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(it) Italy, UCADI, #212 - Dai fronti di guerra (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 28 Oct 2026 07:58:54 +0200
UCRAINA ---- Il silenzio è calato su quanto avviene in Ucraina sul campo
di battaglia. A sentire la gran parte dei commentatori si sostiene che
ben poco si muove. A fare notizia sono i bombardamenti su Kiev e quelli
su Mosca, ma, in realtà, quanto avviene sui fronti sta determinando le
sorti della guerra. Il fronte percorre ormai la gran parte della
frontiera che separa l'Ucraina dalla Russia, dal nord e dall'est del
paese. Su richiesta di Punti, l'esercito russo sta creando una fascia di
sicurezza che dovrebbe allontanare l'esercito ucraino dalla frontiera
attuale, garantendo alle regioni russe un maggior margine di tempo per
la difesa e prevenendo iniziative come quella di Kursk. Ma si sa,
l'appetito vien mangiando, e mentre a Sumy le truppe russe si avvicinano
pericolosamente alla città (15 km), nell'oblast di Kharkiv l'esercito
russo, all'apice del confine, ad est della città, ha circondato un'area
di circa 500-600 km, la cui esistenza è messa in discussione dai
pro-ucraini, destinata ad ampliarsi, che fa pensare che, continuando la
guerra, le pretese della Russia arriveranno inevitabilmente alla
conquista della città di Karkiv, la seconda per popolazione del paese, e
a pretendere il possesso dell'omonimo oblast, una volta che si sarà
conclusa l'eterna battaglia di Kupianks.
Ma è nel nord del Donbass, intorno alle città fortificate di Kramatorsk,
Sloviansk e Druzhkivka, che si svolge lo scontro finale per il controllo
del Donbass. Qui l'esercito ucraino si gioca le sue ultime carte,
cercando di contrastare la manovra a tenaglia sulle tre città che i
generali russi stanno mettendo in atto, operando per avvolgerle in una
morsa che parte dalle ali del fronte, dopo aver già frontalmente posto
l'assedio alle tre città provenendo da est.
Gli ucraini, resistendo a Lyman e dando l'assalto al saliente che lo
sovrasta, stanno cercando di bloccare questa manovra avvolgente
dell'esercito russo da nord con un qualche successo, grazie alla
cosiddetta "Operazione Vivaldi", tenuta rigorosamente sotto traccia fino
a che al suo esito positivo non è divenuto evidente. Su questo fronte
l'esercito russo è stato costretto ad arretrare fino al fiume Zherebets,
ma a sud, dopo la conquista di Kostyantynivka e con la prossima
inevitabile caduta di Dobropillja l'esercito russo potrà mettere in atto
la manovra avvolgente e arrivare alle spalle delle tre città, malgrado
gli sforzi del corpo d'armata di nazionalisti ucraini, fortemente
motivati, inviati per contrastarli. La battaglia sarà durissima, e
avverrà alle condizioni stabilite dal generale inverno.
Un discorso a parte va fatto invece per il fronte di Zaporizzja dove è
in corso la presa di Orikiv, propedeutica e necessaria a porre sotto
assedio la città e ad arrivare al Dniper. Non è da escludere poi che
conclusa positivamente la battaglia di Dobropillja, l'esercito russo
decida di iniziare ad attraversare la terra di nessuno, in gran parte
priva di agglomerati urbani o quasi, di quei 50/70 km che lo separano da
Dnipropetrovsk. Se ciò avvenisse, anche l'oblast omonimo rischierebbe
l'annessione, in base al principio enunciato da Putin secondo il quale
"ovunque un soldato russo pone il piede quello è territorio russo".
Ma la battaglia non si combatte solo sul fronte, bensì nelle retrovie;
grazie soprattutto ai Geran 4 e 5 e ai droni Banderol, i russi sono
riusciti a portare la distruzione nelle retrovie e nella logistica,
stanno smantellando la rete di rifornimento carburante prima all'est poi
all'ovest del paese, stanno distruggendo tutte le infrastrutture, dopo
aver azzerato la produzione di acciaio, e quel che è più importante,
hanno pressocché distrutto la rete elettrica, mentre l'inverno si
avvicina. Infine stanno portando un attacco senza precedenti all'area di
Odessa, colpendo a morte le infrastrutture portuali e azzerando l'export
di derrate alimentari, ridotte al 40% delle potenzialità, distruggendo
la logistica, demolizione che si estende alle strade e ai ponti, ai
confini della Moldavia e della Romania, che permettevano il transito
degli aiuti europei, analogamente a quanto avviene nella regione di
Leopoli. Per quanto continui con ritmi sempre più accelerati, lo
svenarsi dell'Unione europea con finanziamenti al Governo ucraino, con
la delocalizzazione delle fabbriche di droni sul territorio europeo,
organizzato come retrovia del fronte, vi sono seri dubbi che l'Ucraina
possa resistere nel perseguire questa rischiosa strategia.
