|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 40 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
_The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours |
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024 |
of 2025 |
of 2026
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, FAI, Umanita Nova #22-26 - Offerte allettanti per i padroni. Verso la fascistizzazione dei sindacati (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 17 Aug 2026 08:13:10 +0300
Il 17 giugno i segretari confederali di CGIL, CISL e UIL hanno firmato
le "Proposte per un accordo quadro interconfederale", con lo scopo di
definire le procedure della contrattazione collettiva, per il
riconoscimento delle organizzazioni più rappresentative, insieme ai temi
della formazione, della salute e sicurezza e della partecipazione. ---
Si tratta di un passaggio impegnativo per le tre confederazioni, dopo la
legge sulla partecipazione e l'ultimo decreto lavoro. Ad un primo esame,
sembra una proposta orientata verso un accodamento alle politiche
governative.
Da segnalare il fatto che il tema "Salute e sicurezza", su sette pagine
di documento, prenda solo sette righe. Il tema centrale delle Proposte è
quello della contrattazione, e in particolare del controllo degli
aumenti salariali. L'affermazione secondo cui "La crescita delle
retribuzioni a livello nazionale dovrà essere adeguata al reale recupero
e incremento del potere di acquisto" è subito smentita, perché
condizionata dalle dinamiche macroeconomiche e dagli andamenti di settore.
Più in particolare, vengono definiti il Trattamento Economico Minimo
(TEM) e il Trattamento Economico Complessivo (TEC).
Concorrono a formare l'ammontare del TEM i minimi tabellari, indennità
di contingenza, scatti di anzianità, EDR ed altri elementi fissi e
continuativi definiti dalla contrattazione nazionale. Questa
contrattazione porterà a variare il TEM, avendo a riferimento l'indice
IPCA NEI calcolato dall'Istat. Viene spontaneo domandarsi perché non
viene utilizzato l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di
operai ed impiegati (FOI), alla cui elaborazione concorrono anche
tecnici di parte sindacale. In base ai dati ISTAT, a maggio 2026,
l'aumento dei prezzi rispetto allo stesso mese dell'anno precedente
secondo l'indice IPCA era del 2,1, secondo l'indice FOI era del 3,2. Ci
dovrebbe far capire qualcosa il fatto che per altre rivalutazioni
contrattuali (es. il contratto di affitto) viene usato l'indice FOI. In
pratica l'operaio vede il proprio affitto rivalutato più di quanto non
venga rivalutata la sua retribuzione contrattuale.
Come i lettori di Umanità Nova già sanno, l'indice IPCA NEI fa
riferimento all'Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per gli Stati
dell'Unione Europea. L'Unione Europea ha stabilito che l'IPCA venga
usato nella verifica della convergenza delle economie nazionali per gli
stati che hanno richiesto l'adesione all'Unione Monetaria e per la
permanenza nella stessa degli stati già aderenti. L'IPCA si basa sul
prezzo effettivamente pagato dal consumatore, e quindi considera anche
sconti e promozioni. L'IPCA NEI esclude dal calcolo le variazioni dei
prezzi dovute ai prodotti energetici importati.
Questo passaggio è importante perché proprio l'adozione di questo indice
portò la CGIL a non firmare l'Accordo quadro sulla riforma degli assetti
contrattuali del 22 gennaio 2009, che, da parte sindacale, fu firmato
solo da CISL e UIL. Tale mancata firma è stata priva di conseguenze
sostanziali perché poi, a livello di contrattazione collettiva, le varie
categorie hanno proposto rinnovi contrattuali in linea con l'indice
IPCA, ritrovandosi poi con il classico pugno di mosche. Da quando, alla
fine degli anni '70 del secolo scorso, Luciano Lama ha definito il
salario come variabile dipendente dell'andamento dell'economia
nazionale, cioè dell'accumulazione capitalistica, la CGIL è stata sempre
all'avanguardia nelle politiche di impoverimento della classe operaia.
Con questa proposta torna di diritto in questo ruolo, e non solo di
fatto. Ci voleva l'arrivo del sinistro Maurizio Landini alla segreteria
della Confederazione per portare a termine questa ennesima prova di
subalternità al padronato e al governo.
Un altro aspetto significativo di questa proposta dei vertici sindacali
è il rapporto con il concetto di salario giusto introdotto dal Governo
Meloni nell'ultimo decreto lavoro. Il decreto, approvato alla vigilia
del Primo Maggio con un evidente fine propagandistico, è stato
trasformato in legge senza chiasso, mentre il mondo politico era
concentrato, prima, sulla querelle tra Giorgia Meloni e Donald Trump,
poi sulla modifica della legge elettorale. Questo è un altro segno di
ciò che può aspettarsi la classe operaia dal Parlamento. Le stesse
dichiarazioni roboanti di Maurizio Landini, che ha dato un giudizio
fortemente negativo sul decreto e sull'entrata a gamba tesa del governo
in materie destinate alla contrattazione, non si sono poi trasformate in
un impegno concreto di lotta, né, evidentemente, in pressioni su
parlamentari e organi di informazione vicini al sindacato.
Ma cosa prevede questo decreto? Umanità Nova ne ha già parlato, ed è
bene ribadire il concetto: ci troviamo di fronte ad una revisione
costituzionale ben più significativa della separazione delle carriere
della magistratura. La costituzione ribadisce il diritto, per ogni
lavoratore (e lavoratrice), ad un salario "in ogni caso sufficiente ad
assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". Che
cosa sia una vita libera e dignitosa dipende dal livello di civiltà
raggiunto; in ogni caso il giusto salario viene definito sulla base
delle esigenze della persona che lo riceve, intese ovviamente come
esigenze medie della classe di appartenenza, ma comunque in modo
autonomo rispetto alle indicazioni di politica economica del governo. Il
decreto lavoro, o meglio la legge 112/2026, definisce il salario giusto
come quello stabilito dalla contrattazione collettiva. Si viene così a
creare un corto circuito logico: se la contrattazione collettiva si
doveva ispirare all'attuazione della costituzione nella parte
riguardante il giusto salario, ora è la contrattazione collettiva ad
essere punto di riferimento per il salario giusto.
