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(it) Italy, Sicilia Libertaria #469 - STEREOTIPI DI GENERE. - Salute mentale e maternità (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 13 Aug 2026 07:21:28 +0300
Un'altra donna è morta. Stavolta non per mano maschile, ma per sua
stessa decisione, portando drammaticamente con sé la prole. Anna
Democrito, 46 anni, si è lanciata dal terzo piano stringendo un rosario
tra le mani dopo aver gettato i tre figli, di cui il più piccolo di
appena 4 mesi. Lei e i due figli minori sono morti, mentre la
primogenita di 6 anni è in rianimazione in gravi condizioni. ---- La
tragedia consumatasi a Catanzaro lo scorso aprile ha acceso un dibattito
pubblico, come di consueto, depauperante e pallido, incentrato su
polarizzazioni facili e insignificanti. Dalla "madre snaturata" che la
defunta si è beccata dal perbenismo di destra per il quale è sempre
indispensabile cogliere l'occasione per confinare rigidamente i
parametri di maternità e femminilità e che in un dramma come questo
trova tutte le giustificazioni per tuonare al popolo "rosa" la giusta
condotta, alle difese progressiste per una depressione post partum di
fatto non diagnosticata.
Ma la ciliegina sulla torta anche stavolta ha avuto l'onore di metterla
la chiesa, che solitamente attacca con severa ferocia questi atti
essendo la nemica numero uno del suicidio e ancor di più del figlicidio
materno, eppure è stata la voce più ragionevole - fa orrore scriverlo -
di tutte. Sicuramente toccata dalla presenza di una corona del rosario
sul luogo del delitto a sancire che l'ultimo pensiero della donna è
stato di redenzione, ma ancor di più obligée dal discreto attivismo di
Democrito in parrocchia, ha parlato di "dolore invisibile", mettendo
l'accento sulla vera centralità della questione, segno di una saggezza
che non essendo disinteressata perde il suo valore, ma che ci dà
l'occasione per una riflessione alternativa. La ciliegina sta nel fatto,
però, che nel tirare in ballo contenuti interessanti ha chiaramente
dovuto narrare un profilo psicologico tutto incentrato sulla brava donna
di fede e gentile figlia di dio autoeliminandosi, come sempre, dal
palinsesto di voci autorevoli in un nanosecondo.
Per quel che riguarda il "dolore invisibile" cui si è accennato e su cui
sta indagando la procura, è certamente qualcosa di più complesso del non
avere senso materno (cosa che a livello psicanalitico non significa un
bel niente) o dell'avere una depressione post partum. Ad andare in
questa direzione le dichiarazioni di famigliari e conoscenti che
accennano a disagi della sfera emotiva e comportamentale pregressi, per
i quali non è stato mai fatto nulla e che sicuramente possono aver avuto
delle acutizzazioni in un momento che si presume complesso, ma di cui
non si sa niente.
Il punto davvero utile, a mio avviso, è proprio questo, ossia concepire
la salute mentale come un diritto fondamentale di ogni persona e la sua
frattura o assenza come non imputabile a una sola causa. Il fatto, poi,
che nel caso di una donna che affronta la maternità sia dato per
scontato che la ragione del malessere sia quella, concretizza uno degli
stereotipi di genere più subdoli e meno evidenti, poiché aventi tutte le
sembianze di una difesa. In realtà è più verosimilmente una lama a
doppio taglio, che crea forzature e vela le stratificazioni di cui tutt*
siamo fatt*, donne comprese. Se in passato era il ciclo mestruale a
vedersi addossare i pesi del malessere personale, poi è stata la
sessualità femminile, soprattutto laddove divergente da quella che si
pensava essere la norma, ancora oggi la maternità continua ad essere
quella sacca in cui ficcare tutto per archiviare la questione.
Questo non vuol dire che le donne non possano soffrire di depressione
post partum, che il ciclo mestruale non possa comportare disagi sul
piano ormonale e dunque umorale o che una certa sessualità nelle donne -
come negli uomini - possa essere il sintomo di un malessere. Ma si
tratta di casi specifici, che vanno approfonditi e per i quali serve una
diagnosi e dunque che la persona si sia incamminata in un percorso
terapeutico significativo. Fuori da queste tappe necessarie un dramma
come quello di Catanzaro rimane contraddistinto da più incognite che
certezze e non si può che avvicinarlo con supposizioni presuntuose. Il
fatto che la procura si muova sul bisogno ossessivo di trovare un perché
e che solitamente sia molto brava nel trovarlo in un cliché non cambia
la realtà dei fatti, anche se in qualche modo la falsifica, e la realtà
è che Democrito era una donna che stava psicologicamente male, di un
male indefinibile poiché mai indagato, e che qualcosa l'ha spinta al
quadruplo gesto di non ritorno.
Anna, come tutte le altre donne coinvolte in dinamiche simili poiché
sofferenti di qualche malessere psicologico non sanato, ha il diritto di
essere lasciata al suo mistero e probabilmente avrebbe avuto bisogno di
cure e sostegno molto prima del post parto e forse prima ancora di
essere madre. Nella società occidentale, che a livello medico bada al
sintomo e alla malattia e non al mantenimento dello stato di salute -
come, ad esempio, fa certa medicina asiatica - la salute mentale è
qualcosa che si costruisce quando già la sfera psichica è stata
compromessa da traumi, disagi, patologie, mentre in realtà trattandosi
appunto di "salute" va strutturata e sostenuta ben prima che tutto ciò
possa sopraggiungere. Ed è un diritto fondamentale di ogni persona poter
godere di servizi orizzontali e gratuiti atti a consentire il
mantenimento di uno stato di benessere sia fisico che mentale.
Altrimenti una donna che affronterà il parto e le sue fasi successive
potrà sempre rischiare di andare in frantumi, così come qualsiasi
persona alle prese con un momento complesso della propria vita.
Invece di perpetrare stereotipi di genere è urgente cominciare a parlare
di salute mentale come qualcosa di più complesso e necessario, perché se
è vero che ormai non caratterizza più un tabù e se ne può parlare, è
altrettanto vero che parlarne così è farlo malissimo. Se poi questo
riguarda il femminile diventa doppiamente grave per l'innumerevole
quantità di stereotipi, pesi e negligenze che gravano sul groppone di
chi è nata o diventata femmina e a tutto questo noi ci opponiamo.
Désirée Carruba Toscano
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