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(it) Italy, Sicilia Libertaria #470 - INTERVENTO Palermo spara (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Mon, 5 Oct 2026 06:23:53 +0300


Chi scrive è nato e cresciuto a Palermo, città di non facile lettura, anche per i palermitani stessi.Negli ultimi anni è stato un continuo crescendo di violenza urbana, che ha interessato in maniera costante il mondo giovanile, dall'Arab Zone alle ultime sparatorie nel cuore della movida, con una scia di morti che ha raggiunto la città di Monreale. ---- Non è mio interesse citare i dati, ma piuttosto fare un ragionamento sul contesto urbano. Dal dopoguerra fino agli inizi degli anni '90, Palermo è stata una vera e propria capitale dell'Occidente Europeo con una borghesia mafiosa, con le sue diramazioni politiche, economiche e militari, che segnavano prepotentemente la Sicilia e l'Italia, con forti influenze internazionali.
Il Banco di Sicilia e la Cassa Centrale di Risparmio, affiancati da una miriade di banche locali, garantivano una costante erogazione di credito per lo sviluppo del potere mafioso. In quel periodo Palermo era una città ricchissima e i palermitani comandavano il mondo.
La mafia siciliana era incardinata nel sistema di comando Nord Atlantico, non a caso le più importanti basi militari.
USA-NATO sorgono in territori governati da Cosa Nostra. Sappiamo come continua, la guerra di mafia, i cadaveri eccellenti, le lupare bianche, con chi tentava di ribellarsi ucciso, vedi Peppino Impastato, con giovani donne che venivano suicidate come Rita Atria.
Da noi le morti e le stragi, al Nord tangentopoli e gli squadroni della morte dei fratelli Salvo. Un cambio di passo di regia politica che aveva bisogno di molto sangue.
Sangue che nel dopo guerra aveva bagnato Portella della Ginestra e Avola, facendo saltare Milano e l'Italia tutta a Piazza Fontana. La Città Felicissima negli anni ruggenti è un mattatoio a cielo aperto, si muore nelle strade, si sparisce, si viene squagliati nell'acido.
Mentre in un noto club balnerare si possono osservare Don Vito Ciancimino con un noto senatore e un magistrato che ballano guancia a guancia con avvenenti signore. Questa era, ed è ancora, la Città Feroce dove il Generalissimo dalla Chiesa è stato mandato a morire e Pio la Torre cercò di combattere la Mafia che era dentro casa sua, poi ucciso senza pietà. Viene ucciso Salvo Lima, facendo capire a Giulio Andreotti che non era più un immortale.
Finisce un mondo, Palermo era caduta dal cielo, le due banche non c'erano più, aveva vinto gli altri mafiosi, i Corleone, la borghesia mafiosa si era ridefinita rimanendo al potere. L'antimafia per chi ci ha creduto è stata un'occasione mancata, per gli altri un modo per rifarsi una nuova identità, per lo Stato un modo per dire che esisteva un antistato da combattere. Abbiamo il trionfo della cultura della legalità, che porta sbirri e magistrati ad entrare dentro le scuole ed oggi porta i militari dentro le aule propagando l'obbedienza e la Guerra. Niente giustizia sociale, la legalità non ha il sapore della libertà, ma sostituisce solamente chi comanda.
Le macerie hanno bisogno di uomini esperti e capaci di tutto, così arriva Orlando, uomo di cultura, politico di scuola cattolica, che guida la città fuori dalla guerra di mafia.
Dalla città violenta si passa alla città normale, la sinistra scompare morendo democristiana e la destra si riorganizza. Nel frattempo Palermo, dopo un apparente risveglio culturale, comincia una trasformazione anonima. I giovani sono i primi ad esserne investiti, il centro storico passa dalle macerie alle ristrutturazioni per finire nella turistificazione più selvaggia, la città vera non è più la Palermo antica ma le zone residenziali e le periferie che si infiammano, mentre i Quattro Canti e Via Macheda diventano un mangificio.
I giovani si riversano nel centro portando la propria rabbia, girano le armi, iniziano risse e sparatorie, si consuma tanta droga, il carcere di Pagliarelli si riempie dei giovani delle periferie, le zone rosse non servono e le telecamere controllano solamente i cittadini. Si spara a Monreale, si spara all'Olivella, chi muore è giovane e chi uccide pure. La mafia non è morta e nei giovani delle periferie trova un nuovo inizio. Questi dovrebbero essere i proletari che danno l'assalto al cielo? Sicuramente sono carne da macello. Si sentono le sventagliate dei Kalashnikov contro le rimesse d'auto dell'imprenditore Dragotto, uno che sa stare al mondo, che certamente non si può paragonare a Libero Grassi ucciso dalla mafia nell'indifferenza degli imprenditori locali dell'epoca. In questa situazione balza agli onori della cronaca il quartiere dello Zen 2, vera e propria banlieue, abbandonato a sé stesso, connotato da una forte identità umana, territorio di appartenenza dei giovani che in questi giorni a detta degli sbirri chiedono il pizzo a diverse attività commerciali della zona nord di Palermo. Attività commerciali che vedono proprietari che sicuramente non appartengono per tradizione alla cultura della legalità.
La borghesia mafiosa da un lato chiede ordine, dall'altro fa di tutto per fare crescere questi giovani come soggetti criminali. Non ho un finale da proporvi, siamo in una dimensione sudamericana, ma bisogna sporcarsi le mani dentro merda sangue e piscio per capire ed agire. Una cosa è certa: Palermo spara.

Zona Espansione Nord

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