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(it) Italy, UCADI #211 - OSSERVATORIO INTERNAZIONALE - Medio Oriente: L'Alleanza di Maometto (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 8 Oct 2026 08:36:10 +0300
Come avevamo ipotizzato l'"Alleanza di Maometto" nello scorso numero
della newsletter si struttura: Erdogan, presidente turco, Sharif, primo
ministro pakistano, e Bin Salman, principe ereditario dell'Arabia
Saudita, hanno firmato un trattato di mutua difesa, definito Accordo di
Mecca, a Riyadh, in Arabia Saudita, ma benché il Trattato affermi che un
attacco contro uno di loro sarà considerato un attacco contro tutti non
si tratta di un meccanismo automatico di difesa comune sul tipo
dell'articolo 5 della Nato. La funzione dell'accordo di deterrenza mira
a sostituire la protezione statunitense nell'area, trasferendone la
responsabilità ai singoli paesi. L'alleanza non ha funzione anti
iraniana ma certamente riequilibra il rapporto di forze nell'area
strategica del Golfo Persico. Dietro l'accordo sembra esservi lunga mano
dalla Cina la quale attraverso i suoi rapporti privilegiati con il
Pakistan e la promessa di investimenti soprattutto in infrastrutture in
Arabia Saudita ha fatto da mallevatrice all'accordo. Per il momento non
ha aderito all'alleanza l'Egitto, ritenuto dall'Arabia Saudita
inaffidabile e considerato troppo legato alle politiche e alle forniture
militari, nonché agli aiuti economici degli Stati Uniti e quindi non in
grado di garantire una piena aderenza agli interessi della nuova
alleanza e perché impegnato prioritariamente sul fronte della guerra nel
Sud Sudan e nell'intervento in Libia dove i suoi interessi non
coincidono con quelli turchi, largamente Presenti nell'area, accanto al
generale Haftar.
L'accordo nasce dalla constatazione che la presenza delle basi
statunitensi nel Golfo non è servita a proteggere i paesi che ne hanno
accettato alla presenza e che hanno pagato lautamente gli USA ma è stato
anzi il fattore che ha fatto di questi paesi l'oggetto delle
rappresaglie dell'Iran, prova ne sia che l'Arabia Saudita ha scongiurato
fino all'ultimo, inascoltata, Trump sconsigliandolo di procedere alla
guerra verso il potente vicino.
L'Alleanza lascia fuori gli Emirati Arabo Uniti, il Bahrain e il Kuwait,
paese nel quale tuttavia la Turchia ha una forte presenza di sostegno
militare, ma gode di ogni attenzione del Qatar, il quale ha con la
Turchia un accordo di assistenza militare. Obiettivo dell'Alleanza
Sembra quello di raggiungere con l'Iran un modus vivendi per la gestione
dell'area.
Gli Emirati Arabi Uniti, socio occulto di Israele, potranno continuare i
loro sporchi affari in comune depredando l'Africa.
L'Alleanza pone di fatto un cordone sanitario intorno a Israele e alla
sua politica di espansione mediante il controllo che la Turchia esercita
sulla Siria e la proiezione di potenza, ancora una volta dalla Turchia
sull'Iraq che tuttavia è un territorio conteso con l'Iran il quale
esercita sul paese una forte influenza attraverso la minoranza sciita.
La Giordania, servo sciocco degli Stati Uniti, rimarrà probabilmente il
solo paese dell'area ad ospitare basi statunitensi, sempre che Israele
non decida di annettersela sia pure gradualmente, considerato che ha in
gran parte una popolazione palestinese.
Grazie alla nuova alleanza Gli Stati Uniti vedono degradare il loro
ruolo di potenza talassocratica in quando devono cedere il controllo del
Mar Arabico e del Mar Rosso a potenze terze che controllano gli stretti
di Hormuz e di Bar-el-Mandev. La nuova alleanza confida sulla Turchia
per svolgere la sua funzione, dovendo tenere a bada sia il ruolo degli
Huti, alleati degli iraniani, che hanno dimostrato negli anni la
inconsistenza delle forze armate saudite, e trovare il modo di
contrastare il ruolo degli Hezbollah in Libano, spina nel fianco di
Israele e difensori con Iran e Huti dei palestinesi.
