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(it) Italy, UCADI, #210 - Albania tra crisi di regime e rinnovamento (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 25 Aug 2026 07:37:57 +0300
La cosiddetta rivoluzione dei fenicotteri rosa che dal 31 maggio alle 18
anima le piazze albanesi e in particolare piazza Scanderbeg dove ogni
giorno si radunano folle che protestano contro il saccheggio del paese
da parte di investitori internazionali, complice una classe politica
collusa e corrotta, che vorrebbero sfruttarne le risorse turistiche,
devastando il territorio. Ha stupito soprattutto in Italia dove siamo
abituati a vedere la popolazione del paese vicino come eternamente
affamata, dominata da potenti organizzazioni criminali, a applicando
tutti quei luoghi comuni che riguardano un giudizio generalizzato sugli
immigrati, ignorando che gli albanesi li abbiamo in Italia non dallo
storico sbarco dalla Vlora, 8 agosto 1991, a Bari ma da 500 anni, dove
hanno dato vita a comunità perfettamente integrate e combattuto nelle
guerre risorgimentali.
Ma l'Albania di oggi è qualcosa di più complesso che merita la nostra
attenzione e, l'analisi di quanto sta avvenendo, per essere compresa, va
posta in relazione al suo sviluppo e ai tanti problemi che assillano i
Balcani, un'area che è strategica per l'Italia. L'Albania è un paese
complesso, con un territorio bellissimo, ricco di siti archeologici,
ancora non valorizzati e di bellezze naturali e costituisce un boccone
ambito per gli speculatori di tutto il mondo che oggi viene presa
d'assalto, complice una classe politica corrotta, un intreccio di
clientele inestricabile, un mondo criminale ben organizzato e
ramificato, mentre una società civile, che appariva fino a ieri afona e
passiva e che fino ad ora ha subito e lottato inutilmente, divisa tra
Edi Rama, sedicente socialista, e Sali Berischa, sedicente democratico
presidente eterno del partito omonimo si ribella.
Una delle tante manifestazioni davanti alla sede del Governo
Il regime, perché di questo si tratta, si avvia a finire. Il cambiamento
è iniziato all'improvviso, complici 2000 fenicotteri Rosa ed ha sorpreso
tutti, governo albanese compreso.
Con il terreno preparato in una prima fase dall'approvazione della legge
sui beni culturali e seguita dalle modifiche alla legge sulle aree
protette, avvenuta nel 2024, che ha ridotto la superficie delle zone
protette, si è creduto di aprire la strada allo sviluppo turistico
completando il quadro giuridico di sostegno inaugurato nel 2015 che
aveva introdotto la figura giuridica di investitore strategico allo
scopo di attrarre grandi investimenti per stimolare lo sviluppo
economico del paese, ma in realtà per consentire legalmente il
saccheggio del territorio albanese, consegnandolo alla speculazione
internazionale. Lo status di "investitore strategico" ha creato un
sistema di privilegi per aziende e individui, con accesso speciale a
terreni pubblici, coste, aree turistiche e beni di interesse pubblico
che, grazie al precedente regime comunista albanese, appartenevano alla
popolazione. Nel gennaio 2025, Kushner ha ottenuto lo status di
"investitore strategico".
A causa di questa legge, molte aree in Albania sono diventate oggetto di
conflitto e contesa tra le quali Rrjoll, nella provincia di Velipoja,
una cintura verde che collega il delta del Buna con il sistema dunale di
Shëngjin, dove ora sono consentiti progetti turistici a seguito delle
modifiche alla legge sulle aree protette, incluso il resort "Blue
Borgo", oppure le aree l la laguna prospiciente i resti archeologici
della città di Bhutrinto.
Anche in queste aree la questione della proprietà sta suscitando
proteste tra la popolazione. Il terreno su cui sorgono o dovrebbero
sorgere i progettati impianti turistici, quando non è pubblico,
appartiene a clan locali con forti e consolidate presenze in Parlamento.
La posta in gioco
Inizialmente i manifestanti sono scesi in piazza per difendere l'oasi
naturale di Zvërnec, e la laguna prospiciente dalla devastazione e dalla
privatizzazione ma quando hanno visto che l'area era stata circondata da
una recinzione che impediva l'accesso e che al suo interno i lavori
procedevano con inaudita velocità ed efficacia rispetto agli standard
non solo albanesi sono scesi in piazza sempre più numerosi.
