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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #16-26 - Tra capo e collo. Trump e il neoconservatorismo (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 21 Jun 2026 08:01:52 +0300
Contrariamente a quanto ci si poteva attendere, non vi è stato un
eccessivo interesse da parte degli analisti e dell'opinione pubblica per
stabilire se l'ultimo presunto attentato a Trump fosse autentico, o una
pagliacciata, oppure un'autentica pagliacciata. La domanda più frequente
infatti non è stata il classico "cui prodest?", bensì l'ancor più
classico "a chi importa?". Insomma, la questione della sorte di Trump
non appassiona quasi nessuno; semmai sorgono questioni lessicali di non
poco conto. In base ai precedenti determinati dalla stessa
amministrazione Trump, bisognerebbe capire come catalogare l'eventuale
tentativo di eliminare l'attuale presidente. Come attentato, oppure come
"attacco di decapitazione"?
Nessun organo internazionale ha pronunciato una formale condanna del
sequestro di Maduro e dell'assassinio di Khamenei, e gli USA sono un
membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU; quindi, dati i
precedenti, eliminare capi di Stato o di governo non può più essere
considerato un atto illegale o terroristico, bensì una normale prassi
politica.
D'altra parte ci si potrebbe chiedere se il termine "decapitazione" si
possa applicare all'eventuale eliminazione di Trump. Il dubbio è lecito,
e non solo perché Trump appare fuori di testa, ma soprattutto a causa
della crescente evidenza che Trump non è il "capo". Gran parte della
narrativa mediatica dell'ultimo anno ha presentato come una sorpresa il
fatto che Trump parli e agisca come un neoconservatore, e che i
neoconservatori come Lindsey Graham siano determinanti nel dettargli le
scadenze. In realtà la dipendenza della comunicazione di Trump dagli
schemi neocon era già evidente dall'inizio, come dimostrano anche gli
articoli del 2017 dell'economista Thomas Palley. Non era difficile
capire che l'antiglobalismo di Trump fosse solo un circo mediatico per
catturare il voto degli operai e degli ex operai. (1)
Dalla narrativa neocon Trump ha ripreso soprattutto il rifiuto del senso
del limite, quindi il ritenere che i problemi siano dovuti al
"troppobuonismo", all'essersi legati le mani per amore del politicamente
corretto. In parole povere, si tratta del solito vittimismo del bullo,
per cui ogni aggressione che si commette dovrebbe essere il risarcimento
per immaginari torti ricevuti in passato. Un discorso demenziale, ma del
tutto funzionale a ciò che i neocon devono fare, cioè lobbying d'affari
per gli appalti degli armamenti e per il giro di riciclaggio sui soldi,
pubblici e privati, indirizzati verso Israele. La scienza politica ha
sempre dato per scontato che gli Stati e i governi siano soggetti
politico-istituzionali definibili in base ad un quadro legale-razionale,
oppure ideologico. Il lobbying smentisce questo assioma, mostrando come
attorno ad un giro d'affari si aggreghi una cordata che ha un
funzionamento da dispositivo automatico e unidirezionale. Il lobbying è
un'attività predatoria ma, a differenza di una rapina in banca, non ha
bisogno di un piano preventivo e di un numero definito di componenti
della banda. L'ecosistema del lobbying è la confusione, la dissoluzione
dei ruoli istituzionali, e anche dei confini tra pubblico e privato, e
tra legale e illegale. Il lobbying è pervasivo e si riproduce per
conformismo e imitazione, perciò non ha neppure bisogno di un pieno
livello di consapevolezza, al punto da rappresentare e percepire se
stesso come in uno spot pubblicitario. Per capire cosa sia la
comunicazione del lobbista, basta ascoltare Lindsey Graham: nessun
riferimento a dati di fatto o cronologie degli eventi, soltanto slogan
e, come unico richiamo concreto, il meccanismo dei soldi da mettere in
moto. (2)
Il guaio però è che si finisce per vivere solo nel proprio spot, e ciò
spiega l'insofferenza dei neocon e di Trump verso le organizzazioni
internazionali, che sarebbero invece un caposaldo ancora indispensabile
per l'imperialismo statunitense. Ad esempio, negli anni '90 gli USA
hanno imposto l'istituzione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio
(WTO). In nome di una presunta "libertà di commercio", fino al 2019 il
WTO ha funzionato come una struttura di finto arbitrato, fondato sul
legare le mani ad alcuni e lasciarle libere ad altri. La leggenda
trumpiana sostiene che, con le sue "regole", il WTO abbia favorito
l'ascesa economica della Cina. Nel 2019 Trump ha bloccato l'attività di
presunto arbitrato del WTO, oltre a violarne le regole imponendo dazi.
In questi sette anni però la Cina ha continuato a crescere sul piano
industriale, e gli USA a regredire. Il WTO quindi non c'entra, e la
deindustrializzazione statunitense è dovuta ai privilegi fiscali e
finanziari delle corporation. (3)
In questi anni purtroppo si è creata una contro-narrativa di
"opposizione", che interpreta la schizofrenia statunitense come la
reazione (scomposta o particolarmente astuta, a seconda delle
valutazioni) ad una presunta "sfida multipolare" da parte dei cosiddetti
BRICS. Se si esce dal fumo della suggestione e si guarda all'effettivo
comportamento dei singoli paesi che compongono i BRICS, ci si accorge
che la realtà è l'esatto opposto: non c'è mai stata alcuna sfida
multipolare, e i paesi BRICS collaborano tra loro il meno possibile, in
funzione di mera sopravvivenza al comportamento dissociato e aggressivo
degli USA. App moderne per favorire i pagamenti internazionali erano già
tecnicamente disponibili da prima del 2019, ma c'è voluto il furore
sanzionatorio e predatorio degli USA nell'ultimo quinquennio perché ci
si decidesse a varare un sistema internazionale BRICS Pay. (4)
Comidad
1) https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/05775132.2017.1324190
2) https://www.youtube.com/watch?v=w9SwH3LIBSI
3)
https://www.rsi.ch/info/mondo/La-rivalit%C3%A0-fra-Stati-Uniti-e-Cina-che-ha-azzoppato-l%E2%80%99OMC-2744258.html
4) https://brics-pay.com/
https://umanitanova.org/tra-capo-e-collo-trump-e-il-neoconservatorismo/
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(en) Italy, UCADI, #208 - Trump goes on a trip (ca, de, it, pt, tr)[machine translation]
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