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(it) Italy, UCADI #211 - L'Unione europea verso la rovina (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 6 Oct 2026 23:04:33 +0300
Gli effetti della guerra d'Ucraina incidono sempre più sulla struttura
istituzionale dell'Unione europea, sulla sua politica, sull'aequis
comunitario, sui suoi valori, corrodendo dall'interno l'Unione con la
stessa virulenza di un virus pandemico che ne prepara l'annientamento.
Fino ad ora abbiamo sostenuto il progetto di costruzione dell'Unione
europea, pur consapevoli del fatto che essa era una struttura
economico-politica gestita dall'ordoliberismo imperante in Europa, ma
eravamo disposti a pagare il prezzo, costituito dall'adesione al
progetto del capitale industriale e finanziario franco-renano,
nell'illusione di veder scomparire dal territorio europeo la guerra tra
i popoli che fanno parte del continente, che ha dilaniato le carni degli
abitanti dell'Europa durante due guerre mondiali devastanti.
Individuavamo in questo obiettivo una precondizione per rilanciare la
difesa degli interessi delle classi subalterne, le cui capacità di
emancipazione sono state stroncate spingendole al reciproco massacro in
nome del nazionalismo. I nuovi equilibri scaturiti dalla seconda guerra
mondiale avevano aperto la strada alla crisi del colonialismo mettendo
in crisi gli stati europei, sempre più privi di risorse.
Ci siamo illusi: avremmo dovuto capirlo fin da quando la Germania
riunificata, con il supporto del Papa polacco scatenò la guerra che
portò alla dissoluzione dell'ex Jugoslavia. Come al solito, nella storia
europea, i Balcani hanno fatto dal luogo di sperimentazione dei futuri
destini d'Europa, anticipando ciò che sarebbe accaduto su scala maggiore
e con una forza ben più devastante successivamente. Il progetto sembrava
coerente e possibile, perché si basava sul mutuo interesse economico e
sembrava corrispondere ad una fase di sviluppo coerente dei processi
produttivi e dell'accumulazione capitalistica: per la prima volta si
dava vita ad una compagine statale non su base etnica, né linguistica,
ne storica, ma confidando nell'oggettività del comune interesse
economico e sulla possibilità di ricostruire le filiere produttive di
alcuni settori economici essenziali per la vita del continente e
puntando sul mercato agricolo comune, individuato come comparto
produttivo nel quale era più facile e strategico trovare un
coordinamento. Col piano si cercava di dar vita ad un aggregato politico
che aveva come cardine il pluralismo culturale, religioso ed etnico,
fondendo esperienze storiche diverse. Eravamo convinti che, in una
logica capitalistica, era l'interesse a tenere insieme la nuova
formazione politica, piuttosto che astratti ideali, ma l'elemento di
compattezza dell'aggregazione, essenziale al successo del progetto, è
venuto meno già nel 2004 con un eccessivo allargamento dell'Unione,
sponsorizzato, non a caso, dalla Gran Bretagna che aveva aderito alla UE
dopo una prima fase di profonda avversione, nella convinzione che era
più facile minarla dall'interno e, facendo agio sulla sciocca
convinzione di una classe politica europea che sembrava aver fretta di
inglobare i paesi prima egemonizzati da Mosca, anticipava i tempi
nell'eventualità che la Russia potesse riprendersi economicamente e
politicamente e proiettare nuovamente la sua egemonia verso questa parte
dell'Europa.
Così l'ingorda UE ha ingoiato i paesi baltici, e la politica tedesca che
aspirava a dirigere l'Unione ne ha fatto i propri proxi utilizzandoli
come teste di legno per attuare le sue strategie, non rendendosi conto
che questi ultimi avrebbero preso in mano le redini dell'Unione europea,
prova ne sia che politici provenienti dalla Lituania, dalla Lettonia e
dall'Estonia controllano oggi rispettivamente la politica della difesa,
quella dell'economia, la politica estera, con il risultato che la difesa
comune praticamente non esiste, che l'economia è sempre più un disastro,
e che la politica estera, affidata a Kaya Kretina Kallas è totalmente
inesistente.
Se poi a questa banda di incompetenti si aggiunge il contributo di
Ursula von der Stupid, un personaggio di sicura inadeguatezza e di
dubbia onestà (lo provano le tante inchieste a riguardo del suo operato,
mai concluse) nello svolgimento del suo incarico e di un'oca giuliva,
come Roberta Metsola che presiede il parlamento dell'Unione, il quadro è
tragicamente completo e le dimensioni del disastro diventano
manifestamente epocali.
Vista la struttura istituzionale dell'Unione il Consiglio dei capi di
Stato e di governo avrebbe potuto riequilibrare la situazione, ma di
esso fanno parte Emmanuel Macron, un politico decotto che si avvia ad
imboccare il cammino del cimitero degli elefanti, senza lasciare
rimpianti; un politico come Mertz già servo di Blackrock e di interessi
del tutto estranei a quelli del paese che dirige, titolare di uno dei
governi più impopolari della storia tedesca; mentre alla guida della
Gran Bretagna - che di fatto dirige e orienta la politica europea pur
standone fuori - si alternano con ritmo forsennato figuri inconsistenti,
inefficaci, fatiscenti; con un premier polacco come Donal Tush,
affiancato da un losco figuro come il ministro degli esteri Sikorski,
che guida un paese che si candida all'egemonia militare in Europa e che
si distingue per un riarmo che ha come obiettivo tenere a bada alleati e
nemici. Che dire poi del Governo Meloni che si distingue per un totale
immobilismo, per una gestione regressiva dell'economia, del mercato del
lavoro, del problema migratorio, lasciando andare in rovina quel che
resta del welfare, a partire dalla sanità e dalla scuola, senza piani di
investimenti per l'economia e senza idee e prospettive per consentire la
tenuta del sistema produttivo del paese, che lascia i giovani
abbandonare il paese per disperazione.
