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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #27-26 - Razzisti dentro. Esclusione sociale: dallo sdoganamento alla rivendicazione (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 2 Nov 2026 08:17:04 +0200
L'imbarbarimento del dibattito politico, in Italia e nel mondo, è un po'
lo specchio del vistoso arretramento culturale che sta investendo le
nostre società. Stiamo attraversando una fase particolarmente critica,
contraddistinta da tensioni che erodono, giorno dopo giorno, i legami
sociali. Più di trent'anni di globalizzazione neoliberista e di
turbocapitalismo hanno progressivamente impoverito gran parte della
popolazione mondiale. Guerra e terrorismo fanno ormai parte del vissuto
quotidiano di milioni di persone e rappresentano una cornice
esistenziale percepita come quasi ineluttabile per la maggior parte di
noi. Lo sviluppo esponenziale della tecnologia è diventato un
formidabile trampolino di lancio per l'implementazione di sistemi
militari, di controllo e di repressione sempre più sofisticati. Lo
sfruttamento brutale della Terra e delle sue risorse ci sta portando
dritti verso la catastrofe climatica. Aree sempre più vaste del pianeta
sono sempre meno vivibili ed è anche per questo che i fenomeni migratori
si fanno sempre più consistenti. Internet, i social media,
l'intelligenza artificiale, sono il terreno privilegiato di un potere
economico e politico manipolativo e invadente, un tecnofascismo che ha
costruito una realtà distopica con la sua neolingua, i suoi disvalori,
il suo mondo al contrario.
Già: il mondo al contrario. Sono passati tre anni da quando con questo
titolo - accattivante come ogni retorica qualunquista che cerca di
sollecitare la parte peggiore di noi - Roberto Vannacci ha dato alle
stampe il suo libricino per mettere nero su bianco le sue aberrazioni. E
sono passati già quattro anni da quando in Italia si è insediato il
governo più fascista della storia repubblicana. Un governo di fascisti
che è, tra le altre cose, il più longevo di sempre e che si appresta a
concludere, pressoché indisturbato, la legislatura.
È abbastanza evidente che l'ascesa al potere di una classe dirigente
tanto impresentabile è andata di pari passo con il progressivo degrado
del discorso pubblico. Un degrado accompagnato dal peggioramento della
qualità del personale politico di ogni schieramento, da destra a
sinistra - nessuno escluso - e dallo spaventoso impoverimento, sempre in
termini qualitativi, dell'offerta informativa.
Ed è così che, di fronte alla propria inadeguatezza, il governo è
tornato a giocare la carta ben collaudata della distrazione di massa:
spostare l'attenzione dalle vere cause dei nostri problemi. Ancora una
volta, il dito viene puntato sugli stranieri, sugli immigrati, sugli
indesiderabili, alimentando un razzismo che cova da sempre nel ventre
molle della società italiana.
Il razzismo italiano deriva dal fatto che questo paese non ha mai fatto
davvero i conti con la propria storia. È successo con il fascismo, per
esempio, così come con il colonialismo. I cattivi erano sempre gli
altri: i nazisti con i loro campi di concentramento o gli inglesi e gli
americani con la tratta degli schiavi e la segregazione. Mentre noi,
italiani-brava-gente, non abbiamo mai fatto niente di tutto questo. «Noi
non siamo razzisti» - ci siamo sempre detti. E invece sì, altroché.
Questa specie di autoassoluzione, consolidatasi per anni, ha retto
finché l'Italia - un paese storicamente fatto per lo più da emigranti -
non è diventata essa stessa un luogo di immigrazione, scontando,
peraltro, un vistoso ritardo rispetto ad altre società europee (e non solo).
Il processo, relativamente recente, è stato affrontato dalla classe
dirigente italiana con un approccio squisitamente utilitaristico e
repressivo che ha oggettivamente rallentato (se non addirittura
ostacolato) la convivenza e l'integrazione. La resa produttiva
dell'immigrato o la sua potenziale pericolosità sono stati gli unici
criteri su cui è stata realizzata un'architettura di leggi e normative
che strozzano, ancora oggi, le vite di migliaia di persone
costringendole all'irregolarità, alla marginalità sociale o alla
devianza a causa di una burocrazia criminogena, tanto cinica quanto
demenziale, che nel pretendere di risolvere i problemi ne crea, invece,
sempre di nuovi. