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(it) Italy, Sicilia Libertaria #471 - AGRIGENTO. Nessuno deve speculare sull'acqua per trarne profitto (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 19 Oct 2026 08:06:42 +0300
Da un lato Siciliacque riduce la fornitura di acqua ad Aica poiché nei
suoi riguardi vanta un credito di 22 milioni di euro. Dall'altro Aica a
sua volta toglie l'acqua al quartiere Maddalusa, zona balneare di
Agrigento, in quanto i duemila abitanti che lo popolano sono abusivi per
avere costruito negli anni 70 in zona A. Guardando al passato, nel 1926,
accadeva la stessa vicenda. --- Il prefetto Mori,sopranominato prefetto
di ferro per le sue azioni severe, inviato da Mussolini in Sicilia per
sconfiggere la mafia aveva tolto l'acqua agli abitanti del comune di
Ganci per stanare i mafiosi. AICA (azienda pubblica) ha attuato la
stessa politica repressiva. Oggi nel terzo millennio in una società
considerata progredita ed emancipata come la nostra è vergognoso che
accadano simili nefandezze. Il capo dipartimento della Protezione civile
della regione siciliana, Salvo Cocina, nell'incontro del 16 luglio
presso la prefettura di Agrigento cosi si è espresso: "La legge non si
negozia, ma lo Stato non abbandona i più deboli, a Maddalusa l'acqua
arriverà solo per via umanitaria e solo a chi ne ha davvero diritto. Il
principio di legalità resta il faro insostituibile dell'azione pubblica,
ma dì fronte a una crisi senza precedenti, le istituzioni scelgono la
via della Protezione civile per tutelare la salute dei cittadini pìù
vulnerabili, ribadendo con fermezza il no a qualunque sanatoria
implicita." Sic.... Abusivismo uguale clientelismo. Al fine di mantenere
il consenso elettorale i loschi politici facendo false promesse relative
alla sanatoria un occhio lo hanno sempre chiuso. I residenti di
Maddalusa per sopravvivere oltre che pagare la tariffa annua di 600
euro, in questo caso sono costretti a comprare l'acqua dai privati a 100
euro ad autobotte. Su quanto detto da Cocina vanno sottolineati due
passaggi: "crisi senza precedenti"; proprio quest'anno con le piogge
abbondanti le dighe sono strapiene, vedi la diga Castello, Fanaco,
l'invaso Arancio ed altri del territorio agrigentino e nisseno. L'acqua
c'è. E' la politica corrotta al servizio delle multinazionali che la fa
mancare. La mala gestione, priva di una seria programmazione risolutiva
a favore dei cittadini e del territorio, la fa da padrona. Così facendo
Cocina copre i potenti e non aiuta le fasce più deboli. Secondo
passaggio: "tutelare i cittadini più vulnerabili". Ma in realtà avranno
diritto ad essere forniti del prezioso liquido gli ultra
settantaciquenni, persone con invalidità a1 100% ovvero persone titolari
di indennità di accompagnamento, persone allettate, nuclei familiari con
bambini sino a cinque anni di età, ulteriori situazioni di particolare
fragilità che saranno valutate dal COC (Centro operativo comunale). Alla
fine fatti i conti saranno sostenute un centinaio di famiglie. Le altre
circa 300 famiglie, sottinteso, che si arrangino, colpa loro se hanno
costruito in zona inedificabile. Cocina parla di intervento umanitario.
Ma lasciare senza acqua migliaia di persone è umano? Dopo 50 anni il
problema lo tirano fuori adesso. Sicuramente, dietro come sempre c'è una
macchinazione politica che sa di trappola, che sconosciamo! Ma potremmo
intuire.
Aica invece di assetare Maddalusa farebbe bene a lottare contro
Siciliacque che compra l'acqua nostra dei siciliani a 8 cent. mc e se la
rivende a 69 cent.
