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(it) Italy, UCADI, #209 - Al migrante ci penso io (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 14 Aug 2026 07:15:41 +0300
A far fronte ai problemi securitari e di integrazione prodotti
dall'arrivo nel paese dei migranti destra e "sinistra" si candidano per
proporre rimedi e strategie, a fronte del fallimento clamoroso delle
politiche securitarie del Governo Meloni. Durante la campagna elettorale
che l'ha portata al governo, Meloni aveva proposto il blocco navale
delle coste italiane per fermare la migrazione. Come tutte le sue
cazzate elettorali l'impegno si è rivelato un flop ed ha avuto come
unica concretizzazione la costruzione forzosa del campo di
concentramento in Albania, rimasto a causa dell'inesistenza di un quadro
legislativo che ne sostenesse il funzionamento, sostanzialmente sotto
utilizzato. Solo recentemente il governo Meloni ha ottenuto dall'Unione
europea la modifica delle politiche migratorie e il consenso
all'esternalizzazione dei migranti, per deportarli in paesi terzi. A
dispetto di tutto ciò il flusso di migranti è rimasto costante, quando
non è cresciuto, e l'Italia viene sempre utilizzata come paese di
passaggio verso altre mete che costituiscono l'obiettivo finale della
migrazione: troppo disagevoli e poco remunerative sono le condizioni di
vita e di lavoro che gli immigrati possono trovare in Italia. A restare
nel paese sono solo coloro che sono maggiormente privi di
professionalità e con una scarsa formazione, coloro che per estrema
povertà o incapacità di muoversi in una società così diversa, non
riescono a trovare agevolmente la via del passaggio verso altri paesi.
Spesso è proprio lo sforzo necessario a reperire le risorse per
proseguire il viaggio getta i migranti più fragili nelle mani della
criminalità organizzata, della prostituzione e quant'altro che li
trasforma in un fattore di conflittualità sociale. Tutto questo avviene
mentre le condizioni demografiche del paese non sono cambiate e il
bisogno di migranti cresce a dismisura, soprattutto per mestieri e
attività non gradite ai lavoratori italiani, ma anche a causa del
ridursi della disponibilità per la manodopera autoctona di trovare in
Italia il lavoro desiderato, adeguatamente retribuito. È infatti
divenuto molto più conveniente per i giovani cresciuti ed educati in
Italia emigrare verso altri paesi, forti del passaporto europeo, per
trovarvi lavoro con retribuzioni e a condizioni certamente più
remunerative. La legge Bossi-Fini c le modificazioni successive che
l'hanno integrata, garantiscono al sistema di mantenere in vita, anche
in caso di calo dei nuovi di nuovi arrivi, quella quota di migranti che
vivono
nell'illegalità e che possono costituire quell'esercito di riserva di
schiavi del lavoro che, privi di diritti, vengono giornalmente sfruttati
e servono a giustificare le politiche repressive anti-migratorie. Non
contenti di ciò, anche sulla scia di analoghi partiti e movimenti che si
stanno sviluppando negli altri paesi europei e negli Stati Uniti, gruppi
e partiti di estrema destra chiedono la deportazione dei migranti verso
i paesi delle origini o anche verso paesi terzi. pur di liberarsi dalla
loro presenza, cancellando il diritto umanitario e la Convenzione
internazionale sui rifugiati (Convenzione di Ginevra del 1951,
modificata solo dal Protocollo di New York del 1967), della quale
aborriscono il principio fondante dell'accoglienza e della solidarietà
che caratterizzano il provvedimento.
Così dalla lotta all'emigrazione clandestina e illegale il rifiuto verso
i migranti si sposta ai migranti regolari e ancor più verso quelli di
seconda generazione accusati di non aver saputo/voluto integrarsi fino a
chiedere anche per loro la deportazione dal paese e addirittura la
privazione della cittadinanza, non perdendo occasione per rivolgere
l'attenzione verso chiunque assuma posizioni critiche verso la compagine
sociale della quale fa parte. Come si vede ci sono tutti gli elementi
basici del razzismo e sembra generare rigoglioso lo schema di relazione
di una apartheid costruita su basi ideologiche e censitarie.
Mentre la destra favoleggia di campi di contenimento di parte della
popolazione e nega la dimensione universale dei diritti a "sinistra"
vige l'assoluto immobilismo a volte negando l'esistenza dei problemi di
integrazione che pure vi sono, oppure rinunciando ad ogni proposta,
salvo ricorrere nell'ombra e nell'opacità alle mediazioni più ignobili
come quella di esternalizzare i campi di concentramento per migranti in
Libia affidandone la gestione ai commercianti di esseri umani. Verso
costoro l'attuale governo mantiene un regime di impunità e li riporta in
patria malgrado i mandati di cattura internazionali come è successo per
il generale libico Osama Njeem Almasri, ex capo della polizia
giudiziaria di Tripoli, accusato di crimini di guerra e torture. Quella
che manca è una proposta organica che consenta la gestione
dell'integrazione.
