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(it) Italy, UCADI, #208 - L'Africa centrale sotto l'assalto di un nuovo colonialismo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 23 Jun 2026 07:44:09 +0300


Non si può comprendere il tentativo di colpo di Stato dello scorso mese in Mali se non considerando questo conflitto parte dell'instabilità che investe gli assetti di potere a livello internazionale, coinvolgendo l'Africa centrale che attraversa una seconda fase di decolonizzazione, caratterizzata dal tramonto definitivo della presenza francese nell'area.
La presenza francese è sopravvissuta ai processi di liberazione degli anni '60, barricandosi dietro la francofonia dei paesi colonizzati, grazie alla presenza di classi dirigenti educate in Francia e legate ai diversi governi francesi da rapporti d'affari, che hanno consentito una presenza più "discreta" nell'area che in passato e grazie al controllo esercitato sulle loro economie attraverso lo strumento monetario, costituito dal Franco CFA (UEMOA). I conflitti in corso dipendono però anche dall'esistenza di entità statali i cui confini sono stati tracciati sulla carta, senza tener in alcun conto le appartenenze etniche, i legami familiari sul territorio, le diverse entità culturali e religiose.

L'Africa centrale come centro di penetrazione dell'Islam e di Israele

Il Centro Africa, costituendo geograficamente un'area culturale di penetrazione e di confine dell'Islam verso l'Africa australe e meridionale è stato da sempre caratterizzato dalla presenza di confraternite islamiche che hanno costituito e praticano forme di Islam ibridato, ma capaci di coinvolgere ed assorbire credenze locali, quali ad esempio l'animismo, al fine di giungere ad assimilarlo ed inglobarlo.[1]Queste fanno tutte capo all'Islam sunnita ma esso nella versione nelle quale viene traslato dalla penisola arabica, non sopporta le ibridazioni e, profondamente influenzato dal wahabismo, combatte al tempo stesso l'occidentalizzazione, presentando il recupero della purezza religiosa come strumento di emancipazione. dal colonialismo.
Diviene così strumento di penetrazione politica e fertile terreno di diffusione dei movimenti di guerriglia, facenti capo all'Arabia Saudita, ma anche ai Paesi del Golfo sunniti, che vanno collocati nello sviluppo e nella diffusione del jihadismo, stimolato dall'aggressione statunitense all'Islam dopo l'attentato dell' 11 novembre e le guerre di Iraq, Afganistan, ecc. che hanno caratterizzato la politica USA.
Queste condizioni culturali e politiche, queste afferenze religiose hanno favorito la diffusione nell'area sub sahariana di formazioni afferenti ad Al Qaeda che da sempre hanno trovato terreno fertile in queste condizioni, fondendosi ed affiancandosi ai movimenti anticoloniali laici. La penetrazione dei paesi sunniti della Penisola arabica per il tramite dei movimenti jihadisti nel Sahel si è fatta più intensa, a causa della ricchezza dell'area e del fatto qui si concentrano giacimenti di oro e diamanti che hanno stimolato gli appetiti di Arabia Saudita prima, di Emirati Arabi poi, e che hanno trovato utili e significativi alleati in Israele, i cui operatori dominano il mercato dei diamanti, con una presenza tradizionale nel settore del taglio e della commercializzazione. Da qui una apparente, inedita e contraddittoria alleanza tra Israele e i paesi sunniti del Golfo Persico a sostegno dei movimenti di guerriglia, resasi negli anni palese, costruita su solide e collaudate basi. Queste condizioni hanno consentito al jihadismo internazionale di reclutare proseliti ed addestrare militarmente personale, formatosi professionalmente nelle guerre in Afghanistan, in Siria ed Iraq, e da ultimo in Ucraina e di poter così disporre dei quadri necessari sviluppare la penetrazione e a dirigere e utilizzare le azioni delle bande armate diretta a gestire le miniere clandestine istallate su un territorio immenso e difficile da controllare.

