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(it) Italy, UCADI, #205 - Il diritto e la forza (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 2 Apr 2026 09:27:55 +0300
Pubblicato il 1 Marzo 2026 da Ucadi in Numero 205 - Febbraio 2026,
Newsletter, Anno 2026 and tagged salari, governo, repressione,
emigrazione, Meloni. ---- Mentre la situazione politica internazionale
si deteriora sempre di più, sotto la spinta della ridefinizione delle
sfere d'influenza fra diverse aree del pianeta e si assiste alla
rinascita del sogno imperiale di sempre più numerosi attori
internazionali, la premier nel Meloni si barcamena tra i diversi summit
dei gestori di un perenne conflitto che sfugge sempre di più alle regole
del diritto internazionale e lo nega, quel diritto, che aveva finto per
80 anni di garantire un'apparente vita di relazioni tra diverse entità
statuali, con regole puntualmente violate all'occorrenza dai ceti al
potere negli Stati detentori della forza. Con l'ascesa al potere di
Donald Trump questi hanno deciso di agire a tutela dei loro interessi e
a sostegno dei loro progetti egemonici e mettere in atto una
redistribuzione delle sfere di dominio sui territori.
Il destreggiarsi in questo crescente conflitto di interessi si è
rivelato per la Meloni e per il suo governo un elemento stabilità a
fronte delle inesistenti posizioni della sinistra riformista, attonita
di fronte alla complessità e già sostenitrice di criminali e ipocriti di
interventi nelle dispute internazionali, sposando gli interessi dei
democratici statunitensi e prostituendosi ideologicamente e
strategicamente al loro progetto politico, con l'ambizione di far parte
di un aggregato di potere, decadente, narcisista mediatico e satanista,
come il Caso Epstein dimostra, nell'illusione di raccogliere almeno le
briciole dell'accumulazione capitalistica e della perpetuazione dello
sfruttamento globale.
L'emergere di nuovi attori sulla scena internazionale (come i BRICS e
perché no, anche degli Stati neo imperiali) ha avuto se non altro il
pregio di costringere tutti i gestori del potere a gettare la maschera e
ad agire senza ipocrisie, allo scoperto e mostrare il loro volto di
canaglie senza etica, preoccupati soltanto di vivere intensamente ed
edonisticamente la propria vita, accumulando ricchezze, conquistando e
detenendo il potere, esercitandolo, al di là e al di sopra dei limiti
definiti dalla legge e dall'etica, violando principi che seppur ipocriti
nel loro manifestarsi garantivano un apparente ordine mondiale,
puntualmente e all'occorrenza, violato.
È stata soprattutto la situazione internazionale a consentire alla
Meloni di presiedere un governo di lunga durata che, bisogna
riconoscerlo, sta mettendo in atto larga parte del suo programma di
ristrutturazione dei rapporti tra ceti e classi e di trasformazione del
sentire sociale.
I fascisti al governo sono consapevoli del fatto che perseguendo una
strategia di allontanamento dell'insieme della popolazione dalla
partecipazione alla politica, si riduce il numero dei partecipanti al
voto il sistema di governo sopporta una certa quota "fisiologica" di
oppositori, e consente con una minoranza di elettori di assumere le
guida del paese, mirano, con successo alla creazione di un blocco
sociale che una volta si sarebbe definito "corporativo" per supportare
la loro azione di governo in cambio di una partecipazione sia pur
limitata alla spartizione appropriativa delle ricchezze del paese.
Manipolando l'opinione pubblica attraverso l'uso accorto degli strumenti
più subdoli ma efficaci della comunicazione di massa il governo Meloni
ha messo in atto un piano di riformattazione sociale avendo di fronte
una sinistra riformista, annientata nei suoi valori e nelle sue
capacità, screditata perché incapace di un di concepire un progetto
politico unitario alternativo sul piano sociale, per avere sposato
valori, ideologie e fini propri dell'avversario di classe, convinta
della scomparsa della classe di riferimento, e incapace di ridefinirla,
prova ne sia il completo distacco della sinistra da qualsiasi
riferimento ai problemi degli sfruttati e degli emarginati. Lo prova il
fatto che parole d'ordine come aumento dei salari, rilancio della
produzione industriale e agricola, tutela ed ampliamento del servizio
sanitario nazionale, finanziamento della scuola e sua finalizzazione ai
bisogni sociali, diritto alla casa, tutela del territorio, sono divenute
vuote parole d'ordine, slogan che vengono ripresi ad agitati per un
breve lasso di tempo e poi abbandonati.
