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(it) Italy, UCADI, #206 - Il malvivente arancione (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 12 Apr 2026 08:04:49 +0300
Era da i tempi di Traiano che non si vedeva un imperatore dedito ad un
continuo saccheggio di paesi circostanti, amici e no. Il malvivente
arancione non si risparmia nulla, dai vassalleati al Venezuela e ora
all'Iran. Non dobbiamo però farci confondere dal linguaggio sempre più
iperbolico della cupola bianca che di fatto nasconde il panico per aver
sbagliato tutto. Un vincitore manifesto non ha bisogno di urlarlo ai
quattro venti: lo si vede dai fatti. Se tu dichiari, come il segretario
alla guerra Pete Hesgeth, che la dirigenza iraniana è stata decapitata e
che vive sotto terra e poi si scopre che il presidente della repubblica
islamica, Pezeshkian, e il segretario del consiglio per la sicurezza,
Larijani, camminano nel centro di Teheran, c'è qualcosa che non va nella
narrazione. Poco importa, se Larijani viene poi assassinato:
l'atteggiamento iraniano non è quello della resa. Più significativa la
grottesca dichiarazione del segretario al tesoro Scott Bessent che
annuncia l'intenzione di togliere temporaneamente le sanzioni sul
petrolio iraniano: per calmierare il prezzo del petrolio. Non esiste
prova migliore della mancanza di strategia americana.
Sembra proprio che ancora una volta abbiano sottostimato gli avversari,
come fatto con la Russia in Ucraina. Sono più di venti anni che l'Iran
si sta preparando a questa guerra e ha anche avuto modo di sfruttare la
guerra dei 12 giorni per aggiornare le proprie strategie. La caduta di
Saddam ha insegnato all'Iran che una struttura centralizzata è più
vulnerabile ad attacchi esterni, soprattutto quando la strategia degli
avversari è quella di assassinare i capi. Infatti, al di là del fatto
che in Iran esiste un leader supremo, la ruolo e la figura di Khameney
sono diversi da quelli che avevano Saddam Hussein o Muhammar Geddafi.
L'Iran si è dato una struttura a mosaico, composta di moduli in grado di
operare in modo indipendente nel caso dell'assassinio di qualche
dirigente di livello superiore o del taglio di comunicazioni e questa
indipendenza non riguarda solo l'ambito decisionale, ma anche la
capacità logistica di operare.
L'Iran ha anche capito che l'unico modo di resistere alla potenza di
fuoco degli americani è quello di combattere una guerra asimmetrica come
in qualche modo lo è stata quella degli USA con l'Afghanistan e, andando
all'indietro nel tempo, quella in Vietnam, dove lo scopo degli avversari
era quello di rendere la guerra troppo costosa per essere continuata
anche da un paese ricco come gli USA (uno dei fattori rilevanti della
sconfitta americana in Afghanistan è stato il costo per litro del
carburante nei posti dove era necessario portarlo per essere
utilizzato). In questo senso, la durata della guerra diventa un fattore
rilevante, soprattutto in vicinanza delle elezioni di mezzo termine, con
un presidente che aveva giurato mai più guerre senza fine.
In questa logica, le affermazioni del malvivente arancione sulla
obliterazione della marina e della aviazione iraniana sono prive di
senso. L'Iran non si era dotato di una marina significativa o di
un'aviazione imponente: sapevano che sarebbero state comunque distrutte.
L'Iran si è invece dotato di motoscafi veloci, di droni e missili
balistici e da crociera.
L'intercettazione dei missili è un'operazione molto dispendiosa e poco
efficiente. Il ricercatore americano Ted Postol, che studia da sempre
l'efficacia dei missili antimissile ha ripetutamente sbugiardato la
propagandata efficienza dei vari Patriot, Thaad etc. In realtà, questo
non è mai stato vero a partire dalla prima guerra in Iraq, quando gli
americani si vantavano di intercettare i missili SCUD con i primi
Patriot. Un'analisi rigorosa dei filmati, fatta a posteriori, ha
mostrato che i Patriot NON furono in grado di intercettare un solo SCUD.
