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(it) Italy, Sicilia Libertaria #465 - Il rito della Finanziaria (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Tue, 24 Mar 2026 08:10:39 +0200


Cambiano i governi ma le finanziarie rimangono. Rimangono uguali a loro stesse: un miscuglio di tagli e incentivi di varia natura, per lo più alla produzione, che servono a rientrare nei parametri dell'austerità europea e a mantenere immutato l'assetto politico istituzionale e il quadro economico-sociale. Chi pensa ancora che attraverso la legge di bilancio si possa giungere ad una più equa distribuzione delle risorse, se ne faccia una ragione, altre sono le strade da percorrere affinché si cominci a ridurre la disuguaglianza che scandalizza tutti ma solo a parole.

Così, squadernando il solito teatrino, maggioranza e opposizione parlamentare si rimbeccano con tutto quel frasario preconfezionato che ripetono da decenni, fatto di piccole agitazioni e piccoli sommovimenti mediatici e parlamentari che, tuttavia, continueranno a peggiorare le condizioni di vita di milioni di persone e a garantire alle élite economiche e politiche di potere proseguire nella loro azione di presa sulla società.

Lo schema, oramai collaudato, si ripete meccanicamente. Se ci sono risorse da raccattare, allora istruzione, sanità e pensioni sono il privilegiato terreno di caccia da cui dragare per foraggiare l'industria delle armi, le grandi opere, gli industriali permanentemente in crisi e dare il contentino di volta in volta a questo o quel settore, a questa o quella categoria. Nel dettaglio, come è stato riconosciuto dalla gran parte dei commentatori, la manovra finanziaria è una fotocopia di quella dello scorso anno, la quale subiva già l'impronta draghiana. En passant si può osservare come questa accortezza in campo economico, nelle logiche del taglio della spesa sociale, da parte del governo Meloni sia molto apprezzata dall'establishment europeo e italiano. Ora a parte il finanziamento, bramato con particolare ostentazione dalla Lega salviniana, di ulteriori 2 miliardi per il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, si registra un cospicuo aumento delle spese militari di 2 miliardi, per una spesa totale di 32 miliardi annui, di cui 13 per nuovi armamenti. Come rivendicato con soddisfazione da uno dei nostri esimi politici di lungo corso, l'onorevole Gasparri, che ha dichiarato che se vogliamo i granai pieni è necessario riempire gli arsenali. Mostrando una certa attenzione per le cose buone di una volta, i granai! Sanità, istruzione e pensioni subiscono tagli più o meno mascherati e comunque dispongono di risorse assolutamente insufficienti per affrontare degnamente le incombenze. Sulle pensioni il governo può però vantare di avere aumentato quelle minime, pazienza se si tratta di appena tre euro mensili! Ma la soluzione è pronta: spingere, come da anni fanno tutti, verso le pensioni integrative. Infatti un emendamento leghista stabilisce che si può andare in pensione a 64 anni se si è nel sistema contributivo e se cumulando previdenza obbligatoria e complementare si raggiunge un assegno tre volte superiore al minimo, intorno ai 1700 euro: assicurazioni e fondi pensionistici ringraziano. Del resto banche e assicurazioni sono da trattare con riguardo, guai a parlare di tassazione, a loro gentilmente si chiede. Un articolo del Sole 24 ore del 23 dicembre così annuncia infatti i provvedimenti, di cui si è parlato per mesi, nei loro confronti: "Il contributo volontario per le casse pubbliche da parte di banche e assicurazioni e previsto dalla manovra è lievitato nel corso degli ultimi mesi ed è pari a 6,5 miliardi. La prospettiva di anticipare liquidità allo Stato è stata accettata dal settore a fronte del fatto che sia possibile recuperare i fondi negli anni successivi. Nella sostanza, è un prestito senza interessi".

Che il nostro sistema tributario, in barba alla solita Costituzione, è spudoratamente regressivo sembra non scandalizzare più nessuno. Da quest'anno viene stabilizzato il meccanismo delle tre sole aliquote: 23% per i redditi fino a 28 mila euro, 35% fino a 50 mila, 43% da 50 mila in su. Sarebbe interessante dare un occhio alla serie storica delle aliquote dal 1974 ad oggi per comprendere come l'imposizione diretta è diventata sempre più favorevole ai ceti ricchi e penalizzante per i ceti più poveri. Infatti se nella seconda metà degli anni '70 si registrava un elevato e diversificato numero di scaglioni e si arrivava a tassare i redditi più alti fino al 72%, per scendere poi negli anni '80 intorno al 65%, negli anni a seguire fino ad oggi le aliquote sono diminuite compattando verso il basso la tassazione fino all'attuale 43% per i redditi, come si è visto, oltre 50 mila euro[1]. Un vero scippo a danno delle classi medie e inferiori.

A fronte della inutile bagarre attorno alla legge finanziaria, il quadro sociale ed economico è quanto mai drammatico: aumento vertiginoso della disuguaglianza (vedere i dati raccolti annualmente da Oxfam); incremento esponenziale della povertà (quasi sei milioni di poveri assoluti, il 10% della popolazione); lavori sempre più precari e mal pagati (che i dati statistici camuffano come incremento dell'occupazione, facendo gioire gli esponenti del governo); una crescita modesta o quasi impercettibile del Pil (nonostante le devastazioni e le disparità che "la religione della crescita" produce).

Come ogni anno, da lungo tempo, la campagna Sbilanciamoci! redige una contro finanziaria diametralmente opposta a quella dei vari governi in carica. Quella di quest'anno è, come sintetizzato sul loro sito: "una contromanovra economico-finanziaria a saldo zero, con 102 proposte da oltre 54 miliardi di euro per assicurare giustizia, benessere e sostenibilità al Paese". Proposte di assoluto buon senso che tolgono risorse a ciò che c'è di nocivo - guerre, armi, grandi opere, industrie inquinanti- e le dirottano verso i servizi-scuola, sanità, pensioni-, introducendo una modesta progressività delle imposte. Eppure nessun governo, di destra o di centro-sinistra, ne ha mai tenuto conto. C'è una risposta a tanta sordità? Sarebbe piuttosto scontato affermare che il motivo è semplice: manca una reale e determinata mobilitazione sociale che possa costringere i governi a modificare indirizzo politico. Ma in tempi di quiete e di rassegnazione sociale tutto appare oltre le nostre forze e non basta, come qualcuno ha fatto, agitare lo spettro vuoto della rivolta, emulando la propaganda parolaia di massimalisti d'altra epoca. Se, allora, siamo giunti a questo punto, forse potrebbe essere più utile riannodare i fili di un discorso dal basso che tenga fermi alcuni principi: azione diretta delle classi subalterne, coerenza mezzi-fini, autonomia delle lotte: nessun compromesso, nessun accomodamento.

https://www.sicilialibertaria.it/2026/02/05/il-rito-della-finanziaria/
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