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(it) Italy, Sicilia Libertaria #466 - Fronte di frana - Niscemi. Un disastro annunciato (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 25 Mar 2026 08:07:04 +0200


La frana di Niscemi esiste da tempo immemorabile. Non poteva essere altrimenti dato Il terreno argilloso su cui in epoche diverse, ma anche di recente, è stata costruita e si è progressivamente estesa la città. Un quinto dei suoi 30.000 abitanti è stato sfollato o è a rischio evacuazione dopo gli eventi franosi di fine gennaio. Interi quartieri, strade e scuole rimangono interdetti. L'instabilità del territorio aveva dato luogo in passato a fenomeni simili ma di minore portata, come nel 1997 quando erano state evacuate oltre 400 persone, e provocato smottamenti, fratture nel terreno e deformazioni del manto stradale, sempre più frequenti, a segnalare il progredire e l'ampliarsi della frana. Nonostante relazioni tecniche e progetti, soldi promessi e sprecati, non è mai stato effettuato un intervento strutturale, mai un intervento risolutivo.
Il processo tocca ora il suo apice: da un lato l'abbandono di centinaia di abitazioni e l'avanzare delle crepe nel centro storico, dall'altra l'intervento emergenziale, come sempre, della Protezione Civile e del governo regionale che accusano il fato, il tempo inclemente, la geologia, i niscemesi ... Non una volta che si assumano la responsabilità, unitamente alle istituzioni locali che fan finta di non sapere, dei mancati controlli, degli interventi procrastinati, della oggettiva complicità nell'abbandono del territorio, per favorire gli interessi inconfessabili di lobby locali, di clientele politiche e criminali, e dei guerrafondai filoamericani. Costoro in particolare staranno gongolando di gioia per quanto è successo, dato che fin dall'inizio della loro presenza a Niscemi hanno tentato di impadronirsi del territorio col rendere inospitale e insalubre la città, incoltivabili i terreni, inaccessibili le risorse naturali, carenti quelle idriche, improbabile lo sviluppo turistico, unica valvola di sfogo per molti paesi della Sicilia.
La procura di Gela, competente per territorio, si è messa in mostra nel perseguitare gli attivisti No Muos, inventandosi ultimamente reati d'opinione inesistenti, anziché concentrarsi sulle magagne amministrative e ambientali che nel tempo hanno consentito questo disastro, sullo sperpero dei fondi, sull'ignavia del Comune, sulle inadempienze della Regione e dello Stato, sulle collusioni della malavita locale con le autorità politiche e militari. I voltafaccia dell'ultimo minuto, con l'apertura strombazzata nei media di inchieste che non possono mutare la situazione sul terreno, non l'assolvono dalle responsabilità per le indagini mai aperte, per la cecità, la superficialità, il riguardo dimostrato nei confronti dei poteri forti. È quella stessa benevolenza che ha consentito agli americani del Muos di installarsi in una riserva naturale, procurandovi ingenti danni ambientali, che ha tollerato i continui incendi della sughereta, fino quello gigantesco della scorsa estate, che ha nascosto e minimizzato l'emergenza sanitaria provocata dalle radiazioni delle antenne della base, che infine ha accantonato e affossato le continue denunce degli attivisti sulle malversazioni degli americani e sul malgoverno del territorio.
Niscemi è la punta avanzata di un processo di costante militarizzazione della Sicilia, di annientamento del suo patrimonio naturalistico e culturale, di desertificazione, spopolamento ed emigrazione giovanile, ora anche di totale incapacità ad affrontare l'accelerazione della crisi climatica. Fronte di guerra, fronte di frana.

Dove trasferire la popolazione? Come ricostruire le abitazioni perdute? Quali fondi impiegare? Si avvicendano le proposte delle istituzioni, tutte vuote e inefficaci, perché non è possibile in quattro e quattr'otto ricostruire interi quartieri, perché lo Stato centrale non intende stanziare i fondi necessari, perché a sovraintendere tale operazione dovrebbero essere quelli stessi che l'hanno provocata. Occorre innanzitutto che torni a operare la solidarietà tra i cittadini di Niscemi e dei siciliani delle città e province limitrofe. Ospitalità in primo luogo, seppur temporanea; pressione popolare e controllo diretto dei cittadini interessati sui lavori e sui fondi per la ricostruzione; storno degli ingenti finanziamenti che i militari americani e i loro supporter locali, a Niscemi principalmente ma anche in tutta la Sicilia (da Birgi a Sigonella), percepiscono dal governo italiano, e loro utilizzo per consentire alle famiglie sfollate di reperire nell'immediato, acquistandoli o affittandoli, alloggi dignitosi dove poter vivere e crescere i loro figli; stop ai lavori per il consolidamento del costone dov'è situato il Muos e loro dirottamento in città, sul costone della frana principale; investire i fondi immobilizzati per il Ponte sullo Stretto, a partire dalla quota regionale, per realizzare ulteriori opere di contenimento e di posa in sicurezza della parte salvabile della città; progetti adeguati e lavori cantierabili in tempi brevi, con controllo popolare diretto e impiego di maestranze locali. Nessun euro vada sprecato per sovvenzionare progetti militari e criminali. La ricostruzione della città deve marcare un cambio di passo rispetto al passato: partecipazione diretta della popolazione ai processi ricostruttivi, rivitalizzazione dal basso del tessuto economico e sociale, nuovo protagonismo giovanile, valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, demolizione delle antenne e del Muos.
Niscemi non deve rimanere da sola. Essa rappresenta oggi l'intera Sicilia deturpata dall'abusivismo selvaggio, dalla speculazione, dal militarismo, dall'incuria dei Comuni e della Regione, dalle cosche mafiose, dalla trascuratezza dello Stato centrale e del Nord ricco d'Italia. Mentre franava la collina di Niscemi, le mareggiate mettevano a nudo la condizione di precarietà che vive in permanenza anche la costa siciliana, sommergendo e distruggendo seconde case, villette, lidi e ristoranti, concessi senza criterio da amministratori compiacenti, ma anche ex villaggi di pescatori e antichi borghi, lasciati rasente il mare senza le necessarie opere di protezione, che rischiano ora di venire cancellati per sempre. Come per Niscemi, anche le comunità rivierasche siciliane devono riprendere in mano la propria vita e il proprio territorio, sottraendolo a chi intende solo ricavarne profitto e metterne a rischio le potenzialità sociali e ambientali. La ricetta è la stessa: controllo diretto e popolare sulla ricostruzione, rivitalizzazione dal basso del tessuto economico e sociale, dirottamento delle spese militari e dei fondi d'investimento immobilizzati per il ponte sullo Stretto per realizzare opere di consolidamento della costa. Solo in tal modo si preverranno disastri ambientali annunciati e le nuove immancabili passerelle di politici e loro compagni di merenda.

Natale Musarra

https://www.sicilialibertaria.it/2026/02/14/fronte-di-frana/
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