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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #20-26 - La memoria di ieri per le sfide di oggi. 25 anni dal G8 di Genova (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 1 Aug 2026 09:29:51 +0300
Vi sono avvenimenti che segnano uno spartiacque nella storia, sia che si
parli di Storia con la "S" maiuscola che di storie personali. Per la
generazione affacciatasi alla militanza nell'ondata del '68, fu
sicuramente la strage di stato di piazza Fontana; per molti della mia
generazione sono state le giornate del G8 a Genova nel luglio 2001. Non
voglio certo paragonare i due fatti, che hanno avuto gravità, contesti e
dinamiche completamente differenti, ma entrambi hanno decretato per
tante persone il momento della "perdita dell'innocenza". Ed è per questo
che, sebbene siano passati venticinque anni, la memoria ardente di
quelle giornate è ancora presente come cosa viva, come se fosse ieri. Ed
è quindi importante parlarne e riflettere sebbene il mondo sia, nel
frattempo, cambiato radicalmente, per tanti versi in peggio.
Per parlare di Genova occorre raccontare quel movimento transnazionale
che fu chiamato "No global", soprattutto dai media mainstream. Sebbene
in modo sotterraneo esistesse già da un po', assunse risonanza mondiale
per la contestazione al vertice di Seattle del WTO (Organizzazione
mondiale del commercio), alla fine di novembre del 1999, quando decine
di migliaia di persone scesero nelle strade intenzionate a contestare e
bloccare in tutti i modi possibili quell'incontro dei potenti della
terra. Fra il rumore delle vetrine infrante e delle barricate contro la
polizia, fra il gesto di chi aiutava ad alleviare gli effetti dei
lacrimogeni e le parate irriverenti della clown army, un nuovo, potente
e multiforme movimento internazionale si imponeva sulla scena per
contestare i padroni del mondo. Da quel momento in poi, ovunque si
svolgesse un forum degli organismi internazionali (Fondo monetario,
Banca mondiale, Ocse, Nato...) decine e a volte centinaia di migliaia di
persone manifestavano e assediavano i luoghi fisici dei vertici.
Oltre alla sua diffusione in tutti i continenti, l'altra caratteristica
importante di quel movimento fu la sua capacità di tenere assieme non
tanto le idee, quanto le diverse pratiche di piazza. Infatti, con
modalità diverse di volta in volta, per quasi due anni non vi fu quella
devastante divisione fra "buoni" e "cattivi", iattura di tante
mobilitazioni, ma una pluralità di approcci che riuscivano a stare
assieme: dalla clown army alla marcia pacifista, dal black bloc allo
sciopero sindacale. Le istituzioni risposero con crescente violenza,
fino ad arrivare al marzo 2001 quando le contestazioni al Global forum a
Napoli terminarono con una mattanza di polizia in piazza Plebiscito e
con le torture dei fermati portati nella caserma Raniero e al giugno
2001 a Goteborg, quando un poliziotto piantò tre pallottole nella
schiena di un manifestante di 19 anni che solo per fortuna sopravvisse.
Un anticipo chiaro di quello che sarebbe successo a luglio.
Il G8 di Genova doveva rappresentare, nella testa di tanti, il punto più
alto di quel movimento e invece ne segnò la fine, assieme all'attentato
alle Torri Gemelle nel settembre dello stesso anno.
Una delle cause fu che le tante anime che si ritrovarono nel Genoa
Social Forum, la rete che organizzò il controvertice, di fatto
riprodussero le vecchie logiche egemoniche e autoritarie degli apparati
politici e sindacali, non facendo proprie quelle nuove forme di accordo
e condivisione delle pratiche proprie del movimento antiglobalizzazione
negli altri paesi.
Fu così che la violenza statale, dispiegata in tutta la sua ferocia,
poté avere gioco facile nel dividere il movimento, nell'instillare dubbi
e sospetti. Questo nonostante l'ordine di ingaggio delle "forze
dell'ordine" fosse chiaro fin dalla mattina di venerdì 20 luglio:
massacrare tutt* senza esitazioni. L'omicidio di Carlo Giuliani, i
pestaggi selvaggi nelle strade, le torture di Bolzaneto, la mattanza
alla scuola Diaz non furono "incidenti", ma il frutto di una regia
pianificata da tempo. Una lezione pratica della democrazia reale, più
efficace di mille discorsi sovversivi. Nonostante questo, molte anime
della sinistra pacifista e istituzionale continueranno negli anni a
parlare di democrazia tradita.