Così il governo ha potuto inasprire tutta la legislazione penale
attraverso un'operazione sistematica di smantellamento delle libertà, a
cominciare da quelle di manifestazione del pensiero e di esternazione
del dissenso e anche della semplice non condivisione delle posizioni del
governo. Utilizzando il cavallo di Troia dell'immigrazione da reprimere
il governo ha introdotto nel nostro nell'ordinamento norme che
restringono in misura sempre crescente diritto a manifestare il proprio
dissenso sociale, il disagio per le crescenti condizioni di povertà di
una parte sempre più ampia della popolazione, reprimendo non solo i
raduni ludici (rave) per sanzionare i comportamenti discutibili di
alcuni ma ha proceduto contro l'ambientalismo reprimendo il dissenso
gandhiano e non violento, approfittandone per introdurre norme
repressive del dissenso attivo di carattere più generale come
l'occupazione di strade con cortei in difesa del posto di lavoro, ecc.
dell'apparato industriale, all'impoverimento progressivo dei ceti
sociali più deboli alla quale ha fatto seguito la generalizzazione
dell'attività repressiva, estendendola alle forme di dissenso giovanile
e ai luoghi di aggregazione sociale come i centri sociali, spingendo chi
li frequenta e li sostiene a criminalizzare i loro comportamenti in modo
da mettere in atto più facilmente la repressione con il consenso di
quella parte dell'opinione pubblica che sostiene o non si avvede della
progressiva erosione della libertà attraverso i cosiddetti provvedimenti
sicurezza che non hanno avuto altro effetto che quello di restringere lo
spazio del dissenso e di criminalizzare ogni minimo atto di scostamento
stimolando il diffondersi di un'ignavia sembra più diffusa.
Aborrendo il dissenso sociale si è passati ad una fase di prevenzione,
attingendo all'esperienza storica della destra, rispolverando i
provvedimenti adottati dal fascismo in occasione delle visite del duce o
dei gerarchi, quando il giorno prima la polizia ed il regime
provvedevano all'arresto dei potenziali contestatori, tutti
preventivamente schedati (vedasi introduzione del fermo preventivo di 12
ore in occasione di manifestazioni).
Utilizzando come grimaldello e al tempo stesso come elemento di stimolo
la crescita del bisogno di beni materiali, essenziali alla vita,
alimentando la crescita dei salari di fame, delle condizioni di lavoro
miserabili, dei rapporti di lavoro precario, dello sfruttamento
paraschiavistico, costruendo una gerarchia di ceti e classi posti in
competizione tra loro, assumendo a modello la classificazione che
l'impero spagnolo fece delle popolazioni delle sue colonie d'America,
dove creò una scala di gerarchizzazione dei diritti della persona,
ponendo al vertice l'idalgo purché nato in Spagna e al fondo gli indios
senza anima, il Governo Meloni mira a distruggere quella parte
essenziale di garanzie costituzionali incardinate al diritto
d'uguaglianza nella libertà.
Bisogna riconoscere che la strategia adottata dal governo nel
disarticolare l'opposizione, qualsiasi opposizione, quella politica
riformista e quella sociale, è stata efficace e sta raggiungendo larga
parte dei suoi obiettivi. Prova ne sia che la sinistra riformista è
priva di un proprio programma, in altre parole va a rimorchio, non sa a
che fare, vive di espedienti retorici, della richiesta di provvedimenti
tampone, cercando maldestramente di limitare il danno, che ora con il
referendum sulla giustizia comincia a porre l'assedio e a smantellare la
Costituzione.