La "sinistra" e l'emigrazione
La "sinistra" si è dimostrata incapace di affrontare il problema
migratorio non modificando in modo funzionale e rispetto a un piano di
integrazione dei migranti la legge Bossi-Fini e provvedimenti connessi,
e questo innanzi tutto perché non ha un piano da perseguire, una visione
da realizzare. Il decreto flussi dovrebbe essere fatto in modo da
consentire di creare un canale ordinario e vigilato di accesso al paese,
ma anche di censire il tipo di professionalità delle quali abbiamo
bisogno e dovrebbe prevedere di indirizzare il flusso migratorio verso
strutture di formazione professionale. Il passo immediatamente
successivo dovrebbe essere costituito dall'assicurare alla forza lavoro
migrante l'identico trattamento salariale e normativo di tutti gli altri
lavoratori in modo che non vi sia convenienza a utilizzare un lavoratore
migrante impedendo così la creazione di dumping verso i lavoratori
autoctoni. Un tale provvedimento eliminerebbe l'uso strumentale dei
lavori dei clandestini per tenere bassi i salari, rimuovendo situazioni
di odio sociale tra poveri e meno abbienti.
Andrebbe messa in atto una politica di gestione del territorio capace di
incrementare la collocazione dei migranti nelle aree più spopolate e
rurali, mettendo a disposizione il patrimonio edilizio, spesso
abbandonato, in cambio della riqualificazione abitativa. Dovrebbe essere
cura delle amministrazioni che gestiscono i territori evitare la
ghettizzazione di questi cittadini inserendoli nel tessuto produttivo e
nelle pratiche valoriali che si svolgono sul territorio. A guardare bene
una tale politica di inclusione potrebbe essere caratterizzata da
economie di scala che non richiederebbero nemmeno grandi investimenti
per realizzare un'accoglienza effettiva e reale, inclusiva e non
mortificante delle appartenenze valoriali, religiose, abitudinarie di
queste popolazioni. A dimostrarlo stanno tanti esempi rimasti
sconosciuti, ma rinvenibili sul territorio, soprattutto nel meridione
d'Italia, esperienza come quelle di Cammini, di Riace, e di tanti altri
piccoli centri che hanno dimostrato che questa strategia è possibile ed
attuabile e che la politica di chiudere nei CPT persone che non hanno
commesso alcun reato, se non quello di violare una legge assurda che
normativizza la migrazione in Italia.
Quel che è certo è che senza intervenire si lascia spazio sempre
maggiore a chi predica la deportazione di questa parte della popolazione
non rendendosi conto dell'impoverimento demografico del paese, che non
può essere risolto, almeno nel breve periodo, con provvedimenti di
incremento della natalità, dei quali peraltro non si vede l'efficacia,
soprattutto se resta immutata la regolamentazione del mercato del lavoro
e la sua divisione in un mercato legale e un mercato clandestino che
attinge ad un esercito di riserva che si rinnova in ogni occasione
grazie a dinamiche strutturali.
Recidere questo intreccio perverso di condizioni negative che ostacolano
l'integrazione dei migranti è certamente nocivo per tutti coloro che ne
fanno parte ed è contrario agli interessi economici del paese,
dannosissimo per la "sinistra" che dimostra di non avere proposte
concrete per affrontare il problema della sicurezza e colpire alla
radice la crescente xenofobia di parte della popolazione, assillata dal
problema della sicurezza.
Questa mancanza di soluzioni e proposte lascia largo spazio alla
propaganda vannacciana che ipotizza la deportazione dei migranti, anche
di quelli in regola con le norme sulla concessione della cittadinanza e
il permesso di lavoro, soprattutto ora che il Parlamento europeo ha
provato la nuova normativa relativa ai rimpatri che consente
l'esternalizzazione della loro detenzione in strutture collocate in
paesi terzi e porta a 24 mesi, prorogabili, il periodo di carcerazione
senza alcuna contestazione di reato se non quella di emigrazione
clandestina. Come possano ancora i partititi sedicenti di "sinistra"
sostenere la commissione Von der Stupid rimane un mistero!
G. L.
https://www.ucadi.org/2026/06/27/al-migrante-ci-penso-io/
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