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(it) Italy, UCADI, #205 - I nuovi schiavi (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 4 Apr 2026 09:53:42 +0300


Con l'intento di espandere e modernizzare le modalità dello sfruttamento del cosiddetto "lavoro povero" gli imprenditori in tutto il mondo hanno deciso di introdurre e sperimentare nuove forme di sfruttamento che utilizzano al meglio, per loro, le possibilità offerte dalle APP e dalle moderne piattaforme di comunicazione e di organizzazione del lavoro. ---- La situazione scandalosa di sfruttamento nella quale operano questi lavoratori avrebbe dovuto richiamare l'attenzione dei politici ed indurli a promuovere leggi atte a tutelare queste attività lavorativa o quantomeno ad attenuare il livello di sfruttamento al quale questi lavoratori sono costretti.
A fronte del silenzio e della latitanza del legislatore le norme superstiti della legislazione del lavoro, frutto del ciclo di lotte degli anni '70 sono state utilizzata da alcuni giudici per intervenire, con l'intento di calmierare lo sfruttamento e impedirne almeno le forme più virulente.
Le vertenze di questi lavoratori sono iniziate con le lotte degli addetti ai call center che denunciavano le forme intense di sfruttamento, con orari di lavoro pressoché impossibili, paghe basse, assenza di tutele previdenziali e pensionistiche, l'adozione di un'organizzazione del lavoro che utilizzava ogni occasione per destrutturare l'attività lavorativa e spacciarla per una prestazione individuale onde evitare il rapporto di lavoro subordinato che avrebbe portato con sé l'obbligo di numerosi adempimenti, ritenuti gravosi dall'azienda, ma essenziali per i lavoratori.
Dopo lunghe lotte i lavoratori dei call center hanno ottenuto una tutela minima, relativa alla retribuzione e alle condizioni di lavoro, ai diritti previdenziali, ma la risposta dei datori di lavoro è stata immediata e radicale, i call center sono stati chiusi e l'attività trasferita all'estero, reclutando nei paesi più flessibili e privi di tutela sindacali e previdenziali e certamente con retribuzioni minori per i lavoratori chiamati a sostituirli.
Ma l'ingresso sul mercato di queste nuove forme di lavoro, giudicate da alcuni lavoristi e sociologi del lavoro nonché da economisti "innovative" e rispondenti alle necessità di business delle aziende, preoccupati di tutelare il diritto allo sfruttamento e al raggiungimento di massimi profitti, si è esteso con l'introduzione nel mercato italiano dei servizi offerti dalla Uber. Anche in questo caso, col tempo, è partita l'azione di tutela e la magistratura ha giustamente sanzionato i comportamenti dell'azienda ritenendo gli addetti titolari di un rapporto di lavoro subordinato con l'azienda ed obbligando questa al pagamento dei dovuti oneri sociali e alla concessione di tutte quelle garanzie che sono proprie del rapporto di lavoro subordinato. In questo caso ancora una volta la risposta dell'azienda è stata l'abbandono del mercato italiano, pur di non obbedire all'ordine dei giudici.
Ora siamo di fronte ad una nuova categoria, cresciuta enormemente grazie a diffondersi dei servizi a domicilio per quanto riguarda la consegna di cibo e merci. Ci riferiamo all'attività dei rider utilizzati da aziende come Glovo, che ha assorbito Foodinho srl, e da numerose altre che utilizzano una piattaforma e un algoritmo per dirigere e gestire i rider che utilizzano, per provvedere all'erogazione del servizio, ritenendoli titolari di un rapporto di lavoro autonomo, che prestano liberamente le loro attività. L'azienda cita a riprova di ciò il diritto di questi lavoratori di rifiutare la chiamata.
Inoltre questa volta la Glovo si è cautelata stipulando addirittura un contratto collettivo di lavoro con il sindacato fascista Ugl e Assodelivery, disponibili a mettere in vendita i diritti dei lavoratori, sottoscrivendo un contratto collettivo che prevede una retribuzione irrisoria per le prestazioni di lavoro degli iscritti alla piattaforma. Tuttavia il vantaggio conseguito con il contratto farlocco non è bastato all'azienda, la quale ha erogato ripetutamente retribuzioni in alcuni casi inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino all'81,62% rispetto alla contrattazione collettiva, somma che sicuramente non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato, continuando a considerare i lavoratori utilizzati come prestatori di un rapporto di lavoro professionale e quindi titolari di partita IVA.

