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(it) Italy, Sicilia Libertaria #469 - Yankee go home - Di Trump della Meloni e del servilismo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 29 Jul 2026 08:18:23 +0300


Se si prendessero per buone le ultime esternazioni di Donald Trump, si presenterebbe in questi giorni un'opportunità storica, la riduzione inizialmente o l'eliminazione totale della presenza delle truppe americane in Sicilia; il che non significa tout court dismettere le basi americane, che resteranno sicuramente appannaggio dell'esercito italiano (contro cui andrebbe incrementata una campagna senza quartiere di denuncia dell'indebita funzione di controllo e coercizione che svolge sui territori), ma non farsi più coinvolgere direttamente nelle guerre che gli americani, specialmente in questa fase storica, hanno disseminato nel mondo.
La Presidente fascista del Consiglio -fascista, e non neo o parafascista, come ci segnala l'ultimo libro di Tommaso Montanari, La continuità del male -, vede nell'esercito USA e nella sua appendice NATO un appoggio e uno sprone alle ambizioni di grande potenza che l'Italia fascista, e prima ancora l'Italia crispina e giolittiana, ha sempre coltivato sul Mediterraneo. Perciò si è affrettata a chiedere al Grande Alleato, con la faccia contrita da chierichetto pescato a rubare dal vasetto di miele, di ripensarci, perché l'Italia - purtroppo diciamo noi - con gli Stati Uniti "ha sempre mantenuto tutti gli impegni che ha sottoscritto, lo ha sempre fatto, lo abbiamo fatto particolarmente in ambito Nato. Lo abbiamo fatto anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, lo abbiamo fatto in Afghanistan, lo abbiamo fatto in Iraq. E quindi diciamo che alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette anche perché a livello di Patto Atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo". Quest'ultimo periodo sta a indicare che qualora Trump gliel'avesse chiesto "in una sede formale", non necessariamente NATO, le sue pretese sarebbero state comunque prese in considerazione.
Dimentica la Meloni "la crisi di Sigonella" dell'ottobre 1985, quando Craxi rivendicò, in un rigurgito di orgoglio filo-garibaldino, la sovranità dell'Italia sulla base siciliana. Ma questo rimane un particolare, un'eccezione che non infirma la regola, visto che non ebbe alcun seguito da parte dei governi italiani che, anzi, si prodigarono negli anni seguenti ad assicurare (come nei bombardamenti in Serbia -macchia indelebile dell'aviazione italiana-, in Somalia, in Afghanistan, in Iraq, ecc.), la loro sudditanza agli USA.
Se l'indipendenza dell'Italia dovesse davvero passare attraverso la sua difesa armata, non sarebbe certo chinandosi all'imperatore americano. Per opporsi a un ipotetico invasore, i "padri nobili" del Risorgimento nazionale (Garibaldi, Mazzini, Cattaneo e il siciliano Milo Guggino) ipotizzarono la mobilitazione dal basso delle masse popolari, a ciò allertate (come avveniva in Svizzera e in Spagna), in quella che veniva chiamata la "nazione armata" (la nazione dei volontari garibaldini che "fecero l'Italia", ma anche la nazione della guerriglia partigiana e la nazione delle sollevazioni popolari contro la guerra, nel '17 e nel '45): che la Repubblica sorta nel secondo dopoguerra da un accordo catto-comunista, e aderendo al Patto Atlantico, ha totalmente ripudiato e tentato di far dimenticare agli italiani. La difesa armata, che la costituzione repubblicana decanta contraddittoriamente nei suoi articoli 11 e 52, avrebbe dovuto rimanere come opzione ultima, estrema, da attuarsi in caso di guerra civile interna, contro i rigurgiti fascisti ad esempio, o per rispondere a un'invasione armata dall'esterno.

Per il resto, l'Italia è e doveva rimanere neutrale, pacifista e pacifica, non vi era e non dev'esservi motivo d'allarmare le popolazioni, d'armare giovani di leva o, peggio ancora, foraggiare truppe superspecializzate con la scusa della difesa interna, per imporre invece, com'è avvenuto, la propria presenza, un "prestigio internazionale" inteso come anticamera della colonizzazione, in scenari lontani e problematici fonte questa di una possibile dipendenza da altre potenze, anche mascherate sotto l'egida dell'ONU, e di coinvolgimento in conflitti locali e sovranazionali. La difesa non armata, non-violenta, dal basso, che è quella da noi sempre auspicata e sognata, diventa oggi sempre più probabile e concreta, attraverso l'automazione, Internet, gli hacker, l'AI, i social ecc.: strumenti di cui ci dovremmo e potremmo appropriare, che dovremmo imparare a usare e non lasciare alle logiche criminali degli Stati. Già adesso basta tranciare dei cavi e disturbare le telecomunicazioni con mezzi relativamente semplici per mandare in tilt un esercito imperiale, individuare le falle nei suoi sistemi d'arma per renderli inoffensivi, penetrare nei gangli della sua sicurezza interna per disarticolare uno Stato nemico, e persino lasciar fare ai meccanismi iniqui e autolesionisti che regolamentano i mercati per mettere a rischio i suoi capitali. Sarebbe necessario di converso dotarsi di apparati di autoapprovvigionamento idrico ed energetico, accumulare e preservare scorte alimentari e finanziarie, autonomizzare e mettere in rete comunità locali e centri decisionali, ricondurre alla conoscenza dei territori anche l'attivazione di eventuali future sacche di resistenza.
I guerrafondai conoscono bene e temono l'uso di strumenti, che chiamano di "guerra ibrida", basati sulle risorse umane, tecnologiche e naturali del paese che resiste. L'uso dei droni, frequentissimo nelle ultime guerre, insegna che è anche possibile contrastare i grandi apparati militari - nel caso di temuta invasione - con strumenti pseudo artigianali e poco costosi, creativi, facilmente manovrabili. Questi, la mobilitazione dal basso, la non-violenza attiva (che non esclude il sabotaggio e la violenza sulle cose), il coraggio e la volontà delle comunità interessate, potrebbero sopperire alla enorme sproporzione di mezzi posseduti da una superpotenza, contro i quali nessun esercito, anche il meglio addestrato e attrezzato, potrebbe altrimenti resistere.
La manifestazione dal basso, in Italia, di una forte neutralità e di un'altrettanto forte opposizione ad ogni intervento armato esterno o interno, supportate da relazioni orizzontali tra popoli e nazioni, potrebbe contribuire a formulare nuove regole di convivenza a livello internazionale, a far cessare i conflitti armati, rigettare le politiche imperiali fondate sulla forza e dar vita a un nuovo organismo sovranazionale con chiaro programma popolare, solidale e non-violento.

N.M.

https://www.sicilialibertaria.it/2026/06/15/yankee-go-home/
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