La destabilizzazione del centro Africa e la crisi libica

La presenza di una corona di paesi stabili a protezione del Mediterraneo ha consentito, fino al 2011, di contenere il fenomeno, ma l'annientamento di Gheddafi, voluto dagli Stati Uniti e dalla Francia, ha accentuato la crisi: il dominio francese ha iniziato a degradare, aumentando dopo il 2017, con l'avvento delle Presidenze Macron, sotto la spinta dei movimenti jihadisti, sempre più diffusi sul territorio, che hanno individuato nelle borghesie nazionali di sostegno al colonialismo francese un fragile avversario che si faceva forte del sostegno militare francese, rivelatosi inefficace. È cresciuto nel contempo il numero delle miniere clandestine e dei convogli di oro e diamanti che prendevano il volo verso il Golfo Persico: oro e diamanti estratti e razziati sul territorio, grazie al reclutamento forzato e all'impiego come schiavi di quella parte non pagante dei migranti, intercettati dalle milizie, catturando le carovane di disperati in marcia verso il mediterraneo. Da qui un rafforzamento dei movimenti di guerriglia interessati a rendere sempre più labile il controllo dei territori.
Le forze militari dei paesi dell'area, formate nelle accademie francesi, vedevano accumularsi i loro insuccessi mandate a dare la vita in difesa dei rispettivi Stati, mentre osservavano e conoscevano le collusioni tra la classe politica locale corrotta e le forze ribelli che operavano sul territorio che non avrebbero potuto efficacemente operare se non godendo di collusioni all'interno degli apparati statali. Vedevano sotto i loro occhi i proventi della corruzione scorrere ed alimentare coloro che li mandavano a morire di fatto, in difesa dei loro esclusivi interessi. Ciò faceva sì che all'interno delle forze armate nascessero le condizioni per un rovesciamento del potere politico, a volte caratterizzato dalla sostituzione di un clan ad un altro, ma sempre più spesso da crescenti desideri di emancipazione da questa condizione di sfruttamento e di dominio. E intanto nuovi attori si inserivano nello scacchiere operativo.
Il perdurare della crisi libica, portava alla presenza in questo paese della Turchia, interessata alla Libia per motivi economici e in quanto già facente parte dell'Impero turco, nonché della Russia, alla ricerca di basi sicure nel mediterraneo per la propria flotta, per far fronte al precipitare della crisi siriana, intenzionate ambedue queste potenze a possedere basi logistiche in Libia per operare nel conflitto in Sudan, dove tutelare i rispettivi interessi nella guerra civile in corso. Queste le principali motivazioni del loro sostegno al colonnello Khalifa Haftar che controlla la Cirenaica, ottenendo in cambio del sostegno politico e militare a lui concesso un corridoio operativo di accesso al Sudan[2]che consentiva loro di insediarsi nel continente africano, costituendo un punto di riferimento politico anche per gli altri paesi del continente.
Si sono così create tutte le condizioni perché le élite formatesi nelle forze armate di alcuni paesi dell'Africa francofona decidessero di liberarsi dall'oppressione delle loro borghesie nazionali coloniali, nonché dei loro alleati e sponsor coloniali.
Questa rivolta ha cercato e trovato sostegno militare nella Russia e nella Turchia e la possibilità di giovarsi degli investimenti infrastrutturali di cinesi e turchi, interessati ad una presenza economica in questi paesi a prescindere da quale fosse la gestione del potere politico. Ritenevano in tal modo di porre rimedio al senso di frustrazione crescente dovuto alle ripetute sconfitte ad opera delle formazioni jihadiste e delle forze di destabilizzazione dei poteri statali, alimentate proprio dal degrado delle istituzioni civili e politiche dei rispettivi paesi, colluse con il nemico che dicevano di voler combattere e timorosi di dover accordarsi con le tendenze alla reislamizzazione dell'area.

L'avvicendamento degli sponsor della guerriglia

La guerra di aggressione di Israele all'Iran, con il sostegno USA, ha portato al coinvolgimento nel conflitto degli Stati del Golfo Persico e soprattutto degli Emirati Arabi Uniti che sono divenuti un bersaglio per l'Iran ed hanno visto ridotte le loro risorse, dovendosi concentrare nella difesa, mentre quelle israeliane si sono canalizzate prevalentemente nel conflitto con gli Stati a componente islamico sciita, legati all'Iran. Così la loro influenza operativa a sostegno dei gruppi jihadisti del Sahael ha subito un rallentamento nel quale si sono inseriti come nuovi sponsor la Francia, con basi in Mauritania, animata da volontà di rivincita e almeno in parte ambienti algerini, interessati a dirigere verso obiettivi esterni le richieste crescenti delle popolazioni Tuareg che aspirano a disporre di uno spazio proprio per dispiegare e mantenere la loro cultura. Questi secondi protagonisti della guerriglia nel centro Africa sono di insediamento antico sul territorio, perché da sempre l'etnia Tuareg ha fatto parte di minoranze negli Stati disegnati sulla carta dal colonialismo, non trovando spazio per un proprio autonomo focolare. Il nazionalismo identitario dei Tuareg aveva cercato spazio nella politica interna algerina, ma una volta che i movimenti insurrezionali interni sono stati sconfitti nel paese, le loro mire sono state dirette da parte dei governanti algerini stessi, verso i governi dei paesi vicini. Di questa situazione ha approfittato la Francia, estromessa in seguito al processo di emancipazione di cui abbiamo dato conto nei paesi del Centro Africa. Così si spiega l'intensificazione e l'attuale composizione della guerriglia in atto nel Mali della quale fanno parte i militanti dei gruppi terroristici "JNIM" jihadisti e "FLA" che organizza i Tuareg, unificati operativamente nel perseguire una strategia comune. facilitata dagli errori politici e diplomatici del governo di Bamako. Se il FLA ha come obiettivo garantirsi uno spazio vitale in particolare controllando la città di Kidal posta a nord, ai confini con l'Algeria i jihadisti mirano a creare le condizioni per l'islamizzazione del paese, condizionando il governo, guidati dietro le quinte dal plenipotenziario della Arabia Saudita, l'Iman Maahmud Vic.
Per dirigere le loro operazioni di guerriglia e rafforzarne l'incisività sembra siano sono stati inseriti militari ucraini, soprattutto operatori di droni, in funzione di contrasto alla utilizzazione di truppe russe del corpo di intervento africano a sostegno delle truppe governative, che hanno preso il posto dei francesi. A dar man forte al governo e ai russi sono intervenuti specialisti inviati dalla Turchia per addestrare l'esercito e costituire un colpo di guardia a protezione del Presidente della Repubblica Assimi Goïta che dopo l'uccisione nei recenti disordini del ministro della Difesa ha assunto l'interim.

