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(it) Italy, UCADI #211 - Ucraina: le nostre ragioni (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 7 Oct 2026 07:28:29 +0300
Dalla corrispondenza con alcuni nostri lettori emergono perplessità
sulle nostre posizioni a proposito della guerra in Ucraina, al punto che
alcuni di loro ritengono le nostre posizioni come russofone. Pensavamo,
erroneamente, di essere stati chiari nei nostri articoli riferiti alla
guerra, ma, evidentemente, così non è. E allora è in caso di chiarire
ancora una volta il nostro punto di vista.
Dopo quando è emerso sui fatti di piazza Maidan, su quanto la CIA ha
messo in atto per provocare quegli eventi che hanno portato al colpo di
Stato nazionalista in Ucraina, sulla realizzazione nel paese di ben 12
basi segrete della CIA, sui precedenti della cosiddetta "operazione
speciale", è evidente che la retorica dell'Ucraina aggredita non
convince più nessuno, e che, comunque, l'aggressione non basta a
giustificare la difesa del paese aggredito, prova ne sia che nessuno ha
proposto di accorrere in aiuto dell'Iran.
Va ricordato, inoltre, che la guerra in Ucraina, iniziata nel 2014, è
anche guerra civile tra una parte della popolazione sarrussofono del
paese e un'altra, nazionalista, xenofoba, nazista, è una guerra per
procura, condotta e voluta dal mainstream occidentale, utilizzando gli
ucraini come carne da cannone, per perseguire l'obiettivo politico che
fu di Kissinger e di Brezinskij di dissoluzione dello Stato russo, per
banchettare sulle sue rovine, la nostra scelta di campo non poteva che
osservare e commentare quanto avveniva guardando agli eventi dal punto
di vista degli interessi del proletariato italiano.
Pur non avendo alcuna simpatia per il regime politico che governa
attualmente la Russia e non condividendo nulla della visione sociale che
contraddistingue Vladimir Putin e nessuna simpatia politica per il suo
regime di governo e avendo chiaro che quello della Russia è un interesse
imperiale, teso a dare una casa comune a tutte le popolazioni di lingua
e cultura russa, non potevamo che guardare a quanto avveniva, muovendo
dalla difesa degli interessi del proletariato, e quindi con un'ottica di
classe.
Considerato che la guerra sarebbe stata economicamente sostenuta dagli
Stati dell'Europa e che l'interruzione delle relazioni economiche con la
Russia avrebbe danneggiato l'economia europea, avvantaggiando gli Stati
Uniti e gli altri competitors a livello internazionale delle economie
europee, producendo un arretramento delle condizioni di benessere dei
popoli d'Europa e rischiando di portare il proletariato europeo alla
guerra, non potevamo non opporci al sostegno alle politiche dello Stato
ucraino e confidare in una totale e radicale sconfitta dell'Ucraina per
evitare che le risorse dei paesi europei fossero convogliate nello
sforzo bellico, a tutto detrimento del welfare e del funzionamento delle
economie europee.
La nostra è una posizione internazionalista e di classe, contraria alla
guerra, anti imperialista e anticoloniale viste le mire della Gran
Bretagna sui territori della Russia, il revanscismo anti russo dei Paesi
Baltici che ambiscono rivalersi sui russi, loro storici nemici e
utilizzano gli altri europei paesi come servi sciocchi del loro disegno.
Affrontando il problema dal punto di vista e con gli strumenti del
materialismo storico ben sapevamo che l'Ucraina orientale,
corrispondente ai territori detti oggi della Novorossija è stata la
culla di una delle componenti più avanzate del proletariato russo, luogo
d'emigrazione verso le Americhe, attraverso il porto di Odessa,
territorio che ha ospitato molti dei russi scacciati dagli Stati Uniti a
seguito della grande repressione del 2017 del movimento sindacale negli
Stati Uniti. Sapevamo che in quei territori sono nate le formazioni
maknoviste che ebbero il merito di opporsi ai governi liberali
nazionalisti Petljura e contrastarono i tentativi controrivoluzionari di
Wrangel e di Denikin e di Judenic che presero le mosse proprio da quei
territori finanziati. E non a caso dagli inglesi. Riconoscevamo quindi
alle popolazioni del Donbass e territori limitrofi, per altro dediti
all'attività di minatori, di operai e piccoli contadini una genuina
collocazione di classe e perciò la nostra solidarietà non poteva che
andare a questa parte del paese.
Sul piano storico avevamo piena conoscenza che l'Ucraina attuale, nella
sua configurazione territoriale di Stato, comprendeva la Crimea, la cui
amministrazione era stata conferita al paese grazie al fatto che molti
dei dirigenti vecchio Partito Comunista Sovietico erano di origine
Ucraina, come Krusciov, che dispose il trasferimento amministrativo
affidando la Crimea all'Ucraina nel 1956; che i territori della Volinia,
della Transcarpazia e dell'oblast di Treviri erano stati un "gentile
omaggio" di Stalin allo Stato ucraino e che il nucleo centrale del paese
si poneva in una posizione coloniale nei confronti degli altri
territori. Da qui nessun sostegno "all'integrità" dell'Ucraina e
l'aspettativa che prima o poi queste popolazioni possano ritornare ad
unirsi ai loro paesi di origine. La costruzione nazionalista
dell'Ucraina, realizzata su base etnica, sostenendo la discendenza
finnica dai mercanti del Nord Europa dalle popolazioni genuinamente
ucraine che percorrevano i grandi fiumi del paese e che dettero vita ai
primi aggregati urbani ci appare come una costruzione artificiosa,
xenofoba, nazionalista e razziale che si prefigge di imporre l'uso della
lingua al resto della popolazione e che cerca di creare una narrazione
edulcorata della storia per costruire intorno a Kiev una nazione.
Constatavamo inoltre che l'Ucraina attuale ha introdotto un insieme di
leggi che discriminano sulla libertà religiosa, che reprimono i diritti
linguistici e delle minoranze, negano i diritti fondamentali, che hanno
instaurato la censura dei partiti di opposizione, conferendo il potere
ad una classe di oligarchi in nulla dissimile da quella russa, anzi
profondamente connessa ad essa, per pratiche di governo, esercizio del
potere, interessi, costruendo un paese con uno dei più alti tassi di
corruzione del mondo: un insieme del tutto contrario all'aequis
comunitario che rende incompatibile l'Ucraina con gli altri paesi
europei e ne pregiudica l'ingresso dell'Unione.
I nostri auspici di una totale disfatta militare dell'Ucraina, che
quando prima avviene meglio è per gli interessi del proletariato degli
altri paesi europei, di una sua sconfitta sul campo di battaglia che
porterebbe alla salvezza di molti ucraini, con la fine delle ostilità
sono del resto confermati dall'andamento della guerra sul fronte e nelle
sue retrovie. Uno dopo l'altro inevitabilmente le città fortificate
dell'Ucraina Orientale cadono davanti all'avanzata delle truppe russe,
provocando la distruzione di strutture industriali, logistiche e
strutture economiche a causa dei bombardamenti, mentre le terre vengono
inquinate, la popolazione decimata otre che dalla guerra, dall'esodo
verso Occidente, alimentando una diaspora già presente e paradossalmente
da un esodo ben 8 milioni di ucraini che hanno trovato rifugio in
Russia, paese nemico.
Creiamo ce ne sia abbastanza per considerare la propaganda filo-ucraina
come un prodotto malato di un Occidente malato che non ha perso
l'abitudine all'imperialismo e al colonialismo.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2026/09/06/ucraina-le-nostre-ragioni/
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