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(it) France, CNT-SO: Comunicato per l'avvio dell'anno scolastico 2026-2027 (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 7 Oct 2026 07:27:52 +0300


Un nuovo anno scolastico e un bilancio: Emmanuel Macron lascerà presto la presidenza dopo un decennio trascorso ad accentuare le disuguaglianze. Si lascerà alle spalle un Paese allo stremo e minato da disuguaglianze sociali ai massimi livelli degli ultimi 30 anni (dati INSEE). I giovani lavoratori e le giovani lavoratrici sono stati le vittime principali della "politica dell'offerta"; lungi dall'aver arginato la tentazione del voto per il RN (Rassemblement National), i ponti verso le idee di estrema destra si sono rivelati, al contrario, più solidi che mai, grazie alle logiche reazionarie onnipresenti nell'era Macron.

Quest'ultimo avvio dell'anno scolastico del nefasto decennio macronista segna la fine di un periodo di politiche ultraliberali che hanno indebolito la scuola, i servizi pubblici e l'insieme delle conquiste sociali. L'inizio dell'anno scolastico non è solo un momento amministrativo: è il simbolo di scelte politiche volte a indebolire i lavoratori e le lavoratrici.

10 anni di riforme: quali risultati?

Questi dieci anni di politiche educative lasciano un panorama devastato, caratterizzato da controriforme mediatiche e affrettate, da dispositivi sperimentali abbandonati con la stessa rapidità con cui erano stati imposti, da direttive contraddittorie e da una linea guida costante e predatoria - nonostante il vertiginoso avvicendarsi dei ministri: adattare la scuola alle esigenze del capitale piuttosto che a quelle di alunni e personale.

Questa politica nefasta ha avuto conseguenze immediate e tragiche, in particolare durante i tirocini, con numerosi studenti rimasti feriti o addirittura deceduti. Tali drammi non sono incidenti isolati, bensì il sintomo di un sistema che sceglie di esporre i propri giovani (e in particolare quelli provenienti dai quartieri popolari) ai rischi, pur di soddisfare le esigenze del padronato. Sebbene i programmi EVARS siano ben strutturati grazie all'intervento dei sindacati e finalmente imposti negli istituti per promuovere l'uguaglianza tra ragazze, ragazzi e minoranze di genere, si deve deplorare la mancanza di tempo dedicato (esoneri dall'insegnamento) o di risorse stanziate; il budget e il "Pass Cultura" risultano insufficienti, facendo ricadere un pesante carico sulle spalle del personale volontario.

Questo decennio è stato caratterizzato anche da annunci demagogici e reazionari, come il presunto ritorno dell'uniforme (esperimento abbandonato nella massima discrezione) o l'intolleranza e il disprezzo ostentati verso gli errori di ortografia e sintassi agli esami di maturità, trasformando tali errori in uno strumento di controllo del personale durante le correzioni... L'Istruzione pubblica merita ben altro che una continua operazione di marketing!

Quali novità per l'inizio dell'anno scolastico?

Il mese di giugno e la successiva estate hanno rappresentato uno shock climatico: cinque ondate di calore, incendi devastanti, interi territori abbandonati a se stessi. Le fasce di popolazione più vulnerabili sono state le prime a subire le conseguenze, confermando che la crisi ecologica è anche una crisi sociale.

Nelle scuole la situazione è stata insostenibile e lo è di nuovo: aule trasformate in forni, personale ed alunni in sofferenza, nessuna pianificazione preventiva, nessuna misura seria. Eppure, la fine dell'anno scolastico, già segnata da ondate di calore, aveva lanciato un segnale d'allarme. Non è stato fatto nulla. Gli edifici rimangono inadeguati, i protocolli sono inesistenti e lo Stato continua a negare una realtà climatica annunciata da tempo. E si apprende che il piano "ondata di calore", destinato ad adeguare gli istituti scolastici, ha appena subito un taglio di 40 milioni di euro, proprio mentre è in arrivo l'ennesima ondata di caldo!

Fino alla fine del suo mandato, il Ministero dell'Istruzione ha dimostrato quanto poco gli stiano a cuore la salute e la sicurezza del personale. Trascurando la protezione dei nostri dati digitali, si è permesso che questi circolino ormai su mercati opachi, esponendo le persone a rischi di truffa, molestie e sorveglianza. Come al solito, la risposta dell'istituzione è palesemente insufficiente. Non vi è alcuna assunzione di responsabilità, alcuna garanzia di sicurezza per il futuro, né è prevista alcuna misura riparatoria. C'è forse da stupirsi?

A partire da questo mese di settembre, il divieto di cellulari nei licei viene sbandierato come una misura di punta. Per noi, è solo fumo negli occhi. Un triste diversivo per mascherare il grave deterioramento delle condizioni di insegnamento: classi sovraffollate, edifici fatiscenti, carenza di personale, crescente disagio scolastico. Si pretende di risolvere un problema vietando un oggetto, quando invece gli studenti hanno bisogno di respiro, sostegno e risorse, non di un nuovo provvedimento repressivo! E l'ironia è totale: è stata l'istituzione stessa a rendere i cellulari indispensabili attraverso Pronote e gli strumenti digitali imposti alle famiglie.

Parallelamente, la nuova cerimonia commemorativa dell'11 novembre, resa obbligatoria, si inserisce in una deriva preoccupante. Sotto la veste di un lavoro di memoria, si impone agli studenti una celebrazione morbosa, un rituale che, lungi dal mettere in guardia contro gli orrori della guerra, ne glorifica al contrario il sacrificio militare e cerca di instaurare un culto dei martiri. Questa imposizione contribuisce a una militarizzazione della gioventù che denunciamo fin dall'esperienza disastrosa del SNU e da quella, più attuale, delle "classi difesa".

Lo Stato afferma di voler avvicinare i giovani alla difesa nazionale. Noi rispondiamo che i nostri istituti scolastici non sono uffici di reclutamento! Preferiremmo che queste risorse e queste energie fossero dedicate alle sfide ecologiche e sociali che ci attendono. Vogliamo costruire un futuro solidale, abitato da cittadini e cittadine liberi, critici ed emancipati, e non da sudditi disciplinati secondo logiche belliche.

Per noi, l'unico slogan valido quando si pensa all'11 novembre è: "Maledetta sia la guerra!"

E ora, cosa fare?

Come ogni anno di elezioni presidenziali, il 2027 si preannuncia ovviamente come un momento cruciale. Ma non illudiamoci: se da un lato accogliamo con favore la fine di un decennio di macronismo nella scuola, dall'altro non crediamo nell'uomo o nella donna della provvidenza. Lotteremo contro qualsiasi progetto reazionario di destra o di estrema destra, ma terremo anche a mente le diverse riforme attuate da chi, "a sinistra", ha cercato di addormentarci con promesse mai mantenute. Più che mai, difendiamo i valori democratici e la solidarietà, e manteniamo ferma la linea antifascista. A scuola come altrove, siamo noi a lavorare, quindi siamo noi a decidere!

https://educ.cnt-so.org/article/communique-de-rentree-26-27/
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