Perché ora: i nuovi attori

Non è forse un caso che le azioni di guerriglia si sono intensificate dopo che il 21 febbraio 2026 quando Mali, Niger e Burkina Faso hanno istituito una propria forza militare congiunta, denominata UF-SAER composta da cinquemila soldati e dotata di mezzi aerei, terrestri e di intelligence. Si tratta di una nuova fase nella cooperazione in materia di sicurezza, tra questi tre Stati della regione saheliana, il cui comando è stato affidato al generale burkinabé Daouda Traoré, del quale era uno stretto collaboratore il generale Sadio Camaro, ministro della difesa del Mali, ucciso dai jihadisti, che aveva condotto le trattative per la presenza dei russi nel paese.
Questa struttura è stata costituita nel settembre 2023. sottoscrivendo la Carta di Liptako-Gourma, che dà vita all' Alleanza degli Stati del Sahel, trasformatasi nel luglio 2024, in una Confederazione, rafforzando il suo quadro interno sia politico che strategico. Contestualmente, i tre Stati africani hanno formalizzato il loro ritiro dalla Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (Cedeao-Ecowas) nel gennaio 2025, criticandola per l'inefficacia nella gestione delle crisi di sicurezza e per l'eccessiva influenza e ruolo egemonico della Francia, peraltro dimostratasi incapace di contenere i ribelli.
Contestualmente, i tre Paesi hanno diversificando le loro alleanze militari e diplomatiche, con nuovi partenariati, in particolare sottoscritti, con Russia, Turchia e Cina.
È un dato di fatto che nei tre paesi la Cina sta investendo in infrastrutture, ottenendo in cambio uno spazio di vendita per i propri prodotti, obiettivamente aumentando lo sviluppo economico del paese: la Russia si sta occupando del supporto militare e dell'addestramento delle forze armate, mentre la Turchia sviluppa anch'essa gli investimenti e si assicura i benefici di un mercato composto da ben 90 milioni di cittadini che costituiscono nell'insieme la popolazione dei tre Stati del Sahel e che beneficiano di buoni rapporti con il Ghana, hub dei militari russi e della Cina e altrettanto fanno i turchi. Nel paese la Cina è divenuta come in Ghana uno dei principali partner commerciali e finanziari, con investimenti che superano i 60 miliardi di dollari negli ultimi due decenni. I settori chiave includono infrastrutture, estrazione mineraria (bauxite e oro) ed energia. Il Ghana incoraggia ulteriori investimenti cinesi, sebbene esistano preoccupazioni sulla sostenibilità del debito e sulle attività minerarie illegali. Pechino ha promesso ed effettua finanziamenti per infrastrutture (strade e ponti), ferrovie in cambio di accesso alla bauxite ghanese, nell'ambito di un accordo centrale con il governo che ha preso atto di una forte presenza di imprese cinesi nell'estrazione, con particolare focus sull'oro. Gli investimenti in infrastrutture negli ultimi anni hanno raggiunto i 2.250 milioni di dollari.
Per quanto riguarda la presenza turca, questa si inserisce in una più ampia strategia di espansione economica e diplomatica di Ankara nell'Africa sub-sahariana. Gli investimenti turchi nel paese si concentrano principalmente nei settori delle infrastrutture, dell'energia e dell'industria, attraverso società come Summa, Limak e Albayrak e nel settore energetico, inclusa la fornitura di soluzioni per la produzione di elettricità (navi-centrale o "powerships"). Il Ghana ha siglato accordi di difesa con la Turchia, che includono la potenziale fornitura di droni e altre attrezzature militari, inserendosi nella strategia turca di esportazione di tecnologia della difesa, portando a un aumento significativo degli scambi commerciali. Come si vede il Ghana funge da hub logistico turco nell'area considerando che la Turchia ha incrementato notevolmente il commercio totale con l'Africa con investimenti diretti rilevanti e migliaia di progetti infrastrutturali completati da appaltatori turchi con l'apertura di linee di credito.
