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(it) Italy, UCADI, #205 - Iran: una cartina al tornasole (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 2 May 2026 09:17:06 +0300
Risolta, almeno nel mondo di Trump, la questione Venezuela, è riemersa
quella dell'Iran, perché ormai si è capito che il POTUS (soprav)vive di
finte soluzioni, come la fine della guerra di Gaza o quella fra
Thailandia e Cambogia oltre, appunto, alla guerra dei 12/13 giorni con
l'Iran, quando Trump aveva affermato di aver annientato le capacità
nucleari iraniane grazie al bombardamento dei siti di arricchimento
dell'uranio a Fordow e Isfahan nel giugno del 2025. In realtà, gli
scontri sono terminati più per fare un favore ad Israele, il cui
territorio era stato colpito pesantemente e per la prima volta che non
perché la tregua rappresentasse una vera soluzione (un po' come il
pugile suonato che chiede tempo all'arbitro per rimettersi in forza).
La questione nucleare non era il punto chiave, come e ancora meno lo è
il contrabbando di droghe in relazione al Venezuela. Il problema a monte
è che gli USA stanno perdendo il controllo globale e devono fare mosse
per assicurarsi almeno il controllo di paesi chiave. Il Venezuela fa
parte dell'orto di casa e per di più osava esportare petrolio alla Cina
e a Cuba. L'Iran, invece, fa parte del Medio Oriente, territorio di
caccia del gemello superalleato, Israele, che si sente minacciato
dall'Iran ed ha le carte, grazie al peso dell'enorme lobby sionista
negli USA, per minacciare ritorsioni perfino contro Trump. Netanyahu ha
dettato quattro condizioni necessarie perché lui possa accettare un
accordo con l'Iran: (i) zero arricchimento dell'uranio; (ii) nessun
missile con raggio di azione superiore a 300 Km; (iii) taglio dei
contatti con i gruppi amici (leggi Hezbollah, Hamas, etc.); (iv) disarmo
di Hamas.
Essendo queste le condizioni, non esiste alcuna possibilità di accordo
negoziale, perché accettarle implicherebbe per l'Iran abdicare alla
propria sovranità; sarebbe come dire: ci disarmiamo perché altrimenti ci
attaccate. Inoltre ricordiamo che il Trattato sulla non proliferazione
delle armi nucleari permette l'uso di uranio arricchito fino ad un certo
livello, se non altro per uso medicale. Siamo al grottesco con i media
che si rifiutano di ricordare che tale richiesta viene da un paese che
NON ha nemmeno aderito al Trattato (pur possedendo bombe atomiche). In
realtà, la condizione, fra le quattro, che più preme ai genocidari è
l'eliminazione di missili a lunga gittata e non ci vuole un genio per
capire il motivo.
A dire il vero ci sarebbe una soluzione più semplice e migliore per
l'impero: cambio di regime, come ripetuto da Trump. I recenti disordini
scoppiati in Iran sono una esemplificazione della strategia preferita
dal quasi premio Nobel per la pace, Donald J. Trump.
Analizzando in modo dettagliato gli eventi dicembrini, non possiamo
negare che siano stati in parte la conseguenza di errate politiche
interne iraniane, ma è fuori di dubbio che siamo di fronte anche a
provocazioni esterne che ricordano molto le primavere arabe ed il
movimento di piazza Maidan in Ucraina.
Infatti, il segretario al tesoro statunitense, Scott Bessent, si è
pubblicamente vantato del fatto che le varie sanzioni imposte all'Iran
hanno messo in difficoltà l'economia persiana. A questo aggiungiamo che
la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una manovra
finanziaria ai danni del Rial che ha costretto la banca centrale
iraniana ad una svalutazione. Il progetto era precisamente quello di far
franare il governo sotto la spinta di una sommossa popolare. Si è
scoperto subito che i primi a sparare sono stati i rivoltosi, uccidendo
centinaia di rappresentanti delle forze dell'ordine, che solo
successivamente sono intervenute, rispondendo al fuoco col fuoco. Giusto
per confronto, proviamo ad immaginare cosa avrebbe mai fatto l'ICE negli
Stati Uniti di fronte all'ipotetica uccisione di qualche loro
rappresentante.
Il risultato della rivolta non è stato però quello desiderato ed ecco
che spunta l'Armada (nome, mi auguro, appropriato ricordando la fine
dell'Armada spagnola). Analizziamo dunque il possibile scenario futuro.
