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(it) Italy, UCADI, #209 - Osservatorio politico (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 18 Aug 2026 06:42:59 +0300


Irlanda del Nord - Regno Unito --- Dall'otto giugno le città dell'Irlanda del Nord, Belfast innanzi tutto, della Scozia e dell'Inghilterra intera sono state messe a ferro e fuoco da facinorosi neo-nazisti e primatisti bianchi islamofobi, scesi in piazza su sollecitazione di un video divenuto volutamente virale, sponsorizzato da X che riprendeva l'aggressione di un rifugiato politico sudanese Hadi Alodid ad un addetto al servizio sanitario nazionale Stephen Ogilvie per motivi ancora sconosciuti. Sollecitati da Tommy Robinson - il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon - e dal miliardario americano Elon Musk, proprietario di X, che dopo l'acquisto della piattaforma ha riammesso Robinson sul network, dopo che nel 2018 era stato espulso dall'allora Tuitter i manifestanti hanno bruciato auto, mezzi pubblici, incendiato case abitate da cittadini di colore, soprattutto di origine africana, scontrandosi con la polizia. D'altra parte Robinson ha già dato buona prova di sé, organizzando in maggio la grande manifestazione razzista di Londra, alla quale allora fece fronte una manifestazione antinazista altrettanto partecipata.
Musk stesso ha sostenuto la mobilitazione esortando le persone a scendere in piazza, condividendo perfino una lista di aree di protesta nel Regno Unito sulla quale dirigere i manifestanti, commentando che "solo protestando ripetutamente e ad alta voce ci sarà un cambiamento". L'intervento del miliardario, razzista, xenofobo, suprematista bianco si inserisce nella campagna da lui sostenuta contro Starmer che fa aggio sulle capacità di mobilitazione e di sovversione di Tommy Robinson, noto criminale, preferito dal razzista islamofobo Musk a Farage il quale ha ufficialmente ma in modo flebile preso le distanze dai facinorosi.
La delegittimazione di Starmer e dell'intero governo britannico è facilitata dalla politica da esso adottata di soppressione del welfare a favore delle classi più disagiate inglesi, con abolizione di sussidi e pensioni per recuperare le risorse da destinare al finanziamento della guerra in Ucraina, ma giustificate dalle spese per la repressione dell'emigrazione illegale e la politica dell'accoglienza. Eppure la coperta è corta tanto che il ministro della difesa del governo laburista si è dimesso portando a pretesto gli inadeguati stanziamenti per la difesa.
Il fatto è che Starmer sta cercando di mantenere la tradizione inglese di un'identica politica estera perseguita da conservatori e laburisti, tesa a sostenere la politica imperiale sii un paese che non si vuole rendere conto che l'impero è definitivamente crollato e che la politica di etero direzione degli Stati Uniti, da tempo svolta dalla Gran Bretagna non funziona più perché un criminale ben più efficace e dotato dispone e gestisce gli strumenti di ricatto di Trump, Benjamin Netanyahu. Mentre l'elettorato lo abbandona e rivolge il proprio sostegno a Verdi e a formazioni politiche autonome, mettendo in crisi il bipartitismo britannico, come dimostrano le ultime elezioni amministrative svoltesi nel paese. La crisi del welfare britannico, quella del sistema sanitario, la politica a favore della casa, promessa e sostenuta dal premier sono sempre più in crisi. Questo mentre l'inflazione morde ed erode i redditi della popolazione tuttavia non disponibile alla guerra, come provano i vuoti di organico crescenti in marina da guerra e esercito.
La mobilitazione della freccia del paese serve, a ben vedere a creare quel bacino di disadattati sociali nel quale ritornare ad attingere per rimpinguare le forze armate britanniche e proiettarle alla ricerca di gloria e di bottino sui campi di battaglia, con l'intendo di drenare le risorse di altri paesi né più e né meno di come fecero i corsari della Regina nel periodo di massimo splendore dell'intero britannico. Un sogno destinato a finire nella polvere.
A nulla serve che la stessa famiglia dell'aggredito abbia dichiarato: "Abbiamo molti migranti che danno un contributo estremamente prezioso al nostro paese, anche nel sistema sanitario e nel settore dell'ospitalità, e dipendiamo da loro per il funzionamento del nostro paese", sottolineando di non volere che questa "terribile tragedia venga utilizzata per dividere le persone o alimentare l'ostilità". Segno che un'altra Gran Bretagna esiste ancora.
Mentre tutto questo succede Starmer, ormai decotto, osserva sconsolato il suo governo perdere pezzi e si dimette; ai margini del campo scalda i muscoli Andy Burnham, sindaco dimissionario di Manchester che, dimessosi da sindaco, è andato a vincere un seggio alla Camera con il 55% dei voti in un collegio nel quale poche settimane prima aveva vinto le elezioni comunali Farage. Divenuto parlamentare Burnham, leader della sinistra laburista, può candidarsi a scalzare Starmer e forse salvare dalla sconfitta i laburisti alle future elezioni parlamentari. Le nostre perplessità sul nuovo probabile leader socialista non riguardano la politica interna, ma quella estera: saprà interrompere la continuità della politica britannica guerrafondaia e neo imperialista a favore della pace, il che gli consentirebbe di trovare le risorse per salvare il welfare britannico?

