a oggi di cui circa 2000 per suicidio e circa 3500 per malattia, overdose, omicidio o cause "da accertare". Nel carcere di S. Anna a Modena nel marzo 2020 la rivolta scoppiata lì come in altri istituti italiani si è conclusa con nove morti, attribuite a un'overdose di farmaci ma le cui reali cause sono evidentemente altre. Nei CPR negli ultimi anni sono decine le persone in regime di detenzione amministrativa (quindi senza condanna penale) deceduti in mezzo al degrado e senza assistenza sanitaria. A oggi non ci sono dati ufficiali e sistemi di rilevazione trasparenti ed efficienti per fare la conta dei morti in questi luoghi.

L'uccisione di Fakir è quindi la punta dell'icebrg di una prassi consolidata e diffusa, che va di pari passo con depistaggi e insabbiamenti. Tutti questi omicidi sono infatti accompagnati e seguiti da costanti tentativi di occultare la verità, in piena continuità con quanto praticato sai servizi segreti nel lungo periodo della strategia della stagione delle stragi da piazza Fontana del 1969 a inizio anni Novanta. Fakir è stato infatti da subito denigrato in maniera evidentemente razzista da parte dei sindacati della polizia e della stampa, mentre dei due poliziotti ripresi nel video, protetti - come i sanitari - dal neonato "scudo penale" e ritornati prontamente in servizio, non è stato nemmeno rivelato il nome (altro che numero sulle divise!), mentre l'avvocato della famiglia ha da subito denunciato manovre in atto, su tutte il fatto che le indagini siano condotte dalla stessa istituzione rea dell'omicidio.

In questo contesto di violenza statale armata diffusa da parte di nuovi e vecchi padroni che non hanno più remore a richiamarsi al fascismo, penso che per chi non vuole subire né accettare tale società ci siano tre cose da fare. Prendere le parti di chi ha bisogno, di chi esprime sofferenza e dolore, autogestendo aiuto, cura, ascolto e reti di supporto, rifiutando e aiutando a rifiutare nella pratica l'intervento delle forze dell'ordine, smontando passo passo l'immaginario consolidato che delega alle istituzioni del dominio la propria vita. Essere consapevoli della necessità della pratica dell'autodifesa in un contesto crescente di violenza criminale di marca statale, rovesciando il discorso propagandistico sulla cosiddetta "sicurezza", chiarendo che le forze dell'ordine causano insicurezza e pericolo costante. Dare voce alla necessità di cancellare i decreti sicurezza. Agitare sempre il discorso anarchico, e quindi l'esigenza di smantellare le forme coercitive del potere, posizione oggi assunta dai movimenti sociali che vanno elaborando prospettive abolizioniste.

"Ma ci obietterà qualcuno, chi proteggerà allora l'individuo contro la violenza di un altro individuo? Ragionamento ingenuo. Si dovrebbe allora ammettere che la violenza supposta di un solo individuo rivesta maggiore importanza e costituisca un pericolo più ingente che non la violenza organizzata, disciplinata, superlativamente armata di migliaia e migliaia di agenti passivi specialmente allenati allo scopo?[...]Appare proprio assurdo di chiedere allo Stato, organo della peggiore violenza, di assicurare la protezione degli individui[...]. Solo la fiducia in se stesse e la rinuncia al miraggio della salvezza statale potrà ridare alle masse ingannate e deluse la forze e il coraggio per raggiungere la loro emancipazione materiale e morale". Così scriveva Luigi Bertoni, editore de "Il Risveglio" a fine anni Trenta del Novecento (Potere statale e violenza, "Almanacco libertario pro vittime politiche per l'anno 1937", pp. 47-48), così riaffermiamo oggi.

A. Soto

https://www.sicilialibertaria.it/2026/09/20/la-punta-delliceberg/
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