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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #7-26 - 8 Marzo: piazze di lotta e solidarietà (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 3 May 2026 07:52:04 +0300
Cosa potremmo dire di nuovo in questo Lotto marzo? ---- L'urgenza del
momento in Italia per quanto riguarda le "questioni di genere" (come se
queste potessero essere separate dal resto...) sembra essere
rappresentata dall'emendamento Bongiorno al Disegno di legge sulla
violenza sessuale.
L'emendamento che capovolge il concetto base del nuovo Ddl dal consenso
al dissenso, svelando la matrice patriarcale del ragionamento, illumina
la questione della violenza sessuale attraverso la sola luce della
comunicazione tra pari, quando si sa che "la violenza è esercizio di
potere, una forma di oppressione e controllo, un modo per silenziare le
donne" come scrive Di.Re e, aggiungo, in generale le soggettività
marginalizzate, razzializzate, ricattabili.
Il timore è che ci possano essere fior fior di denunce per ripicca,
false accuse a danno di molti malcapitati, colpevoli di non aver chiesto
o capito che stavano facendo sesso con una persona che non lo voleva.
Introducendo il concetto di dissenso, chi ha subito una violenza
sessuale, se denuncia e non riesce a dimostrare di essersi opposta
abbastanza efficacemente, in un modo cioè non fraintendibile, può essere
a sua volta passibile di denuncia. Come a dire per esempio: "Signora
mia, lui è suo marito, se lei era in freezing[fenomeno di
immobilizzazione come risposta a una situazione di pericolo n.d.a.], se
lui le ha detto che è un suo dovere coniugale e lei non è riuscita a
sottrarsi, se di là c'erano le bambine e pur di non spaventarle lei ha
morso quel cuscino e ha lasciato fare...ci dispiace ma non si può
procedere. Venga con qualche referto del pronto soccorso. Allora sì che
andremo avanti".
Gli esempi potrebbero essere molti. Si è scritto da più parti che questo
emendamento stravolge il "regalo" che Meloni e Schlein avevano fatto
alle "donne" in Italia il 25 novembre dello scorso anno, quando avevano
votato congiuntamente alla camera un DdL che modificava l'articolo 609
del Codice di procedura penale. Si riteneva che fosse ormai giunto il
momento di adeguare il C.p.p. alla convenzione di Istanbul, che l'Italia
sottoscrisse 13 anni fa, introducendo, appunto, il concetto del consenso
e definendolo "libero e attuale" per non lasciare adito a dubbi, nel
caso ce ne fosse bisogno. Ed evidentemente bisogno ce n'era.
Contro questa nuova versione della Bongiorno approvata in Commissione
Giustizia del Senato ci sono state manifestazioni, presidi, e altre ce
ne saranno nel tentativo di condizionare il voto del Senato che il
governo ha abilmente rimandato a dopo il referendum "sulla giustizia".
Ora, è ovvio che quando un paese affida al potere giudiziario la sua
parte "progressista" ha un problema - a mio avviso molto serio - di
lettura della direzione generale.
La magistratura esegue le leggi interpretando, e l'interpretazione è
sempre condizionata dalla cultura politica e sociale del momento. Le
leggi sono esse stesse prodotti dei rapporti di forza, ne esprimono la
sistematizzazione. I codici della giustizia sono frutto di
stratificazioni e modifiche continue.
Le leggi fissano dei paletti, creano un disegno dentro cui poter agire,
ed è anche per questa ragione che i movimenti dovrebbero fare molta
attenzione a quello che chiedono, perché potrebbero veder esaudire i
loro desideri. Mi viene in mente a tal proposito la Legge 194, che non a
caso si chiama: "Norme per la tutela sociale della maternità e
sull'interruzione volontaria della gravidanza". Una legge che ha di
fatto istituito una pratica medica condizionandola, e che viene ora
applicata in tutta la sua potenza retrograda attraverso l'obiezione di
coscienza e la presenza delle associazioni "no scelta" negli ospedali,
potenziate con finanziamenti ad hoc voluti dal governo Meloni.
Nonostante ciò, sarà importante che l'emendamento Bongiorno non passi.
Nei fatti le recenti sentenze tenevano già conto del consenso in materia
di violenza sessuale; la realtà sembra quasi dimostrare che sia meglio
che nulla cambi della 609.
Che fine ha fatto il "regalo elargito alle donne"? Quella che sembrava
una concessione, raggiunta con un accordo bipartisan, diventa ora
un'arma del patriarcato.
Il punto però è che non sono per nulla sorpresa da questo voltafaccia.