L'appetito vien mangiando

Ma come suol dirsi "il diavolo fa la pentola non i coperchi" e così è successo che l'INPS, con lo scopo pubblicamente dichiarato dal suo Presidente pro tempore Tridico, bramoso di raccattare i versamenti previdenziali, ha aperto mediante gli ispettori del lavoro una serie di indagini sull'azienda combinando ben 56 multe, per ben 65 milioni, e chiedendone il pagamento all'azienda la quale si è opposta impugnando, sia per il quantum che nel merito, la richiesta dell'ente previdenziale.

Competente per legge è il giudice del Tribunale nella cui giurisdizione ha sede l'azienda, in questo caso quello di Milano, i cui giudici, investiti dalla questione hanno emesso un insieme di sentenze, anche perché con il protrarsi della vertenza si è costituito come parte il Nidel Cgil, sindacato dei lavoratori atipici a difesa degli interessi dei rider. Ne sono seguite una serie di vertenze legali che hanno progressivamente smontato il modello del "rider autonomo", obbligando Glovo a un'assimilazione dei suoi dipendenti al lavoro subordinato con le relative tutele economiche e di sicurezza, culminando nell'inchiesta per caporalato del 2026. Eccone sinteticamente le tappe.
- Agosto 2023 sentenza su algoritmo e comportamento antisindacale. Una giudice del lavoro di Torino, in linea con orientamenti milanesi, ha condannato Glovo per comportamento antisindacale, imponendo trasparenza sull'algoritmo che gestisce i turni e i compensi dei rider.
- Aprile 2025 sentenza sul mancato pagamento dei contributi e falsa Partita IVA. Il Tribunale di Milano respinge il ricorso di Glovo contro una maxi multa da 65 milioni di euro (inizialmente comminata dall'INPS), confermando però che i rider devono essere considerati lavoratori dipendenti e, pertanto, l'azienda, pur ricalcolandone l'importo, è tenuta al pagamento dei contributi previdenziali.
- Luglio/Agosto 2025 sentenza su sicurezza e "Bonus Caldo" con una sentenza definita "storica" dai sindacati, il Tribunale di Milano obbliga Glovo a negoziare con le rappresentanze sindacali (Nidel Cgil) sui rischi legati alle condizioni climatiche estreme (caldo), stabilendo che i "bonus" per il caldo erogati fossero insufficienti e obbligando a maggiori rimborsi e tutele. Inoltre ribadisce l'obbligo di Glovo a riconoscere i rappresentanti salute e sicurezza dei rider, come nel lavoro dipendente. NIdiL e Filcams CGIL: riconoscendo il rischio "strutturale" e le responsabilità dei titolari delle piattaforme.
- Febbraio 2026 parte l'inchiesta per caporalato relativa alle aziende che gestiscono i lavoratori mediante piattaforma. La Procura di Milano dispone il controllo giudiziario per Glovo dopo un'indagine per presunto sfruttamento di 40.000 rider in tutta Italia. L'ipotesi è caporalato aggravato, con retribuzioni ritenute inferiori alla soglia di povertà e nomina di un amministratore giudiziario per regolarizzare le condizioni di lavoro.
Non c'è da stupirsi che un governo che non tutela affatto i lavoratori consideri giudici suoi nemici.
Ve n'è quando basta per difendere la magistratura e votare no al referendum di marzo.

G.L.

https://www.ucadi.org/2026/03/01/i-nuovi-schiavi/
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