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(it) Italy, FDCA, Cantiere #46 - Prima di tutto la pace. Ma quale pace? - Verso la Marcia Gravina-Altamura del 24 ottobre 2026 - Totò Caggese (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 2 Oct 2026 07:36:50 +0300
Il prossimo 24 ottobre si camminerà da Gravina ad Altamura. Una marcia
per la pace che nasce nel cuore della Murgia e che prova a tenere
insieme questioni che troppo spesso vengono affrontate separatamente: la
guerra e il riarmo, la militarizzazione dei territori, la devastazione
ambientale, il lavoro, le migrazioni, le frontiere, il colonialismo e
l'autodeterminazione delle comunità. --- Il titolo scelto dal Comitato
promotore è netto: «Prima di tutto la pace». Ma proprio perché la parola
pace è diventata tanto necessaria quanto abusata, forse vale la pena
aggiungere una domanda: quale pace? ---- La domanda non vuole dividere
una marcia prima ancora che parta. Al contrario. La sua forza sta anche
nella pluralità delle culture che hanno deciso di sostenerla. Al 10
agosto le adesioni raccolte disegnano infatti un arcipelago molto ampio
nel quale convivono associazioni pacifiste e nonviolente, organizzazioni
sindacali, realtà cattoliche ed evangeliche, ambientalisti, associazioni
impegnate nella solidarietà con il popolo palestinese, realtà della
società civile, amministrazioni comunali e forze politiche. Vi
aderiscono, tra gli altri, ANPI, ARCI, Emergency, Libera, Donne in Nero,
Pax Christi, Movimento Nonviolento, Rete Italiana Pace e Disarmo,
PeaceLink, CGIL e COBAS. Sono presenti anche realtà libertarie, tra le
quali Venerdì Libertario e il Centro Studi "Torre di Nebbia", e realtà
di movimento quali la Casa del Popolo di Bari e il Collettivo operaio MO
AVAST!.
Non tutti coloro che il 24 ottobre cammineranno da Gravina ad Altamura
intendono necessariamente la pace nello stesso modo. Ed è forse questa
una delle ragioni per cui quella strada merita di essere percorsa.
La guerra passa anche dalla Puglia
L'appello della marcia ha un merito importante: non colloca la guerra
soltanto lontano da noi. Il punto di partenza è il Meridione e, in
particolare, quella vasta area tra Puglia e Basilicata nella quale la
presenza militare è tutt'altro che marginale. Ci sono gli aeroporti
militari di Amendola, Gioia del Colle, Galatina e Brindisi, il porto
militare di Taranto, le servitù militari disseminate sul territorio e i
poligoni di tiro presenti nel Parco nazionale dell'Alta Murgia.
La guerra, prima di essere combattuta, deve essere preparata. Ha bisogno
di basi, aeroporti, porti, poligoni, industrie e infrastrutture; ha
bisogno di denaro pubblico e di ricerca, di uomini e donne da arruolare
e anche di una società nella quale tutto questo venga progressivamente
considerato normale.
È su quest'ultimo aspetto che il dossier preparato in vista della marcia
offre elementi particolarmente interessanti. Michele Lucivero,
dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, ricostruisce numerosi episodi avvenuti in Puglia: militari
chiamati nelle
scuole, percorsi di formazione e orientamento nelle ca-
serme, presentazione delle carriere militari agli studenti, visite alle
strutture delle Forze armate, rapporti tra mondo universitario e
apparato militare-industriale.
Ad Altamura, nel gennaio 2026, la scuola secondaria di primo grado
«Tommaso Fiore» ha ospitato la Marina Militare per un incontro di
orientamento intitolato significativamente «Il futuro è qui», rivolto a
ragazzi di circa tredici anni. A Terlizzi è stato organizzato un
percorso di orientamento alle carriere militari per studenti delle
scuole superiori; a Torre Veneri circa cinquecento studenti di diversi
istituti salentini sono stati condotti nella base militare. Alla Fiera
del Levante di Bari, denuncia ancora l'Osservatorio, la presenza
dell'Esercito e di attività rivolte anche a bambini e ragazzi
contribuisce alla familiarizzazione con il mondo militare.