Tanti anni sono passati e la tecnologia è migliorata, ma da tutte e due
le parti, e pare che la capacità di intercettazione sia del 5%, a
dispetto di quanto sistematicamente affermato dall'orchetto verde a Kiev
e sposato acriticamente dai media occidentali. Tutto questo senza
contare che i missili intercettori sono costosi e richiedono tempi
lunghi per essere assemblati. Infatti, contrariamente a quanto affermato
dagli americani sulla obliterazione dei missili iraniani, sono gli
americani che cominciano ad essere in difficoltà. Come si spiega
altrimenti il fatto che hanno costretto la Corea del Sud a privarsi dei
sistemi Thaad, la cui installazione aveva causato anni fa una crisi con
la Cina che, per ritorsione, ridusse gli scambi commerciali?
A tutto questo, va aggiunto che i missili iraniani sono sotto terra e la
maggior parte è collocata nella parte orientale dell'Iran che non è
stata toccata dai bombardamenti. Alcuni missili sono in silos nascosti
che non si aprono come si vede nei film di James Bond, ma sono coperti
da uno strato leggero di terra che il missile stesso rompe nella fase di
lancio: tutto questo non è riconoscibile prima del lancio. Gli altri
missili vengono caricati all'ultimo momento su camion speciali per
essere lanciati in posti sempre diversi e quindi difficili da identificare.
Infine, a detta di molti, per ora gli iraniani hanno lanciato missili
vecchi di 10-20 anni: poco importa se sono meno sofisticati: gli
israeliani e americani sono comunque costretti a svuotare i loro
arsenali. D'altra parte, alcuni dei nuovi missili ipersonici (a maggior
ragione non intercettabili) hanno testate che si dividono in 80 ogive
ognuna contenente 20 Kg di esplosivo. 20 Kg non sono sufficienti per
fare grandi danni, ma 80 di loro coprendo un'area di 10-15 Kmq sono
comunque in grado di allarmare una popolazione che viveva nell'illusione
di una protezione totale grazie all'Iron Dome.
Per quanto riguarda i droni, invece, come noto dalla guerra in Ucraina,
gli iraniani avevano sviluppato questa tecnologia già da tempo: nei
primi tempi della guerra ucraina furono proprio gli iraniani a fornire i
primi droni alla Russia (che poi ha imparato a svilupparli
indipendentemente, contrariamente a quanto creduto dall'alta dirigenza
della UE che ha salutato con soddisfazione l'inizio della guerra in Iran
perché secondo loro i russi perdevano il supporto iraniano). Sta di
fatto che l'Iran padroneggia perfettamente la tecnologia per produrre droni.
Esistono molti tipi di droni: un tipo poco pubblicizzato sfrutta la rete
satellitare Iridium costituita da una settantina di satelliti collocati
ad un'altezza media nell'atmosfera (maggiore dei satelliti di Starlink)
usati principalmente dai telefoni satellitari. La loro banda non è così
larga da permettere il trasferimento in tempo reale di immagini ad alta
risoluzione, ma un drone che deve raggiungere un obiettivo non richiede
alta definizione. In pratica il drone, una volta lanciato, è in grado di
spedire informazioni visive sulla sua posizione e ricevere input sul suo
spostamento. In pratica sono droni FPV a grande distanza.
In relazione alle operazioni di mare, gli iraniani si sono dotati di
droni sottomarini e qui siamo di fronte ad un'ironia della sorte. Gli
ucraini, con l'aiuto di UK e degli americani hanno sviluppato droni
sottomarini efficaci. I russi, avendone catturati alcuni intatti sono
stati in grado di ricostruirne il funzionamento e sembra che abbiano
trasferito il know-how agli iraniani.