L'acqua è bene inalienabile non mercificabile. La regione Sicilia nel
2004, dopo aver liquidato per inefficienza l'EAS (pubblico) e dato in
concessione con un contratto quarantennale il servizio idrico alla
multinazionale francese Veolia con una quota del 75%, ha così svenduto
la nostra acqua e tartassato i siciliani con tariffe esorbitanti. Nel
2023 Siciliacque ha registrato un fatturato di 47,2 milioni di euro, con
un utile netto di 1,9 milioni.
Nonostante ciò imperterrito il presidente Schifani il 26 di maggio ha
fatto approvare il disegno di legge n.216 "Regolazione unitaria del
servizio idrico integrato nella regione Siciliana", allo scopo di
istituire l'ambito unico regionale del servizio idrico integrato
cancellando i 9 ambiti territoriali (ATI), per rafforzare il potere
politico/economico centralizzato nelle mani del privato/multinazionale.
Di conseguenza diminuendo il rapporto di forza delle province le quali
saranno rappresentate solo da due sindaci per provincia.
In contrasto al suddetto ddl n.216, in favore dell'acqua pubblica si sta
muovendo il Forum sicilianoABC chiedendo una audizione alla IV
commissione dell'ARS. La IV commissione ha risposto che se ne parlerà a
settembre dopo le vacanze estive.Contro Siciliacque in questi giorni è
sceso in campo il movimento di La Valdera, che propone la rescissione
del contratto, facendo leva sull'art. 30 della convenzione
Siciliacque/Regione. L'art. 30 permette alla regione di revocare
l'affidamento in gestione per sopravvenute gravi ragioni dì interesse
pubblico. Però tale rescissione del contratto prevede il rimborso alla
società uscente del valore residuale netto degli investimenti non
ammortizzati e un indennizzo pari al 10% del valore del non eseguito.
Praticamente in base al piano di investimenti dichiarato in sede di gara
la società uscente dovrebbe essere rimborsata e indennizzata con una
somma pari a 140-150 milioni di euro. Un altro movimento politico
propone alla regione Sicilia di acquisire il 75% della quota detenuta da
Italgas, che a suo tempo aveva acquistato da Veolia per 115 milioni di
euro. In questo modo la regione deterrebbe il 100% della quota e l'acqua
ritornerebbe ad essere pubblica. Sicuramente le proposte dei due
movimenti sono buone ma arrivano dopo anni di silenzio. Mentre noi dei
comitati abbiamo lottato e lottiamo con scioperi di piazza, scioperi
della fame, ricevendo denunce e diffide, ma siamo riusciti a ottenere
l'acqua pubblica in provincia di Agrigento. Va chiarito che La Vardera
si candiderà alle elezioni che si svolgeranno nell'ottobre del 2027 per
la presidenza della regione. A noi questo non interessa. Le nostre
battaglie non sono finalizzate a fare carriera né tanto meno al
raggiungimento del potere.
Niente all'orizzonte lascia presagire un cambiamento radicale in cui i
comuni siano i diretti gestori degli acquedotti e attuino tariffe
sostenibili da 100 euro ad utente, come accadeva con l'EAS. Gli unici
che attualmente usufruiscono di tale vantaggio nell'agrigentino, grazie
all'art. 147 L. 152, sono gli 8 comuni dei monti Sicani, i quali hanno
avuto riconosciuta la gestione direttaIn Sicilia la questione per il
pieno diritto all' acqua oramai è divenuta una lotta stabile e continua.
Nello scorso mese di giugno i cittadini di Licata e Canicattì in
contemporanea lo stesso giorno sono scesi in piazza per protestare
contro AICA per i consueti ritardi nella fornitura dell'acqua.
In conclusione oggi, da parte di chi sta al potere stiamo assistendo
allo svplgimento di una politica autoritaria e repressiva, ignorando i
veri bisogni della collettività. La risposta del cittadino deve essere
altrettanto energica al fine di ribaltare la situazione.
Enrico Caldara
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