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(it) Spaine, Regeneration: Platformismo e specificismo di Liza (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 15 Jul 2026 07:49:02 +0300
Due tradizioni per lo stesso problema strategico. ---- Nel dibattito
contemporaneo sull'anarchismo organizzato, emergono spesso due termini
che a volte vengono presentati come correnti opposte: platformismo e
specificismo. Tuttavia, un'analisi storica più approfondita mostra che
entrambi derivano da una preoccupazione comune: come fornire
all'anarchismo un'organizzazione politica, una coerenza strategica e un
reale impegno nelle lotte delle classi sfruttate. Più che due mondi
opposti, sono due risposte distinte - situate in contesti storici
differenti - allo stesso problema.
La Piattaforma e il problema dell'organizzazione
La cosiddetta "Piattaforma organizzativa dei comunisti libertari" fu
redatta nel 1926 dal gruppo Dielo Truda, formato da militanti anarchici
russi in esilio dopo la sconfitta rivoluzionaria e il consolidamento del
potere bolscevico in seguito alla Rivoluzione russa. Il testo si
proponeva di rispondere a una domanda che gli autori stessi
consideravano centrale: perché l'anarchismo non era stato in grado di
intervenire efficacemente in un processo rivoluzionario di enorme portata.
La risposta che proposero non era dottrinale, bensì organizzativa. La
Piattaforma propugnava la costruzione di un'Unione Generale degli
Anarchici basata su alcuni principi chiari: unità teorica, unità
tattica, responsabilità collettiva e federalismo. Per i suoi autori, il
problema principale dell'anarchismo ai loro tempi non era la mancanza di
militanti o di idee, bensì la sua frammentazione organizzativa e strategica.
Il documento scatenò immediatamente un acceso dibattito all'interno del
movimento anarchico internazionale. Figure come Volin e Sébastien Faure
risposero proponendo la cosiddetta sintesi anarchica, che mirava a unire
le diverse correnti dell'anarchismo - comunisti libertari,
anarco-sindacalisti e individualisti - in un'unica organizzazione, senza
tuttavia richiedere una linea politica comune.
Lo scontro fu aspro e il tentativo di creare una rete internazionale
attorno alla Piattaforma fallì. Ma il dibattito lasciò un segno
indelebile: mise chiaramente in luce il problema di una specifica
organizzazione politica anarchica, un tema che sarebbe riemerso decenni
dopo in altri contesti.
L'esperienza latinoamericana dell'especifismo
Trent'anni dopo, in un contesto storico ben diverso, in Uruguay nacque
la Federazione Anarchica Uruguaiana (FAU), fondata nel 1956. Pur non
avendo avuto come precedente conoscenza l'esperienza della Plataforma,
la FAU sviluppò una concezione organizzativa con importanti punti di
contatto: la necessità di un'organizzazione politica anarchica coerente,
con una strategia e un programma, capace di intervenire in modo
organizzato nei movimenti sociali.
Basandosi sull'esperienza maturata nei movimenti operai, studenteschi e
territoriali, la FAU elaborò una concezione strategica che sarebbe poi
diventata nota come especifismo. Questa tradizione si diffuse
successivamente in altri paesi latinoamericani ed ebbe un'influenza
decisiva sullo sviluppo dell'anarchismo organizzato in Brasile.
Ricercatori come Felipe Corrêa, affiliato all'Istituto di Teoria e
Storia Anarchica, hanno sottolineato come sia il platformismo che lo
specifismo possano essere compresi all'interno della stessa famiglia
storica dell'anarchismo: la tradizione che difende il dualismo
organizzativo, ovvero l'esistenza di una specifica organizzazione
politica anarchica che interviene nei movimenti sociali senza sostituirli.
In Brasile, questa tradizione si è cristallizzata in organizzazioni
contemporanee come l'Organização Socialismo Libertário (Organizzazione
Socialista Libertaria), che rivendicano simultaneamente l'eredità dello
specifismo latinoamericano e del platformismo classico.
Due esperienze nate senza conoscersi
Questa panoramica storica ci permette di comprendere un aspetto
importante: platformismo e specifismo non sono emersi come correnti
rivali. Sono sorti in epoche diverse, in continenti diversi e in
contesti sociali profondamente differenti. Le loro somiglianze risiedono
nel problema che cercavano di risolvere - la necessità di
un'organizzazione politica - mentre le loro differenze derivano in gran
parte dalle condizioni storiche in cui si sono sviluppati.
La Piattaforma fu una riflessione nata dal fallimento delle rivoluzioni
europee tra le due guerre. Lo specificismo uruguaiano si formò nel
contesto latinoamericano della seconda metà del XX secolo,
caratterizzato da diverse configurazioni sociali, diverse tradizioni di
lotta e diversi scenari politici.
Comprendere questo è importante per evitare un errore comune nella
storia della sinistra: trasformare le strategie in ricette universali.
Il nostro uso del termine "platformismo"
Nel caso di La Liza, l'adozione del termine "platformismo" deriva in
parte da questa preoccupazione. Da un lato, c'era l'intuizione che fosse
necessario recuperare l'esperienza del gruppo Dielo Truda e la sua
critica alla disorganizzazione all'interno dell'anarchismo. Dall'altro,
sembrava problematico adottare semplicemente il termine "specificismo" -
nato in America Latina e legato a una tradizione specifica - e
applicarlo direttamente al contesto europeo.
Col tempo, una comprensione più approfondita dell'esperienza
latinoamericana ha rafforzato questa iniziale cautela. Non si tratta di
negare le affinità tra le due tradizioni, ma piuttosto di riconoscere
che ciascuna risponde a contesti specifici.
