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(it) Italy, UCADI #203 - Il trionfo dell'ipocrisia (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 20 Jan 2026 07:12:36 +0200
Nell'ambito del suo viaggio in Turchia per il 17° centenario del I°
Concilio di Nicea il 29 novembre Papa Leone XIV si è recato in visita al
Patriarcato Ecumenico che ha sede nel Faner, quartiere di Istambul per
incontrare Bartolomeo I, Patriarca immarciscibile dal 1991 di una Chiesa
senza territorio canonico e tuttavia molto potente. I due, dopo aver
celebrato la Doxologia nella chiesa di San Giorgio, sede del
Patriarcato, tra l'odore dolciastro delle candele di cera d'api e di
incenso, si sono recati nell'attigua Kokkini Spiti (casa Ross, dal
colore delle sue mura) sede degli uffici del Patriarcato dove,
"profondamente allarmati dall'attuale situazione internazionale, hanno
sottoscritto una 'dichiarazione congiunta'", forti di una visione comune
delle principali sfide da affrontare affermando: "L'obiettivo dell'unità
dei cristiani include il fine di contribuire in modo fondamentale e
vivificante alla pace tra tutti i popoli. Insieme alziamo fervidamente
le nostre voci invocando il dono divino della pace sul nostro mondo.
Tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a
distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno
responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile
per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e
chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra
supplica.
In particolare, rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del Nome di
Dio per giustificare la violenza."
L'ipocrisia manifesta, insita in questi propositi viene alla luce in
modo chiaro ed evidente se si guarda alla dichiarazione successiva delle
due parti quando esse affermano: "Crediamo che un autentico dialogo
interreligioso, lungi dall'essere causa di sincretismo e confusione, sia
essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e
culture diverse".
In questo caso l'ipocrisia non riguarda Papa Leone XIV, ma il Patriarca
Ecumenico che è uno dei principali attori della guerra in Ucraina, il
quale ha fomentato il conflitto concedendo nel 2019, in cambio di denaro
e di laute prebende, l'autocefalia alla Chiesa Autocefala Ucraina,
voluta dal Governo di Kiev come Chiesa nazionale, creando le premesse
per una feroce guerra interreligiosa che sta dilaniando il paese,
parallelamente alla guerra sui cambi di battaglia e nei cieli.
La crisi istituzionale e culturale prodottasi negli Stati dell'Est
Europa già facenti parte del blocco sovietico, a maggioranza ortodossi,
ha fatto si che venuta meno la struttura ideologiche che li sosteneva
questi ricercassero la legittimazione della loro struttura ordinamentale
nella tradizione che attribuisce una grande importanza al ruolo della
Chiesa nazionale autocefala nella legittimazione dello Stato, al punto
che dalla sua esistenza discende il diritto a gestire la società. In
questa tipologia di Stati il rapporto tra le due entità è regolato in
un'ottica tutta "bizantina " dei rapporti tra Stato e Chiesa che
risultano basati sulla sinfonia dei poteri (simfonija vlastej) o
consonantia, o relazione armonica tra Sacerdotium e Imperium,
teorizzazione che che trova la sua formulazione nella Praefatio della
Sesta Novella di Giustiniano, indirizzata a Epifanio, santissimo
Arcivescovo della città imperiale e Patriarca Ecumenico, in cui si
afferma che i doni più grandi fatti da Dio sono il sacerdozio e
l'impero, il primo al servizio delle cose divine e il secondo alla guida
delle cose umane.
Ne consegue che la Chiesa deve porsi al servizio dello Stato, assumendo
una dimensione nazionale e quindi autocefala, ricoprire una funzione
identitaria che diviene fondamento dell'autorità dello Stato rispetto a
quella che ritengono essere la sua dimensione nazionale di riferimento,
per fini che riportano il ruolo delle organizzazioni confessionali a
strumento della politica dello Stato. Sotto questo profilo l'Ucraina, al
momento della sua indipendenza si trovava in una posizione anomala: la
sua Chiesa ortodossa di maggioranza era parte integrante della Chiesa
Ortodossa Russa, una Chiesa che si ritiene essere universale e
sovranazionale, ma che di fatto è punto di riferimento e si erge a
sostegno di un altro Stato, quello russo. Da questo Stato, come da ogni
altro Stato, una larga parte della comunità politica ucraina voleva
prendere le distanze proprio per conferire identità e autonomia all'Ucraina.