Successivamente i manifestanti, uomini e donne di ogni ceto e classe,
hanno assunto fra le motivazioni della loro protesta la situazione
catastrofica dell'istruzione, dove dominano le iniziative private
finanziata dallo Stato, a tutto danno del sistema di istruzione
pubblica, il continuo deprezzamento del valore delle pensioni,
bassissime, il degrado dei servizi sanitari pubblici a vantaggio dei
privati, largamente finanziati e facilitati, rivendicando migliori
condizioni di vita e hanno aggiunto alla protesta la costruzione di
centrali idroelettriche come quelle di Zall Gjoçaj, Kurdari, Thirrë e
Skavica che stanno devastando il territorio, denunciando un sistema di
Governo spartitorio appropriativo che si basa sul potere di una
oligarchia economica che è parte del sistema politico, sulla criminalità
organizzata, sui maneggi di clan politici e clientelari, che attraverso
un furto sistematico di voti canalizzano il consenso nel paese. Basta
guardare il quadro elettorale dei partiti che partecipano alle elezioni
parlamentari per rendersi conto del proliferare di piccole formazioni
politiche o di partiti personali che, in quanto portatori di interessi
particolari si, affiancano ai due grandi partiti, facendo pagare a caro
prezzo il loro sostegno parlamentare.
Chi investe in Albania sa che per farlo ha bisogno di uno sponsor
locale. Anche i contratti internazionali per l'esecuzione di progetti
finanziati dall'Unione europea necessitano di un socio albanese da
coinvolgere nella esecuzione del progetto che ha il compito di fare da
mediatore con le istituzioni, percependo in cambio una tangente sui
profitti conseguiti. Questa tecnica gestionale ha portato al naufragio
progetti di valorizzazione di siti archeologici come quelli di Apollonia
e Bylis e lascia Bhutrinto, in una situazione di preoccupante degrado
dove un tanfo insopportabile emana dai servizi igienici realizzati
sull'Acropoli mentre, il piccolo museo è invaso dai liquami. Di questo
sistema Edi Rama è uno de maggiori responsabili insieme all'opposizione
e il maggiore beneficiari.
Da anni i due compari, lui e Berischa si sono spartiti allegramente
l'Albania, alternandosi al potere: alla fine del confronto Rama è
risultato quello più solido e quello più spregiudicato, colui che è
riuscito a garantirsi un insieme di collegamenti, non ultimo quello con
Giorgia Meloni che egli ostinatamente omaggia, inchinandosi al suo
arrivo in Albania, ospitandola in vacanza, concedendo una parte del
territorio albanese per edificarvi quello scempio, costituito
dall'hotspot di Shëngjin e di Gjadër, luogo di detenzione per i
rimpatrianti, nella convinzione che tanto tra qualche anno, per la
precisione nel 2030, l'Albania dovrebbe entrare nell'Unione europea e
allora tutto dovrà essere rimesso in discussione. Spregiudicatamente
Rama pensa che detenere i migranti per conto della Meloni è un prezzo da
pagare e conviene all'Albania.
Ciò di cui Rama non si è reso conto e la posizione strategica
dell'Albania nei Balcani, delle coste albanesi a guardia dello Stretto
di Otranto, delle mire di molte potenze in ascesa, prima tra tutte la
Turchia con la quale peraltro flerta da anni, ad insediarsi in Albania,
del ruolo strategico degli investimenti di capitali in un paese che
insediandosi e producendo profitti lo legano ad interessi che poi
verranno difesi militarmente. In un mondo che si va sempre più
militarizzando. Edi Rama crede di essere furbo e di giocare un ruolo
essenziale nei futuri difficili equilibri dei Balcani.
Nel suo piccolo, punta anche lui, come Israele, con la quale fa affari e
sostiene, ad una grande Albania, consapevole della fragilità
istituzionale del Kosovo, ben sapendo di avere bisogno di solide
alleanze per potere ambire ad annetterlo all'area albanese. Per questo
motivo di fronte alla crisi del suo potere politico alimenta il
mito-spauracchio del complotto e delle pretese greche sul sud-albanese,
pretese storiche, certamente ma al momento del tutto irrealistiche.
Ci sono buone probabilità che in Albania si stia giocando una partita
più grande di Rama e che lui e il suo governo finiscano per essere le
vittime sacrificali di politiche geostrategiche più generali che
assolutamente Rama non controlla e non sarà mai in grado di controllare.
Con maggiore consapevolezza di quanta ne abbia lui la popolazione
albanese sembra aver iniziato a capire in quale situazione il paese si
trova, al bivio tra una crescente influenza turca, da sempre radicata
nel paese, e le pretese di un'Unione europea, sempre più invadente e
rapace, che da parte sua non ha assolutamente una politica per il
Mediterraneo, ma guarda con ossessione al confronto-scontro con la
Russia e aspira ad espandersi ad Oriente nella speranza di poter
colonizzare una Russia frantumata, per effetto del conflitto con
l'Ucraina che dovrebbe fornirle energia e materie prime delle quali ha
estremo bisogno. L'Albania nel panorama europeo è una pulce e può essere
schiacciata in qualsiasi momento, come lo è stata nella storia: Rama
dovrebbe saperlo ma ha la bava alla bocca gustandosi la prospettiva di
beneficiare di lucrosi profitti. Questa ossessione gli fa perdere la
ragione e lo precipiterà nell'abisso.
G. L.
https://www.ucadi.org/2026/07/23/albania-tra-crisi-di-regime-e-rinnovamento/
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