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(it) Italy, UCADI, #205 - DIVERSAMENTE LIBERALI (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 3 May 2026 07:51:43 +0300
Un uomo va dal dottore. Gli dice che è depresso, che la vita gli sembra
dura e crudele. Gli dice che si sente solo in un mondo minaccioso. Il
dottore dice: «La cura è semplice. Il grande clown Vannacci è in città.
Lo vada a vedere. La dovrebbe tirar su.» L'uomo scoppia in lacrime. «Ma,
dottore - dice -Vannacci sono io.»
(libera parafrasi dalla barzelletta raccontata da Rorschach nelle pagine
di Watchmen, il fumetto di Alan Moore, e nell'omonimo film tratto dal
fumetto)
La destra Italiana ha attraversato 2 momenti importanti e decisivi, uno
fino all'avvento del fascismo e uno successivo. Fino al fascismo la
destra è stata una forza tendenzialmente conservatrice ed elitaria, al
cui interno possiamo inserire tranquillamente anche buona parte della
compagine liberale "che fece l'Italia". Una destra che, dopo la prima
guerra mondiale, non era più in grado, come del resto tutto lo stato
liberale, di sintonizzarsi con la popolazione italiana.
Oddio, a dire il vero questa sintonia non era mai esistita, visto che il
processo di formazione della nazione fu compiutamente minoritario e
anche annessionista. Ma, fino alla comparsa delle masse non solo sulla
scena sindacale, ma anche in quella elettorale, lo Stato italiano poteva
permettersi di essere insieme meritocratico ed elitario.
Mussolini capì prima di tutti che delle masse non si poteva più fare a
meno; del resto era stato un avvincente arruffapopolo e capace giornalista.
Con l'invenzione del fascismo riuscì a mettere insieme istanze
"popolar-populiste" e, nello stesso tempo, classiste e reazionarie. I
precedenti Bonapartisti sicuramente erano stati dei modelli, ma il
fascismo si configurò come qualcosa di assolutamente nuovo perché riuscì
a costruire, prendendo a prestito lo schema del partito socialista, una
inedita struttura statalista/liberista a partito unico e fondato sul
"consenso" passivizzato delle masse.
Questa totale confusione, che Mussolini costruì senza un vero progetto
di base (qui una delle sostanziali diversità dal socialismo: l'ideologia
fascista cambia continuamente e si adegua, anche capovolgendo le proprie
istanze), non fu compresa dalle forze socialiste e comuniste, e solo
pochi si accorsero che questo ircocervo era un essere veramente pericoloso.
La destra liberale e la c.d. "destra storica" furono completamente
spianate da questa novità, tanto che, nel secondo dopoguerra, l'unica
vera destra che si ricostituì (lasciando perdere le insignificanti
pattuglie liberali, quasi sempre al soldo - letterale - dell'atlantismo)
fu quella fascista, la cui definizione di "post" è stata del tutto
fraintesa. "Post" non perché non fosse e non sia fascista, ma,
semplicemente perché è rinata dopo la fine del fascismo-regime.
Ma veniamo all'oggi e al campo della destra attuale. La compagine di
governo presenta una triade composta da:
Forza Italia: classica forza di destra che sotto la veste di una
improbabile "moderazione" rappresenta la parte più smaccatamente
liberista. Il suo vendersi come "liberale" (un termine che appare
innocuo secondo una propaganda ormai egemone) riesce ad attirare
parzialmente anche soggetti provenienti dalla "sinistra liberale"
(ossimoro in altri tempi, oggi, purtroppo una realtà distopica).
Fratelli d'Italia: eredi diretti del MSI e del PNF, a differenza del
MSI, che rivendicava l'appartenenza al fascismo di Salò, i fascisti
della Meloni si rifanno a tutto tondo al ventennio. Dentro questa realtà
politica quindi non ci stanno quindi i fascisti "movimento" che negli
anni '60 del secolo scorso videro grandi scontri interni, ma proprio il
fascismo-regime. Non più "ribelli" ma gerarchi. La Meloni si muove bene
dentro il capitalismo ordoliberista. Se, da un lato, infatti segue, con
il consueto scrupolo di tutti i governi italiani da Maastricht in poi, i
diktat ordoliberisti e atlantisti, dall'altro riempie il vuoto lasciato
dalla impossibilità di operare scelte che siano tali con l'armamentario
della destra più stantia: anticomunismo viscerale, nemici interni,
repressione, razzismo ecc..., insomma una destra, che, rispetto ai
decenni precedenti appare francamente reazionaria, quasi una DC in
realtà aumentata.
