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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #11-26 - He-Yin Zhen. L'equilibrio spontaneo della giustizia naturale (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 13 May 2026 08:07:17 +0300
He-Yin Zhen nasce nel 1884 e muore nel 1920. Scrittrice anarcafemminista
cinese contemporanea di Emma Goldman, ha elaborato una teoria filosofica
e politica che unisce istanze anarchiche e femministe - visioni del
mondo non solo compatibili, ma convergenti. He-Yin Zhen nasce in una
famiglia agiata come He Ban e successivamente sceglie di firmarsi con il
cognome da nubile della madre, Yin, e l'epiteto Zhen ("tuono"). Proprio
Il tuono dell'anarchia è il titolo della traduzione italiana della sua
opera più celebre.
La filosofia e il pensiero politico di He-Yin Zhen sono ispirati dal
taoismo, nonostante o forse proprio per la sua educazione e formazione
conformi ai classici del confucianesimo.
Chiara Bottici, filosofa carrarese anarcafemminista e docente
universitaria, è venuta in contatto con il pensiero di Yin Zhen mentre
si occupava di tradizione anarcafemminista spingendo le sue ricerche e i
suoi studi oltre l'occidente: Yin Zhen, infatti, non solo è stata la
prima a tradurre in cinese l'opera di personalità anarchiche del calibro
di Kropotkin e Goldman, nonché la prima a tradurre il Manifesto del
Partito Comunista, ma ha anche dato un contributo elaborato e originale
all'anarcafemminismo.
Per quanto riguarda il suo pensiero politico-filosofico, Bottici rileva
due concetti fondamentali: uno è relativo al concetto di binarismo di
genere come oppressione primigenia; l'altro al sistema di sfruttamento
patriarcale e capitalista in contrapposizione a una visione del mondo
taoista: si tratta dell'idea che nel mondo esista - o meglio,
esisterebbe - un ordine spontaneo, ovvero che la natura di per sé non
creerebbe quell'accumulo di ricchezze e capitale che sta alla base
dell'oppressione, del privilegio e dello sfruttamento dell'uomo
sull'uomo (e sulla donna). Il condizionale è d'obbligo, perché questo
ordine spontaneo esisterebbe, appunto, se non ci fossero i sistemi di
dominio che caratterizzano invece la società capitalista. È proprio
l'accumulo di ricchezza che permette, anzi richiede, ai pochi di
opprimere i molti (e, di nuovo, le molte). Questo equilibrio spontaneo è
ben definito dalla locuzione giustizia naturale, che è anche il titolo
della rivista per la quale He-Yin Zhen scrive.
Ma questo equilibrio spontaneo è mai davvero esistito? La domanda resta
aperta, ma He-Yin Zhen, e Chiara Bottici con lei, tocca il problema
mettendo in luce il fatto che la teoria anarchica nasce con la modernità
proprio perché prima esperienze "anarchiche", "equilibri spontanei"
erano realtà reali, vite vissute. Bottici infatti, riprendendo Yin Zhen,
evidenzia come per la maggior parte della storia dell'umanità non siano
stati i governi, gli Stati e tutto il loro apparato istituzionale a
detenere il sostanziale monopolio del potere economico e politico nel
modo in cui accade oggi - un tema che è già stato trattato nel
precedente articolo uscito su Umanità Nova per questa rubrica, quello su
Emma Goldman dal titolo L'anarchia come insegnante dell'unità della vita
e lo Stato sovrano come strumento del sessogenere sovrano. Insomma, è
solo quando si accumulano ricchezze che i pochi che se ne sono
appropriati ai danni dei molti istituiscono un nuovo modo per tutelare i
propri privilegi, costruendo un sistema di potere economico e politico
raffinato, controllante e pervasivo: lo Stato.
Per Yin Zhen la categorizzazione dei corpi nel sistema binario
maschile-femminile e uomo-donna è il primo mezzo attraverso il quale si
instaura l'idea dell'oppressione, nella misura in cui si instaura l'idea
che alcuni corpi (e le persone che sono quei corpi) siano superiori ad
altri per qualità intrinseche e inoppugnabili. In questa visione, il
capitalismo non avrebbe fatto altro che riprendere l'idea di oppressione
così costruita e interiorizzata traducendola in termini di oppressione
di classe e concretizzandola in un apparato, lo Stato, al fine di
reificarla, perpetrarla e universalizzarla. Il capitalismo, con le
parole di Bottici, risignifica la misoginia che già era presente nel
patriarcato precapitalista.
Si comprende meglio, a questo punto, un estratto da Il tuono
dell'anarchia che recita "se le donne cambiassero la loro voglia di far
parte del governo con quella di eliminarlo allora ne sarei davvero
felice": una dichiarazione politica che si inserisce in un contesto
sociale, il primo Novecento, in cui il movimento di emancipazione
femminile trainato dalle suffragiste chiede a gran voce il diritto di
voto. Per Yin Zhen, mettere una donna al posto di un uomo non cambia la
natura patriarcale dell'istituzione governativa e statale, che ne
risulta comunque legittimata - un altro tema già ampiamente trattato nei
precedenti articoli. Dunque la strategia politica vincente, per Yin
Zhen, non è lottare per far parte del governo, ma per abolirlo, per
ripensare daccapo il mondo e il modo di starci.
In questa visione, citando ancora Yin Zhen per chiudere il cerchio, è
chiaro che "Liberazione delle donne vuol dire né donne né uomini
sottomess?."
Né servi né padroni. Né serv? né padron?.
Se.
https://umanitanova.org/he-yin-zhen-lequilibrio-spontaneo-della-giustizia-naturale/
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