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(it) Italy, UCADI, #208 - Trump va in gita (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sun, 21 Jun 2026 08:02:22 +0300


Trump è il primo presidente USA invitato a visitare il Tempio del Paradiso in Cina; peccato che Putin lo abbia già fatto. Questa notizia da sola potrebbe essere sufficiente per riassumere il significato della gita del presidente arancione. ---- Possiamo anche aggiungere che i leader delle principali compagnie tech americane (da Tesla ad Amazon, Apple etc.) hanno scroccato una gita fuori porta al loro amico, senza nemmeno il bisogno di portare la tovaglia per l'apparecchiatura sul prato.
Su un piano leggermente più serio, un cronista di Fox News ha avuto l'opportunità di fare un servizio sulla presenza asfissiante delle telecamere in Cina, perché per sua sfortuna gli hanno fatto quasi istantaneamente una multa per aver parcheggiato fuori posto. Salendo un ulteriore gradino, si viene a sapere che Marco Rubio, sanzionato dai cinesi nel 2021 (quando era un semplice senatore) per dichiarazioni pesantemente anti-Cina, è stato ammesso al banchetto grazie ad un trucco che solo i cinesi potevano inventare: questa volta, hanno usato ideogrammi diversi per riferirsi a Marco Rubio così che hanno potuto accettarlo senza eliminare una sanzione che prevedeva il divieto di entrare in Cina. Quando si parla di flessibilità!
Molti commentatori parlano di insuccesso della visita. Non poteva essere diversamente, perché una visita a quel livello ha bisogno di essere preparata da incontri specifici fra tecnici, ma Trump sembra essere allergico o incapace di negoziati veri. Si è ripetuto lo scenario del meeting dell'anno scorso in Alaska con Putin che non ha portato a nulla. Trump vive in un mondo in cui contano solo le public relations ed è sufficiente (per lui) tenere attiva l'attenzione e distrarre i mercati per fare un po' di insider trading.
Il risultato è una assoluta inaffidabilità della dirigenza USA; gli altri lo sanno e lo lasciano parlare ,dato che è uno scemo del villaggio molto potente e violento. Una delegazione con i più ricchi uomini del mondo nel settore dell'HighTech poteva far presagire accordi sulla vendita di chip, ma non è stato concordato niente di sostanziale: solo qualche autorizzazione a Nvidia, in un settore dove i cinesi per primi vogliono limitare l'importazione per far sviluppare l'industria locale. Perfino la presunta vendita di aerei della Boeing si è ridotta dai previsti 500 a 200, aggiungendo che questo numero appare solo nel resoconto di parte USA, mentre non c'è niente al riguardo in quello cinese. Non si può escludere la vendita di qualche aereo, ma solo per tenere calmo il bullo arancione. Non ci sono tracce di accordi significativi sull'acquisto di soia americana, tanto sperato dagli agricoltori americani che stanno pere essere investiti dall'aumento del costo dei fertilizzanti. Non ci sono nemmeno tracce di accordi sulle terre rare: meglio per gli USA non toccare un tasto delicato che potrebbe far innervosire i cinesi che hanno carte da vendere: l'anno scorso, dopo i mega dazi trumpiani, la Cina limitò fortemente la vendita di terre rare e così si arrivò alla debacle in Corea del Sud, quando Trump e Bessent furono costretti a calare i dazi (leggi brache).
Si, certo gli americani stanno facendo la voce grossa, annunciando sanzioni per alcune banche cinesi, casomai osassero commerciare petrolio iraniano o russo, ma già prima della scampagnata trumpiana, i cinesi hanno attivato una legge che proibisce alle stesse banche di ottemperare alle richieste americane, garantendo allo stesso tempo protezione in caso di azioni specifiche da parte USA.
Nel quadro delle relazioni USA-Cina c'è un altro terreno di scontro che non è venuto alla superficie, forse perché gli USA non sono coinvolti direttamente, ma solo attraverso un loro proxy: Panama. Negli ultimi 30 anni, una compagnia cinese di Hong-Kong (la KH Hutchinson), grazie ad un contratto firmato con lo Stato panamense, gestiva i due porti che coordinano il traffico di container sul lato Atlantico e Pacifico del canale. Improvvisamente, all'inizio del 2026, la Corte suprema di Panama se ne è uscita con la decisione che il contratto sarebbe contrario alla Costituzione (guarda caso poco dopo la dichiarazione di Trump sulla necessità di riappropriarsi del canale). Morale della favola: un paio di mesi dopo i cinesi hanno elevato i costi portuali per le navi panamensi che attraccano ai porti cinesi. Da notare che molti introiti panamensi vengono non solo dal
canale, ma dalle navi prestate al traffico merci internazionale. Una mossa come quella cinese porterà molte navi panamensi a cambiare bandiera. La storia non sembra finire qui: una volta che la KH Hutchinson ha dovuto lasciare Panama, la gestione dei due porti è stata affidata a due delle principali compagnie per il trasporto di container: la danese Maersk e la svizzera MSC. I cinesi hanno annunciato ritorsioni, ma non si sa bene in quale forma, dato che rischierebbero di farsi del male. Staremo a vedere.
Riassumendo, non ci sono risultati di nota sul piano commerciale. Forse il quadro è diverso sul piano strettamente politico? Non sembra proprio: i cinesi si sono rifiutati (molto gentilmente come sempre) di fare pressioni sull'Iran per aprire lo stretto di Hormuz e/o accettare il piano di pace americano. Che i cinesi preferiscano un Iran senza bomba atomica è lapalissiano e ripetere il concetto non costa loro nulla, come non costa nulla esprimere una preferenza per uno stretto di Hormuz aperto. Ma da qui ad impegnarsi per risolvere un problema causato dagli americani ce ne vuole ed infatti non si trovano tracce in tal senso dentro al resoconto cinese.
C'è però una cosa che preme ai cinesi più di ogni altra e lo hanno espresso molto chiaramente quando hanno affermato che pace e indipendenza di Taiwan sono come acqua e fuoco: non vogliono intromissioni americane, altrimenti ci saranno clashes and conflicts (scontri e conflitti) come da traduzione in inglese. In parole povere una minaccia, cosa piuttosto insolita.
Adesso sta a Trump decidere se inasprire le relazioni vendendo i miliardi di armi promessi a Taiwan.
In pratica non è cambiato nulla. Trump deve decidere se autorizzare un'azione militare molto costosa e rischiosa con l'Iran o avventurarsi in un terreno a lui completamente ignoto: quello del negoziato. Perfino Kagan, il papa dei neocon (nonché marito di Victoria Nuland, l'architetto dell'operazione Ucraina) ha scritto in modo chiaro che l'operazione Iran è senza dubbio un fallimento, ma la sua anima neocon emerge e afferma che per vincere è necessario intraprendere un'operazione molto grossa e costosa (sia in termini di soldi che di vite umane): come dire facciamolo perché dobbiamo comunque togliere il bubbone.
Trump seguirà l'indicazione?

Antonio Politi

https://www.ucadi.org/2026/05/23/trump-va-in-gita/
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