È interessante notare che la crescita della stabilità sostiene l'inizio di un timido sviluppo economico e ha comunque permesso, soprattutto al Burkina Faso, che - come si diceva - è uno dei principali produttori di oro in Africa, risorsa che domina l'economia e costituisce circa il 74,6% delle sue esportazioni, di aumentare le proprie entrate per finanziare lo sviluppo. Oltre all'oro, il sottosuolo è ricco di manganese, zinco, rame, fosfati e calcare e tutto ciò ha consentito l 'avvio di politiche di riforma che riguardano l'installazione di un embrione di servizi sociali, con la costituzione di un sistema sanitario pubblico e un inizio di nazionalizzazione delle risorse minerarie, che costituisce il vero pericolo per gli interessi degli ex colonizzatori, dei rapinatori arabo-israeliani e delle formazioni di guerriglia: un pericoloso esempio che rischia di essere emulato dagli altri due partner.
Si sottolinea che il Governo del Burkina Faso ha già preso il controllo di diverse miniere e licenze, istituendo la Société de Participation Minière du Burkina (SOPAMIB) per gestire le risorse strategiche, mentre è molto diffusa l'estrazione d'oro artigianale, spesso informale e con gravi impatti ambientali (uso di mercurio). Il controllo delle risorse minerarie è infatti il nodo strategico che rappresenta e fa assumere all'area un estremo interesse, tanto più che l'eventuale successo di questa Unione potrebbe costituire un polo di attrazione per il Gabon,[3]segnato anch'esso dall'espulsione dei colonizzatori francesi ed offrire una sponda per la stabilizzazione del Sudan e del sud Sudan, paesi dove, non a caso, operano sia la Turchia che Russia e Cina.
Da questa ricostruzione ben sì comprende come l'area costituisca una importante piattaforma per la penetrazione stabile in Africa e la marginalizzazione degli interessi occidentali francesi e statunitensi nell'area e incida sulle fonti di finanziamento delle formazioni di guerriglia e ile politiche dei paesi che li sostengono. Al di là delle loro ambiguità e delle contraddizioni che contraddistinguono gli obiettivi del movimento sostanzialmente nazionalista dei Tuareg ai jihadisti, che in che passato si sono scontrati non poche volte tra loro, le azioni insurrezionali e di guerriglia in Mali potrebbero incidere dispiegare il loro effetto destabilizzante su tutti e tre i paesi riportandoli sotto il controllo dei suoi eterni padroni.
Infine l'utilizzazione infine degli ucraini come soldati di ventura, come membri di una milizia internazionale anti russa, conferma il ruolo di pretoriani dell'Occidente che le formazioni para fasciste di questo paese si assegnano, offrendosi come mercenari per la difesa degli interessi occidentali, purché siano in funzione anti russa, anche ricorrendo ai tanti mercenari colombiani formatisi sui campi di battaglia ucraini dove hanno imparato il mestiere.
Queste concerie di macellai hanno bisogno di carne da cannone che viene reclutata trasformando i migranti non in grado di pagare il pizzo per l'attraversamento del deserto in massa d'urto e reclutando quelli di loro che, disperati, affollano i lager libici e intravedono nel reclutamento jihadista l'unico modo per sfuggire alla schiavitù, trasformandosi in carnefici. Altra attività di proselitismo viene svolta offrendo ai soldati de Mali catturati, l'alternativa tra passare nelle loro fila o essere soppressi Come si vede un quadro complesso che incide non poco sul fenomeno migratorio che investe il nostro paese e l'Europa intera e che meriterebbe quindi una grande attenzione da parte europea che è totalmente assente nell'Unione le cui scelte politiche sono gestite dalle tre oche giulive, Ursula von der Stupid, Kaja Kretina Kallas e Roberta Metzola.

[1]G. Cimbalo, Le confraternite islamiche nei Balcani: un modello di Islam europeo plurale, in "Daimon". Annuario di diritto comparato delle religioni, Il Mulino, Bologna, 2009, pp. 225-245; ID., Contributo allo studio dell' Islam in Europa, in Aequitas sive Deus, Studi In onore di Rinaldo Bertolino, Giappichelli Editore, Torino 2011, pp. 557-574.
[2]La Redazione, Francia: Africa addio, Pubblicato, Newsletter, N 197, maggio 2025.
[3]In Gabon un colpo di stato auto-amministrato, Newsletter, Crescita Politica, n. 176 settembre 2023.

G. L.

https://www.ucadi.org/2026/05/23/lafrica-centrale-sotto-lassalto-di-un-nuovo-colonialismo/
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