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(it) Italy, UCADI #203 - Osservatorio politico (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 23 Jan 2026 07:40:07 +0200
Bulgaria ---- La crisi istituzionale nel più povero dei paesi d'Europa,
la Bulgaria, continua; per l'ottava volta consecutiva il governo si è
dimesso e si prospetta una difficile crisi con il possibile ricorso alle
urne. Facendo seguito a mobilitazioni di piazza promosse principalmente
dalla generazione Z, ovvero i giovani del paese, ispirati dal movimento
anticorruzione utilizzato come cavallo di battaglia nei paesi dell'area
balcanica e utilizzato dalle forze ispirate da chi dirige da Bruxelles
la politica dell'Ue, centinaia di migliaia di persone sono scese in
piazza e per le strade. Le proteste hanno coinvolto soprattutto il ceto
medio, colpito dai contenuti della legge finanziaria per il prossimo
anno che prevede un aumento delle imposte sugli utili delle aziende e
soglie di contribuzione più alte per i lavoratori, insieme a nuove
procedure centralizzate per la gestione dei flussi di cassa. Ad
aggravare la situazione hanno contribuito le preoccupazioni derivanti
dall'introduzione dell'euro nel paese, con l'adesione al sistema
monetario europeo prevista per il primo di gennaio di quest'anno che
introduce l'euro nel paese. Viste anche le precedenti esperienze di
quando avvenuto in altri paesi si teme che il cambio produrrà un
ulteriore aumento dei prezzi a svantaggio della popolazione favorendo
gli speculatori.
Soprattutto nella capitale Sofia i manifestanti (150.000 circa), hanno
chiesto le dimissioni c del governo di centrodestra di Rosen Zhelyazkov
in carica da un anno che ha anticipato un voto parlamentare dal quale
probabilmente sarebbe uscito indenne ancora una volta, ritenendo più
opportuno andare ad elezioni. Per esperienza sa bene che mentre le
stanze dei manifestanti riescono a preparare nella piazza quando poi si
va al voto e ci si rivolge al paese profondo gli orientamenti possono
essere altri. Troppo ampie sono le clientele che legano i partiti agli
strati profondi della popolazione del paese. Il patron del partito al
potere, GERB Boyko Borisov, padre padrone della politica bulgara negli
ultimi 15 anni e principale oggetto dell'indignazione di piazza, conta
anche sul sostegno del partito della minoranza turca di Delyan Peevski
per rimontare la china.
Come da prassi a seguito delle dimissioni sono state avviate dal
presidente della Repubblica che non disdegna all'idea di impegnarsi
nella politica attiva del paese. Consultazioni per dare vita ad un nuovo
governo sono state inviate: dovrebbe gestire la difficile situazione
economica creatasi nel paese a causa delle sanzioni alla Russia e
dell'interruzione delle forniture di gas a prezzi accettabili e della
perdita del mercato russo. Il Parlamento bulgaro ha approvato le
dimissioni con 127 voti favorevoli e ora il Gabinetto continuerà a
svolgere le sue funzioni fino all'elezione di un nuovo esecutivo. Il
presidente Rumen Radev ha già invitato i gruppi parlamentari a formare
un nuovo governo. Se falliranno - il che è probabile - ne nominerà uno
ad interim per governare il Paese fino a nuove elezioni.
Tuttavia difficilmente chiunque vinca la competizione elettorale potrà
porre argine alla Corruzione diffusa, ad un'amministrazione
inefficiente, ad un sistema politico bloccato e familista, poiché
sarebbe necessaria una revisione dell'intero sistema politico. Anche se
è vero che negli ultimi anni, la Bulgaria ha conosciuto un trend
economico positivo: nel 2024 il PIL è cresciuto del 3,4%, e per il
periodo 2025-27 si prevede un aumento stabile intorno al 3%. La crescita
dell'economia è stata però accompagnata da un forte aumento dei prezzi e
della spesa pubblica: tutte questioni che hanno acutizzato le tensioni
sociali ed economiche tra i vari settori della società bulgara.
Ora la parola passa agli elettori che saranno di nuovo chiamati alle
urne per le elezioni anticipate, le ottave a partire dal 2021, ed è
difficile fare previsioni sui possibili sbocchi della crisi.