Credo sia chiaro a Trump, (forse l'unica cosa che gli è chiara), che non
può permettersi una guerra più lunga di un paio di settimane. Si era
proposto ai suoi elettori, ed ha vinto le elezioni, presentandosi come
quello che non vuole fare guerre infinite e che vuole rivolgersi alla
classe media molto impoverita. Considerando che a fine anno ci saranno
le elezioni di midterm, un ulteriore coinvolgimento bellico sarebbe
esiziale; già c'è l'Ucraina che doveva essere chiusa in 24 ore e non può
essere chiusa alla Saigon o alla Kabul, pena una débacle politica per
l'uomo (e non sottovalutiamo il modo in cui l'affaire Epstein viene
gestito - prescindendo dal coinvolgimento diretto del POTUS). A questo
aggiungiamo l'aspetto militare: una volta lanciati tutti i Tomahawk
dell'Armada, oppure i missili antimissile che saranno costretti a
sparare, ci sarà bisogno di rifornimenti che non possono essere fatti in
altro modo che inviando temporaneamente l'Armada verso basi comunque
lontane.
Quindi l'operazione deve essere veloce: l'ideale sarebbe il re-make
della soluzione venezuelana. Questo non è facile; gli iraniani non solo
hanno visto cosa è stato fatto e avranno preso contromisure, ma sono
anche memori di quanto accaduto loro nel giugno 2025, quando l'attacco
aereo arrivò durante i negoziati (marchio di fabbrica della premiata
ditta USA-Israele-Ucraina).
In pratica è cambiato qualcosa rispetto a giugno per entrambe le parti?
Sul fronte iraniano ci sono notizie di aiuti significativi da Cina e
Russia. Nella guerra dei 12/13 giorni, l'Iran fu preso di sorpresa non
solo perché non si aspettavano un attacco in quello specifico momento,
ma anche perché non avevano strumenti per rilevare in tempo l'arrivo di
aerei.
Nel frattempo, l'Iran ha proceduto ad installare un sistema cinese
integrato basato sul nuovo tipo di radar YLC8B che, lavorando a bassa
frequenza, è in grado di rilevare aerei stealth (leggi invisibili) fino
a 700 Km di distanza, permettendo di mettere in atto contromisure
adeguate. La risposta militare può essere gestita in tempo reale, grazie
all'integrazione con la rete Bei Dou di satelliti cinesi che
sostituiscono i GPS e sono anche più precisi essendo di nuova
generazione). Incidentalmente, organizzazioni cinesi hanno reso
pubbliche immagini delle basi americane di Diego Garcia ed in Qatar (Al
Udeid), dove si vedono chiaramente i missili Thaad recentemente
arrivati: un chiaro avvertimento per far notare che loro sanno cosa
stanno facendo gli americani e sono anche in grado di fornire le
coordinate per un eventuale immediato lancio di missili iraniani.
Oggi, non è dato sapere se questa rete integrata funzioni perfettamente,
ma ci sono motivi per rendersi conto che l'Iran avrà molte più
possibilità di rispondere o addirittura bloccare un primo attacco
rispetto a quanto accaduto nel giugno del 2025. Questo aiuto cinese è il
frutto di un coordination agreement fra i due paesi e si capisce
l'interesse cinese, dato che gli USA stanno sistematicamente minando le
loro linee di approvvigionamento energetico (leggi Venezuela, ma anche
il continuo pirataggio di petroliere in acque internazionali).
L'accordo permette all'Iran di accedere ad informazioni militari
altrimenti criptate che vengono elaborate dai satelliti geostazionari di
BeiDou, che fra l'altro, essendo a grande distanza, sono praticamente
immuni da effetti di jamming come è successo recentemente per gli
Starlink che sono stati resi inoperativi, rendendo inefficaci le
comunicazioni con e fra i cosiddetti rivoltosi iraniani. A questo si
deve aggiungere la nave da ricognizione cinese Da Yang Yi Hao (Ocean
One) presente subito fuori dal golfo Persico: la nave si configura come
nave da ricerca oceanografica, ma funziona anche come gli aerei Awacs,
riuscendo a tracciare aerei e soprattutto sottomarini nelle vicinanze,
oltre ad intercettare messaggi che vengono spediti in quella zona; la
stessa nave sembra sia anche scortata da un paio di cacciatorpedinieri.
