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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #18-26 - Educare alla solidarietà. Marostica: le maestre bacchettate (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 21 Jul 2026 07:40:15 +0300
Un paio di settimane fa l'imperturbabile provincia vicentina è stata
scossa da una furiosa polemica politica che ha travalicato i confini del
Veneto approdando persino in parlamento. ---- Il putiferio è stato
provocato da una attività educativa organizzata da alcune maestre di una
scuola primaria di Marostica. Le maestre, nell'ambito di un progetto
didattico sull'educazione civica, hanno coinvolto due classi quinte
nello studio e nella conoscenza dei fenomeni migratori. Per
sensibilizzare le scolaresche, le maestre hanno contattato
l'associazione "Linea d'Ombra" di Trieste - impegnata da anni in
attività di assistenza ai migranti della rotta balcanica - e hanno
organizzato un viaggio nel capoluogo giuliano con l'intento di far
conoscere ai bambini la dura realtà dell'immigrazione. I giovani
studenti hanno avuto così la possibilità di aiutare i volontari nella
distribuzione di pasti caldi e di generi di prima necessità agli
immigrati che sostano in piazza Libertà, ormai conosciuta come "piazza
del Mondo".
Apriti cielo, non l'avessero mai fatto. Alcuni esponenti politici hanno
immediatamente scatenato una canea mediatica violentissima, avvalendosi
della formidabile cassa di risonanza offerta dai social. In particolare,
l'eurodeputata di Fratelli d'Italia Elena Donazzan insieme al deputato
Silvio Giovine e ai leghisti Andrea Barabotti e Anna Maria Cisint hanno
stigmatizzato l'iniziativa delle maestre accusandole apertamente di
voler fare il «lavaggio del cervello» ai loro studenti.
Ergendosi a infallibili esperti di pedagogia, questi illuminati
politicanti hanno contestato anche l'altra attività didattica che era
stata proposta ai bambini: camminare scalzi e bendati per alcuni metri
in modo da fargli comprendere le difficoltà dei migranti quando sono
costretti a muoversi al buio per sentieri sconosciuti e pericolosi. Per
Donazzan tutto questo è intollerabile perché la scuola «deve insegnare
il rispetto delle regole, delle istituzioni e della legalità, non
legittimare narrazioni vittimistiche».
Insieme alla gogna mediatica, la pattuglia reazionaria ha innescato il
prevedibile dispositivo intimidatorio rivolgendosi direttamente al
ministro Valditara il quale non si è di certo fatto pregare promettendo
«opportune verifiche sulla vicenda, al fine di accertare le modalità
didattiche delle attività disposte e le modalità di svolgimento delle
stesse».
Nel frattempo, le maestre marosticensi hanno ricevuto la solidarietà di
una bella fetta di cittadinanza e una raccolta-firme promossa da una
rete di associazioni del territorio ha riscosso l'adesione di quasi
quattrocento persone nonché il sostegno incondizionato da parte della
chiesa locale, della Caritas, degli scout, dell'Anpi, del Tavolo della
Pace e di altre associazioni del bassanese.
Granitica, infine, la difesa del dirigente scolastico il quale, nel
precisare che il viaggio di istruzione si è svolto «nel pieno rispetto
delle procedure amministrative previste dalla normativa vigente», ha
sostanzialmente sbugiardato le illazioni dei fascisti e dei leghisti
riconoscendo, invece, che «la partecipazione attiva e consapevole degli
alunni, il supporto dei genitori e la sinergia costruttiva con le
associazioni del territorio hanno conferito al progetto un'alta valenza
formativa, raggiungendo l'obiettivo principale della scuola: rafforzare
il senso di appartenenza alla comunità civile e la responsabilità etica
verso l'altro, come previsto dalle linee guida per l'insegnamento
dell'educazione civica. Si è trattato, molto semplicemente, di un atto
di umanità e rispetto per il prossimo, un'azione che prescinde
completamente da ogni posizione politica».
In un paese normale, il progetto didattico delle maestre di Marostica
avrebbe dovuto riscuotere soltanto elogi. E invece, per l'ennesima
volta, ci ritroviamo a contrastare lo squadrismo e le provocazioni di
carrieristi della politica che continuano a investire scientemente
sull'odio, sulla discriminazione, sul razzismo. Le insegnanti di
Marostica sono state messe in croce perché hanno fatto il loro lavoro di
docenti che aiutano i giovani a formarsi secondo quei princìpi di
umanità e di civile convivenza che leghisti e fascisti non sono in grado
né di comprendere né di apprezzare.
Si tratta di quelle stesse forze politiche che, ad esempio, hanno
imbastito una narrazione falsa e tendenziosa all'indomani dei drammatici
fatti di Modena al solo scopo di fomentare la rabbia razzista nella
popolazione. Si tratta di quelle stesse forze politiche che, ancora per
fare un altro esempio, non hanno speso nemmeno una parola dopo il
brutale omicidio di Bakari Sako, ammazzato a Taranto da un branco di
giovanissimi italiani animati solo da quell'odio che tanto piace ai
fautori della "remigrazione".
Questi campioni della cultura - tanto bravi a cianciare su cosa si
dovrebbe fare o non fare a scuola, su cosa si dovrebbe o non si dovrebbe
studiare - sono sempre pronti ad accusare i docenti che non la pensano
come loro di voler «veicolare messaggi ideologici». L'ideologia va
improvvisamente bene, invece, se in classe si presentano militari o
poliziotti per spiegare quant'è bello l'esercito e quant'è importante la
repressione o se la scuola pubblica sta diventando un laboratorio
dell'aziendalismo più becero dove ogni studente è considerato solo in
funzione del ruolo produttivo che potrà avere al termine degli studi.
La verità è che l'iniziativa delle coraggiose e lungimiranti maestre di
Marostica ha toccato i nervi scoperti di chi vorrebbe una scuola e una
società irregimentate nella paura e nella violenza sistemica.
È comprensibile che il preside, nel difendere le insegnanti e con il
chiaro intento di smorzare le polemiche, abbia sottolineato che il
rispetto per il prossimo prescinde da ogni posizione politica.
Mi permetto, però, di dissentire nella maniera più rispettosa.
Con i tempi che corrono, con questa volgare classe dirigente che appesta
il dibattito pubblico, trasmettere ai più giovani l'importanza
dell'empatia e dell'umana solidarietà nei confronti del prossimo è un
atto profondamente politico, nell'accezione più alta della parola.
Guardare negli occhi una persona, ascoltare il suo racconto, osservare
le sue ferite - fisiche e morali - inferte da una condizione
esistenziale che deriva da una società profondamente ingiusta ed
egoista, sono lezioni di vita che non si possono imparare, per davvero,
soltanto su un libro.
In questo senso, un'istruzione offerta in maniera attenta e consapevole,
per formare individui liberi e solidali, è uno degli ultimi baluardi
rimasti per affrontare la marea bruna che avanza.
Alberto La Via
https://umanitanova.org/educare-alla-solidarieta-marostica-le-maestre-bacchettate/
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