Zelenski e il Kossovo
Non deve stupire che Zelensky in visita in Serbia a fare shopping di
munizioni e di armi, essendo i serbi dei noti commercianti di armamenti,
ne abbia approfittato per pronunciarsi l'esistenza del Kossovo. Lo ha
fatto in tutta coerenza e nel rispetto dell'opposizione dell'Ucraina
alle richieste di autonomia del Donbass, guadagnandosi l'indignazione
dei kosovari che hanno dichiarato di interrompere ogni aiuto
all'Ucraina, come avevano fatto in passato.
In questo caso la posizione ucraina è in linea con quella spagnola che
non l'ha riconosciuto il Kossovo per non veder contestato il suo rifiuto
di autonomia nei confronti dei Paesi Baschi e della Catalogna. Le
critiche all'esistenza del Kossovo evidenziano la contraddizione
costituita dal fatto che l'Unione europea quando ha avuto convenienza ha
sostenuto il diritto all'autodeterminazione dei popoli, salvo negarlo
alle popolazioni russofone del Donbass e accusare Mosca. Così il
Kossovo, fortemente voluto dall'Unione europea entra in conflitto con la
politica dei suoi stessi sponsor e si smarca rispetto alle posizioni di
Edi Rama di sostegno servile all'Ucraina. L'incoerenza e la violazione
dei principi è evidentemente un tratto comune nella vita degli Stati, in
difesa dei loro interessi.
Putin e il Pacifico
Putin ha approfittando della tua visita nelle isole Kurili, tesa a
ribadirne l'appartenenza alla Russia, a seguito degli esiti della
Seconda guerra mondiale, per enunciare un nuovo asse portante della
strategia politica russa di deterrenza.
Non intendiamo sviluppare in questa sede un dibattito sul possesso di
queste isole da parte della Russia e sulle circostanze con le quali è
entrata in guerra contro il Giappone e ha stipulato e concluso Trattati
con il paese del Sol Levante ne riflettere sul riarmo giapponese pure
preoccupante, in violazione della stessa Costituzione nipponica ma
sottolineare i contenuti della sua dichiarazione.
Constatato e preso atto dei ripetuti attacchi da parte dei paesi
occidentali alle petroliere appartenenti alla cosiddetta flotta ombra
russa che distribuisce il petrolio russo e i controlli del tutto
illegittimi sul naviglio russo o riconducibile alla Russia, Putin ha
dichiarato che da ora in poi la Russia risponderà con un intervento
asimmetrico sul traffico marittimo prospiciente le sue coste del
Pacifico e ha avuto dall'ammiraglio Comandante del settore del Pacifico
un dettagliato rapporto su tipologie e nazionalità delle navi incrociate
in quei mari e sulle appartenenze di queste a diversi Stati, segno che
il tracciamento del traffico marittimo nell'area è stato da tempo messo
in atto dalla Russia, la quale è pronta ad agire nell'area a lei più
favorevole. Questa decisione allarga i pericoli di conflitto e il teatro
di guerra trasformando lo scontro in atto in un confronto globale.
Ucraina: Il blocco dei porti
In risposta all'interruzione da parte dell'Ucraina del traffico
marittimo dai porti russi del Mar Nero e al bombardamento dei terminali
petroliferi anche di paesi terzi che utilizzano quelle coste, la Russia
ha scatenato una ritorsione che ha colpito in profondità le strutture
portuali ucraine, situate nel residuo spazio della costa, costituito da
Odessa e dai porti sul Danubio, sotto il controllo ucraino.
I bombardamenti sono stati devastanti e hanno disabilitato i ponti, nodi
cruciali per il transito delle merci nell'area, sia su gomma che
ferroviario, distruggendo sistematicamente le locomotive, difficili da
sostituire per la differenza di scartamento con nuove motrici fornite
dall'Occidente. Inutilizzabilità delle strade blocca l'accesso di merci
dal contiguo territorio rumeno e moldavo e immobilizza nei silos e nelle
strutture di stoccaggio, che peraltro sono state anch'esse colpite,
migliaia di tonnellate di grano, semi di girasole, orzo, impedendo sia
lo stoccaggio dell'imminente raccolto che la commercializzazione.