Albania

Dopo 13 anni ininterrotti di potere Edy Rama, premier albanese, distintosi nel lecchinaggio a favore di Giorgia Meloni, inginocchiandosi ad accoglierla per suggellare la concessione all'Italia dell'area del porto di Shëngjin (San Giovanni Medua) e dell'ex base aerea di Gjadër, dove sorgono le altre strutture del complesso ("centro di accoglienza," CPR e area carceraria) ne ha fatto un'altra delle sue. Ha deciso di vendere la laguna Pishë Poro-Narta, l'isola di Sazan e le spiagge pubbliche di Zvërnec, situate a nord di Valona, alla " Affinity Partners" di Jared Kushner, della moglie Ivanka Trump, figlia del presidente degli Stati Uniti, e dei fratelli qatarioti Moutaz e Ramez Al-Khayyat, per trasformarla in un resort di lusso esclusivo di 10.000 alloggi. Gli appetiti della rampolla di Trump sembra siano maturati (come racconta candidamente la signora) in occasione di una nuotata in laguna, mentre la barca dei colombi, a caccia di affari, costeggiava l'Albania. Altri, più verosimilmente sostengono che la storia risale ad alcuni anni fa quando a bordo di uno yacht di proprietà di Nat Rothschild, venne invitato anche Rama per discutere riguardo all'isola che prima di essere un paradiso ambientale, era una delle aree l'area più densa di bunker e gallerie sotterranee scavate al tempo di Enver Hoxha alla quale era affiancata all'estremità sud della baia di Valona la base per sommergibili di Pashaliman (Pasha Liman), vicino alle rovine di Oricum. Ambedue le istallazioni si trovano davanti allo stretto di Otranto, poco più largo di quello di Hormuz e quindi di grande valore strategico. L'operazione rientra quindi anche nella tendenza dei supermiliardari statunitensi di privatizzare la gestione degli stretti del mondo per controllarne i commerci.
C'è poi il fascino per le isole a sollecitare l'ego dei miliardari. Non è un caso che Kushner abiti in un'isola privata di fronte a Miami, separata dalla terraferma da un ponte controllato da milizie private. Isola è condivisa con Jeff Bezos e Mark Zukerberg, ma non solo, nella prospettiva del controllo geoeconomico del mondo.
Anche a bob voler pensar male l'iniziativa comunque è parte di un gigantesco progetto di lottizzazione, preparato da una discussa legge sulla protezione del patrimonio culturale e naturale dell'Albania, frutto di un lungo dibattito nel 2024, trascinatosi per mesi, finalizzata anche a consentire la vendita del patrimonio pubblico. A sostegno dell'iniziativa un fondo di quattro miliardi di euro che contribuirebbe all'aumento del PIL albanese dal 3 e 4% nei prossimi 5 anni e creerebbe 10.000 posti di lavoro. Del resto l'Albania possiede un patrimonio archeologico e naturale immenso, certamente non sfruttato che opportunamente organizzato e messo a sistema non solo potenzierebbe il turismo facendo del paese uno dei leader del Mediterraneo ma consentirebbe fruttuosi investimenti e sviluppo.
Ciò che Rama e i suoi accoliti non potevano prevedere era la netta opposizione dell'opinione pubblica: l'area è una riserva naturale per la riproduzione della fauna, un'oasi di biodiversità anfibia, regno della foca monaca, la più importante nursery delle tartarughe caretta-caretta, base permanente di un centinaio di specie d'uccelli acquatici rappresentati nelle mappe per naturalisti e fa parte della rotta migratoria dell'Adriatico - Adriatic Flyway - che ospita centinaia di specie di uccelli, tra cui una colonia stanziale di oltre 3mila fenicotteri rosa che sono diventati il simbolo delle proteste.
Dall'inizio del mese di giugno ogni giorno folle oceaniche si radunano in piazza Scanderbeg per marciare in direzione della sede del governo dove per la prima volta è assediato non dai suoi eterni nemici appartenenti al partito del corrotto Berisha, ma dall'opinione pubblica, inferocita e mobilitata dagli ambientalisti, perfino dai cacciatori, per una volta sullo stesso fronte, nonché da tutti quegli albanesi che si oppongono alla svendita dei beni pubblici del paese al miglior offerente.
Oltre che colpire Rama quanto sta avvenendo non giova all'immagine pubblica già compromessa di Kushner, che è uno degli investitori della ricostruzione di Gaza e le cui attività sono sottoposte ad indagine da parte della magistratura statunitense per le speculazioni private che effettua grazie alla copertura dei suoi incarichi politici. Il premier albanese si difende affermando «L'Albania non dovrebbe essere un paese che teme un progetto straordinario come questo, in cui partner eccezionali si sono uniti per investire 4 miliardi di euro. Non c'è possibilità che questo investimento si fermi finché sarò qui». Vedremo.