Lega Nord: La lega nord, quella nata a fine anni '70 del secolo scorso
dal ribellismo della piccola e piccolissima borghesia dell'Italia del
Nord-est, a destra della DC e poi orfana, composta da evasori fiscali, e
tutto il corollario dell'italiano-medio di quegli anni non esiste più da
tempo. La svolta salviniana ha trasformato un partito che con il
"tricolore ci si puliva il culo" in una realtà di estrema destra a
vocazione nazionale e con agganci - strumentali - con la destra
eversiva. Il problema è che Salvini è falso come i soldi del monopoli,
ovvero, non ci crede neppure lui e si vede chiaramente. Per di più la
Lega, che governa da tempo interi territori, non pare che lo abbia molto
in simpatia. Del resto dei discorsi "nazionali", nella base (ammesso che
esista ancora), a parte il folclore, non sanno che farsene.
Tra l'altro Salvini è quello che gettò a mare un governo con i 5S dove,
da ministro dell'interno, in pratica faceva le funzioni di Presidente
del Consiglio. Potremmo dire un vero e qualificato coglione.
Riesce francamente difficile capire come i militanti e gli iscritti
possano aver affidato la leadership a cotanto emerito. Ma credo faccia
parte del precipizio ormai pluridecennale delle classi dirigenti globali
o, perlomeno europee.
Veniamo dunque al caso Vannacci, che, al momento pare scomparso dalle
cronache. Un signor nessuno, scrittore di banalità un tanto al chilo
spacciate per pensiero di destra, intervistato e reso famoso dalla
borghesia indignata per lo scarso "bon ton" (la stessa borghesia che non
vede i 18.000 bambini uccisi a Gaza) e salito agli onori della cronaca.
E Salvini che fa? Senza neppure essere iscritto alla Lega lo "nomina"
vicesegretario.
Vannacci si guarda intorno, sarà bifolco ma non scemo, capisce che
quello è un ottimo trampolino e fonda un nuovo partito, libero dai lacci
"nordici" della Lega e che va a raccogliere la parte più estrema della
destra che ormai sta stretta sia in FdI (divenuta Sionista, cosa
letteralmente impensabile per un militante di destra fino a poco tempo
fa, non perché l'ideologia fosse diversa ma perché
l'ebreo/cosmopolita/capitalista/bolscevico funziona sempre) sia con la
Lega, poco convincente dal punto di vista "socialnazionale".
Ora, se Sparta piange Atene non deve ridere. In altri tempi un Vannacci
sarebbe stato al massimo un personaggio da folclore golpista. Ma nella
fase attuale l'ex militare sembra riprendere in mano, con molta più
libertà di movimento, alcune questioni che la Lega aveva tentato di fare
proprie (superamento Fornero, no alle armi all'Ucraina) ma incompatibili
con uno qualunque dei governi della UE.
Ma a sinistra, eccetto qualche sporadica pattuglia, sulle questioni
della guerra la distanza con il sentire della popolazione italiana e
assai marcata.
In questo cuneo si inserisce Vannacci, andando a sostituire un Salvini
sempre più impacciato e impallato che deve comunque stare nella
compagine di governo.
Il problema è che sull'Ucraina l'ex-militare ha più carte da giocare
della sinistra. E, seppure partendo da una ideologia palesemente
reazionaria (le donne, i neri, l'immigrazione, l'ammirazione per il
machismo putiniano) come un orologio fermo, riesce a dire, in questo
marasma, almeno 2 volte al giorno, delle verità banali.
Verità banali ma che dentro la sinistra "ufficiale" non si riesce non
solo a dire ma neppure a pensare. E tra una Picierno, un Fiano e
compagnia cantando, e Vannacci, quest'ultimo sembra non essere più, o
perlomeno non essere il solo, scemo del gruppo.
La torsione ideologica compiuta dalla sinistra ha assunto
caratteristiche patologiche dopo la guerra Russo-Ucraina, tale che pare
ormai irrimediabile (ammesso che vi fosse rimasti qualcosa da rimediare)
la timidezza - ad essere buoni - su Gaza - un genocidio a scena aperta -
per un introiettato filo-sionismo che viene mescolato con la paura di
passare per antisemiti, l'incapacità di comprendere, o anche solo
studiare, la complessità della scena internazionale hanno fatto sì che
la "palla" della pace sia passata in mano ad un nazionalsocialista che
non ha timore di strumentalizzarla.
"Grande è la confusione sotto il sole" diceva qualcuno. Vannacci al
momento pare scomparso dalla scena e non è detto che riesca ad avere
davvero seguito nel suo percorso dichiaratamente radicale ed estremista,
ma potrebbe avere molte più chances e agibilità rispetto alla paludata
compagine governativa alla quale forse toccherebbe, alla fine,
supportarlo per non perdere percentuali di votanti.
Andrea Bellucci
https://www.ucadi.org/2026/03/01/diversamente-liberali/
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