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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #18-26 - L'insostenibile trappola del nucleare (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 13 Jun 2026 08:01:57 +0300
In uno scenario in cui si ridefiniscono sfere d'influenza, attraverso
guerre economiche e guerre vere e proprie, con bombardamenti, lancio di
missili e droni guidati dall'intelligenza artificiale, il controllo
delle risorse energetiche fossili e minerali rimane la causa principale
dei conflitti internazionali. Ancora una volta, con l'oscillazione
pressoché quotidiana del prezzo del petrolio, in una situazione in cui
l'intero medio-oriente è destabilizzato e l'approvvigionamento del
greggio pesantemente condizionato dalla chiusura dello stretto di
Hormuz, la lobby nucleare torna a farsi sentire. Il governo Meloni, alla
ricerca disperata di fondi per mitigare l'aumento di benzina e gasolio,
di fronte all'opinione pubblica in "trepida attesa" dell'abolizione
delle accise, cerca di spandere una cortina fumogena per nascondere la
propria inefficienza sulla questione energetica rilanciando la legge
delega sul "nucleare sostenibile".
Il 28 febbraio '25 su proposta del Ministro Gilberto Pichetto Fratin, al
vertice del MASE (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica),
il Consiglio dei Ministri aveva approvato un disegno di legge per
conferire una delega all'Esecutivo sul nuovo "nucleare sostenibile". Da
pochi giorni la legge delega ha concluso l'esame delle commissioni
Ambiente e Attività produttive; l'iter prevede poi l'approvazione alla
Camera e di seguito al Senato. L'obiettivo del governo è di concludere
il percorso della legge entro la pausa estiva, per arrivare entro fine
anno alle norme di attuazione. Superati questi passaggi, si creerebbe il
quadro giuridico "affinché, verso fine di questo decennio, si possa
ripartire con l'iniziativa di produzione di energia da fonte nucleare",
come ha dichiarato il ministro. A corollario di questa iniziativa
legislativa, sul sito del MASE campeggia il titolo "NUCLEARE
SOSTENIBILE", due termini che ritroviamo come "refrain"
nell'intestazione di ognuna delle pagine successive. Non basta, però,
ripetere uno slogan per renderlo credibile. Secondo questo documento, la
previsione è che la richiesta di energia elettrica possa raddoppiare,
rispetto all'attuale, nei prossimi vent'anni. Il nucleare è presentato
come una fonte green, sicura, programmabile, continua. Questi ultimi due
aggettivi sottolineano, indirettamente, e non a caso, i limiti delle
fonti rinnovabili. Riferendosi al cosiddetto "mix equilibrato" ovvero:
fonti alternative, nucleare e gas, si dichiara la possibilità di
raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050. Per quella
scadenza il nucleare sarebbe in grado di coprire dall'11 al 22% della
richiesta di energia elettrica. Attenzione alle percentuali ... le
sparano come se disporre di una quota dell' 11% piuttosto che del 22%
fosse la stessa cosa, come se uno scarto del genere si potesse colmare
con l'equivalente di uno schiocco di dita. Proseguendo nella lettura si
"scopre" che con il nucleare si può assicurare energia sufficiente a
prezzi accessibili per imprese e famiglie, garantendo uno sviluppo
sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Una vera
favola con il lieto fine, senza un solo dato a supporto. Qualche dato lo
fornirò più avanti. Intanto vediamo quali sono le principali materie
oggetto di delega previste dal disegno di legge che sta completando il
prorio iter.
In primo luogo si fa riferimento agli "Strumenti informativi e formativi
relativi al ruolo delle tecnologie nucleari per la decarbonizzzione". Il
che, tradotto, significa sviluppare una campagna propagandistica per
convincere che con il nucleare si risolve anche il problema delle
emissioni dei gas serra, contrastando così la crisi climatica.
Si passa poi alla "Disciplina della ricerca, sviluppo e utilizzo
dell'energia da fissione e fusione", cioè alla definizione di un
obiettivo che prevede il controllo e l'orientamento della ricerca.
Premesso che la ricerca può svolgere un ruolo fondamentale per
sviluppare la conoscenza e trovare soluzioni tecnologiche utili
all'umanità, bisogna ricordare che chi finanzia la ricerca la indirizza,
invece, verso i propri interessi. Nel caso specifico non possiamo
dimenticare che, in primo luogo, la tecnologia nucleare è stata studiata
ed utilizzata per costruire gli ordigni più distruttivi dell'era
moderna. Su di essa si fondano, tuttora, i rapporti di potere tra le
potenze mondiali e i relativi stati satellite. Inoltre, il riferimento
alla fusione nucleare come se si trattasse di una tecnologia a breve
disponibile, è una pura falsità.
