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(it) Italy, Sicilia Libertaria #470 -[Palestine]CINEMA. The Sea (Il Mare, 2025) di Shai Carmeli-Pollak In viaggio per raggiungere il mare (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 8 Oct 2026 08:36:02 +0300
Il cinema italiano, va detto, è uno stabulario d'imbecillità coronato da
Leoni, David, Nastri, Globi, Ciak d'oro... dove l'evento più seguito dai
telegiornali e dai social network sono i vestiti dei divi sui tappeti
rossi... si parla dei "sarti" come un tempo si parlava della bellezza
delle divise delle SS prodotte da Ugo Boss... erano davvero belle al
sole delle croci uncinate, specie quando sterminavano milioni di ebrei
(omosessuali, pazzi, zingari, disabili, comunisti, anarchici) nei campi
di sterminio... peccato che i sionisti israeliani si siano dimenticati o
abbiano manipolato la Shoah a favore di una nuova catastrofe della quale
sono i principali boia. Se mi viene detto se sono antisemita, dico no,
se sono antisionista, dico certo! Non mi piacciono i tiranni di nessuna
razza... andrebbero fatti in fricassea (un antico metodo di cottura
della carne, tipico della cucina contadina francese al tempo della
Rivoluzione del 1789) e dati in pasto ai cani randagi... fare provare
loro la paura (e pisciarsi addosso) che hanno inflitto per secoli agli
ultimi della Terra. L'uomo, l'artista e qualunque persona di qualunque
fede o colore della pelle, ha diritto di manifestare la propria opinione
di fronte a qualsiasi tribunale. Con tutti i rischi che ciò comporta,
compreso quello di rimetterci la pelle. Shai Carmeli-Pollak è un
regista, sceneggiatore, fotografo e attivista per la pace israeliano che
fa il cinema a sfondo politico e sociale... dopo la Seconda Intifada nei
primi anni 2000, è entrato a far parte del gruppo d'azione diretta
Anarchists Against the Wall (Anarchici contro il muro). Insieme ad altri
attivisti israeliani e internazionali, Shai Carmeli-Pollak ha militato
nelle comunità palestinesi della Cisgiordania per contrastare
fisicamente e con proteste non violente la costruzione del muro di
cemento eretto dal governo israeliano. Il collettivo Anarchists Against
the Wallrifiutava i vecchi adagi del pacifismo generico (lobby
intellettuali, convegni afasici, chiacchere filosofiche)... e attivava
sabotaggi delle barriere, blocchi dei bulldozer e promuoveva
manifestazioni di massa... l'azione sul campo, tuttavia, doveva essere
coordinata e guidata dai comitati popolari dei villaggi palestinesi e
non dalla politica... gli attivisti israeliani e internazionali
offrivano i loro corpi come "scudi" contro la repressione israelita. Nel
2006 Shai Carmeli-Pollak porta la telecamera direttamente nei cortei per
documentare la cruda brutalità dei militari. Da questa esperienza sul
campo, gira dall'interno del movimento, Bil'in My Love (2006), che è
stato definito, un "capolavoro documentaristico"... testimonia la
resistenza degli abitanti del villaggio palestinese di Bil'in contro la
costruzione del muro di separazione israeliano in Cisgiordania... nel
2008 il comitato del villaggio di Bil'in e il gruppo Anarchists Against
the Wall sono stati insigniti congiuntamente della prestigiosa Medaglia
Carl von Ossietzky per i diritti umani a Berlino.
Il gruppo Anarchists Against the Wall si è sciolto nel 2010, ma la sua
sua eredità libertaria emerge in ogni sequenza di The Sea.
Nel documentario Refugees (Ha-Plitim, 2008), Shai CarmeliPollak filma la
situazione drammatica della traversata dei migranti del Sudan e
dell'Eritrea... flussi di persone che a piedi attraversano il deserto
del Sinai... senza nulla, a mani vuote... affrontano in condizioni
strazianti il superamento del confine tra Egitto e Israele nel disperato
tentativo di cercare un rifugio, una qualche protezione, un'accoglienza
dalla devastazione delle dittature e persecuzioni dei loro paesi... e
vengono duramente respinti, picchiati o confinati in strutture di
detenzione dallo Stato di Israele. Il regista, in un intervista alla
rivista americana, Cineaste (America's leading magazine on the art and
politics of the cinema), dice che con Refugees ha voluto sottolineare il
paradosso storico e morale di una nazione nata per dare rifugio a un
popolo perseguitato, che si ritrova invece a rifiutare e perseguitare
altri esseri umani in fuga dalla disperazione. Una parte delle Nazioni
Unite (ONU), la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), le
Organizzazioni Umanitarie per i Diritti Umani, Amnesty International,
Human Rights Watch (HRW), Euro-Med Monitor, La Lega Araba,
l'Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) e molti paesi del
mondo... considerano il genocidio di Gaza un crimine contro l'umanità.
