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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #8-26 - Segnali di una crisi crescente. Sciopero e presidio delle lavoratrici e dei lavoratori de "La Stampa". (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 16 Apr 2026 07:17:54 +0300
Chi scrive è di regola abituato a comunicare alla stampa, in senso lato,
eventi di varia natura, scioperi, manifestazioni, presidi, problemi sui
posti di lavoro ecc.. ---- Nel caso dello sciopero de "La Stampa",
l'informazione ha seguito un percorso opposto; infatti una giornalista
con la quale è in relazione per le regioni summenzionate lo ha invitato
in occasione di uno sciopero e presidio del personale de "La Stampa" il
25 febbraio 2026. ---- Un evento obiettivamente non usuale, visto che
non si è verificato per 159 anni dalla fondazione del giornale, nel
1867, giornale che allora si chiamava "Gazzetta Piemontese". Nel corso
del presidio poi un fotografo gli ha raccontato che qualcosa di simile
si è verificato 45 anni addietro, con esiti non felici.
Ora, uno sciopero e un presidio con un'adesione ampia quale quello del
25 febbraio non è proprio usuale, come non è usuale l'interesse che ha
sollevato nelle istituzioni, quantomeno nelle istituzioni locali, e in
ampi settori del ceto politico.
Vale la pena di riflettere sulle ragioni contingenti e strutturali di
questa mobilitazione e su alcuni segnali sociali generali che se ne
possono trarre.
Partiamo dalle ragioni sindacali della mobilitazione, sulla base di
quanto afferma un comunicato del Comitato di Redazione e della RSU
aziendale:
«Giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, collaboratrici e
collaboratori chiedono all'azienda di rispondere, una volta e per tutte,
alle indiscrezioni che hanno alimentato e continuano ad alimentare
confusione e incertezza sul futuro del nostro giornale.... Un timore che
non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la
qualità e la pluralità dell'informazione nel Paese.....
Ancora oggi durante una trattativa esclusiva viviamo in un continuo
flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso svilenti...
La Stampa oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro.
Inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi
dall'assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla
conferma dei contratti in essere, su un perimetro ben definito della
cessione del ramo d'azienda e su tempi certi: chiediamo di avere una
data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo
Sae e ancor prima la composizione della cordata acquirente.
Chiediamo anche alla politica, del territorio e nazionale, che fine
abbiano fatto le promesse di sostegno e attenzione alle vicende della
nostra testata. A oggi, per esempio, restiamo in attesa della data delle
audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura della
Camera ...La Stampa non è una merce qualunque: è un bene pubblico,
presidio di pluralismo e libera informazione, costruito ogni giorno da
oltre 150 anni, e come tale va tutelato».
Vale ora la pena di approfondire e allargare la valutazione sulla
situazione del settore. Partiamo dalla diffusione dei giornali sulla
base di quanto comunica l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni:
«Il naufragio dei quotidiani: anche i primi sei mesi del 2025 si
rivelano difficili per i quotidiani: prendendo in esame le copie
complessivamente vendute sul territorio nazionale, pari a 220 milioni di
unità (circa 1,4 milioni di copie medie giornaliere da gennaio a
giugno), si osserva una flessione su base annua del 7,1% e del 29,6%
rispetto al primo semestre del 2021. È quanto rileva l'Osservatorio
sulle comunicazioni di Agcom, sottolineando come le testate che
riportano prevalentemente notizie di interesse nazionale registrino una
riduzione più contenuta su base annua rispetto a quelli con notizie
prevalentemente locali (-6,2% a fronte di -8,3%).
Le copie complessivamente vendute in formato cartaceo, pari a 186,6
milioni (1,2 milioni di copie giornaliere), si sono ridotte su base
annua del 7,8% (risultavano 202,4 milioni nei primi sei mesi del 2024) e
del 31,5% rispetto al primo semestre del 2021 quando ne venivano vendute
complessivamente 272,4 milioni (con una media giornaliera di circa 2
milioni di copie giornaliere).
