|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 40 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
_The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours |
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024 |
of 2025 |
of 2026
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, FAI, Umanita Nova #22-26 - Nazionalcattolicesimo e franchismo. Spagna 1936 (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 18 Aug 2026 06:43:21 +0300
Di seguito una sintesi dell'introduzione all'opuscolo Spagna 1936 -
Nazionalcattolicesimo e franchismo realizzato dall'autore Daniele Ratti,
del gruppo di lavoro anticlericale della F.A.I., in collaborazione con
la Federazione Anarchica Milanese. Un interessante approfondimento delle
strette relazioni tra cattolicesimo, nazionalismo e fascismo in Spagna,
che aiuta a meglio comprendere alcuni importanti snodi storici e politici.
Il novantesimo anniversario della Rivoluzione di Spagna del 1936 pone
inevitabilmente alcune riflessioni sul rapporto tra il cattolicesimo, la
Chiesa spagnola e il franchismo. Un'entità nazionale, quella spagnola,
che, caso unico in Europa, ha preso forma da un atto religioso, le
crociate contro i mori. Dalla fine del IX secolo sino all'unificazione
della Spagna nel 1492, le campagne contro i musulmani hanno
rappresentato l'epopea nazionale, che si è inevitabilmente identificata
nella fede cattolica, divenendo nei secoli il simbolo più estremo e
radicale del tradizionalismo religioso e l'emblema dell'antimodernismo.
È in questo contesto che la Spagna si è proiettata nel XX secolo,
trovandosi del tutto senza strumenti sociali, politici e culturali per
affrontare la complessità di quel periodo.
La Spagna entrò nella nuova era del tutto impreparata, senza strutture
economiche e sociali adeguate, ma soprattutto divisa da incolmabili
differenze economiche e sociali. Buona parte della popolazione aveva
oltrepassato la soglia di sopportazione dei soprusi e delle ingiustizie,
che apparivano non più tollerabili, e una parte di questa aveva anche
nel tempo assimilato la pratica della ribellione. La rivolta era sempre
più uno strumento praticato nel corso dei primi decenni del XX secolo,
così come si era manifestata, per contro, la repressione. Di conseguenza
il conflitto che iniziò nel luglio del '36 non poteva che essere molto
diverso dagli altri conflitti del XX secolo. Fu una guerra totale, tra
due Spagne inconciliabili, nemiche predestinate dalla loro stessa
storia, che non potevano convivere. In questo contesto le dimensioni
simboliche e "sacre" acquisirono un ruolo sempre più importante. I
ribelli del luglio 1936, i militari nazionalisti che dettero il via al
colpo di stato, sostennero che il loro movimento controrivoluzionario
aveva avuto un carattere "preventivo", anticipando di pochi giorni
un'insurrezione di ispirazione comunista, antinazionalista, dei senza
Dio, atea. Inoltre, sostenevano che si trattava di un'azione volta a
porre fine all'intollerabile situazione di caos sociale in cui la Spagna
era affondata e a difendere la tradizione spagnola dal diffondersi
d'idee considerate estranee allo spirito nazionale.
La Spagna ha vissuto, attraverso i secoli, in un tempo "sospeso",
continuando a riproporre sempre lo stesso palcoscenico, con i medesimi
attori. Sullo sfondo la nazione dei campanili e dei profili delle
cattedrali e dei conventi, i suoi aristocratici, i gesuiti, gli eredi
degli inquisitori; dall'altro lato il nulla o quasi di quella cultura
europea germogliata negli atenei, alimentata dalla vivacità delle
scoperte scientifiche, tecniche e culturali e dai fermenti che
proponevano nuovi modelli di convivenza. I vincitori del conflitto 1936
- 39 furono i nacionales, che si definirono l'incarnazione
dell'autentica "Spagna della tradizione", mentre i vinti furono
considerati "l'anti-Spagna".[...].
