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(it) Italy, Sicilia Libertaria #470 - BRIGATA BASAGLIA. ConTatto 2026. La Cura come resistenza collettiva (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 9 Oct 2026 08:50:48 +0300
In un tempo che trasforma ogni sofferenza in un problema individuale da
gestire privatamente, la tre giorni di Brigata Bsaglia - ConTatto- 2026
ha rappresentato un gesto controcorrente. Non un semplice festival, non
una conferenza specialistica sulla salute mentale, ma un esperimento
politico e umano che ha riportato al centro una domanda radicale: chi
cura davvero? E soprattutto, che cosa significa curare in una società
che produce sistematicamente disagio, isolamento e violenza? L'evento
alla sua quinta edizione organizzato dalla Brigata Basaglia a Milano si
è svolto negli spazi liberati del Collettivo Kasciavìt, confermando una
convinzione che attraversa da anni il lavoro del collettivo: «non è solo
la clinica che cura». Una frase che racchiude un'intera visione del
mondo e che si oppone alla tendenza contemporanea a medicalizzare ogni
forma di sofferenza, riducendo problemi sociali, economici e politici a
questioni individuali da trattare attraverso diagnosi e psicofarmaci.
Per tre giorni, ConTatto ha riunito attivist?, operator?, artist?,
persone con esperienza diretta del disagio psichico e realtà impegnate
nelle lotte per i diritti. Un intreccio di pratiche e saperi che ha
cercato di costruire ciò che le istituzioni spesso dimenticano: luoghi
di incontro, ascolto reciproco, conflitto produttivo e solidarietà.
L'intuizione che attraversava l'esperienza di Franco Basaglia continua a
risuonare con forza.
«La libertà è terapeutica», sosteneva lo psichiatra veneziano che guidò
il processo culminato nella chiusura dei manicomi. Una frase spesso
citata, ma che conserva ancora oggi una straordinaria capacità di
interrogare il presente. Se la libertà cura, allora la sofferenza non
può essere separata dalle condizioni materiali e politiche nelle quali
le persone vivono.
Non si può parlare di salute mentale ignorando il lavoro precario, lo
sfruttamento, la povertà, le guerre, il razzismo, la violenza di genere
o la devastazione ambientale.
In una società che chiede continuamente adattamento, la sofferenza viene
spesso interpretata come incapacità individuale di reggere il ritmo
imposto. La risposta dominante è nota: etichette diagnostiche,
protocolli standardizzati, consumo crescente di psicofarmaci. Strumenti
che possono avere una funzione importante in alcune situazioni, ma che
troppo spesso rischiano di trasformarsi in dispositivi di
normalizzazione. Il problema non è la persona che non regge condizioni
insostenibili; il problema diventano le condizioni stesse.
ConTatto ha cercato di ribaltare questa prospettiva. Non chiedere
BRIGATA BASAGLIA. ConTatto 2026.
La Cura come resistenza collettiva come adattare gli individui a un
sistema che produce sofferenza, ma come costruire relazioni, comunità e
pratiche capaci di trasformare quel sistema. Una cura che non coincide
con il controllo, ma con la possibilità di condividere vulnerabilità e
desideri, rabbia e speranza.
Franca Ongaro scriveva che «la malattia non è soltanto un fatto
biologico, ma una condizione che assume significato all'interno di
rapporti sociali determinati». Una riflessione che appare
particolarmente attuale in un'epoca in cui il disagio psichico cresce
parallelamente all'erosione dei legami collettivi. Se il malessere nasce
anche dalle relazioni sociali, allora la cura non può essere confinata
all'interno di uno studio medico o di un servizio sanitario: deve
attraversare i territori, le comunità, gli spazi di aggregazione e di lotta.
Per questo il dialogo con realtà come Disability Pride Milano e il
supporto di Radio Aut Pavia non è stato un semplice momento di
collaborazione organizzativa, ma parte integrante di una visione che
considera la salute come un fatto collettivo. La cura emerge dalle
alleanze, dalla costruzione di reti di sostegno reciproco, dalla
capacità di immaginare mondi diversi da quelli che ci vengono presentati
come inevitabili.
Nel messaggio conclusivo della Brigata Basaglia compare una parola
decisiva: radicalità. Non come estremismo ideologico, ma come volontà di
andare alla radice dei problemi. In un contesto storico segnato da
crescenti disuguaglianze, da lavori sottopagati e privi di tutele, da
guerre e genocidi che attraversano il pianeta, la sofferenza psichica
non può essere letta come una semplice questione privata. È anche il
riflesso di una realtà che troppo spesso pretende obbedienza e
adattamento invece di giustizia e dignità.
ConTatto 2026 ha ricordato che esiste un'altra possibilità. Una cura
popolare che nasce dall'incontro tra persone, dall'organizzazione
collettiva, dalla cultura, dall'arte e dalle lotte sociali. Una cura che
non nega il dolore ma lo sottrae all'isolamento. Una cura che non chiede
di diventare più funzionali a un sistema violento, ma di costruire
insieme le condizioni per trasformarlo.
Forse è proprio questa l'eredità più viva di Basaglia e di tutte le
esperienze che continuano a ispirarsi al suo lavoro: ricordare che la
salute mentale non è separabile dalla libertà, dalla giustizia sociale e
dalla possibilità concreta di partecipare alla costruzione del proprio
mondo. E che nessuna terapia può sostituire ciò che nasce quando le
persone si incontrano, si riconoscono e decidono di non lasciare nessuno
da solo.
Gabriel Cammarata.
https://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/giugno2026_compressed-1.pdf
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