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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #15-26 - Parole come pallottole (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 11 Jun 2026 07:26:41 +0300
Non è mia intenzione fare pubblicità a chissà che, ma i dati che riporta
l'Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, edito
dall'associazione 46° Parallelo Ets e distribuito da Valori, sono
importanti e significativi su più versanti. ---- A novembre 2025, in
tutto il mondo, si contavano trentadue guerre in corso d'opera oltre a
ventidue aree di crisi sull'orlo di un conflitto armato. Ciò significa
che circa la metà della popolazione mondiale vive in un clima bellico,
aperto o strisciante.
La guerra domina quindi il nostro immaginario presente, lo alimenta, lo
conforma. Modifica il nostro modo di pensare e, ovviamente, incide
pesantemente sul nostro modo di comunicare, sulle parole che usiamo, in
buona sostanza sul nostro linguaggio.
I media e i social network in tutto questo hanno un ruolo primario nel
selezionare immagini, frasi, discorsi, argomenti, utilizzando un lessico
bellicoso, aggressivo, contribuendo così a diffondere ansia e paure e,
nel contempo, l'adozione di parole marcatamente di origine militare nel
parlare quotidiano. Prima linea, trincea, deterrenza, raid chirurgico,
rappresaglia, campagna, operazione speciale, danno collaterale, drone,
bomba (d'acqua), ecc. sono parole ormai sulla bocca di tutti. Per non
parlare poi di 'arma' che viene utilizzato in ogni salsa.
Questo è il linguaggio sul quale lavora il gruppetto di tiranni e di
potenti che governa il mondo per convincerci che la guerra è l'unica
soluzione per trovare nuovi equilibri, in realtà per spartirselo e per
impadronirsi della ricchezza sociale e delle fonti energetiche. Un
linguaggio che rende accettabile l'inaccettabile, potabile l'imbevibile,
comunque utile per la creazione del nemico. Di passo in passo la
coscienza sociale si abitua a considerare inevitabile quello che invece
è evitabilissimo, se solo lo si voglia.
Ma non c'è solo il lessico guerresco direzionato alla guerra esterna, a
quella che si combatte al di là dei confini di Stato. Ce n'è anche uno
dedicato alla guerra interna, quella che si conduce contro gli
immigrati, i refrattari, gli antagonisti, gli indisponibili a mettere il
collo nel cappio del boia di turno, e agli anarchici e alle anarchiche
che sono tra loro.
Per sostenere l'approvazione da parte del governo di decreti "sicurezza"
uno dopo l'altro - ovviamente in progressione peggiorativa - ministri,
parlamentari, influencer di ogni risma hanno imperversato e imperversano
su media, social e quant'altro utilizzando un linguaggio terroristico e
terrorizzante. L'antifascista militante, l'anarchico sono i nemici da
combattere e non tanto per quanto fanno, ma per quanto rappresentano,
con il loro portato di idee, proposte, pratiche.
Si arriva a utilizzare una scritta sui muri, tratta da una canzone
ottocentesca tra le più note del repertorio anarchico (Addio Lugano
bella), cantata in ogni manifestazione, anche sindacale, per inaugurare
quel fermo preventivo di memoria fascista nei confronti di novantuno tra
compagne e compagni intenzionati a portare un fiore sul luogo della
morte di Sara Ardizzone e di Alessandro Mercogliano. Mentre i fascisti,
indisturbati, possono fare sfoggio di forza e disciplina sfilando
inquadrati militarmente e salutando a braccio teso i loro camerati, agli
anarchici nulla deve essere consentito. Ma è giusto così: i primi sono
organici al potere economico e politico, come lo sono sempre stati. Noi
invece a questo potere, fonte di ingiustizia, oppressione e sfruttamento
per una larghissima parte di popolazione, ci opponiamo fermamente
proponendo nuove forme di organizzazione sociale. Il linguaggio
militarista di cui fanno uso abbondantemente i pennivendoli sulle pagine
dei giornali è del tutto funzionale al tentativo permanente di
emarginazione dal dibattito politico e sociale della proposta anarchica,
riducendola a mero fatto criminale: anche le più semplici manifestazioni
di dissenso e di denuncia diventano "assalti", quando non "devastazioni"
se per caso cade qualche vetrina, espressione di un terrorismo non più
latente ma fattuale. C'è anche la Lega che ha depositato a marzo 2026
una proposta di legge in Parlamento per inquadrare gli anarchici e gli
antifascisti militanti in un'unica organizzazione terroristica, sulla
scia del decreto statunitense del settembre del 2025 che definisce gli
Antifa come "sigla terroristica numero Uno degli USA e come un'impresa
militarista e anarchica che promuove esplicitamente il rovesciamento del
governo, le forze dell'ordine e il sistema delle leggi". In questo
quadro si capisce bene il senso della pesante condanna e della lunga
carcerazione di Alfredo Cospito al 41 bis, definito tout court
terrorista per un attentato dimostrativo senza alcun effetto, al quale
non solo fanno pagare la risonanza e le conseguenze politiche del suo
sciopero della fame, ma che soprattutto vogliono utilizzare, in un
momento di caduta di credibilità delle istituzioni e del governo, per
depotenziare, ricattandola, ogni mobilitazione significativa contro il
governo. Un giornalaccio della destra, di nome e di fatto, titolava
lunedì 20 aprile "Assalti anarchici. Un'unica regia da Roma a Milano.
Sale l'allerta: già in atto un conflitto ibrido nel nome di Cospito e di
Hezbollah". Il 28 aprile lo stesso fogliaccio in prima pagina scriveva:
"Paura per il Primo maggio. I CARC e il piano Cospito: arruolare le
'baby' BR. L'elogio ai killer di Ramelli, anarchici e antagonisti si
preparano allo scontro".
Un minestrone dove l'unico scopo è quello di preparare il terreno a
ulteriori misure repressive. Probabilmente c'è qualcuno che così pensa
di celebrare la ricorrenza del centenario delle "leggi fascistissime"
promulgate da Mussolini nel 1926, che instaurarono la dittatura in Italia.
Mentre in larga parte del mondo, nell'indifferenza dei media, centinaia
di migliaia di persone vengono massacrate nelle guerre per il profitto e
milioni sono costrette ad abbandonare le proprie case e i propri
territori, mentre le distruzioni e le devastazioni ambientali si sommano
alla sofferenza umana e non umana - anche con il contributo delle
industria delle armi e del supporto politico ed economico italiano - c'è
chi dà lustro alla propria miseria nel tentativo di criminalizzare un
movimento che della libertà e della giustizia sociale ha sempre fatto la
propria bandiera. Non ci stupiamo: chi vuole portarci nella guerra
esterna deve prima vincere quella interna. E anche le parole sono armi
per raggiungere lo scopo.
Massimo Varengo
https://umanitanova.org/parole-come-pallottole/
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