Il movimento controrivoluzionario portò alla nascita di una dittatura
personale, cattolica, corporativa e a partito unico, portatrice delle
istanze della Chiesa, dell'esercito, delle élite economiche e delle
diverse tendenze di destra. In questo contesto sorse il franchismo che,
a mio avviso, non può essere catalogato nella categoria dei fascismi
europei, poiché la radice culturale degli interpreti, nonché le ragioni
del suo successo, dipesero strettamente dal percorso storico della
Spagna cattolica, dove i nacionales non solo trovarono nell'apparato
ecclesiastico un appoggio incondizionato, ma riuscirono nell'intento di
far considerare Franco come la parte in lotta appoggiata direttamente da
Dio, come colui che avrebbe riconvertito la Spagna. La guerra fu
concepita come una lotta tra il bene e il male, nella quale il Caudillo
por la gracia de Dios aveva trovato la sua "Santissima Trinità"
nell'esercito, nella Chiesa e nella Falange unificata. Franco fu unto
con un alone di misticismo unico e incomparabile, e questo fu
indispensabile per vincere la guerra civile e mantenere poi saldamente
il potere. Incoronato come un nuovo profeta e interprete del secolare
valore della "razza", strumento di evangelizzazione e colonizzazione del
nuovo mondo, Franco fu considerato lo strenuo difensore dell'unità della
Spagna dalle richieste d'autonomia regionaliste, che per la destra
conservatrice reazionaria e clericale erano sempre interpretate come
volontà d'indipendenza da schiacciare.
Tuttavia questi aspetti non sono stati e non sono ancora accolti da gran
parte della storiografia. La visione più comune, quella diffusa dalla
fine del '39 sino ai nostri giorni, ha circoscritto il triennio spagnolo
1936-1939 a un primo confronto tra antifascismo e fascismo,
focalizzandosi unicamente sulla tematica ideologica e sull'appoggio
esterno che ricevettero entrambi le parti.
Nelle dichiarazioni del VII Congresso dell'Internazionale Comunista
(Comintern), la centrale politica dove si progettò il fronte unito della
resistenza antifascista europea sia dell'est che dell'ovest, nel
congresso che si svolse a Mosca nel luglio-agosto 1935, al punto 5
veniva riportato che: «La lotta armata unitaria dei lavoratori
socialdemocratici e comunisti di Austria e Spagna, non solo ha proposto
un esempio eroico ai lavoratori degli altri paesi, ma ha anche
dimostrato che il successo nella lotta contro il fascismo sarebbe stato
pienamente possibile, se non ci fosse stato il sabotaggio dei capi
socialdemocratici e se non ci fossero stati i "tentennamenti" di quelli
di sinistra (in Spagna bisogna aggiungere, secondo questa visione
ideologica, "l'aperto tradimento della maggior parte dei capi
anarcosindacalisti") la cui influenza sulle masse ha privato il
proletariato di una risoluta dirigenza rivoluzionaria e di chiarezza
nella finalità della lotta».[...]
Questa prospettiva politica fu sapientemente "coltivata" dalla
storiografia comunista d'osservanza moscovita e costituì il canovaccio
sul quale tessere gran parte delle vicende resistenziali europee,
descritte come anticipatrici delle democrazie parlamentari, delle quali
i comunisti furono tra i protagonisti. Ed è quindi in questo racconto
storiografico che si inserisce il "martirio" della Repubblica spagnola,
narrato come martirio della democrazia.
Ci fu anche chi dedicò maggiore attenzione alle vicende politiche e
sociali, in particolare alle conquiste da parte libertaria
nell'organizzazione di nuove e rivoluzionarie forme di produzione ed
aggregazione sociali, che ebbero vita breve, ma furono altrettanto
profonde e significative. Per la forma che assunsero, si proposero come
nuovi e possibili modi di convivenza egualitaria.
Riguardo alle vicende che coinvolsero la Chiesa cattolica, la
storiografia, in gran parte, si è incentrata sulle persecuzioni
dell'estate del '36 e sul "martirio" (così come venne dai più
interpretato) che subì il clero unitamente alle sue strutture e simboli
nella parte repubblicana. Poco si è invece scritto e discusso sulla
partecipazione o sull'influenza che la Chiesa ha avuto sulle vicende del
1936 - 1939[...].
