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(it) Itali, Umanità Nova: 8 Marzo Dalla cella alla strada: le donne iraniane non si arrendono mai! (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Thu, 16 Apr 2026 07:18:24 +0300


Nel Giorno Internazionale della Donna, l'Iran è sotto bombardamenti, e le donne iraniane, come sempre, sono al centro del fuoco, non come vittime, ma come combattenti. ---- Fin dai primi giorni della Repubblica Islamica, sono state le donne a dire no. Quando Khomeini impose il velo obbligatorio nel 1979, le donne scesero in strada nel giro di giorni. Per quasi cinque decenni hanno pagato il prezzo di quel rifiuto con il carcere, con le frustate, con la morte. Il regime ha costruito la sua architettura ideologica sul controllo dei corpi delle donne, dei loro movimenti, delle loro voci. E per cinque decenni, le donne hanno smantellato quell'architettura mattone dopo mattone.

Quando Mahsa Jina Amini fu assassinata nel settembre 2022, furono le donne ad accendere la fiamma che divenne la rivolta Donna-Vita-Libertà. Non perché qualcuno glielo avesse ordinato. Non perché un partito o un leader le avesse autorizzate. Ma perché avevano bruciato per decenni e finalmente il fuoco divenne visibile al mondo.
Quella fiamma non si è spenta. A Dicembre 2025 e Gennaio 2026, le donne erano di nuovo in prima linea nelle rivolte, organizzando, guidando, ispirando. Il regime ha risposto con tutta la sua forza brutale. Le donne sono state picchiate per strada. Colpite con proiettili veri. Abusate sessualmente in detenzione. Torturate nelle celle. Alcune sono state uccise. I loro nomi forse non sono ancora noti al mondo, ma noi li conosciamo. Li portiamo con noi.

Onoriamo ogni donna che ha dato la vita in quelle settimane chiedendo nient'altro che il diritto di esistere liberamente e con dignità.
Le carceri si sono di nuovo riempite di donne che avevano osato rialzarsi. Oggi, mentre le bombe cadono sulle città iraniane, quelle stesse donne restano detenute. Alcune sono state trasferite in basi militari della Guardia Rivoluzionaria, usate come scudi umani. I loro processi vengono accelerati nei tribunali nel silenzio e nel blackout. Il rischio di esecuzioni di massa è reale.

Ora all'oppressione si è aggiunta la guerra. Le donne a Tehran, a Minab, nelle città di tutto l'Iran stanno proteggendo i loro figli dai missili mentre le loro sorelle marciscono nelle celle. Curano i feriti negli ospedali bombardati. Documentano le atrocità con telefoni connessi a VPN illegali. Mantengono viva la memoria della lotta nel momento più buio.

Affermiamo chiaramente: la liberazione delle donne iraniane non verrà dalle bombe americane o dai missili israeliani. Non verrà da una monarchia che trattava le donne come proprietà prima che la Repubblica Islamica le trattasse come peccatrici. Verrà, e sta già venendo, dalle donne stesse. Dal basso.

In questo 8 Marzo onoriamo ogni donna iraniana che ha rifiutato. Ogni donna che ha bruciato il suo velo. Ogni donna che è scesa in strada. Ogni donna che è stata picchiata, torturata, abusata per aver osato chiedere libertà. Ogni donna che è stata uccisa e il cui sangue annaffia i semi della lotta. Ogni donna che è in una cella oggi. Ogni donna che è viva e continua a combattere.

Non stanno aspettando di essere liberate. Esse sono la liberazione.

Né Mullah! Né Scià!
Donna - Vita - Libertà!

Fronte Anarchico dell'Iran e dell'Afganistan

https://umanitanova.org/8-marzo-dalla-cella-alla-strada-le-donne-iraniane-non-si-arrendono-mai/
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