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(it) Italy, FDCA, Cantiere #44 - Iran: guerra, crisi del regime e prospettiva rivoluzionaria --Confederazione iraniana del lavoro - all'estero (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 14 Jul 2026 08:07:33 +0300


Il seguente comunicato della Confederazione iraniana del lavoro - all'estero (ILC, con sede a Berlino) interviene su uno scenario di estrema instabilità, segnato dalla guerra e dalla crisi interna del regime iraniano. ---- Il testo propone una lettura netta: rifiuto della guerra e delle ingerenze imperiali, ma allo stesso tempo nessuna difesa della Repubblica islamica, indicata come responsabile diretta della repressione e del conflitto. Al centro viene posta la necessità di un'organizzazione autonoma della società - lavoratori, donne, giovani - come unica via per evitare sia la restaurazione del potere sotto nuove forme sia una "transizione controllata" dall'alto.
Un contributo che si inserisce nel dibattito internazionale sulle possibilità di trasformazione rivoluzionaria in contesti di guerra e crisi statale.
Dichiarazione della Confederazione sulla guerra in corso e sulla necessità di un'azione rivoluzionaria
1º marzo 2026
L'assassinio di Ali Khamenei e di diversi dirigenti dei Guardiani della rivoluzione e del potere in carica costituisce un evento di grande portata nella storia iraniana. Esso infligge un colpo decisivo al cuore stesso dell'apparato repressivo e alle fondamenta della Repubblica islamica. La morte di colui che, per decenni, ha incarnato violenza, oppressione, miseria, bellicismo e la legge del più forte è stata, per milioni di iraniani, un momento di liberazione, uno sfogo per una rabbia a lungo repressa e una gioia immensa. La presenza della popolazione nelle strade e le reazioni sociali testimoniano la profondità dell'odio che la Repubblica islamica ha radicato nella società iraniana attraverso anni di crimini e massacri.
Questa gioia non è quella della guerra. Non è la gioia dei bombardamenti e della morte dei bambini. Non è la gioia dell'intervento delle potenze straniere. Questa gioia è quella di vedere scomparire il mostro che, appena due mesi fa, a gennaio, ha ucciso decine di migliaia di persone con le pallottole e la repressione, gettando la società in un oceano di dolore e rabbia. Le persone che oggi gioiscono sono le stesse che ieri venivano schiacciate sotto manganelli, proiettili e sbarre.
Tuttavia, bisogna dire la verità senza mezzi termini: questo colpo inferto al vertice dello Stato si è prodotto nel pieno di una guerra, imposta dall'alto e senza il consenso del popolo. Una guerra che minaccia vite umane, getta le città nel caos sanguinoso e cerca di paralizzare la società sotto il giogo della paura e della distruzione. Gli Stati Uniti e Israele, attraverso i loro attacchi militari, sono direttamente coinvolti in questo conflitto e devono essere condannati senza riserve. Nessun discorso "preventivo" o "difensivo" può giustificare questi massacri.
Ma va anche sottolineato: la Repubblica islamica e il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica non sono vittime di questa guerra, bensì i suoi principali artefici. Il governo che, per anni, ha strumentalizzato la società per i propri progetti militari e nucleari oggi ne paga il prezzo, crollando dall'interno. La morte di Khamenei non significa la fine della crisi, ma dimostra chiaramente che questo governo non è più in grado di mantenere la propria autorità di un tempo. Una struttura il cui capo è stato eliminato, impegnata in una guerra e confrontata con una società attraversata da rabbia e odio, è entrata in una fase di instabilità irreversibile.
Parallelamente, bisogna essere consapevoli che un vuoto al vertice del potere non implica necessariamente la realizzazione della volontà popolare. è proprio in momenti come questi che si mettono in atto progetti di controllo della società: "transizioni controllate", rimpasti e imposizione di alternative calate dall'alto, destinate a impadronirsi della rivoluzione e a sottrarre al popolo il proprio potere decisionale. Accordi segreti, riproduzione della stessa struttura sotto un nuovo volto, o imposizione di governi fantoccio sotto il nome di "stabilità" e "transizione": sono tutti tentativi di controllare la rivoluzione e impedire l'espressione diretta della volontà popolare. Questi scenari non significano la fine della Repubblica islamica, ma la perpetuazione dello stesso ordine repressivo sotto un'altra forma.