Gli "Anarchici contro il G8", cui facevano riferimento buona parte degli
anarchici e delle anarchiche di lingua italiana che andarono a Genova,
scelsero di fregarsene dell'assedio alla zona rossa dove si trovavano i
Capi di Stato, manifestando invece a Sampierdarena, nella Genova
proletaria, quella delle grandi lotte operaie.
Puntammo sullo sciopero generale, creammo comitati di sciopero in
diverse città che diedero vita ad assemblee territoriali. Puntavamo
sulla radicalità degli obiettivi e sul radicamento sociale. Sul numero
di Umanità Nova che venne diffuso a Genova scrivevamo: "Le
manifestazioni internazionali, come quella odierna di Genova, sono state
e saranno importanti perché riescono a mettere in luce il carattere
distruttivo, violento, irriformabile dei vari organismi sovranazionali,
ma non possono rappresentare il punto centrale di un percorso che deve,
necessariamente, svilupparsi altrove. La forza di questo movimento è
nella capacità di coniugare radicalità e radicamento, agire e pensare
localmente ed agire e pensare globalmente e non deve inaridirsi nella
mera contestazione dei vertici dei potenti. Altrimenti si rischia di
diventare una sorta di "tour operator" della contro globalizzazione,
specializzati in viaggi in paesi esotici. Una specie di Camel trophy
della sovversione, con tanto di emozioni già programmate. O, peggio, di
fare da sponda di movimento ad un'esangue sinistra istituzionale a
caccia di poltrone e di volti nuovi. Al Genoa Social Forum hanno preso
parte politicanti di ogni risma bisognosi di legittimazione. (...)
Questo è un mondo che corre, corre sempre più in fretta, ed altrettanto
in fretta macina esperienze, percorsi ed anche i movimenti sociali che
non sanno sottrarsi allo spettacolo, alla logica folle che, mimando
insensatamente le regole imposte dal marketing, consuma rapidamente,
rendendola improvvisamente desueta, persino la capacità di critica,
oltrepassamento, negazione dell'istituito. È una trappola da schivare,
spiazzando l'avversario, moltiplicando la propria capacità di dissodare
terreni nuovi, zone autonome, spazi liberi. Per superare le numerose
empasse in cui rischia di bloccarsi occorre che il movimento sappia
spargersi sul territorio come polvere, costruendo rapporti conflittuali
che si alimentino della capacità di costruzione intenzionale di mondi
altri, di relazioni altre, di vite altre. Ogni giorno, ovunque. La
tensione ad un'azione radicale che sappia trarre linfa da un radicamento
profondo, da una progettualità capace di innervare profondamente il
presente, può essere il segno di un movimento rivoluzionario capace di
costruire il proprio futuro nell'oggi. Come anarchici abbiamo
cominciato, non senza difficoltà, a muoverci in questa direzione,
l'unica capace di raccogliere le istanze più feconde di questi
movimenti. Ma si può e si deve fare di più."
Pensiamo che quelle parole siano più attuali che mai. La storia ha
infatti reso chiaro che, solo dove sono nati movimenti ampi che sono
riusciti a coniugare una forte presenza territoriale con il metodo
dell'azione diretta di massa e non solo delle minoranze di militanti,
governi e padroni hanno avuto paura.
La scelta di provare ad essere radicali e radicati è quindi per noi il
lascito principale di quei giorni di luglio, una scommessa che si
rinnova ogni giorno nelle lotte che promuoviamo ed attraversiamo.
Un'azione costante di sottrazione conflittuale dall'istituito che si
coniuga con la pratica dell'autogestione e della lotta quotidiana.
Un compagno che c'era
Per leggere e scaricare lo speciale di Umanità Nova uscito subito dopo
il G8:
umanitanova.org/wp-content/uploads/2021/07/Le-tre-giornate-di-Genova.pdf
https://umanitanova.org/36486-2/
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