Inizia così, un processo di graduale agglomerazione di differenti
esperienze ecclesiali, tutte riconducibili all'ortodossia, che subiscono
processi di aggregazione e integrazione delle differenti strutture
ecclesiali fino ad allora esistenti che confluiscono nel 2019 nella
costituzione di un'unica struttura ecclesiastica che persegue
l'ottenimento dell'autocefalia. Per conseguirla ha un unico modo:
ricorrere al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli che dopo complesse
vicende e la corresponsione di idonee somme, privilegi e proprietà di
beni da parte dello Stato (presidenza Poroscenko), la concede. La nuova
Chiesa può quindi rivendicare il primato e il legame privilegiato con la
nazione e con lo Stato e legittimarne autonomia e indipendenza.
Con l'ascesa al potere di Zelensky che aveva promesso nel suo programma
di governo la pacificazione anche religiosa i contrasti fra le diverse
Chiese si accentuano e di fatto inizia la persecuzione da parte dello
Stato della Chiesa canonica ortodossa, legato al Patriarcato di Mosca,
riconoscendo nell'organismo di rappresentanza delle confessioni
religiose previsto dalla legge sulla libertà religiosa una primazia
sulle altre confessioni alla Chiesa ortodossa autocefala.
Con il sostegno dei gruppi della destra nazionalista avviene una sempre
più insistente e costante spoliazione dei beni ecclesiastici della
Chiesa ortodossa canonica a favore della Chiesa ortodossa autocefala di
obbedienza governativa.
Le chiese vengono invase, vengono indette assemblee dei fedeli truccate
che deliberano il passaggio dell'edificio di culto alla nuova
confessione, determinando anche la spoliazione dei beni e delle rendite;
i fedeli e i ministri di culto vengono estromessi dalle loro chiese. La
libertà religiosa è calpestata e negata. La lotta tra le Chiese e la
difesa della libertà religiosa divengono parte del conflitto.
La guerra e la persecuzione religiosa
Con lo scoppio della guerra la persecuzione religiosa si infittisce e si
accentua,;molti a ministri di culto e vescovi dalla Chiesa ortodossa
canonica vengano arrestati, i tribunali deliberano la confisca dei beni
e delle chiese, l'espulsione dei fedeli dall'edificio di culto, molti
monasteri ortodossi che costituiscono delle vere e proprie aziende per
le loro dimensioni e attività produttive vengono confiscati.
Il Patriarcato di Costantinopoli di fatto dirige e ispira questa
campagna di espropriazione e di persecuzione religiosa e offre alla
Chiesa ortodossa Autocefala una copertura a livello internazionale,
nell'ambito dell'ecumene ortodossa, tuttavia con scarso successo. Solo
alcuni Patriarcati, esigui per il loro numero di fedeli, quello di
Costantinopoli, quello greco, e in modo più defilato quelli di
Alessandria, di Antiochia e Gerusalemme riconoscono la nuova Chiesa,
mentre il Patriarcato Ecumenico e quello di Mosca si scomunicano
vicendevolmente. Non solo, ma per ritorsione il Patriarcato di Mosca
svuota di fatto il Patriarcato di Alessandria che ha la giurisdizione
per l'Africa, costituendo due eparchie, quella dell'Africa del Nord e
quella dell'Africa del Sud, che sottraggono i ministri di culto
afferenti al Patriarcato di Alessandria, corrispondendo loro uno
stipendio, inducendoli ad aderire alla propria struttura, mentre da
parte sua il Patriarcato di Costantinopoli, in accordo con i governi che
sostengono l'Ucraina, si adopera nel far fiorire e riconoscere Chiese
nei Paesi baltici e in territori tradizionalmente afferenti al
territorio canonico della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca.
