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(it) Brazil, Capixaba, FACA: La crisi è permanente, l'unica via d'uscita è orizzontale. (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 26 Jul 2026 08:00:39 +0300
La crisi del capitale non è un incidente, una fase passeggera o un
intoppo ciclico che si risolverà con aggiustamenti benintenzionati. È la
sua essenza, il suo modo di essere permanente. Il capitalismo prospera
sullo sfruttamento ininterrotto di corpi, territori e affetti; la sua
"stabilità" è semplicemente il teso silenzio tra una catastrofe sociale
e l'altra. Ogni giorno di normale funzionamento di questo sistema è un
giorno di crisi per la maggioranza sfruttata: una crisi di alloggio,
cibo, salute mentale e significato. Riconoscere questo carattere cronico
di devastazione è il primo passo per abbandonare l'illusione di
soluzioni raffazzonate e ammettere che l'unica risposta adeguata è
un'organizzazione radicalmente nuova che si rifiuta di essere addomesticata.
Le formule che ci sono state proposte per oltre un secolo hanno già
dimostrato il loro fallimento. Il partito d'avanguardia, che prometteva
di impadronirsi dello Stato ed emancipare la classe operaia, è diventato
sinonimo di burocrazia autoritaria, esecuzione dei dissidenti e
capitalismo di Stato. Il sindacalismo istituzionalizzato, con la sua
dirigenza negoziale e i suoi fondi pensione, ha imparato a gestire la
miseria soffocando al contempo la rivolta spontanea degli operai. La
socialdemocrazia, con il suo paradiso di diritti temporanei finanziati
dallo sfruttamento del Sud del mondo, si è dimostrata una tregua
fragile, smantellata senza cerimonie non appena l'accumulazione lo ha
richiesto. Tutte queste ricette derivano dallo stesso veleno: la
concentrazione del potere, la delega della lotta agli specialisti, la
convinzione che pochi possano decidere per tutti. Abbiamo già messo alla
prova la gerarchia in tutte le sue forme, e invariabilmente ci ha
restituito nuove catene.
L'organizzazione degli sfruttati, per affrontare una guerra che non
cessa mai, deve essere vibrante e diffusa quanto l'attacco stesso. Deve
essere orizzontale, dove ogni voce abbia un peso reale e le decisioni
scaturiscano dalle assemblee di base, non da uffici illuminati. Deve
essere fondata sulla solidarietà, perché la competizione che il capitale
ci inietta è la più grande alleata del dominio; abbiamo bisogno di un
sostegno reciproco che renda la sopravvivenza un atto collettivo di
affetto e resistenza. Autogestita, affinché la lotta possa essere, d'ora
in poi, il seme del mondo che desideriamo: senza padroni, senza
direttori della rivoluzione, senza chi comanda e chi obbedisce. Non si
tratta di un'utopia ingenua, ma della pratica concreta di coloro che,
nelle occupazioni di terre e case, nelle mense comunitarie, nei
picchetti autonomi e nelle reti di assistenza, dimostrano già che
un'altra architettura sociale è possibile, qui e ora, sotto le rovine
del presente.
Le altre promesse sono sepolte. Il socialismo di Stato è crollato nel XX
secolo, lasciando in eredità gulag e disillusione. Il riformismo
elettorale si è trasformato nel gestore della crisi, applaudendo la
deforestazione mentre distribuisce briciole. L'anarchismo rimane per
noi, non come dogma del passato, ma come l'unica bussola che insiste nel
non barattare la libertà con l'efficienza del mattatoio. Ci rimane la
rete di complicità che non può essere catturata da un'entità aziendale,
un ministero o un comitato centrale. Ci resta il coraggio di riconoscere
che noi, i lavoratori precari, i senza terra, gli emarginati, gli
indesiderati, siamo coloro che possono - e devono - dirigere i nostri
passi, senza chiedere il permesso ad alcuna autorità superiore. Tutto
ciò che non è orizzontale finisce verticalmente sui nostri corpi.
Pertanto, l'invito non è ad aderire a un partito o ad applaudire un
leader, ma ad assumersi dei rischi. A sperimentare l'autogestione nella
propria occupazione, nel proprio quartiere, nel proprio luogo di lavoro.
A trasformare la rabbia in azione diretta, senza attendere
l'approvazione di un comitato. A tessere alleanze libere e federate che
non mirino a impadronirsi del potere, ma a dissolverlo in migliaia di
legami comunitari. Il capitale non aspetta, la crisi non concede tregua,
e nemmeno noi possiamo. Venite con noi a costruire un nuovo mondo nel
ventre del mostro: un mondo in cui tutti i mondi trovino posto, senza
gerarchie, senza barriere, senza paura. Assumetevi dei rischi,
sperimentate e venite con noi!
Federazione Anarchica di Capixaba - FACA
https://federacaocapixaba.noblogs.org/post/2026/06/02/a-crise-e-permanente-a-unica-saida-e-horizontal/
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