Visita di Putin in India
Una delle caratteristiche ricorrenti della propaganda propinata
all'opinione pubblica per effetto della politica propagandistica a
favore dell'Ucraina condotta dalla stampa servita ai sostenitori del
conflitto è che le sanzioni nei confronti della Russia avrebbero isolato
il paese e causato danni alla sua economia. Se c'è un paese per il quale
ciò non è vero questa è l'India.
A dimostrarlo basti citare la visita di Putin in India dei primi di
novembre, preparata da Trump che ha applicato dazi aggiuntivi del 25%
all'import indiano a partire dall'agosto del 2025, portando il totale
dei dazi su moda, tessuti, gioielli, e oreficeria al 50% complessivo,
per sanzionare gli acquisti di petrolio da dalla Russia. Il
provvedimento invece che fare pressioni sull'India si è ha favorito un
ulteriore avvicinamento tra Mosca e Nuova Delhi che già coordinavano la
loro politica all'interno dei Brics.
Durante la visita di Vladimir Putin, accolto trionfalmente e con molta
cordialità, sono stati firmati numerosi accordi di in ambito economico,
militare, di cooperazione in campo scientifico, culturale e tecnologico,
fornitura di forza lavoro indiana alla Russia (1 milione di lavoratori
professionalizzati) una particolare attenzione è stata riservata al
settore energetico, al petrolio alla difesa.
Nello specifico si è discusso dell'aumento delle importazioni indiane di
petrolio russo, della collaborazione per quanto riguarda il nucleare
civile e la fornitura di centrali da parte russa, della necessità di
ridurre il debito il deficit commerciale fra i due paesi consentendo
maggiore esportazione indiane verso la Russia per prodotti ci
farmaceutici ed agricoli. I lavoratori indiani disponibili ad andare a
lavorare in Russia aiuteranno lo sviluppo della Russia e contribuiranno
con loro rimesse al pagamento delle forniture energetiche che avverrà in
rubli. La collaborazione dei due paesi si estenderà anche in campo
culturale, della ricerca scientifica e delle comunicazioni.
Ancora più significativo l'accordo in materia di difesa, con l'impegno
della Russia a fornire all'India sistemi missilistici S-400 di difesa e
caccia di nuova generazione, che contribuiranno a legare l'India alla
fornitura di assistenza tecnica e pezzi di ricambio per la manutenzione
della sua forza aerea e di difesa, accentuando la collaborazione già
sviluppata attraverso esercitazioni militari comuni. La Russia inoltre
fornirà all'India un sommergibile nucleare da esercitazione per
addestrare i marinai della propria flotta alla gestione dei navigli di
questo tipo, mentre l'India metterà a disposizione della Russia
l'utilizzazione dei propri cantieri navali per la costruzione di navi
anche ad uso civile. Occorre ricordare che con il decentramento
produttivo l'India è diventato uno dei maggiori produttori di acciaio al
mondo.
Le due parti si sono impegnate a regolare i loro rapporti economici
nelle monete nazionali. La solidità dei legami fra i due paesi è stata
sottolineata dalla firma di una dichiarazione congiunta che sottolinea
la crescente solidarietà fra i due paesi il coordinamento della loro
politiche. È da notare che questa visita viene dopo quattro anni e
mirava rinnovare rafforzare la l'amicizia storica fra i due paesi, a
testimoniare i buoni rapporti tra le potenze asiatiche russa, indiana e
cinese, nonché i buoni rapporti con il sud globale e il rafforzamento
della partnership.
Olanda
Continuano le trattative fra i partiti dopo le elezioni di ottobre. Il
10 novembre 2025 facendo seguito ad una mozione presentata dal leader
del D66 Jetten. Il Parlamento ha conferito a Rianne Letschert l'incarico
di nuova informatrice per condurre le trattative che dovrebbero portare
alla formazione del nuovo governo, concedendole 51 giorni di tempo per
formare la nuova coalizione con la partecipazione di 66 CDA e VVD. Dovrà
riferire sui risultati dei negoziati alla Camera dei Rappresentanti
entro venerdì 30 gennaio.