Non è ancora una volta un caso che questo attacco alle Costituzioni
postbelliche, soprattutto a quelle di orientamento antifascista, e tra
queste certamente quella italiana, costituisca il tratto caratteristico
dell'agire dell'Internazionale di destra che di fatto opera sotto le
insegne del movimento Maga ma che si articola in tanti rivoli, tante
componenti come l'ultra liberismo di Miley, il neo-franchismo di Vox
spagnola, il neonazismo di Allianz für Deutschland, il neofascismo
militarista ucraino, solo per citare alcune delle concretizzazioni
organizzative di questa componente politica divenuta sempre più egemone.
Ad inquinare i pozzi non è stata solo la guerra d'Ucraina, ma la
reintroduzione attraverso essa del principio che la guerra è uno
strumento lecito, accampando la difesa della nazione dell'aggressore
come principio da difendere, senza analizzare i fatti precedenti e
risalire all'origine delle crisi, nonché alle ragioni del conflitto,
ideologizzandolo per nobilitarlo, ma perdendo al tempo stesso il senso
della realtà, dell'analisi oggettiva dei fatti, delle cause e degli
interessi in gioco, dell'analisi oggettiva delle forze messe in campo,
con il risultato di giungere alla conclusione che una potenza nucleare
dotate di almeno 6000 testate atomiche possa essere sconfitta da un
esercito per quanto agguerrito e motivato che esercita la nobile arte di
distruzione delle risorse per ricostruire sul campo di battaglia, fra i
morti e il sangue, le sofferenze delle popolazioni, l'accumulazione
capitalistica e permettere ad una banda di oligarchi sanguinari e
corrotti di arricchirsi con i proventi di guerra che notoriamente
nobilitano e alimentano ogni ruberia, ogni sopraffazione negando gli
interessi e i bisogni dei popoli.
Una risposta necessaria
La situazione si è deteriorata al punto che una risposta è sempre più
necessaria e va trovata partendo da ogni piccolo anfratto, da ogni
piccola lotta, per quanto periferica essa sia, da ogni resistenza alla
sopraffazione, per quando marginale rispetto al dipanarsi del potere
centrale degli Stati questa possa sembrare.
Prodromica rispetto a queste lotte è certamente l'interruzione o almeno
la riduzione delle guerre perché senza il massacro dei popoli sui campi
di battaglia la loro capacità di lotta, le loro energie vengono distorte
da combattere il loro vero nemico: lo sfruttamento del lavoro da parte
del capitale. La mente delle popolazioni è avvelenata dal nazionalismo,
è distorta dalla difesa degli interessi di classe; la rabbia derivante
dallo sfruttamento viene pervertita e utilizzata contro altri proletari,
come antidoto, come stupefacente inalato per allontanare il soggetto dal
reale e farlo agire in un mondo alieno nel quale si esauriscono tutte le
sue risorse e le sue forze.
All'ombra della guerra il profitto cresce, i padroni si ingrassano,
l'edonismo narcisista dei ricchi si alimenta, gli istinti più bassi e i
desideri più triviali si manifestano con l'obiettivo di trovare una
realizzazione che tamponi quell'alienazione che scaturisce dalla
coscienza di essere utilizzato, sfruttato, violentato, venduto e di non
poter ciò malgrado fare nulla per porre fine a questa situazione.
Un piccolo passo ma di grande efficacia è affrontare la scadenza
referendaria e cogliere l'occasione per dire che no, nella difesa dei
valori Costituzionali e della divisione dei poteri, fondamento dello
stato di diritto. Questa è la trincea dietro la quale ci attestiamo per
contrastare questo progetto dissolutore della convivenza dei nostri
diritti e della nostra libertà, ben consapevoli che abbiamo fatto solo
un primo passo e che le diseguaglianze rimangono, la povertà e lo
sfruttamento si espandono, si rigenerano, corrodono le capacità di lotta
e di resistenza degli sfruttati e quindi che il passo successivo è
iniziare a rimuovere le cause, gli strumenti della dominanza e del
potere attraverso i quali l'aspirazione all'uguaglianza dei popoli viene
perseguita e attuata.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2026/03/01/il-diritto-e-la-forza/
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