Una guerra nella guerra: quella tra le confessioni religiose
Non vi sono dubbi che il Patriarcato di Costantinopoli ha il primato
storico fra le Chiese ortodosse che hanno via via conquistato
l'autocefalia, distaccandosi da esso. Occorre poi tenere conto del fatto
che tra i Patriarcati ortodossi non esiste una gerarchia in quanto le
diverse Chiese sono tra di loro Chiese sorelle al pari livello. Inoltre
il Patriarcato ecumenico oggi non ha fedeli poiché ha sede in un paese
musulmano ed è quindi una Chiesa senza gregge.
Per superare questa anomalia i teologi del Patriarcato si sono inventati
un artificio che vuole afferenti alla giurisdizione del Patriarcato
tutti gli ortodossi della diaspora, il che fa sì che gli ortodossi degli
Stati Uniti, del Canada e dell'Australia afferiscano, insieme a quelli
sparsi per il mondo, ad esso. Va da sé che questa teorizzazione è
contestata dalle Chiese autocefale nazionali che rivendicano per sé la
propria diaspora. Tuttavia attraverso questo artificio il Patriarcato
ecumenico riceve finanziamenti dai fedeli di questi paesi che sono tra i
più facoltosi ed è quindi ricchissimo.
Inoltre, nella migliore tradizione ecclesiastica, il possesso del denaro
non è disgiunto dall'esercizio del potere e quindi il Patriarcato si
dedica a lucrare nel commercio della concessione dell'autocefalia che
viene accordata dietro un lauto pagamento, come è avvenuto nel caso
dell'Ucraina e da ultimo della Chiesa Ortodossa Macedone.
Ma se è vero che peculia non olet le mani dei faccendieri di questa
struttura ecclesiastica grondano del sangue di quella guerra che essi
dicono di avversare.
Le responsabilità di Leone XIV
Se è vero che l'ipocrisia manifesta emerge evidente dal contrasto tra le
dichiarazioni e i comportamenti di Bartolomeo Patriarca di
Costantinopoli, il Pontefice di Roma che è anche capo di Stato dotato di
una propria diplomazia molto efficiente non può non conoscere e ignorare
questi fatti. Se è vero che la Chiesa cattolica, in nome del dialogo
ecumenico ha bisogno di interlocutori, individuare il Patriarca di
Costantinopoli come punto di riferimento del mondo ortodosso significa
riconoscerle una primazia che non esiste, attribuire ad una
congregazione di commercianti laidi e lerci dentro, che hanno la loro
sede sulle rive del Bosforo, un riconoscimento che serve loro per meglio
esercitare la loro attività di accaparratori di denaro, di mestatori e
di procacciatori di conflitti, attività che non dovrebbero essere
compatibili con il messaggio evangelico.
Fa riflettere che con la gestione di questo papa anche la Chiesa
cattolica voglia emulare i "fratelli ortodossi": lo testimonia la
decisione di papa Leone XIV, del dicembre 2025, di sopprimere la
"Commissione per le Donazioni alla Santa Sede", istituita da Papa
Francesco, che controllava i fondi canalizzati verso lo IOR, preferendo
un ritorno all'Obolo di San Pietro direttamente controllato dall'Istituto.
Del resto questo atteggiamento complessivo non stupisce: basti pensare
al comportamento della Chiesa cattolica in Ucraina che attraverso il
primate della Chiesa Greco cattolica del paese nulla ha fatto per
tutelare la libertà religiosa non solo dei fedeli afferenti alla Chiesa
Ortodossa Canonica, ma anche quella delle altre Chiese che si trovano
sul territorio ucraino, come ad esempio quella della minoranza rumena
che dipende dal Patriarcato di Bucarest, contribuendo a trasformare uno
Stato sedicente liberale in uno Stato repressivo delle libertà più
elementari.
G.C.
https://www.ucadi.org/2025/12/23/il-trionfo-dellipocrisia/
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