Tanto più, che come dicono i risultati delle elezioni tedesche,
avvisaglia di un panorama elettorale che coinvolgerà progressivamente
durante il 2027 Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia, la gestione
politica pro Ucraina degli Stati che fanno capo ai volenterosi sembra
sgretolarsi, sotto il peso dell'opposizione crescente alla guerra e ai
sacrifici dei popoli europei per sostenere il nazionalismo ucraino. Solo
bastone di sostegno il Governo dalla Gran Bretagna, eternamente
vacillante, ma granitico nel perseguire la sua eterna politica estera di
aggressione alla Russia, anche al mutare delle maggioranze di governo e
malgrado il rapido avvicendamento dei premier.
IRAN E MEDIO ORIENTE
L'apparente situazione di stallo in Medio Oriente è in realtà costellata
da azioni di guerra in Libano, dove si combatte e si muore, e
altrettanto avviene a Gaza, in Cisgiordania e ancora è più
clamorosamente nello Yemen, dove gli Huti stanno conseguendo rapidi
progressi. Si combatte anche in Iraq, in Siria, nello stretto di Hormuz
e sul fronte iraniano, dove sono frequenti gli scambi di missili e
droni, con un cessate il fuoco sempre più problematico e instabile, che
segue l'evoluzione degli umori dell'inquilino della Casa Bianca. A
calmierare lo scontro è solo la carenza di munizioni di Stati Uniti e
Israele che, da parte sua, come del resto l'Iran, procede nell'accumulo
di quanto produce o riesce a reperire. Molto attiva la diplomazia
iraniana, che in accordo con l'Oman, sta cercando di promuovere un
accordo tra i paesi rivieraschi dello stretto, per una gestione degli
stretti che escluda gli USA.
L'estromissione delle basi della potenza imperiale dall'area sembra
ormai acquisita, anche perché dopo le distruzioni avvenute, è difficile
e molto oneroso, ricostruire una struttura di controllo che si è
dimostrata vulnerabile e inefficace.
Sembra farsi strada che l'idea che la sicurezza dell'area sia da
perseguire, con garanzie reciproche e un equilibrio delle diverse forze
in campo, del quale dovrebbero far parte anche gli Huti e l'area dello
Yemen, dopo gli inutili tentativi dell'Arabia Saudita di trovare dei
sostegni per combatterli. In questo quadro non si comprendono la natura,
gli scopi e gli obiettivi, della missione italiana nello Stretto di Ban
el-Mandeb e della loro presenza con un contingente di ben 400 uomini in
Arabia Saudita, se non con l'ambizione, di stipulare contratti di
forniture militari con Bin Salman da parte di Leonardo, in cambio di
forniture di gas e petrolio, essendo l'Arabia Saudita una storica
accumulatrice di armamenti che non sa usare, non disponendo di un vero
esercito e di un popolo, posto che la gran parte della popolazione è
composta da migranti che operano con uno status di semi-schiavitù.
Investimento questo, quanto mai problematico, vista la crisi finanziaria
del paese nelle infrastrutture petrolifere e gassifere ed impegnato in
investimenti faraonici ed ora a corto di petrodollari, e questo per non
parlare della forzatura con la quale l'iniziativa è stata presentata in
Parlamento.
Le prospettive di una fine in tempi brevi della guerra e della
ricomposizione della crisi sembrano essere lunghi e passano per
l'acquisita consapevolezza da parte USA di ammettere la sconfitta,
difficile da digerire perché ha come corollario la fine delle pretese
espansive ed egemoniche israeliane nell'area, impossibili da realizzarsi
senza il sostegno attivo USA. È estremamente difficile per gli USA
accettare l'idea che il Medio Oriente è cambiato e non sarà più lo
stesso e accettare l'idea che bisogna scendere a compromessi con l'Iran
che si è certamente qualificato come una potenza regionale, mentre
l'asse tra lo stesso Iran, la Russia e la Cina proietta la loro
influenza sull'area, esercitando una funzione stabilizzatrice che
favorisce la sicurezza reciproca.
G.L.
https://www.ucadi.org/2026/09/29/dai-fronti-di-guerra/
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