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(it) France, SocLib: CAMILLO BERNERI: LA SOCIALIZZAZIONE (1897 - 1937) (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Fri, 16 Oct 2026 08:55:22 +0300


«Sostenere che occorre abolire la proprietà privata significa sostenere che è possibile sostituire la produzione a capitale privato con la produzione a capitale collettivo, in modo vantaggioso per l'intera società. ---- Fino ad oggi, il socialismo ha prodotto molti progetti e tentativi di socializzazione, ma gli abbozzi di teorie comuniste o collettiviste sono rimasti per lo più sulla carta; ciò è dovuto alla mancanza di una profonda preparazione tecnica che avrebbe permesso di sistematizzare gli sforzi di realizzazione e di coinvolgere la maggior parte dell'opinione pubblica nelle soluzioni socialiste alla questione sociale. Il fatto che ci si perda in discussioni bizantine sulla socializzazione completa o parziale, orizzontale o verticale, statale o sindacale, immediata o graduale, della produzione o del consumo, ecc., dimostra che il socialismo è solo una tendenza alla socializzazione e che gli manca una visione esatta dei problemi economici e dei piani di realizzazione - approssimativi e provvisori, ma precisi.

Vi sono stati molti progetti volti a trasformare la proprietà privata capitalistica delle fabbriche o del sottosuolo in proprietà collettiva, e alcuni sono stati realizzati. Tuttavia, riguardo al problema della terra e del consumo, ad esempio, esistono solo teorie astratte e progetti contraddittori e insufficienti; ciò dimostra che il cosiddetto socialismo scientifico - che derideva i piani della società futura elaborati dagli utopisti - non ha offerto soluzioni specifiche né indicazioni generali migliori.

Marx ed Engels hanno avuto il grande merito di persuadere quasi tutti i socialisti che l'ordine socialista non si instaura in base a un piano prestabilito da alcuni riformatori geniali, bensì come risultato naturale del processo di evoluzione economica e sociale.» Contrapponendo al carattere fittizio delle costruzioni utopiche la natura dei processi storici, essi mossero una critica feconda; tuttavia, l'idea di un necessario sviluppo di tali processi in senso socialista fu fonte di equivoci dottrinari ed errori pratici.

Affermare, come fa Engels, che «la socializzazione dei mezzi di produzione diventa realizzabile non grazie a una concezione astratta di giustizia, uguaglianza, ecc., contrapposta alla divisione in classi, bensì attraverso l'emergere di nuove condizioni economiche» equivale o all'affermazione banale ed evidente che le teorie non creano le condizioni per la propria realizzazione - essendo tali condizioni il prodotto di processi storici e non ideologici - oppure a un'affermazione deterministica. Nel primo caso, replicheremmo che, nel corso dei processi storici, anche le ideologie agiscono come forze attive: pur non concretizzandosi forse integralmente, esse contribuiscono a creare le condizioni materiali che favoriscono l'avanzata della tendenza socialista. Nel secondo caso, si osserva come il materialismo storico conduca al determinismo economico, il quale a sua volta sfocia, in alcuni interpreti del marxismo, nello storicismo sociologico. Il gradualismo del socialismo legale e statale si accompagna a un'avversione - assai evidente in Kautsky - verso qualsiasi piano di ricostruzione economica in senso socialista. È evidente che i meccanismi sociali siano talmente complessi da impedire a qualsiasi pensatore di indagarli sotto ogni aspetto o di prevederne tutti i possibili sviluppi. Tuttavia, sebbene il divenire sociale - attraverso la somma o l'annullamento reciproco delle sue forze in modalità infinite e variegate - non consenta di elaborare progetti dettagliati né di fornire precisazioni definitive, ciò non esclude la necessità, per il socialismo, di un programma pratico che funga da punto d'appoggio, proprio come la luce di un'ipotesi è indispensabile allo studioso. Kautsky sostiene che il socialista possa formulare proposte positive soltanto per la società attuale, e non per quella futura; ha ragione, ma la sua affermazione è vera solo a metà. Le visioni del futuro che ci permettono di immaginare quali forme possa assumere uno sviluppo socialista non sono necessariamente tinte di un mitico azzurro; tuttavia, per fare presa sugli animi, necessitano di spazio e di luce - elementi di cui il pragmatismo «gradualista» non può che privarle, finché i progetti concreti e le realizzazioni parziali non rappresentino un passo avanti lungo il cammino dell'ideale.

Il socialismo è e rimarrà una religione. Solo facendo appello alla vita spirituale potrà trovare gli uomini e i mezzi per coltivare il terreno della prassi - terreno a cui occorre restare ancorati per non perdersi tra le nuvole, ma dal quale è necessario distogliere lo sguardo per rivolgerlo alle stelle, che ci indicano nuove rotte verso mari sconosciuti eppure desiderati. Per realizzarsi storicamente, il socialismo deve associarsi alle forze politiche ed economiche in gioco nella società odierna. Tuttavia, per rappresentare una forza di rinnovamento del mondo materiale, deve forgiare i propri miti.

Va notato che proprio coloro i quali vollero ancorare il socialismo alla realtà, per impedirgli di sognare, non seppero offrirgli vie ampie e diritte su cui avanzare verso obiettivi chiaramente definiti. Oscillando tra una concezione catastrofista della concentrazione del capitale e dell'impoverimento delle masse - con il conseguente scontro rivoluzionario - e la necessità di una lotta di classe destinata a dissanguare la borghesia (quel sangue stesso che avrebbe dovuto avvelenarla), la socialdemocrazia finì per propendere verso un parlamentarismo che disperdeva le energie rivoluzionarie, verso un cooperativismo utilitaristico e verso un sindacalismo corporativo e vile.

L'ibrida commistione tra rivoluzionarismo apocalittico e gradualismo deterministico, presente in Marx, si riprodusse nella socialdemocrazia. Il disinteresse per i problemi dell'economia di transizione trova la sua origine nel primo elemento, mentre il riformismo deriva dal secondo.

Il socialismo deve affrancarsi sia dall'infantilismo rivoluzionario, che vede posizioni nette laddove esistono problemi complessi, sia dal riformismo, che non comprende la funzione storica dei programmi massimalisti e degli imperativi ideali. «Deve convincersi della necessità di coniugare, nella propaganda, il fascino del mito con la consapevolezza degli imperativi concreti, di conciliare armoniosamente gli ideali e gli interessi più immediati.»

Camillo Berneri, in *Pensiero e Volontà*, Roma, 1° settembre 1924.

https://www.socialisme-libertaire.fr/2025/12/camillo-berneri-la-socialisation.html
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