Il blocco dei porti ucraini è completo non solo a causa dell'efficacia
dei bombardamenti russi ma per la dissuasione che i loro bombardamenti
esercitano consigliando le compagnie di non assicurare le navi dirette
in Ucraina, interrompendo di fatto il transito delle merci.
A fronte di questa situazione L'Ucraina è costretta a cercare di
alternative di transito on solo raggiungendo con difficoltà enormi il
porto di Costanza (Romania), ma passando via terra per il territorio
polacco o rumeno, suscitando la ribellione dei contadini di quei paesi
che vedono inflazionato il mercato agricolo dai prodotti ucraini di
dubbia e discutibile salubrità e commerciabilità perché inquinati dalla
guerra, ma venduti ad un prezzo stracciato che taglia i redditi dei
contadini degli altri paesi. Quanto sta avvenendo non fa che aumentare
il risentimento verso gli ucraini e crea i presupposti di una crisi
alimentare mondiale dovuta sia al blocco delle esportazioni russe che di
quelle ucraine.
Giappone
Questa mossa inattesa è avvenuta per impedire che il Giappone ricorresse
alla vendita dei buoni del tesoro Usa posseduti dalla banca nipponica ma
ha spiazzato la Banca Centrale Europea, avvisata solo ad operazione
conclusa, trasformando di fatto la moneta europea nello strumento di
ammortamento della crisi valutaria del paese asiatico. La crisi della
valuta giapponese è avvenuta perché la Banca del Giappone (BoJ) ha
mantenuto a lungo una politica monetaria ultra-accomodante e tassi
vicini allo zero, a differenza delle banche occidentali. Così gli
investitori hanno preso in prestito denaro a basso costo in yen per
investire in attività estere più redditizie, denominate in dollari e la
valuta giapponese ha registrato un deprezzamento drastico e fluttuazioni
repentine che hanno richiesto un salvataggio congiunto. Per effettuare
il salvataggio Washington ha evitato di vendere dollari per non alterare
le dinamiche interne della propria valuta e della politica monetaria
della Federal Reserve. L'impatto della manovra è stato devastante per il
valore dell'euro: vendendo euro per comprare yen, gli Stati Uniti hanno
scaricato indirettamente parte il peso di questo riequilibrio
macroeconomico sull'Eurozona. Una classe politica incapace, imbelle e
servile è stata incapace di reagire.
Siria
Il Presidente siriano, già Abu Muhammad al-Jawlani), ribattezzato Ahmed
al-Sharaa dal gennaio 2025 a firmato dopo due anni di trattative un
accordo con la Federazione Russa per mantenere, sia pure con un ruolo e
funzioni "attenuate", la gestione della base navale russa di Tartus, che
è stata ridimensionata a centro di supporto logistico per permettere
alle navi da guerra della marina russa nel Mediterraneo di non dover
rientrare nel Mar Nero per la manutenzione, peraltro rese insicure dagli
attacchi ucraini. In cambio la Russia ha assicurato alla Siria di poter
disporre di istruttori militari, di ricevere forniture di grano e
alimentari, assistenza tecnica. La presenza russa inoltre svolge
un'ovvia funzione di deterrenza verso i governi ostili a quello siriano.
Bada se che l'accordo non è potuto avvenire senza il consenso del
governo USA che tiene sotto la sua ala al-Jawlani) e ancor più della
Turchia, suo grande sponsor e protettore. In tal modo Putin mantiene un
occhio e un orecchio sul Mediterraneo che va ad aggiungersi alla
presenza russa in Cirenaica (Libia, territorio dal quale i russi
proiettano la loro presenza verso il Centro Africa, espandendo la loro
influenza nel Sud Sudan, nel Niger, nella Repubblica Centro Africana
fino al Burkina Faso e al Mali), aree nelle quali hanno preso il posto
dei francesi nel sostegno al contrasto dello Jihadismo sostenuto dagli
Emirati Arabi Uniti che commerciano in oro e diamanti.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2026/09/06/osservatorio-internazionale/
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