La Chiesa, o meglio, la tradizione cattolica, è stata parte integrante
del movimento dei nacionales. Il franchismo, come già detto, fu il punto
di arrivo di un lungo percorso, di un cammino secolare, che vide
scontrarsi tragicamente due Spagne, inevitabilmente contrapposte: quella
nazional cattolica e quella laica. Il nazionalcattolicesimo si
identificò con la prima Cruzada. Furono scacciati i mori e messe le
insegne reali sotto quelle della Croce, a simboleggiare che, da quel
momento, prima ed innanzitutto, vi era l'interesse e la supremazia della
Chiesa e si era definiti spagnoli, solo ed unicamente, se il proprio
sangue non era "contaminato" da discendenze ebraiche e moresche.
L'identità spagnola da allora coincise con l'unità della Spagna, con la
cattolicità e la Croce come simbolo della Cruzada, come atto fondativo
della nazione e della monarchia. Nello stesso tempo, nel resto
dell'Europa si avviò un processo complesso, che coinvolse gradatamente
tutte le sfere delle attività e del pensiero umano e che pose il
"vecchio continente" al centro della trasformazione della storia. La
Spagna partecipò a tali cambiamenti solo per le spartizioni
territoriali, ma contemporaneamente si chiuse ermeticamente a tutto ciò
che, da allora e nei secoli successivi, circolò come nuove idee nei
campi tecnici scientifici, come esperienze sociali e politiche,
scegliendo di rimanere all'ombra dei campanili e delle cattedrali, dove
per secoli risuonarono le invettive della Santa Inquisizione e le
prediche della Compagnia di Gesù, rimanendo fedele ai principi della
reazione tridentina, di cui i Gesuiti erano i più fedeli custodi.
Questi i lasciti più significativi e altrettanto infelici che la Spagna
ha tributato alle vicende europee e mondiali. Una parte preponderante
del clero spagnolo, quella che aveva una visione tradizionalista del
mondo, ha sempre vissuto qualsiasi cambiamento come un'eresia politica e
religiosa. Un momento cruciale della storia spagnola e della chiesa
iberica fu l'invasione napoleonica, che portò, insieme alle truppe
francesi, la modernità. Fu quello il momento in cui la classe dirigente
spagnola, la Chiesa e l'aristocrazia dovettero scegliere: o incamminarsi
verso nuovi orizzonti europei tutti da scoprire, o rimanere ancorati
alle certezze dei privilegi. La scelta fatta fu quella conservatrice e
in quel momento nacque, nell'ambito del clero, una mistica patriottica
che si fondò sul concetto di Crociata, di Guerra Santa, di mobilitazione
religiosa, di una lotta per la quale i cattolici sono chiamati a
mobilitarsi per la salvezza della fede e dell'unità della Spagna.
Il concetto di fondo è che la religione rappresenta la base della
monarchia e pertanto la Chiesa è investita di una autorità totale sulla
vita intellettuale spagnola. L'intolleranza è la cifra della cattolicità
ispanica, come l'assolutismo politico è quella della monarchia iberica;
insieme formano un perfetto binomio, che caratterizzò l'identità tra
cattolicità ed ispanicità. Religione e nazione: questa è anche la
ragione per la quale qualsiasi richiesta di autonomia da parte di una
comunità della penisola iberica è stata vissuta dai nazionalisti come un
tentativo d'indipendenza, una minaccia all'unità della Spagna.
Da parte dei conservatori ci fu il rifiuto di tutto ciò che l'Europa,
dal Cinquecento in poi, aveva espresso come novità nel pensiero
filosofico e scientifico e nelle esperienze politiche e sociali. Si
voleva solo la continuità della tradizione cattolica, delle regole
sociali e dei privilegi economici.[...]. La Spagna clericale e
antimodernista si allontanò sempre più dal contesto culturale europeo ed
occidentale adottando la nozione di raza che fu del tutto consustanziale
al cattolicesimo spagnolo e che fu lo strumento principale per la
colonizzazione dell'impero.
Daniele Ratti
https://umanitanova.org/nazionalcattolicesimo-e-franchismo-spagna-1936/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(it) Italy, Sicilia Libertaria #469 - STORIA. Antifascismo in provincia di Trapani attraverso un documento inedito (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
- Next by Date:
(it) France, UCL AL #373 - Editoriale - Lyhanna: Negligenza dello Stato (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
A-Infos Information Center