L'unica forza capace di neutralizzare questa tendenza è un'organizzazione indipendente, nazionale e popolare all'interno della società.
In un momento come questo, la questione principale per la società non è soltanto "opporsi alla guerra". Si tratta di sfruttare consapevolmente il vuoto creato per far avanzare il rovesciamento rivoluzionario. La guerra ha lo scopo di terrorizzare la società e sospendere la rivoluzione; la risposta del popolo deve essere quella di ricostruire e organizzare il proprio potere sociale proprio nel cuore di questa crisi.
La classe operaia, i lavoratori, i giovani, le donne e tutte le forze sociali devono sapere che nessuna forza esterna porterà la libertà. Solo una società organizzata può rovesciare definitivamente questo governo. Unirsi alle organizzazioni sociali esistenti, rafforzare le organizzazioni sindacali indipendenti e creare consigli, comitati locali e reti di cooperazione non è più una scelta, ma una necessità assoluta; è indispensabile sia per proteggere le vite umane in tempo di guerra sia per prendere nelle proprie mani il destino della società.
La Repubblica islamica è ferita e scossa. Non è più tempo di attendere, ma di agire. La vera fine della guerra non risiederà in un accordo tra governi, ma nel rovesciamento rivoluzionario di un ordine che ha trasformato la vita in un campo di battaglia.
Rivolgiamo un appello ai popoli del mondo, ai movimenti operai e ai difensori della libertà affinché si schierino dalla parte del popolo iraniano, e non dei governi e delle forze di guerra. Il vero sostegno è il sostegno al diritto del popolo a rovesciare la Repubblica islamica e a costruire un ordine umano, libero ed egualitario.
La lotta è entrata in una nuova fase. La repressione e la paura sono state sconfitte e si apre la possibilità di andare avanti. Una società che ha versato tanto sangue ha il diritto e il dovere di plasmare il proprio futuro.
Confederazione iraniana del lavoro - all'estero
Confederazione iraniana del lavoro - all'estero (ILC)
La Confederazione iraniana del lavoro all'estero ha ufficialmente avviato le proprie attività il 23 febbraio 2024, con lo svolgimento dell'assemblea generale fondativa a Berlino, in Germania.
L'organizzazione è stata fondata da un gruppo di attivisti sindacali, giornalisti e militanti femministe che negli ultimi anni hanno partecipato al movimento operaio e alle organizzazioni della società civile in Iran e che sono stati recentemente costretti a lasciare il Paese.
La Confederazione nasce con l'obiettivo di far sentire, a livello internazionale, la voce dei lavoratori, degli insegnanti, dei giornalisti, delle donne, della comunità LGBT e, più in generale, dell'insieme della forza lavoro che vive in Iran, dando visibilità alle loro attività e alle loro lotte.
Essa si propone di stabilire relazioni con i sindacati e le organizzazioni sindacali di diversi Paesi, così come con le istituzioni internazionali del lavoro, al fine di ottenere sostegno per i lavoratori iraniani. Allo stesso tempo, intende sollecitare le organizzazioni sindacali internazionali a esercitare una pressione crescente sulla Repubblica islamica, in risposta alla repressione diffusa nei confronti dei lavoratori.
Un sostegno efficace al movimento operaio iraniano richiede la solidarietà internazionale dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo. Questa può realizzarsi soltanto attraverso un'azione coordinata tra sindacati di diversi Paesi e organizzazioni internazionali del lavoro.
Per questo, la Confederazione invita a sviluppare una comunicazione più ampia con i lavoratori e le lavoratrici a livello globale e a rafforzare le iniziative di sostegno, cosi come le forme di pressione sulla Repubblica islamica.
La Repubblica islamica ha creato organizzazioni di facciata che si presentano come rappresentative dei lavoratori, ma che non sono indipendenti e applicano le politiche governative. Le organizzazioni autonome, nate dall'iniziativa di militanti sindacali, sono invece oggetto di repressione e non possono operare liberamente.
Per questo motivo, la Confederazione iraniana del lavoro all'estero si impegna a denunciare, a livello internazionale, la situazione inaccettabile e la repressione subita dai lavoratori iraniani.

https://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/
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