Sono episodi diversi e ciascuno meriterebbe di essere discusso nel
proprio contesto. Presi insieme, però, pongono una domanda: quando la
presenza militare entra nella quotidianità della formazione, dove
termina l'informazione e dove comincia la normalizzazione della cultura
militare? È una domanda che una marcia per la pace non può evitare.
Rimettere insieme ciò che il potere divide
L'aspetto forse più interessante dell'appello per la Gravina-Altamura è
che la pace non viene separata dalle altre questioni sociali. Il
manifesto parla di capitalismo globale e distruzione ambientale, di
colonialismo e appropriazione delle risorse, di lavoro, di nucleare, di
difesa del territorio. Parla delle persone costrette ad abbandonare la
propria terra per sfuggire alla guerra e alla fame e si rivolge
esplicitamente a quanti lottano «contro i fili spinati dei confini».
La pace viene così messa in relazione con la libertà di movimento,
l'ambiente, il lavoro e l'autodeterminazione dei territori. La formula
scelta dall'appello è particolarmente felice: partecipare alla marcia
significa «rimettere insieme ciò che il potere divide».
Qui la marcia incontra inevitabilmente anche una sensibilità libertaria,
perché uno dei contributi che anarchici e libertari possono portare
dentro questo movimento plurale consiste proprio nel rifiuto di
considerare la guerra come un fenomeno separato dai rapporti economici,
politici e sociali che la producono.
Essere contro la guerra basta?
Su questo punto comincia la discussione.
Si può arrivare alla pace attraverso strade molto differenti:
dall'articolo 11 della Costituzione, richiamato esplicitamente dal
manifesto, dalla nonviolenza o da una concezione religiosa della
fraternità; dal diritto internazionale, dalla solidarietà con i popoli
vittime delle guerre, dalla necessità del disarmo, dalla difesa
dell'ambiente o dall'internazionalismo.
La tradizione anarchica porta con sé una domanda più radicale, che offre
alla marcia come contributo e non come verdetto: possiamo eliminare la
guerra senza mettere in discussione le strutture che continuamente la
rendono possibile?
Non si tratta soltanto di chiedersi quale governo abbia ragione e quale
torto, quale esercito abbia attraversato per primo una frontiera o quale
alleanza militare garantisca meglio la nostra sicurezza. Per chi viene
da questa tradizione, la domanda si allarga fino a toccare l'esistenza
stessa degli eserciti e la produzione delle armi, i nazionalismi e le
frontiere, la competizione tra Stati per territori, mercati e risorse, i
rapporti coloniali vecchi e nuovi, un sistema economico nel quale anche
la preparazione e la conduzione della guerra diventano produzione,
commesse, profitti e accumulazione.
Per questa tradizione, antimilitarismo e pacifismo non sono
necessariamente sinonimi. L'antimilitarismo non comincia il giorno in
cui scoppia una guerra e non termina quando viene firmato un cessate il
fuoco. Comincia molto prima, quando una società decide quanti miliardi
destinare alle armi invece che ad altri bisogni, costruisce nuove
infrastrutture militari, considera inevitabili eserciti e blocchi
contrapposti, trasforma l'arruolamento in una normale opportunità
occupazionale, abitua bambini e ragazzi alla presenza delle armi e
costruisce il nemico che, prima o poi, potrebbe essere necessario
combattere.
Se diventiamo pacifisti soltanto quando cadono le bombe, siamo arrivati
tardi.
Una marcia, molte strade
Tutto questo non significa attribuire alla Gravina-Altamura un'identità
anarchica che non ha e che non rivendica. È precisamente il contrario:
la sua caratteristica più interessante è essere una marcia plurale.
Nell'elenco degli aderenti convivono Pax Christi e Venerdì Libertario,
Movimento Nonviolento e organizzazioni sindacali, associazioni
ecclesiali e realtà della sinistra, ambientalisti e amministrazioni
comunali.
