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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #27-26 - Noi vogliamo il pane e le rose. ILVA Taranto: obbligati a scegliere tra salute e lavoro. (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 5 Nov 2026 08:01:31 +0200
Sul numero 23/2025 di UN definimmo Taranto "città Stato" in cui i
disastri ambientali, l'occupazione militare, gli affari sanitari, in una
parola "il potere" è riuscito nella più grande delle sue aspirazioni:
dividere un popolo, affamarlo, seminare morte e malattia in nome del
profitto. Oggi vorrebbero continuare, al fine di dividerci, sia con la
repressione delle lotte sia con la narrazione che vede contrapporre
lavoro e salute. ---- Con la decisione della Corte d'appello di Milano
che impone di chiudere entro il 28 ottobre prossimo l'area a caldo
dell'ILVA di Taranto perché nociva alla salute dei cittadini - sempre
che ciò accada, visti i numerosi decreti salva ILVA - diventa evidente
la volontà di dividere la città con il ricatto lavoro/salute e
occupazione/ambiente.
In questo scenario si è consumato un altro grande affare, i "Giochi del
Mediterraneo", con l'obiettivo di narcotizzare la popolazione,
affascinata da tanta attenzione sulla città. Tre elementi hanno
supportato l'operazione: il danaro narrato come occasione per
migliorarsi, la festa servita come droga collettiva, la speranza di una
ipotetica rinascita.
I Giochi, in un quadro costruito volutamente all'insegna della festa
coinvolgente, sono costati tra i 380 e i 400 milioni di euro, il solo
villaggio atleti galleggiante si aggira tra i 22 e i 30 milioni di euro
per il noleggio di navi da crociera che potessero ospitare gli atleti,
ormeggiate per motivi di sicurezza nella Stazione Navale in Mar Grande
della Marina Militare. La città rimessa a nuovo nelle aree di maggior
prestigio. Una presenza militare spropositata di forze armate di terra,
di mare e di cielo, apparentemente tranquillizzante e portatrice di
sicurezza. I politicanti in esposizione, quasi a rivendicare persino i
meriti della bellezza di questa terra, si potrebbe dire pronti
servilmente a vendere tutto al miglior offerente.
Quella che è stata definita la "messinscena del riscatto" ha solo
coperto, in realtà, i disastri di questo territorio: sanità a pezzi,
inesistente per chi non può pagarsela; quartieri degradati; assenza di
servizi; una popolazione immiserita stroncata dalle malattie in aumento,
dagli infortuni sul lavoro, divisa nelle scelte future.
A poche ore dal termine dei giochi dei Giochi del Mediterraneo, in uno
scenario di disgregazione di classe, arrivano puntuali migliaia di
licenziamenti, per ora nelle aziende dell'indotto ILVA, tra i lavoratori
meno garantiti e tra i più esposti, altre migliaia se ne prevedono se
l'area a caldo dovesse fermarsi. A poche ore dalla fine della
infatuazione collettiva dei Giochi aumenta la militarizzazione del
territorio: l'ammiraglio Cavo Dragone annuncia che a Taranto si
concretizza il nuovo Comando Multinazionale Marittimo della NATO per il
Sud, con guida italiana, richiamando al ruolo strategico della città.
Le politiche di riarmo e di militarizzazione dei territori stanno ad
indicare, con investimenti massicci, che per i governi è essenziale
rispondere agli interessi di lobby militari, delle armi e del profitto
privato, mentre non ha certamente importanza produrre ricchezza per i
cittadini del territorio.
Questo scenario ci obbliga ad una riflessione collettiva: una
riflessione che non tenga conto degli interessi sindacali (sindacati
assenti nelle battaglie antimilitariste ed ecologiste, solo preoccupati
del danno economico che si configurerebbe se il numero delle tessere
dovesse crollare); che non tenga conto degli interessi personali e
dell'ipertrofia dell'io di medici, chimici, artisti, avvocati,
professori, faccendieri e nuovi politici, in realtà assenti in tutte le
battaglie internazionaliste, antimilitariste e nelle problematiche del
nostro territorio e fuori dai conflitti di classe. Oggi è necessario,
invece, costruire un percorso collettivo che ricomponga la classe per
autoorganizzarci e porre al centro delle lotte il lavoro, la salute,
l'occupazione, l'ambiente, l'antimilitarismo, il NO alle guerre.
Non un lavoratore deve rimanere senza lavoro, non un bambino né un
cittadino deve più ammalarsi di ILVA. Lavoriamo affinché si possa
giungere allo sciopero sociale con blocco della città e blocco della
produzione in fabbrica con autogestione. Noi vogliamo tutto: il pane ed
anche le rose.
Cosimo Cassetta
https://umanitanova.org/noi-vogliamo-il-pane-e-le-rose-ilva-taranto-obbligati-a-scegliere-tra-salute-e-lavoro/
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