L'aspetto forse più importante di questa guerra è che l'Iran segue una
strategia. Come affermato pubblicamente, si sono inizialmente occupati
non tanto di danneggiare Israele, quanto di colpire le basi americane
nel Golfo, per menomare la capacità difensiva ed offensiva americana.
Infatti l'Iran ha accecato almeno 5 radar sofisticati usati per il
rilevamento anticipato di missili; si tratta di sistemi il cui costo va
dai 500 milioni al miliardo di dollari l'uno e la cui ricostruzione
richiede tempi lunghi. L'accecamento ha ridotto il tempo a disposizione
in Israele per scappare nei rifugi da 15 a 2 minuti.
A questo va aggiunta la distruzione della base navale della quinta
flotta in Bahrein. In pratica molte basi americane nel Golfo non sono
operative: gli addetti sono costretti a nascondersi spesso nei rifugi.
Un altro aspetto strategico riguarda l'aviazione. L'Iran riconosceva
questo settore come inevitabilmente debole da parte loro, ma qui
scopriamo anche una potenziale debolezza americana: gli F35 partono da
basi lontane e hanno bisogno di rifornimenti in volo: in partenza, il
carburante non è sufficiente per portare a termine l'operazione
richiesta e tornare alla base. Per assolvere il compito, servono aerei
cisterna. Sono notizie di questi giorni che 1 forse 2 arei cisterna sono
stati abbattuti dagli iraniani e altri 5 sono stati colpiti mentre
stazionavano nelle basi (principalmente in Arabia Saudita).
Non è chiaro quanto questo abbia indebolito gli americani, ma è chiaro
che gli iraniani non si stanno muovendo a caso.
L'elemento principale della strategia iraniana è comunque la chiusura
dello stretto di Hormuz per mettere in difficoltà il sistema economico
mondiale. Da quello stretto non passa "solo" il 20% del petrolio
mondiale, ma anche il 30% dei fertilizzanti: l'agricoltura mondiale
verrà colpita pesantemente anche se il tempo per percepire il problema è
dell'ordine dei mesi (si deve aspettare che i fertilizzanti debbano
essere usati ed i raccolti arrivino a maturazione).
Le dichiarazioni degli americani fanno capire che non si aspettavano
questa mossa. La proposta del delinquente arancione di scortare le
petroliere è grottesca: le navi sarebbero facilmente attaccabili da
terra con missili a corto raggio ed è da vedere quali compagnie di
assicurazione accetterebbero i rischi associati. E la richiesta di aiuto
ai vassalleati è ancora più paradossale: la tigre chiede aiuto al gatto.
Inoltre, l'Iran aveva annunciato di adottare una strategia occhio per
occhio, cioè di attaccare gli stessi tipi di impianti e strutture civili
che gli aggressori avessero deciso di colpire in Iran. Quindi nessuna
sorpresa se dopo il bombardamento israeliano del giacimento di gas South
Pars, gli iraniani hanno colpito le corrispondenti infrastrutture
qatarine. Da notare che un'eventuale ed ulteriore distruzione di
infrastrutture implica che sarebbero necessari anni per vedere la
produzione di olio e gas tornare ai livelli precedenti dopo la
riapertura dello stretto di Hormuz. Gli aggressori però amano giocare
con il fuoco: gli americani hanno bombardato l'isola di Kharg
(principale terminal petrolifero iraniano). Per ora, si sono limitati a
colpire obiettivi militari, ma il malvivente arancione ha il coraggio di
dichiarare (riferendosi all'isola di Kharg): We may hit it a few more
times just for fun. Rivogliamo Caligola.
Altri impianti molto vulnerabili e possibilmente ancora più critici sono
quelli di desalinizzazione: i malviventi sono stati sufficientemente
folli da bombardare un impianto iraniano senza rendersi conto che la
vita in tutti i paesi del Golfo dipende in misura enorme dall'accesso ad
acqua potabile (Israele incluso).