Un'altra delega riguarda la "Disciplina della sperimentazione,
localizzazione, costruzione ed esercizio di nuovi moduli per la
produzione di energia da fonte nucleare sostenibile". Di nuovo il
tentativo di far credere che i nuovi moduli Small Modular Reactor, SMR,
siano pronti all'uso. Si tratta di un tipo di reattori caratterizzati da
dimensioni e potenze ridotte, fino a 300 MW per unità, quando, gli
attuali reattori hanno una potenza tra 600 e 1000 MW. Le
sperimentazioni, ancora in corso, non garantiscono alcun vantaggio certo
rispetto a quelli di maggiore taglia, quindi, siamo di fronte ad una
narrazione, più che a una concreta opzione energetica con
caratteristiche innovative rispetto alle precedenti tecnologie. L'abuso
di termini quali "nuovo e sostenibile", parlando della fissione
nucleare, fa parte della strategia degli "strumenti informativi e
formativi", di cui sopra, cioè quelli da usare per
convincere/costringere la popolazione ad accettare l'opzione nucleare,
alla faccia degli esiti di ben due referendum, nel 1987 e nel 2011. Del
resto lo sappiamo bene, la democrazia della delega funziona così, si
piega facilmente alle pressioni dei gruppi di potere ed è sempre pronta
a rimescolare le carte se si tratta di favorire gli investimenti degli
amici degli amici, invece di tutelare gli interessi dei più.
Una delle deleghe fa riferimento alla "fabbricazione e riprocessamento
del combustibile nucleare, in una visione di economia circolare." È
evidente che citare il riprocessamento del combustibile nucleare come
esempio di economia circolare è una forzatura inaccettabile;
analogamente, se si parla di fabbricazione di combustibile nucleare, si
annuncia, di fatto, l'evidente connubio tra l'uso civile e militare
dell'uranio e dei suoi derivati radioattivi. Se non fosse così, dovremmo
chiederci perché mai, secondo i governi "israelo-trumpiani", l'Iran non
dovrebbe avere il diritto di sviluppare il proprio programma nucleare
"civile".
Un'altra delega è riferita allo "Smantellamento delle vecchie centrali,
stoccaggio temporaneo e smaltimento definitivo di rifiuti e combustibile
esaurito". Ma di che cosa stiamo parlando? Forse del fatto che con
l'esito del referendum del novembre 1987, sono iniziate le attività di
decommissioning degli impianti italiani? Peccato che dopo 39 anni sono
evidenti le difficoltà per identificare ed allestire l'ormai famoso
deposito definitivo delle scorie, per non parlare dell'enorme spesa
sostenuta nelle operazioni di smantellamento, e messa in sicurezza delle
centrali italiane che, non ancora concluso, riguarda solo quattro impianti.
C'è inoltre una delega che riguarda i "Benefici per i territori
interessati", il che significa volontà dichiarata di offrire delle
compensazioni in forma di sovvenzioni economiche, fornitura di servizi,
taglio della tassazione e/o altre agevolazioni a quei territori che si
rendessero disponibili ad accogliere il nucleare con i suoi annessi e
connessi.
L'obiettivo di reintrodurre il nucleare si accompagna quindi a una
poderosa campagna di convincimento, che non è sostenuta da dati
oggettivi ma solo da una narrazione artificiosa.
Valutare qualche dato oggettivo si rende invece necessario per
comprendere la problematica; mi riferisco ora a quelli forniti dal
"World Nuclear Industry Status Report 2025" (WNISR), pubblicazione che
ogni anno valuta lo stato e le tendenze dell'industria nucleare
internazionale.
Il 1° gennaio 2026 nel mondo erano in funzione 404 reattori nucleari,
cinque in meno rispetto all'anno precedente. La costruzione di nuove
centrali nucleari è in corso in 11 paesi, cinque in meno rispetto a soli
due anni prima. Delle 66 unità in costruzione, 63 (il 95%) si trovano in
stati dotati di armi nucleari o sono realizzate da società controllate
da stati dotati di armi nucleari. Solo i tre cantieri in Corea del Sud
non rientrano in questa categoria. E solo i tre stati dotati di armi
nucleari, Cina, Francia e Russia stanno costruendo reattori commerciali
all'estero.
Sempre secondo il rapporto WNISR dell'anno 2025 i costi per kWh di
diverse fonti energetiche, espresse in centesimi di euro, sono quelle
riportate in tabella. Per agevolare la lettura ho riportato solo le
cifre massime per tipologia e non la banda di oscillazione con i valori
massimi e minimi relativi all'anno 2024.
I valori sono espressi in EUR cent/kWh.