I quotidiani in formato digitale: dinamica simile, sebbene più
contenuta, si può constatare con riferimento ai quotidiani venduti in
formato digitale (copia replica della versione cartacea) che registrano
una contrazione in termini di copie complessive confrontando il primo
semestre del 2025 con quello dell'anno precedente di 2,9% e del 16,6%,
considerando un orizzonte temporale di cinque anni (primi sei mesi del
2021). La distribuzione delle copie digitali fra i singoli quotidiani è
più concentrata rispetto a quella cartacea. Infatti, nel primo semestre
del 2025, le prime cinque testate in termini di copie digitali (Corriere
della Sera, Il Gazzettino, Il Sole 24Ore, La Repubblica, La Stampa)
rappresentano oltre il 61% delle copie complessivamente vendute, mentre,
se si considerano le copie cartacee delle prime cinque testate (in
questo caso Corriere della Sera, La Gazzetta dello Sport, La Repubblica,
Avvenire e La Stampa) si raggiunge una quota del 33% sul totale delle
vendite dei quotidiani in tale formato.
I giornali 'generalisti': analizzando i quotidiani per 'generi'
editoriali, i principali cinque quotidiani nazionali che presentano
contenuti 'generalisti' (in ordine di copie totali vendute. Corriere
della Sera, La Repubblica, Avvenire, La Stampa e Il Messaggero) nel
primo semestre del 2025 hanno registrato una flessione nella vendita di
copie cartacee pari al 7,6% rispetto ai corrispondenti volumi del
medesimo periodo del 2024 (-4,8 milioni di copie); tale flessione si
amplia al 32,7% con riferimento al primo semestre del 2021 (-28,5
milioni di copie). Passando alle vendite complessive di copie in formato
digitale per tale genere, si osserva una flessione meno marcata, sia
rispetto ai primi sei mesi del 2024 (-1,7%, pari a -287 mila copie), sia
rispetto al primo semestre del 2021 (-3,4%, pari a 577 mila copie).»
Mi scuso per la lunghezza della citazione, ma ritengo che sia utile per
permettere una valutazione realistica dello stato dell'arte
relativamente ai quotidiani e per comprendere che siamo di fronte a una
vera e propria mutazione antropologica.
In un paese caratterizzato da alti tassi di analfabetismo tout court
prima e di analfabetismo funzionale poi, il numero di lettori dei
quotidiani e, di conseguenza, la rilevanza sociale e politica dei
quotidiani stessi, ha subito un crollo.
Il Presidente del'Agcom, Giacomo Lasorella, durante l'audizione davanti
alla Commissione Cultura della Camera sulla situazione attuale e sulle
prospettive future dell'editoria, prevede che se le vendite di giornali
continueranno a diminuire al ritmo attuale, tra dieci anni solo
nell'1,5% dei nuclei familiari del Paese entreranno quotidiani e
periodici, contro la percentuale del 25% attuale.
Questa situazione rende inevitabile porsi due domande: come si
informeranno fra qualche anno i cittadini? Che ragion d'essere hanno già
oggi i giornali? Va da sé che non mi riferisco a Umanità Nova.
Potrei chiudere l'articolo dichiarando il mio mix di imbarazzo e
divertimento per la presa d'atto che faccio parte di un'élite. Credo
però giusto porre l'accento sul carattere nuovo e interessante della
mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori de "La Stampa" come
settore della working class già ampiamente proletarizzato grazie alla
diffusione del lavoro precario e in corso di ulteriore
proletarizzazione. Ovviamente la difesa della libertà politiche e civili
che accompagna la mobilitazione è, a mio avviso, rispettabile, ma
dobbiamo avere la consapevolezza che interessa direttamente settori
della classe media. D'altro canto "interessa" non vuole dire "riguarda";
la difesa della libertà di lotta, di organizzazione, di parola riguarda
in primo luogo la working class ed è nostro interesse, oltre che
politicamente ed eticamente giusto, porre in stretta relazione la lotta
per il salario e il reddito con quella per le libertà e i diritti.
Cosimo Scarinzi
https://umanitanova.org/segnali-di-una-crisi-crescente-sciopero-e-presidio-delle-lavoratrici-e-dei-lavoratori-de-la-stampa/
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