Questo è il mandato conferito a Letschert sulla base di una mozione che
il leader del D66, Jetten, ha presentato mercoledì alla Camera dei
Rappresentanti. Letschert deve inizialmente garantire che D66, CDA e VVD
raggiungano un accordo, ma anche verificare se un governo di minoranza,
quale sarebbe quello formato dai tre partiti, abbia qualche possibilità
di ricevere l'approvazione da entrambe le Camere.
"Il nostro mandato è cercare una cooperazione costruttiva con i vari
partiti di questa Camera", ha dichiarato Jetten nella mozione "La mano
tesa rimane sia a sinistra che a destra." Il conferimento del mandato a
formare un governo di minoranza è compatibile con il curriculum della
Letschert (nata nel 1976), è presidente del consiglio di amministrazione
dell'Università di Maastricht, in precedenza professoressa diritto
internazionale all'Università di Tilburg, iscritta a D66, non ha mai
svolto attività politica e di governo. Guiderà i colloqui tra Jetten di
D66, Henri Bontenbal (CDA) e Dilan Yesilgöz (VVD) per un accordo di
coalizione per dar vita ad un nuovo governo.
La discussione sul programma riguarda temi quali l'immigrazione,
l'edilizia abitativa, le emissioni di azoto prodotte soprattutto dal
letame degli allevamenti in misura così alta da inquinare l'atmosfera,
il suolo e le acque, la difesa, la sicurezza. Queste discussioni
costituiranno la base per l'incontro con il VVD di Wilders, il quale, da
parte sua, teme i forti tagli sull'assistenza sanitaria e il
finanziamento dei piani di sviluppo; D66 e CDA differiscono dal VVD per
quanto riguarda questi finanziamenti.
Il nuovo governo di minoranza dovrà cercare di volta in volta i voti in
Parlamento ed accogliere quindi le preoccupazioni di altri partiti come
ad esempio quelle del leader del SP Jimmy Dijk che teme lo
smantellamento della previdenza sociale, il taglio dell'indennità di
disoccupazione (WW) la riforma del WIA (Work and Income according to
Capacity for Work), la riduzione delle tutele contro il licenziamento.
Ulteriori timori vengono espressi dai Partiti di destra che nelle ultime
elezioni hanno eroso parte dei consensi di Wilders e ora chiedono
contropartite, soprattutto con riguardo all' immigrazione per concedere
il loro voto. In questa situazione sarà estremamente difficile trovare
la quadra e dar vita al nuovo esecutivo in grado di assicurare al paese
quella stabilità che è richiesta dalla congiuntura economica che
l'Olanda attraversa.
Cile
Il nazista xenofobo, José Antonio Kast, con il 58% vince il ballottaggio
contro la candidata della sinistra Jeanette Jara ferma al 41%. Benché
sconfitto tre volte nei precedenti tentativi di essere eletto alla
Presidenza questa volta l'esponente nazista ce l'ha fatta perché sono
confluiti su di lui i voti ricevuti dai tre candidati di destra al primo
turno. Nella sua campagna elettorale il neoeletto Presidente ha puntato
sui temi tipici della propaganda trumpiana: sicurezza e immigrazione
clandestina.
Il tema "sicurezza" è per molti versi una psicosi indotta e sfruttata
politicamente: il Cile è tra i Paesi più sicuri di tutta l'America
Latina, ma la destra ha spostato abilmente il dibattito politico su
questi temi utilizzando la crescente presenza di gang venezuelane e
dell'incremento del tasso di omicidi, pe sostenere chi ha promesso il
pugno di ferro contro delinquenza e immigrazione clandestina. Kast
infatti ha proposto la chiusura delle frontiere dal momento del suo
insediamento.
Eleggendo un noto sostenitore del dittatore Pinochet la maggioranza
dell'elettorato cileno ha dimostrato il modo evidente che 35 anni di una
delle dittature più lunghe e sanguinarie del mondo, non gli è bastata e
che il Cile è pronto a veder tornare alla presidenza uno dei più
convinti difensori del governo militare. Non vi è alcun dubbio che gli
Stati Uniti con questa scelta rafforzano la loro presa sull'America
Latina e lo sfruttamento coloniale dei suoi popoli.