Armenia

Le elezioni parlamentari armene del 7 giugno 2026 hanno visto la vittoria di Nikol; il suo partito Contratto civile (??/KP) ha ottenuto 64 seggi. Al secondo posto si la nuova formazione Armenia Forte (??/UH) che, grazie ha ottenuto ben 29 seggi, registrando un consistente successo e superando la precedente formazione di opposizione Alleanza Armena (??/HD), giunta invece al terzo posto con 12 seggi. Lo scontro si è polarizzato tra le prime due formazioni politiche, la prima che sosteneva l'avvicinamento alla Ue e la seconda che propendeva per mantenere il paese all'interno della all'Unione Economica Euroasiatica che comprende anche Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan.
Le elezioni si svolgono dopo una crisi profonda che ha attraversato il paese a causa della sconfitta subita dall'Armenia ad opera dell'Azerbaigian, sostenuto dalla Turchia, per il possesso del Nagorno-Karabakh, l'antica enclave armena che è stata completamente distrutta, con l'espulsione della popolazione autoctona. La sconfitta armena viene attribuita alla mancata protezione da parte della Russia che, impegnata nella guerra in Ucraina, ha evitato di intervenire in difesa dell'Armenia, ma è insieme frutto delle ambiguità di Pashinyan che ha mantenuto la politica dei due forni da un lato ammiccando all'Unione europea e a un ipotetico ingresso dell'Armenia nell'Ue, sponsor la Francia e il mantenimento della partnership con la Russia all'interno cella CSI. Il dato di fatto è che l'economia dell'Armenia è completamente legata a quella russa e al mercato russo si dirigono la gran parte delle esportazioni armene che non troverebbero spazio sul mercato dell'Unione europea. Inoltre il petrolio russo è essenziale allo sviluppo economico dell'Armenia che non dispone di fonti proprie di approvvigionamento.
Va considerato poi che la popolazione residente supera appena i 2 milioni, dei quali 1,1 nella capitale Erevan, e che in Russia vivono e lavorano la gran parte dei 10 milioni di armeni che con le loro rimesse aumentano l'economia del paese, mentre è fortissimo l'apporto all'economia armena dei giovani russi rifugiatisi nel paese per non essere coinvolti nella guerra d'Ucraina. Inoltre sono tante le ambiguità armene a sostegno dell'Ucraina per favorire gli approvvigionamenti di armi a favore di Kiev. Pesa inoltre su Pashinyan il conflitto con la Chiesa Apostolica Armena e il Catolicos in carica che la governa, tanto che il paese rischia di essere trascinato all'interno dello scontro inter-ecumenico ortodosso che oppone il Patriarcato di Mosca a quello Ecumenico. Il Causo si iscrive ad entrare a far parte di un'area di forte instabilità tanto più perché occorrono alleati a Pashinyan per formare il governo.