L'avvertimento di Mechoso
A questo punto, una riflessione di Juan Carlos Mechoso, membro di lunga
data del FAU (Fronte dell'Unione Argentina), risulta particolarmente
rilevante. In un'intervista, ha osservato che i tentativi di trasferire
modelli politici da altri contesti "in modo più o meno meccanico" sono
stati frequenti nella sinistra latinoamericana, sostituendo schemi
importati all'analisi concreta. L'avvertimento è semplice ma profondo:
non c'è niente di meno strategico che copiare le strategie. Le idee
possono viaggiare, ma acquistano senso solo se reinterpretate in
relazione alle specifiche condizioni sociali e politiche di ogni luogo.
Il problema del potere popolare in Europa
Uno degli esempi più chiari di queste differenze emerge nel concetto di
potere popolare, che occupa un posto centrale in gran parte della
sociologia latinoamericana.
In generale, il potere popolare si riferisce alla costruzione di un
potere sociale alternativo a quello del capitale e dello Stato, basato
sull'auto-organizzazione dei settori sfruttati e oppressi. In America
Latina, questa idea è spesso legata all'articolazione di diversi attori
sociali: operai urbani, contadini, lavoratori informali, comunità
indigene, residenti dei quartieri operai e altri settori subalterni.
In queste condizioni, il concetto può funzionare come strumento
strategico per guidare i processi di organizzazione popolare e costruire
blocchi sociali capaci di contrastare il potere.
Ma il contesto europeo è diverso. In gran parte dell'Europa occidentale,
le trasformazioni sociali del secolo scorso hanno prodotto una maggiore
omogeneizzazione delle classi sociali. Il mondo contadino è praticamente
scomparso come attore politico autonomo, i settori indigeni non esistono
più come categoria sociale e ampi segmenti della popolazione sono
integrati da decenni nelle istituzioni dello stato sociale.
In questo scenario, il problema strategico è solitamente un altro:
ricordare alla classe operaia che rimane tale, anche quando si
percepisce come classe media.
Frammentazione sociale ed egemonia
A questo si aggiunge un altro fattore importante. In Europa, molte
interpretazioni contemporanee del concetto di Potere Popolare sono state
influenzate da correnti autonomiste o da certe letture
dell'intersezionalità applicate ai movimenti sociali. Il risultato è
stato spesso una proliferazione di lotte settoriali, frammentate per
temi o identità, frequentemente multiclasse e prive di un chiaro
orizzonte socialista.
In questo contesto, il concetto di Potere Popolare rischia di funzionare
non come strumento per costruire un'egemonia rivoluzionaria, ma come
giustificazione per fronti sociali eterogenei e politicamente indeterminati.
Quando la questione di classe cessa di essere centrale nell'analisi, le
lotte tendono a limitarsi al programma dei settori più integrati o
privilegiati all'interno di quei movimenti.
È interessante notare che la questione dei limiti del Potere Popolare
nei contesti occidentali è attualmente oggetto di dibattito nella nostra
tradizione. I compagni platformisti australiani criticano le posizioni,
o meglio gli effetti di tali posizioni, dello Specifismo negli Stati
Uniti. E condividiamo pienamente la loro argomentazione: l'uso del
Potere Popolare in società come quelle occidentali, lungi dal
permetterci di costruire un soggetto rivoluzionario, ci condanna a
fronti multiclasse in cui il programma è precluso dagli interessi dei
settori più privilegiati, spostando così l'attenzione dalle
rivendicazioni di redistribuzione dei mezzi di decisione e di produzione
al riconoscimento della differenza ai margini del sistema borghese.
Recuperare la tradizione della lotta nel nostro contesto
Da questa prospettiva, il recupero della Piattaforma può assumere un
significato specifico nell'Europa odierna. Non si tratta di ripetere
letteralmente un documento scritto quasi un secolo fa, ma di recuperare
una tradizione politica che poneva al centro tre questioni fondamentali:
l'organizzazione, la strategia e la lotta di classe.
La critica che i militanti di Dielo Truda muovevano all'anarchismo del
loro tempo - la sua frammentazione organizzativa, la sua mancanza di
coerenza strategica e la sua difficoltà a intervenire in modo duraturo
nella lotta di classe - rimane sorprendentemente attuale.
Recuperare questa tradizione ci permette anche di riformulare il
problema strategico in termini di Potere di Classe: la costruzione di
un'egemonia rivoluzionaria basata sull'auto-organizzazione della classe
operaia e orientata verso un orizzonte comunista anticapitalista e
libertario.
Due tradizioni, un'intuizione condivisa
Platformismo e specificismo condividono in definitiva un'intuizione
fondamentale: senza un'organizzazione politica specifica, nessuna
strategia rivoluzionaria è possibile.
Le differenze tra le due tradizioni sono principalmente legate ai
contesti in cui si sono sviluppate e agli strumenti strategici che
ciascuna ha creato per intervenire al loro interno. Riconoscere ciò non
dovrebbe essere fonte di sterile dibattito, ma piuttosto un'opportunità
per imparare da entrambe le esperienze.
In definitiva, la questione strategica rimane la stessa posta dai
militanti di Dielo Truda un secolo fa e ripresa in seguito dagli
anarchici latinoamericani: come costruire oggi una forza rivoluzionaria
capace di intervenire nelle lotte reali della nostra classe.
Liza, Segreteria Politica
https://regeneracionlibertaria.org/2026/05/08/plataformismo-y-especifismo/
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