Mentre l'Iran segue un piano ben preciso, gli USA sono chiaramente in
difficoltà, se si trovano costretti a cancellare (anche se
temporaneamente) sanzioni alla Russia: in parte è teatro, dato che Cina
e anche India avevano continuato a comprare petrolio russo, ma la dice
lunga sullo stato delle cose, soprattutto sulla necessità per il
delinquente arancione di evitare un'inflazione che minerebbe il suo
supporto interno.
A questo aggiungiamo che gli USA offrono 10 milioni di dollari a
chiunque sia in grado di fornire informazioni sugli spostamenti dei
leader iraniani. Incidentalmente, gli iraniani hanno scoperto una talpa
che forniva informazioni puntuali ai malviventi. Si tratta di niente di
meno che il capo dell'antispionaggio, il generale Esmail Qaani,
successore del generale Soleimani, assassinato dagli israeliani nel
2020, e consulente fidato di Khamenei. Il successivo assassinio di
Larijani mostra che evidentemente ci sono altre falle nel sistema
informatico interno, ma va anche ricordato che l'organigramma iraniano è
tale che per ogni carica sono pronti i nomi dei sostituti e dei
sostituti dei sostituti.
Nel frattempo, gli aggressori sono costretti ad inventarsi mosse per
arrivare ad una vittoria sempre più nella loro mente e sempre meno nei
fatti.
Boots on the ground: l'invasione dell'Iraq fu preceduta da un
reclutamento e addestramento di truppe durata per sei mesi; l'Iran è
quasi quattro volte più grande e ha un'orografia molto molto più
complicata con montagne e foreste.
Corpi speciali per appropriarsi dell'uranio arricchito? I corpi speciali
americani sono sicuramente quelli meglio addestrati al mondo, ma
dovrebbero arrivare velocemente al/ai depositi, collocati molto sotto
terra, e poi tornare indietro sani e salvi, e non è nemmeno detto che
l'alleato ricattatore Netanyahu sia disposto a riconoscere un eventuale
esito positivo come conclusivo.
Assoldamento di truppe curde? Ci hanno provato e ci stanno provando, ma
i curdi iraniani sono relativamente ben integrati in Iran (a differenza
dei curdi siriani, iraqeni e soprattutto dei curdi turchi). Inoltre,
almeno per quanto riguarda i curdi siriani hanno bene in mente il
tradimento USA che dopo averli usati per combattere Bashar al-Assad, li
hanno come si dice in inglese buttati sotto il bus, per essere attaccati
da Israele e dai turchi. Alla fine della fiera, pare che al massimo
riescano a reclutare un paio di migliaia di soldati: nulla in confronto
ad un esercito iraniano con un milione di militari.
Al Qaeda e dintorni: pochi mesi prima dell'operazione Epstein fury, si
sono verificati movimenti strani nel Kurdistan siriano, dove gli
americani hanno liberato alcune migliaia di prigionieri (militanti ISIS)
per portarli nel nord dell'Iraq in una base americana fintamente
dismessa e addestrarli per operazioni di destabilizzazione genericamente
in Asia centrale (incluso lo Xinjiang in Cina). Non è difficile
immaginare una riconfigurazione iraniana di questa forza lavoro.
A rendere lo scenario ancora più buio per il malvivente arancione, ci
sono gli alleati dell'Iran. In primis, Hezbollah che era stato dato per
definitivamente sconfitto e che invece possiede missili a corto raggio
che colpiscono pesantemente il nord Israele. Non saranno loro a
sconfiggere i terroristi sionisti, ma riducono la vivibilit à in
Israele, e riaccendono il flusso in uscita (fuga) dal paese. Un segnale
in questa direzione viene dalle restrizioni imposte dal governo
israeliano al numero di passeggeri ammessi su ogni aereo in partenza
dall'aeroporto di Ben Gurion, che può arrivare a circa il 50% alla
capacità dell'aereo. Ufficialmente, la misura è giustificata in termini
di sicurezza; sembra però un modo per ridurre il flusso in uscita dal paese.