Bulgaria

Primi effetti delle recenti elezioni presidenziali in Bulgaria. Il paese, grande produttore di proiettili e munizioni, generoso fornitore dell'Ucraina ha comunicato di interrompere le forniture ai voraci ucraini a causa del costo economico eccessivo e perché sostiene che non è di proiettili che l'Ucraina ha bisogno ma di uomini disposti a combattere. La presa di distanza della Bulgaria fa seguito al venir meno del sostegno di molti altri partner appartenenti al fronte occidentale come la Slovacchia, la Repubblica Ceca e l'Ungheria, anche in assenza di Orban.

Cuba

L'isola caraibica è sempre più in difficoltà sotto la stretta di un embargo feroce. Manca tutto, dall'energia al cibo mentre le esportazioni sono impossibili come le importazioni di generi alimentari e di prima necessità. Non è bastato che i fratelli Castro si è affidati, a fronte della caduta dei due dei due blocchi, ad un ombrello protettivo fornito generosamente dalla Santa Sede, in cambio del ritorno della religione cattolica nell'isola. L'ascesa politica di Rubio negli Stati Uniti, esule cubano, il crescente senso di frustrazione di Trump per il fallimento della sua politiche di appropriazione nel mondo e soprattutto rivolte al continente americano esigono soddisfazione. Sembra di cogliere un frutto ormai maturo per potersi vantare rispetto all'opinione pubblica statunitense, disgustata dagli insuccessi trampiani,e soprattutto di fronte alla comunità di esuli cubani, stanziatasi in Florida, della caduta dell'odiato nemico. In quanto a costoro che pensano di tornare a Cuba riappropriandosi di quello che è stato loro espropriato quando sono fuggiti dal paese insieme alle truppe di Battista, resteranno probabilmente delusi e non avranno vita facile. Qualunque cosa accada il popolo non dimentica e se pensano di ripristinare la situazione quo ante hanno profondamente sbagliato i loro calcoli: 73 anni di gestione rivoluzionaria non sono trascorsi senza lasciare tracce profonde.

Colombia

ll 21 giugno si è svolto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Colombia: Ii candidato di estrema destra avrebbe ottenuto il 49,67% dei voti, sul suo rivale, Ivan Cepeda, che si è fermato al 48,69%. Il candidato della sinistra sostiene che vi sono stati brogli e parla quindi di un riconteggio dei voti e di un "risultato preliminare, non ufficiale". Al momento la situazione è incerta, come avviene nel vicino Perù dove si stanno riconteggiando i voti.

La Redazione

https://www.ucadi.org/2026/06/27/osservatorio-politico-12/
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