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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #5-26 - E poi vengono i cafoni. Morire di freddo e bracciantato (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Wed, 25 Mar 2026 08:06:39 +0200
Mamadou Sey aveva 38 anni. Bracciante agricolo, immigrato regolare dal
Gambia. È morto il 23 gennaio scorso all'interno della sua auto,
parcheggiata all'ingresso dell'insediamento di Torretta Antonacci, nel
foggiano. Si era rifugiato nell'abitacolo per difendersi dal freddo.
L'auto era l'unica "casa" che era riuscito a trovare. ---- Si parla di
cause naturali. Ma non è naturale morire di freddo e di stenti in uno
dei distretti agricoli più produttivi d'Europa, nel cuore di una filiera
che genera profitti, esportazioni, marchi e primati del cosiddetto Made
in Italy.
Le cafonerie non sono mai finite. Nel Tavoliere foggiano la storia non
si è mai davvero interrotta. Si è semplicemente ricomposta sotto altre
forme. Le cafonerie di ieri - tuguri, masserie fatiscenti, baracche
senza acqua né luce - ospitavano braccianti italiani, poveri,
analfabeti, privi di diritti. I ghetti di oggi ospitano braccianti
migranti, soprattutto africani, ugualmente ricattabili, ugualmente
invisibili.
Cambia il colore della pelle, non il rapporto di classe. Cambiano i nomi
dei luoghi, non la loro funzione: garantire manodopera a bassissimo
costo all'agricoltura industriale, mantenendo i lavoratori in una
condizione permanente di precarietà abitativa, giuridica ed esistenziale.
Torretta Antonacci non è un'anomalia. È un dispositivo strutturale del
capitalismo agrario contemporaneo.
Quella di Mamadou è l'ennesima morte annunciata nei ghetti del Foggiano.
Si muore bruciati negli incendi delle baracche, asfissiati dai bracieri
accesi per scaldarsi, per malattie non curate, per abbandono. L'Unione
Sindacale di Base parla senza mezzi termini di omicidio di Stato.
Quando le istituzioni conoscono da anni una situazione, ricevono
denunce, promesse, relazioni, e continuano a non intervenire, la
responsabilità non è una fatalità ma una scelta politica.
Torretta Antonacci doveva essere superata grazie ai fondi del PNRR. Dei
200 milioni di euro stanziati a livello nazionale per l'eliminazione
delle baraccopoli, solo 24,8 milioni verranno effettivamente spesi. Per
i grandi ghetti foggiani - Torretta Antonacci e Borgo Mezzanone - nulla.
Soldi evaporati, sistema intatto. Quei fondi avrebbero potuto garantire
un alloggio dignitoso a Mamadou e a migliaia di altri lavoratori. Sono
stati invece dispersi tra inerzia amministrativa, burocrazia e assenza
di volontà politica, lasciando intatto il meccanismo che produce
sfruttamento e marginalità.
Mamadou, come migliaia di altri lavoratori, ha vissuto per anni
intrappolato tra rinnovi dei permessi ostacolati, documentazione
richiesta illegittimamente, procedure rallentate o bloccate.
La burocrazia produce miratamente irregolarità. Non si tratta di
disorganizzazione. È produzione istituzionale dell'irregolarità, di una
situazione che rende i lavoratori più ricattabili, più docili, più
facilmente sfruttabili nei campi.
Alla precarietà giuridica si unisce quella abitativa
Il tema della casa per i braccianti viene trattato come un problema
pubblico ed emergenziale. Ma questa impostazione è fuorviante. La casa
non è un bisogno collaterale: è parte integrante del rapporto di lavoro.
La casa non è assistenza: è salario. Le imprese agricole che impiegano
migliaia di lavoratori stagionali sanno perfettamente che quei
lavoratori non dispongono di un'abitazione sul territorio. Continuare ad
assumerli senza garantire loro un alloggio dignitoso significa scaricare
deliberatamente il costo della riproduzione della forza lavoro sui
lavoratori stessi, sul volontariato o sulla collettività.
I ghetti esistono non tanto perché lo Stato non fa abbastanza, ma perché
le imprese possono produrre e fare profitti senza farsi carico delle
condizioni di vita dei lavoratori che sfruttano. Finché la casa non
verrà riconosciuta come un obbligo a carico delle aziende - al pari del
salario, della sicurezza e dei contributi - ogni intervento pubblico
resterà un palliativo.
Lo ribadiscono anche Flai Cgil e Cgil Foggia: senza una precisa volontà
politica di superare i ghetti, continueremo a contare le vittime. Quella
che può apparire come emergenza è in realtà un sistema. I ghetti
abbassano i salari, rafforzano caporalato e criminalità, garantiscono
profitti alla filiera agroindustriale e producono invisibilità sociale.
E l'invisibilità è una forma di controllo.
Lo scorso 29 gennaio una delegazione degli abitanti di Torretta
Antonacci si è recata presso la Prefettura di Foggia, chiedendo un
incontro con il Prefetto e risposte concrete.
Le richieste avanzate restano chiare e non negoziabili: casa per tutti i
lavoratori agricoli; lavoro regolare e dignitoso; documenti e rispetto
della normativa sulla protezione internazionale; utilizzo immediato dei
fondi PNRR; fine dello sfruttamento e del caporalato.
Mamadou Sey non è morto per fatalità. È morto perché questo sistema
considera alcune vite consumabili. È morto perché le cafonerie non sono
mai state eliminate: sono state solo spostate ai margini, rese invisibili.
Totò Caggese
https://umanitanova.org/e-poi-vengono-i-cafoni-morire-di-freddo-e-bracciantato/
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