Sola eccezione fra i governi d'Europa quello spagnolo che tenta
faticosamente di condurre una politica ragionevoli e oculate, che hanno
portato il paese a crescere più di ogni altro in Europa, che ha
posizioni dignitose in politica estera e tenta di sperimentare soluzioni
innovative per elevare i livelli produttivi spagnoli, stabilizzare e il
suo mercato del lavoro interno, intervenendo sulla regolamentazione
dell'emigrazione.
Gli esiti della guerra d'Ucraina
Guardando ciò che avviene sui campi di battaglia, anche gli osservatori
più ottusi comprendono benissimo che la sconfitta dell'Ucraina è nei
fatti e, perché venga formalizzata, è solo questione di tempo.
Solo le false informazioni provenienti dal fronte e dall'interno del
paese, possano far illudere ancora i politici che si nutrono e si
convincono scambiando la propria propaganda per la realtà e sostenendo
lo storytelling di una guerra dagli esiti ancora aperti e ancor più la
tesi che l'Ucraina stia vincendo sul campo di battaglia. Il fronte
avanza inesorabilmente da est verso ovest ed ora le richieste della
Russia non si fermano più alla Crimea ai quattro oblast originari ma
comprendono anche gli oblast di Kharkiv, Dnipropetrovsk, Sumy, e perché
no Odessa. Il peso della pace sarà duro quanto più tempo si darà alla
guerra, perché il prezzo di sangue pagato dalla Russia esigerà una
maggiore tutela della sua sicurezza. In questa prospettiva, recuperare
attraverso il territorio di Odessa un collegamento con la Transnistria e
precludere l'accesso al mare dell'Ucraina, costituisce la più sicura
garanzia per la Russia di trasformare lo Stato ucraino, in quanto privo
di accessi al mare in una enclave, mortificarne l'economia con la
mutilazione territoriale dei territori più produttivi e ricchi di
materie prime. Inoltre non è improbabile che una sconfitta sul campo
dell'Ucraina riattivi gli appetiti mai realmente sopiti di Romania,
Polonia e Ungheria, desiderose di recuperare il controllo su quelle
parti del territorio ucraino attualmente in disponibilità di Kiev che
ospitano popolazioni appartenenti a questi rispettivi Stati,
ridimensionando ulteriormente l'Ucraina, la cui popolazione è peraltro
distrutta, prova ne sia che è prevista la sua riduzione entro il 2050 8
milioni, per l'incremento della diaspora, per la diminuzione delle
nascite, per la perdita di territorio e di consistenza economica del
paese. Del resto la situazione demografica dell'Ucraina è già tragica
prima della guerra e si caratterizzava per una diaspora di carattere
economico che dipendeva dalla struttura sociale delle famiglie, con
un'altra diffusione dell'alcolismo ed una tendenza diffusa nella
popolazione femminile soprattutto dell'Ucraina occidentale ad emigrare
all'estero per svolgere il lavoro di badanti e incrementare i magri
bilanci familiari. Non bisogna dimenticare che nell'Ucraina prebellica
la perdita del mercato russo per le merci ucraine a causa del suo
avvicinamento all'Occidente aveva prodotto la crisi della sua industria
e quella del settore minerario.
Lo sforzo bellico nella quale l'Unione europea si è impegnata la sta
frantumando dall'interno, allontanando i popoli dal consenso
all'edificazione di una struttura politica istituzionale comune, tanto
più che i decantati fondamenti dell'aequis comunitario vengono
tranquillamente violati, consentendo una metamorfosi degli ordinamenti
di molti paesi già aderenti, come quelli baltici, accettando come leciti
le scelte istituzionali ucraine in materia di xenofobia, libertà
religiosa, repressione delle minoranze linguistiche, mancato
riconoscimento delle radici culturali e identitarie. e ancor più
assumendo nell'ordinamento comunitario comportamenti liberticidi che
riguardano le persone e la libertà di pensiero e di critica.
Certamente allo sviluppo di questo processo potrà contribuire l'esito
della tornata elettorale che si svolgerà in molti paesi dell'Unione
europea, prime fra tutti l'Italia e la Francia nel prossimo anno, ma
determinante sarà l'esito disastroso della guerra e il peso della
sconfitta che lascerà sulla classe dirigente attuale dell'Unione europea
un'onda di vergogna e la consapevolezza della sua inconsistenza ed
incompetenza. Una volta che sono ammessi di fronte alla realtà i popoli
non perdonano.
Gianni Cimbalo
https://www.ucadi.org/2026/09/06/lunione-europea-verso-la-rovina/
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