Si può camminare insieme senza avere la stessa idea dello Stato, della
religione, della violenza, della proprietà o della rivoluzione. La
questione interessante è capire che cosa possiamo fare insieme senza
rinunciare alle nostre differenze.
Qualche indicazione arriva già dal territorio. Il dossier ricorda quanto
accaduto a Gioia del Colle, dove la mobilitazione contro lo svolgimento
della corsa podistica «Corri con Gioia» all'interno della base del 36°
Stormo contribuì allo spostamento dell'iniziativa all'esterno della
struttura militare. Per Lucivero è un esempio di come l'azione della
società civile possa contrastare concretamente la normalizzazione della
cultura militare.
È una piccola vicenda, naturalmente, ma indica un metodo: organizzarsi,
discutere e agire dal basso. Ed è significativo che anche l'appello
della Gravina-Altamura insista proprio su questo punto, rivolgendosi a
chi pratica forme di politica dal basso e invitando a costruire progetti
concreti nei territori. Le istituzioni sono chiamate ad aderire e alcune
lo hanno già fatto, ma il movimento che conduce alla marcia nasce da
cittadini, associazioni, comitati e realtà sociali. Non è un dettaglio.
Il 24 ottobre, e prima
La Gravina-Altamura si inserisce inoltre in una storia di mobilitazioni
che il manifesto stesso rivendica: dalle precedenti marce
Gravina-Altamura alla mobilitazione di Scanzano Ionico, dalle battaglie
per il Parco dell'Alta Murgia alla difesa delle coste, degli ulivi e del
paesaggio, fino alle lotte contro basi militari, inquinamento e
devastazione ambientale.
Il 24 ottobre può allora essere qualcosa di più di una giornata. Può
diventare un'occasione per rimettere in relazione esperienze che negli
anni hanno combattuto battaglie differenti e per domandarsi se dietro
quelle battaglie non vi sia qualcosa di comune. Una base militare, un
poligono, una frontiera, una devastazione ambientale, lo sfruttamento
del lavoro e una guerra non sono la stessa cosa: sarebbe semplicistico
sostenerlo. Ma altrettanto semplicistico sarebbe non vedere i rapporti
che possono unirli.
Gli anarchici e i libertari parteciperanno a questa discussione con la
propria storia e con le proprie idee, non per impartire lezioni di
antimilitarismo agli altri, ma neppure nascondendo le differenze dietro
una generica invocazione alla pace. Perché anche tra coloro che
rifiutano la guerra restano aperte domande enormi: esistono guerre
giuste? Il disarmo può essere affidato agli Stati che si stanno
riarmando? È possibile abolire la guerra conservando gli eserciti? Quale
rapporto esiste tra capitalismo e guerra? Le frontiere ci proteggono
dalle guerre o contribuiscono a costruire il mondo che le rende
possibili? E può esserci una pace autentica dove continuano a esistere
dominio, sfruttamento e oppressione?
Non occorre avere già una risposta comune per mettersi in cammino. Forse
una marcia serve anche a questo.
Il 24 ottobre 2026, da Gravina ad Altamura, persone provenienti da
storie, culture e sensibilità differenti percorreranno insieme la stessa
strada. Prima ancora di quel giorno possiamo cominciare a discutere.
Prima di tutto la pace. D'accordo. Ma quale pace, costruita da chi e
fondata su quali rapporti tra gli esseri umani?
Fonti:
Appello «Prima di tutto la pace» per la Marcia Gravina-Altamura del 24
ottobre 2026; elenco delle adesioni, così come raccolte al 10 agosto
2026, data a cui fa riferimento questo articolo; Michele Lucivero, «La
militarizzazione delle scuole, delle università e della società civile
in Puglia», dossier della marcia, ancora in corso di aggiornamento al
momento della stesura di questo articolo:
https://agorasofia.com/2026/08/06/pace-marcia-gravina-altamura-24-ottobre-2026-dossier-adesione/
https://alternativalibertaria.org/
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