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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #18-26 - Cinema spazio di libertà. Momenti di condivisione collettiva (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 24 Jul 2026 07:35:08 +0300
Interrogarsi sul cinema, oggi, su un presunto o meno specifico
cinematografico, su linguaggio, contenuti, fruizione ecc. in tempi di
intelligenza artificiale, significa anche ripensare al fare cinema, e a
vivere l'esperienza cinema, come spazio di libertà. Il cinema, fin dalle
origini, non è pensabile al di fuori della tecnologia che lo rende
possibile e dell'industria economica che lo rende fruibile, visibile. Il
cinema, come la fotografia da cui deriva, è la prima arte che non può
fare a meno della macchina che serve a crearlo. È sostanzialmente
antistorico etichettare come "vero cinema" quello legato a uno specifico
mezzo tecnico, e "non cinema" un contenuto audiovisivo legato a un altro
mezzo. Questo lo aveva capito già Rossellini, quando giudicava privo di
senso il dibattito sul fatto che i suoi film televisivi fossero o meno
considerabili "vero" cinema. La stessa qualità tecnica del mezzo è
ininfluente ai fini della qualità del prodotto film: capolavori del
cinema sono stati girati con macchine a manovella e obbiettivi che per
gli standard attuali sarebbero assolutamente ridicoli, oppure in
superotto, o con telecamerine MiniDV. La scelta del formato,
sostanzialmente, può essere ricondotta a motivazioni economiche, di
libertà creativa e produttiva, o anche estetiche, come fa chi ancora
oggi gira in pellicola. Non siamo più limitati al solo formato 35 mm.
Oggi, nell'eterno contemporaneo digitale, dove qualunque smartphone può
fare film a costo zero, si può, allo stesso tempo, rispolverare la
vecchia telecamera VHS o il superotto o usare il cellulare di vent'anni
fa. Si può anche fare del cinema totalmente sintetico utilizzando
l'intelligenza artificiale, bypassando direttamente la camera, che sia
camera obscura, fotocamera, telecamera o videocamera di qualsivoglia
natura. Quanto poi il mezzo tecnico influenzi il contenuto è un
dibattito che va avanti dai tempi dei fratelli Lumière. Sicuramente, più
un film richiede apparati economico-produttivi imponenti, più lo spazio
di libertà rispetto ai contenuti si riduce. È molto più influente la
dipendenza dai finanziamenti che il mezzo tecnico. Pensare a un cinema
come strumento di libertà, quindi di lotta per la libertà, è ancora oggi
possibile solo pensandolo criticamente rispetto all'apparato produttivo
che lo condiziona; già Grifi quando utilizzava le prime rudimentali
videocamere a nastro magnetico per girare Anna, rinunciando alla
pellicola, dichiarava che la sua era una scelta sostanzialmente
politica. Continuare a soffermarsi sul mezzo fa perdere di vista il
discorso fondamentale che è quello sui contenuti, sul senso, sugli scopi
di fare cinema o in generale arte che non sia meramente narcisistica o
smaccatamente finalizzata al fare soldi; quindi sostanzialmente
reazionaria, col risultato finale di restringere gli spazi di libertà
anziché espanderli. Si può utilizzare qualsiasi mezzo tecnico per fare
cinema, ma qualunque mezzo si usi è necessario non subirlo acriticamente
ma riappropriarsene in maniera attiva e consapevole, anche ai fini di
ribaltare la prospettiva ideologica del sistema che ha prodotto un
determinato mezzo. Questo valeva per la pellicola e vale ancora di più
oggi per l'intelligenza artificiale.
Concepire il cinema come agire di libertà significa anche vivere
l'esperienza cinema come condivisione collettiva. Fruizione in uno
spazio che diventa di libertà, dove non si può prescindere dal confronto
personale, dall'esserci fisicamente, con corpi e menti; questo richiede
un coinvolgimento attivo, non essere spettatori passivamente
consumatori. Già l'atto di uscire di casa per incontrare (e
confrontarsi) con altre persone è una sana ginnastica per corpo e
spirito, che ci sottrae alla logica confortante/sconfortante degli
schermini o schermoni solipsistici, stitici, che anestetizzano ogni
senso critico. Al circolo anarchico Bakunin alla Garbatella, da più di
due anni, nel Cineforum del mercoledì si cerca di creare uno spazio di
condivisione e di confronto dove, oltre alla visione collettiva di film
non scontati che tentano di stimolare una discussione sul cinema in
rapporto alla società, semplicemente si spende del tempo per stare con
gli altri, partecipare, anche e soprattutto, in allegria.
Qui si mangia e si beve, prima, durante e dopo ogni visione; ma,
soprattutto, alimentiamo, diamo cibo alla nostra immaginazione.
Qui c'è la porta sempre aperta per chi è curioso, visionario, non
autoritario e vuole confrontarsi col nostro pensiero, pensiero attivo di
un altro mondo possibile.
Ci riprendiamo quel poco che ogni giorno ci viene sottratto dalle
logiche del mercato, dalla repressione contro chi infrange le regole
imposte, e dal forzato tentativo dell'esclusione sociale, che tenta di
renderci omologat* alle logiche inquietanti del potere e di quei
meccanismi che ci vogliono automi, inerti, abbonat* alle piattaforme,
conformi al sistema, con la finalità di isolare le nostre menti, i
nostri corpi, le nostre idee, i nostri sogni e soprattutto con la
volontà di tenerci divisi e lontani.
Lontani fra noi.
Ma noi ci incontriamo e siamo pronti allo scontro.
E il tempo qui non è e non deve essere denaro. Mai.
Marco & Lorenzo
https://umanitanova.org/cinema-spazio-di-liberta-momenti-di-condivisione-collettiva/
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(ca) Italy, FAI, Umanita Nova #18-26 - El cine como espacio de libertad. Momentos de intercambio colectivo. (de, en, it, pt, tr)[Traducción automática]
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