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(it) Italy, FDCA, Cantiere #42 - La corruzione viaggia sul carro del potere (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 16 Apr 2026 07:16:58 +0300
Fare il punto su un mondo in totale sconvolgimento, qual è quello in cui
viviamo oggi, non è affatto facile: stiamo assistendo al venir meno di
equilibri consolidati da almeno ottant'anni, da quel secondo massacro
mondiale terminato con la vittoria delle truppe alleate nella seconda
guerra mondiale imperialista.
In questa fase, in mezzo allo scontro tra imperialismi in declino che
cercano l'ultimo colpo di coda e imperialismi emergenti in grande
ascesa, ci sono più di 8 miliardi di esseri umani che vivono in
condizioni assai differenti e che variano in modo estremamente
importante: il posto in cui il caso decide di farci nascere su questo
pianeta può far la differenza tra vivere una vita piena di agi e di
possibilità o essere catapultato in una sorta di girone dantesco. Un
girone da cui l'uscita è spesso preclusa, a meno di affrontare viaggi il
cui esito potrebbe essere quello di finire in un altro girone, dove al
posto delle dantesche figure luciferine vi sono miliziani libici armati
di tutto punto, anche grazie al contributo economico del governo
italiano, tramite le nostre tasse sempre più dirottate verso il capitolo
"sicurezza e armamenti" anziché su istruzione, sanità, politiche
abitative e ambientali.
Il rapporto dell'ONG Oxfam sullo stato delle disuguaglianze nel mondo,
uscito come ogni anno in concomitanza con il World Economic Forum di
Davos, mette nero su bianco le terribili disuguaglianze esistenti:
disuguaglianze sempre in costante aumento come testimoniano i numeri
elaborati da Oxfam.
I miliardari del nostro pianeta, circa 3.000 individui, nel 2025 sono
riusciti ad accumulare la cifra di 18.300 miliardi di dollari,
aumentando la loro ricchezza tra il 2020 e il 2025 di circa l'81%, una
cifra che permette a costoro di recuperare egregiamente l'aumento del
costo della vita, mentre per le lavoratrici e i lavoratori in Italia,
nazione che comunque non registra situazioni di disperante povertà,
dobbiamo accontentarci (e magari ringraziare), per aumenti contrattuali
che ratificano una diminuzione del potere d'acquisto dei salari.
Siamo di fronte a un capitalismo che, come disvelano i file di Epstein,
ha ormai calato la maschera, dimostrando tutta la sua degenerazione e
aggressività. Finita la fase del compromesso "socialdemocratico" tra
capitale e lavoro che garantiva una redistribuzione almeno parziale
della ricchezza, la struttura economica-politica del capitale giunta al
capolinea, per uscire dalla crisi in cui si avviluppa, si libera degli
orpelli democratici e sociali: fa carta straccia di quel che rimane del
diritto internazionale; svuota le costituzioni dei vari Paesi, che
nonostante i principi affermati sulla carta sono incapaci di arginare le
derive autoritarie attuate dai governi per reprimere il dissenso e il
conflitto sociale, assimilati a una questione di ordine pubblico, come
sta avvenendo nel nostro Paese con i provvedimenti relativi alla
sicurezza emessi dal governo Meloni.
Dovrebbe essere una considerazione lapalissiana, eppure le forze
politiche che propugnano un quanto mai necessario e urgente superamento
del capitalismo non incontrano il favore delle masse, anzi! Rigurgiti
nazionalisti, razzisti e fascisti sembrano trovare un brodo di coltura
particolarmente favorevole nelle nostre società, lacerate e abbrutite da
una crisi oramai più che ventennale alla quale non sono estranee le
forze riformiste di matrice cattolica e comunista che hanno
puntigliosamente lavorato per cancellare ogni aspirazione di radicale
cambiamento della società.
Ciononostante non viviamo una fase di pacificazione: la narrazione degli
accadimenti che veicolano i media sia italiani che internazionali non
riescono a nascondere la rabbia sociale che cova nelle periferie, sia
nelle nostre città, sia nelle cosiddette periferie del mondo. Le
manifestazioni spesso con scontri violenti contro le forze repressive in
Argentina, in Serbia, in Albania, in Sudan..., la rivolta contro l'ICE
negli Stati Uniti, testimoniano l'esistenza di una non domata componente
della società che non è disposta a piegarsi ai soprusi del potere.
La rotta si può invertire. Certamente. È necessario ricostruire un
immaginario, prefigurare la società post-capitalista dove i prodotti del
lavoro siano valori sociali per il soddisfacimento dei bisogni e non
accaparramento individuale, dove l'organizzazione della società si basi
su liberi accordi e dove potere, dominio e autorità siano sostantivi che
qualificano il passato. Un futuro che non può essere una prefigurazione
escatologica legata a una presunta rivoluzione proletaria
necessariamente determinata, magari con una riproposizione di quei
modelli di "socialismo reale" che la storia ha già liquidato essendosi
risolti in forme di capitalismo di Stato, anch'essi basati sullo
sfruttamento della forza lavoro, sulla repressione e sulla dittatura.
Occorre costruire un cammino che sin da subito dia delle risposte e
cambi le condizioni di vita dei ceti meno abbienti attraverso la difesa
dei redditi delle lavoratrici e dei lavoratori, la acquisizione di
diritti per sottrarre le scelte di vita individuali alla pretesa volontà
di chiesa e Stato di disciplinarci e irrigimentarci, la difesa dei
territori devastati dal cambiamento climatico individuando chiaramente
nel modello economico capitalista il responsabile di tale cambiamento,
il contrasto alla folle rincorsa al riarmo e alla opposizione netta
all'indottrinamento militaresco delle nuove generazioni.
In questa prospettiva il movimento comunista anarchico può avere un
ruolo, valorizzando senza idealizzare esperienze che mostrano
concretamente che è possibile vivere oltre il capitalismo: dalle
esperienze rivoluzionarie storiche, parziali ma significative, del
proletariato internazionale a quelle recenti proprie del Chiapas
zapatista e il Rojava, oggi sotto l'assedio delle forze del nuovo
governo siriano capeggiato dall'ex comandante di Al-Qaeda Al-Jolani, che
gode dell'appoggio delle principali potenze mondiali.
Intorno a queste prospettive storiche e di intervento immediato è
possibile e necessario definire nel concreto i processi di unità sociale
e di classe capace di dar luogo a quella massa critica che consentirebbe
finalmente di rispondere alla potenza di fuoco messa in campo dai
difensori dello status quo, oggi assolutamente incontrastata nella società.
La sfida in definitiva è quella di sempre: socialismo o barbarie.
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