Nel film di finzione The Sea (2025), Shai Carmeli-Pollak racconta il
viaggio di Khaled (Muhammad Gazawi), un ragazzo palestinese di 12 anni
che supera clandestinamente i checkpoint israeliani per vedere il mare
per la prima volta. Il film è stato prodotto con un finanziamento di
598.600 dollari dalla Israel Film Foundation e ha trionfato agli Ophir
Awards 2025 (i premi Oscar israeliani) vincendo 5 statuette, tra cui
Miglior Film... secondo il regolamento dell'Academy israeliana, il
vincitore del Miglior Film diventa automaticamente il rappresentante
ufficiale di Israele agli Oscar, nella categoria Miglior Film
Internazionale... c'è da ridere!.Alla visione di The Sea, il Ministro
della Cultura e dello Sport israeliano, Miki Zohar, è saltato in piedi e
ha annunciato il blocco completo dei finanziamenti pubblici statali
destinati alla cerimonia degli Ophir Awards. La revoca dei fondi a
carico dei contribuenti ha l'obiettivo esplicito di punire l'Accademia
del Cinema israeliano per aver premiato l'opera di Shai Carmeli-Pollak.
Miki Zohar ha accusato il film di promuovere esclusivamente la narrativa
palestinese e di ritrarre i soldati dell'IDF (le forze di difesa
israeliane) in modo "falso e diffamatorio" è "uno sputo in faccia ai
cittadini israeliani e ai soldati", ha detto, ed è vero. Sul palco degli
Ophir Awards, il giovane attore Muhammad Gazawi, premiato per la
migliore interpretazione, ha pronunciato queste parole: "Vorrei che
tutti i bambini possano vivere e sognare senza guerre". Dei sogni dei
bambini palestinesi, il ministro d'Israele conosce solo il sangue
dell'innocenza nel quale sguazzano i bravacci dell'IDF. Siete stati
ammazzati sempre troppo pochi... sputeremo sulle vostre tombe fino alla
fine dei secoli.
Di The Sea. Khaled è (come già detto) un ragazzo di dodici anni di
Ramallah ("Casa di Dio")... il suo più grande desiderio è vedere il mare
che dista 50/60 chilometri dalla città, meno di un'ora di viaggio...
l'occasione è la gita scolastica che lo porta sulle spiagge del
Mediterraneo... a un checkpoint militare israeliano, i soldati
dichiarano che il suo permesso non valido e lo rimandano indietro,
mentre i compagni di classe proseguono. Il ragazzo torna a casa...
quando gli studenti ritornano a Ramallah, descrivono a Khaled la
magnifica giornata passata sulla spiaggia... dopo qualche giorno Khaled
si mette in viaggio per raggiungere il mare... non conosce la strada né
parla ebraico... attraversa clandestinamente il confine. Il padre, Ribhi
(Khalifa Natour) è un precario clandestino che fa il muratore a Tel
Aviv, lascia il lavoro e rischia l'arresto per cercare il figlio
scomparso. Khaled vaga per le strade della città israeliana in cerca del
mare. Lo sguardo di Khaled diventa una sorta di specchio dove si
riflettono grattacieli, negozi, auto, gente che vive una quotidianità
molto diversa da quella di Ramallah... i ragazzi si muovono liberi per
la città... i turisti sono del tutto indifferenti alla crudeltà della
sorveglianza... l'architettura dell'occupazione, le barriere di cemento,
i fili spinati, i soldati armati nelle strade... mostrano le
disuguaglianze e si basano sull'identità e sul passaporto... i
palestinesi sono i nemici da abbattere e declassati a criminali, anche i
bambini... tutti gli altri, buoni cittadini da accogliere e perpetuare
la discriminazione razziale del governo sionista di Israele.
Il padre di Khaled è un lavoratore palestinese senza un permesso
regolare. Quando la famiglia lo avverte che Khaled è scappato verso
Israele, si mette alla ricerca del figlio... si aggira per le periferie
e le strade di Tel Aviv con la paura che la polizia possa fermarlo e
arrestarlo... dopo una lunga e disperata ricerca, Ribhi vede il figlio
quasi vicino al mare... si ricongiungono, ma non c'è spazio nemmeno per
un momento di affetto... interviene la polizia e li arresta perché non
hanno i documenti. La scena finale del caffè all'aperto è toccante...
clienti israeliani, turisti e la cameriera si fermano un attimo a
guardare padre e figlio spinti nell'auto della polizia... appena l'auto
si allontana, le persone riprendono a chiacchierare come se nulla fosse
accaduto e a ordinare cappuccini... la metafora visiva del regista
evidenzia la normalizzazione dell'apartheid e la prepotenza israeliana.
Khaled vede il mare solo da una fugace e rapidissima visione dal
finestrino della macchina della polizia. La sceneggiatura di Shai
Carmeli-Pollak è estremamente asciutta e la "filmazione" di The Sea ha
una sequenzialità quasi documentaria, un vero e proprio "road movie"
sulla cattività della politica di sparizione del governo israeliano. La
fotografia di Shai Goldman è lavorata nella semplicità diretta del film,
le immagini sono figurate come in un album di famiglia, senza fronzoli
né artifici accattivanti. Il montaggio di Yosef Grunfeld (o Joseph
Greenfeld) alterna la narrazione lineare con accelerazioni improvvise e
restituisce lo smarrimento del protagonista in una sorta di odissea
metropolitana vissuta dal ragazzo, legata all'angoscia del padre. La
musica di Avi Belleli si snoda in una frammentazione percettiva che
suggerisce una vicinanza spirituale con i protagonisti... una notevole
partitura musicale che si fonde con le immagini del film... fino allo
scioglimento sensoriale della sequenza finale, quando la polizia
impedisce al ragazzo di vedere il mare. The Sea è una denuncia della
disumanizzazione del governo sionista israeliano e rivendica il diritto
universale dell'infanzia e di un popolo alla libertà.
Pino Bertelli
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