Esiste poi una variabile che non è ancora entrata in gioco, ma che un
anno fa si era dimostrata molto efficace: gli Houti, che erano stati in
grado di bloccare il traffico marittimo nel mar Rosso e, nel caso,
potrebbero molto efficacemente bloccare i porti dell'Arabia Saudita sul
mar Rosso ed aggravare ulteriormente la crisi petrolifera. Non sappiamo
se e quando gli Houti entreranno in azione, ma sicuramente possono
giocare un ruolo significativo.
Nel frattempo è comparso un articolo interessante sul South China
Morning Post (pubblicato ad Hong Kong) dove si afferma che le attuali
riserve americane di terre rare a disposizione del dipartimento militare
garantiscono un'autonomia di soli due mesi. Non è chiaro come i cinesi
possano avere informazioni precise sugli stoccaggi americani, anche se
sono probabilmente in grado di tracciare le vendite di terre rare, ma il
messaggio importante è che la Cina potrebbe restringere la vendita di
terre rare (come aveva fatto temporaneamente nel 2025) e forse lo sta
iniziando a rifare.
E dunque logico domandarsi: chi glielo ha fatto fare agli americani di
imbarcarsi in questa impresa? L'Iran è un possibile obiettivo da più di
venti anni, quando fu inserito in una lunga lista di paesi mediorientali
da soggiogare.
Possiamo addirittura ritornare al 1996, quando Richard Perle, assistente
segretario alla difesa degli USA e architetto dell'operazione Iraq,
informò un giovane Netanyahu, appena nominato primo ministro di Israele,
che la prospettiva di creare due stati andava abbandonata e sostituita
dalla trasformazione di Israele in potenza regionale. Con il passare
degli anni, la prospettiva non è cambiata, ma la finestra di fattibilità
si sta chiudendo: la sostanziale alleanza dell'Iran con Russia e Cina
sta rendendo il paese sempre meno attaccabile e quindi o ora o mai più.
A questo, va aggiunto che il vero
nemico planetario, la Cina, sta sorpassando gli USA in tutte le metriche
che uno possa concepire ed anche in questo caso eventuali tentativi di
contenimento stanno diventando sempre meno fattibili (se non lo sono
già): da qui l'attacco a Venezuela e Iran, due paesi che forniscono
petrolio alla Cina.
La mossa rimane da ultima spiaggia e non tutti i componenti
dell'amministrazione USA concordano. Il vice presidente J.D. Vance è
stato messo a tacere e lo stesso dicasi di Elbridge Colby, consigliere
per la sicurezza nazionale, che vorrebbe sganciare gli USA sia
dall'Europa che dal Medio Oriente (che sarebbe meglio chiamare Asia
Occidentale) per dedicarsi esclusivamente alla Cina. Questa guerra che
costringe invece i vassalleati asiatici ad espropriarsi dei sistemi di
difesa, oltre che a vuotare gli arsenali americani, finisce con l'essere
un aiuto alla Cina.
L'aspetto maggiormente preoccupante è la prospettiva a breve medio
termine. Nel caso molto probabile che l'Iran non voglia accettare
soluzioni temporanee (avendo la quasi certezza che i malviventi
tornerebbero ad attaccare il paese) quale strategia di uscita può essere
immaginata? In che modo possono gli USA ed Israele salvare la faccia
dopo quello che hanno iniziato? Io spero di sbagliarmi, scrivendo che
non vedo niente di praticabile a che rimane solo l'opzione nucleare,
soprattutto da parte della nazione che ha più di cento ordigni senza
nessun riconoscimento o accettazione di regole internazionali.
E allora va anche ricordato la posizione geografica dell'Iran, alla
latitudine del jet stream, e cioè una posizione ottimale per la
circolazione di particolato radioattivo su tutto il globo. Ma forse il
miracoloso discombobulator usato da Trump per catturare Maduro verrà
rimesso in funzione e tutto torna come prima.
Antonio Politi
https://www.ucadi.org/2026/03/28/il-malvivente-arancione/
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