Questa contraddizione logica viene abilmente risolta dalla proposta dei
tre porcellini CGIL, CISL e UIL, là dove afferma che la crescita dei
salari contrattuali dovrà essere conseguente alle dinamiche
macroeconomiche e agli andamenti specifici di settore. Riporto per
esteso il passaggio: "La crescita delle retribuzioni a livello nazionale
dovrà essere adeguata al reale recupero e incremento del potere di
acquisto, anche conseguente alle trasformazioni dei prodotti e dei
processi, ecologiche, dell'introduzione delle tecnologie digitali, delle
conseguenti innovazioni organizzative e professionali, delle dinamiche
macroeconomiche e degli andamenti specifici di settore." All'inizio si
afferma che la crescita delle retribuzioni dovrà essere adeguata ecc.;
poi la congiunzione "anche" dà l'idea che altre cose si aggiungano a
questa crescita delle retribuzioni, così come, in busta paga, alla paga
base si aggiunge la contingenza, l'EDR e così via. In realtà è il
participio "conseguente" che dà il senso alla frase. Sfrondata da tutti
gli orpelli retorici, l'affermazione è chiara e forte: LA CRESCITA
SALARIALE SARÀ CONSEGUENTE ALLE DINAMICHE MACROECONOMICHE E AGLI
ANDAMENTI DI SETTORE. È un chiaro esempio di retorica sindacale, in cui
si afferma la sostanziale subordinazione del salario, mentre si dà
l'idea di affermare il contrario!
In questo modo, la lettera della costituzione rimane invariata, ma la
costituzione sostanziale ne è totalmente stravolta, dimostrando ancora
una volta che gli impegni dei governanti nei confronti delle classi
sfruttate sono scritti sulla sabbia.
Perché la CGIL, ma anche la CISL e la UIL, vengono meno, ancora una
volta, al loro compito di difendere la classe lavoratrice? Non è logico
pensare che questa mancata difesa degli interessi dei lavoratori si
traduca in una disaffezione da parte di questi ultimi e di conseguenza
in un calo delle entrate necessarie a far funzionare la macchina sindacale?
Ora, è ormai assodata l'idea che la burocrazia, compresa anche quella
sindacale, sia uno strato sociale distinto e separato, con interessi
specifici, particolari; essa costituisce la fonte di tutta una serie di
caratteristiche relazioni "burocratiche". Di primo acchito sembrerebbe
che questa burocrazia, tuttavia, dovesse avere tutto l'interesse a
migliorare le condizioni dei lavoratori, in modo da giustificare la
propria esistenza ed incrementare le proprie entrate con le nuove
adesioni che una politica di contrapposizione al padronato e al governo
porterebbe.
In realtà, ogni burocrazia è incapace di affrontare i problemi sociali.
Il legame essenziale di ogni burocrazia è il legame burocratico, tanto
all'interno dell'organizzazione, quanto in rapporto al corpo
amministrato (in questo caso la classe operaia). Anche ammettendo che i
burocrati sindacali siano in possesso di buona volontà e di zelo, sono
impossibilitati ad affrontare problemi che esulano dalle loro competenze
e possono mettere a rischio l'organizzazione, magari stimolando una
maggior partecipazione delle persone organizzate.
D'altra parte, i contributi di chi svolge attività lavorativa
rappresentano una parte residuale delle entrate sindacali: una buona
parte deriva dai contributi di chi è andato in pensione e dai compensi
per i servizi di patronato, in cui maggiormente opera la burocrazia. Per
svolgere efficacemente quest'opera, la burocrazia ha bisogno di un
rapporto continuo con le istituzioni statali e con la controparte,
rapporti che escludono una contrapposizione frontale.
Niente di che stupirsi, se consideriamo che i sindacati confederali
attuali sono gli eredi dei sindacati fascisti. Quando cadde il governo
Mussolini, il 25 luglio 1943, il nuovo presidente del consiglio Pietro
Badoglio nominò commissari liquidatori dei sindacati fascisti
rappresentanti del Partito Comunista, del Partito Socialista e della
Democrazia Cristiana: da questo passaggio, e non dalla libera
associazione delle leghe dei lavoratori, nacque la CGIL, che non perse
mai le sue caratteristiche di sindacato corporativo, cioè subordinato
agli interessi del grande capitale.
Non è strano quindi che l'azione congiunta delle "Proposte per un
accordo quadro interconfederale" elaborate da CGIL, CISL e UIL, e del
decreto lavoro varato da Governo Meloni ed ora trasformato in legge,
delineino per il sindacato un futuro simile a quello dei sindacati fascisti.
Tiziano Antonelli
https://umanitanova.org/offerte-allettanti-per-i-padroni-verso-la-fascistizzazione-dei-sindacati/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(tr) Italy, FAI, Umanita Nova #22-26 - Patronlar İçin Cazip Teklifler. Sendikaların Faşistleştirilmesine Doğru (ca, de, en, it, pt)[makine çevirisi]
- Next by Date:
(ca) France, UCL AL #373 - Historia - 1926: La Plataforma, en los orígenes del anarquismo organizado. (de, en, fr, it, pt, tr)[Traducción automática]
A-Infos Information Center