Fotovoltaico
piccole superfici
Fotovoltaico
grandi superfici
Agri fotovoltaico Eolico
onshore
Eolico
offshore
Biomassa Biogas Lignite Carbone Nucleare EURcent/kWh
14,4 12 11,9 9,2 10,3 23,5 32,5 25,7 29,3 49
Come si vede il costo del kWh del nucleare è superiore a tutte le altre
fonti, circa quattro volte di più del fotovoltaico e dell'eolico.
A questo punto è opportuno porci una domanda: "La soluzione della
questione energetica sta nell'abbandono progressivo dei combustibili
fossili, nel blocco e smantellamento del nucleare a favore delle forme
di energia rinnovabile? Direi che questo sarebbe un passaggio
auspicabile, se pensiamo a una gestione del fabbisogno energetico che
riduca al minimo l'impatto ambientale, che preveda una disponibilità di
energia decentrata e diffusa sul territorio e che si fondi
sull'autogestione delle fonti libera da strutture gerarchiche. Ma deve
essere altrettanto chiaro che questa ipotesi non potrebbe reggere
all'impatto energivoro di una società ancora regolata dal sistema
capitalista.
Provo a sviluppare un ragionamento in parallelo per spiegarmi meglio.
Quando, ad esempio, si discute del cambiamento climatico bisogna evitare
di considerarlo alla stregua di disastro naturale o di un destino
ineluttabile, ma bisogna riconoscerlo come diretta conseguenza di un
sistema politico ed economico deliberatamente orientato alla crescita
infinita, al profitto e alla conservazione del potere. Governanti, Stati
e istituzioni internazionali, per decenni, hanno servito gli interessi
del capitale, difendendo una crescita illimitata su un pianeta con
risorse finite.
Se non si mettono in discussione le fondamenta della società del
capitale si rischia di diventare ingranaggi di una macchina che rende
complici della propria stessa distruzione, dove ogni bisogno, ogni
acquisto, ogni digitazione alimenta un modello che divora le risorse e
le vite. La società contemporanea, dominata da bisogni indotti,
permanentemente offesa dalle guerre e sempre più condizionata da nuove
tecnologie ad alto impatto energetico, come Bitcoin e l'intelligenza
artificiale (IA), è un vero e proprio "buco nero" in termini di consumo
di energia. Questi fenomeni, apparentemente distinti, condividono un
filo conduttore: il nesso tra Stato e capitale, che incentiva modelli
energivori del consumismo anteponendo il profitto e il potere ai bisogni
reali delle persone e dell'ambiente. Gli stessi stati che con una mano
firmano gli accordi internazionali con l'altra continuano ad agevolare
finanziariamente le fonti fossili.
La propensione al consumo crea, così, "aspettative irrealistiche",
spingendo le persone a comprare ciò di cui non hanno realmente bisogno.
In parallelo, gli stessi beni eletti a oggetti del desiderio sono
soggetti all'obsolescenza programmata, meccanismo per cui i prodotti
sono deliberatamente progettati per rompersi o diventare rapidamente
obsoleti. Risulta chiaro come la perpetuazione di questo modello
produttivo sostenuto dalla manipolazione del desiderio sia una strategia
cardine del capitalismo, che si auto-alimenta generando da un lato una
domanda "insaziabile" mentre, dall'altro, mantiene e amplifica le
disuguaglianze sociali.
L'enorme apparato produttivo è così gravido di contraddizioni che, in
alcuni casi, finisce col patire crisi di sovrapproduzione e, per
assurdo, arriva alla distruzione delle derrate alimentari per non farne
scendere i prezzi. Un apparato che sposta merci e uomini, come fossero
merci, da un continente all'altro, ha un impatto devastante anche in
termini energetici
Per questo tra le fonti alternative ai combustibili fossili e al
nucleare andrebbe considerata quella dell'energia "non sprecata", una
forma che il sistema capitalista non concepisce perché non crea
profitto. Ecco un'altra conferma dell'irriformabilità di un sistema in
grado di trasformare le "soluzioni" ai problemi da esso stesso generati
in ulteriori occasioni di profitto. La "sostenibilità" così come viene
promossa dalle istituzioni è un'illusione ottica, un dispositivo
ideologico per permettere al capitalismo di sopravvivere alla catastrofe
che esso stesso ha creato, aprendo nuovi mercati "verdi" o definiti
tali. Conviene prepararci a contrastare l'ennesimo tentativo di
riportarci indietro nella storia. È assolutamente necessario comprendere
che la crisi ecologica è una guerra di classe condotta dall'alto contro
le classi subalterne. Non "siamo tutti sulla stessa barca" bisogna
abbandonare la "postura petitoria", è necessario smettere di chiedere al
"sovrano" di salvarci e iniziare a costruire una vera alternativa verso
un radicale cambiamento.
MarTa
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