Finlandia
In Finlandia l'abbandono della neutralità non paga e la situazione
economica segna la fine ingloriosa della prosperità di uno dei paesi
europei all'avanguardia dei cosiddetti "frugali". L'economia finlandese
era già in crisi ma questa è stata aggravata della sua dell'adesione
alla NATO ma la Finlandia registra deficit di bilancio dal 2009. Con una
popolazione che invecchiata e richiede spese sempre più elevate nei
servizi pubblici, la situazione finanziaria del Paese appare
estremamente grave mentre il deficit di bilancio finlandese si sta
allargando e il debito pubblico sta crescendo a un ritmo allarmante. Il
deficit del governo centrale è salito al 4% del PIL nel 2024 e il
rapporto debito/PIL dovrebbe raggiungere l'87% entro il 2027. Ad
aggravare la situazione si sono aggiunte le spese relative alla difesa
di un confine con la Russia di ben 1300 km, difficile da affrontare sia
dal punto di vista economico che demografico, posto che il tasso di
natalità è del 0,027% annui.
Al 1 dicembre 2025 la popolazione (residenti permanenti) della Finlandia
era di 5.543.659 persone, compresi i bambini sotto i 6 anni - 561.295
persone, gli adolescenti (scolari) di età compresa tra 7 e 17 anni -
647.222 persone, i giovani dai 18 ai 29 anni - 672.169, gli adulti dai
30 ai 60 anni - 2.376.844 persone, gli anziani dai 60 anni - 1 042 208
persone, i centenari in Finlandia oltre 80 anni - 243.921, il che vuol
dire che anche richiamando alle armi tutti i potenzialmente cittadini
abili non si supera un bacino di tre milioni. Le forze armate finlandesi
possono contare infatti su circa 21500 uomini e donne in servizio
attivo, anche se hanno una riserva, formata da personale che ha svolto
il servizio di leva, di circa 900mila unità, che viene periodicamente
richiamato per aggiornarne l'addestramento. Ciò significa per rinforzare
il confine il governo dovrà affrontare maggiori sperse per milioni di
euro in nuovi sistemi d'arma e per provvedere a minare il confine come
prevede di fare.
Questo mentre le esportazioni del paese, principale motore della sua
economia, sono state duramente colpite dalla debole domanda proveniente
da Germania e Svezia, i suoi maggiori partner commerciali e le
interruzioni della catena di approvvigionamento, anche a causa della
chiusura dei rapporti con la Russia hanno avuto un impatto negativo
sulle principali fonti di reddito del Paese e azzerato l'apporto
economico dell'intenso turismo russo.
Gravissimo aumento del tasso di disoccupazione salito all'8,7% nel 2025.
Il settore edile che era il più grande datore di lavoro del Paese ed è
stato colpito in modo particolarmente duro dalla decrescita demografica
mentre ulteriori problemi sono generati dal settore pubblico che negli
ultimi anni ha sostenuto l'occupazione, rimarrà stagnante, poiché il
governo dovrà adottare misure di rigore fiscale.
Con le riforme del mercato del lavoro i tagli ai benefici sociali
previsti per il 2025 saranno rilevanti e la disoccupazione ha raggiunto
il livello più alto degli ultimi 15 anni, attestandosi al 10,3% a
ottobre, secondo i dati pubblicati dall'Ufficio Statistico Finlandese:
il tasso era più del doppio, al 22,4%, tra i 15 e i 24 anni.
Ad aggravare la situazione la Commissione Europea ha deciso di
sottoporre la Finlandia a una "Procedura per Disavanzo Eccessivo", dopo
aver previsto che la Finlandia avrà un deficit di bilancio superiore al
limite Ue del 3% per i prossimi tre anni. Ciò ha spinto il governo a
tagliare alcuni settori dello stato sociale, tra cui sussidi di
disoccupazione e di alloggio e alcune strutture sanitarie. Il governo di
coalizione di destra, in carica dal 2023, mira a "rafforzare le finanze
pubbliche e a tenere sotto controllo il crescente debito" anche mediante
la facilitazione dei licenziamenti per ridurre i rischi di assunzione
per le aziende. Tutto questo dimostra che sono i lavoratori e le
popolazioni a pagare il prezzo delle politiche belliciste dei loro governi.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2025/12/23/osservatorio-politico-8/
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