Per quanto si sa, anche la Ocean One farebbe parte dello stesso sistema
informatico integrato che,
incidentalmente, sarebbe simile al link 17 che ha permesso al Pakistan
di surclassare l'India negli scontri aerei dello scorso anno.
Si sa meno in relazione agli aiuti forniti dai russi. Circolano notizie
relative alla fornitura di sistemi antimissile S400 che sono molto
efficaci, ma richiedono competenze che si acquisiscono solo con il
tempo, a meno che non siano gestiti direttamente da tecnici addestrati
in precedenza. Altre fonti riferiscono di missili ipersonici: il
problema è quello dell'integrazione di tutti i sistemi d'arma per un uso
efficiente in tempo reale.
Se l'Iran si è attrezzato per difendersi, cosa hanno fatto gli USA per
pensare di poter avere successo?
Apparentemente poco, a parte la messa a punto di una Armada che è
certamente molto potente, ma forse anche vulnerabile, come ha mostrato
la grande vittoria dello scorso anno degli USA sullo Yemen, in occasione
della quale un missile yemenita ha costretto una portaerei ad una
manovra rapida, che causò la caduta in mare di un F14. Di fatto una
portaerei, per essere relativamente al sicuro da attacchi missilistici,
deve stazionare a circa 1000 Km dalla costa, rendendola alla fine meno
letale di quello che potrebbe essere. Infine, fra i fattori che Trump
deve tenere di conto c'è anche la possibile chiusura dello stretto di
Hormuz che, bloccando il traffico di petrolio, indurrebbe una crescita
del prezzo e causerebbe una spinta inflattiva anche negli USA: l'ultima
cosa che Trump vorrebbe vedere in periodo di elezioni.
Razionalmente, ci si potrebbe domandare: chi glielo sta facendo fare? Un
fattore è l'enorme arroganza del potere, la convinzione di avere molte
più armi, armi più potenti degli altri; ma qualcuno dovrebbe far notare
loro, per esempio, che la guerra di Ucraina sta rallentando la
ricostituzione dei depositi di armi, quasi svuotati nella guerra del
giugno scorso.
Infatti, anche se gli USA non spendono un dollaro nel fornire armi a
Kiev, vendono armi agli europei (che poi le girano all'orchetto verde)
ed il collo di bottiglia sembra essere la produzione di armi (in
particolare i missili Patriot): troppo lenta in relazione alla domanda.
La recente lamentela di Zelensky è proprio legata al ritardato arrivo di
missili.
Dunque, chi glielo fa fare? Che sia (anche) la lobby sionista? Miriam
Adelson ha regalato 200 milioni di dollari a Trump per la sua elezione:
lei è quella che con il marito, al giro precedente nel 2016 (altro giro
altri soldi) aveva richiesto - e ottenuto - lo spostamento della
capitale israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme. Lei, pur americana, è per
Israel First, non America First e non è la sola finanziatrice di Trump
(c'è lo storico e potente gruppo di pressione AIPAC). Insomma ci sono
almeno 200 milioni di buoni motivi per soddisfare i desiderata di Netanyahu.
Per finire, alleggeriamo la tensione ricordando un simpatico episodio di
censura del 1979, quando uscì il film Brian di Nazareth, un capolavoro
dei Monty Python che prendeva in giro (fra gli altri) la religione
cristiana, ma anche gli ebrei, salvo che la scena chiave riguardante il
popolo eletto fu censurata (altrimenti il film non sarebbe stato
distribuito nei democraticissimi USA): la scena riguardava Otto il
Nazireno, un ebreo esaltato con i baffetti che concionava sulla grande
Israele e sulla necessità di invadere ed occupare la Samaria (il
simbolo: una stella di Davide con quattro stanghette esterne uncinate).
Era satira ed era il 1979, oggi è la realtà.
Non sappiamo tante cose; forse Trump ci può ripensare all'ultimo
momento, ma che figura ci farebbe a livello internazionale? Quella di un
bullo che minaccia e non mette in pratica: pessimo esempio per gli altri
oppositori, ma anche per gli alleati che potrebbero svegliarsi. Forse
Trump darà l'ordine di intervenire e finirà intrappolato in una guerra
senza fine; o forse gli statunitensi grazie al discombombulator che
secondo Trump ha permesso alle forze speciali di rapire velocemente
Maduro, potranno liberarsi anche della guida suprema Ali Khamenei.
Antonio Politi
https://www.ucadi.org/2026/03/01/iran-una-cartina-al-tornasole/
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