L'affermazione infatti, che ho letto da più parti, secondo la quale con
il DdL Bongiorno la destra ha "tradito le donne", è a mio avviso
totalmente priva di fondamento. Questo è un governo di destra, un
governo fascista, che non fa altro che affermare la propria linea
politica: decreti legge sulla sicurezza che colpiscono migranti e
solidali; leggi che acuiscono le pene per semplici atti di resistenza
passiva; promozione di campagne di sgomberi chirurgicamente pensati per
colpire l'area antagonista; linee guida sulla scuola in cui si celebra
l'occidente greco-romano e cristiano come culla della cultura. E,
insieme a tutto ciò, tagli alla sanità pubblica, soprattutto quella che
dovrebbe garantire l'indipendenza nelle scelte sul proprio corpo, e
quella generale di base; il tutto a favore del comparto privato, che
viene assorbito attraverso le "convenzioni" o comunque facilitato grazie
all'assenza o forte carenza delle prestazioni del pubblico. Così per
esempio i consultori scompaiono anziché raddoppiare, vengono
sistematicamente svuotati della loro funzione originaria, e con loro
scompare il supporto ai percorsi di conoscenza e di cura del proprio
apparato sessuale, ma anche il supporto ai nuovi genitori.
Dalla scuola, alla sanità, alla legislazione penale, il modello
riscontrabile è sempre lo stesso: quello della tradizione che si basa
sulla famiglia, sulla patria e sulla religione cristiana e cattolica.
E come sempre, nella storia dell'umanità, nei periodi di crisi economica
le soluzioni dei governi - si potrebbe dire dei governanti in generale -
propongono la solita ricetta amara: irrigidimento, ritorno alle
tradizioni (si stava meglio quando si stava peggio), guerra interna o
esterna o entrambe, per tenere sotto controllo il malcontento e la miseria.
Le crisi economiche del sistema capitalista sono in parte una necessità
e in parte un accidente, ma quello che fanno è sempre consolidare le
strutture di potere, le istituzioni che ne garantiscono la
sopravvivenza. Questo vale anche per il così detto capitalismo di stato
di certi paesi dell'area ex-sovietica.
In queste situazioni, alle varie latitudini un elemento rimane centrale:
il controllo dei corpi e in particolare dei corpi riproducenti, che per
di più, per questa loro "natura", vengono riconosciuti come corpi
accudenti, i corpi della cura.
E lo dice molto bene Federici in "Calibano e la strega": un elemento
fondamentale del capitalismo, dell'accumulazione capitalista e del
meccanismo del profitto che ne è elemento costitutivo e conseguente, è
il mancato riconoscimento del lavoro di cura, del servizio, del lavoro
femminilizzato, compiuto gratuitamente dalle donne.
Per queste molte ragioni nazionali e internazionali, non mi stupiscono
le mosse del governo del presidente Meloni, che d'altronde ci tiene a
non rappresentare nelle istituzioni il genere che le è stato assegnato
alla nascita, dato che ha scelto per il suo ruolo il pronome maschile:
che ironia, date le battaglie contro gli alias scolastici che il suo
Ministro dell'educazione e del merito porta avanti nella scuola!
Chi mi stupisce invece sono i movimenti che si oppongono a questa
legislatura e che sembrano sempre essere lontanissimi dal mondo reale,
occupandosi poco di costruire legami solidali con chi lavora e subisce
le continue angherie e ricatti del mondo del mercato del lavoro.
Il capitalismo del XXI secolo si nutre di chi lavora h24, di chi lavora
a ciclo continuo, dei servizi sociali delle grandi cooperative o agenzie
che gestiscono ad esempio case di riposo, RSA, case famiglia, badanti,
colf ecc e che vincono al ribasso gli appalti fornendo proprio quei
servizi alla persona che per la maggior parte impiegano donne; il
capitalismo attuale si nutre dell'apertura continuativa dei centri
commerciali, della ristorazione no-stop, dei servizi di call center.
Tutti impieghi funzionanti domenica 8 marzo.
E allora, se penso all'otto marzo penso alla potenza della denuncia che
si è sviluppata a partire dal 2017 con il primo sciopero voluto dal
movimento transfemminista e intersezionale NonUnaDiMeno e realizzato
grazie al sostegno dei sindacati di base.
Penso alla potenza di quelle parole di lotta che svelavano e svelano,
senza sconti, la struttura violenta e patriarcale del "migliore dei
mondi possibili", con la denuncia del lavoro femminilizzato, sottopagato
e sfruttato e costantemente sottoposto a ricatto, con la denuncia del
gender gap ma anche del privilegio di chi si può permettere di fare
altro perché c'è chi pulisce, cura, accudisce. Se penso a tutto ciò,
allora Lotto Marzo continua ad avere un senso forte, una giornata in cui
esprimere la mia lotta e la mia solidarietà.
Argenide
https://umanitanova.org/8-marzo-piazze-di-lotta-e-solidarieta/
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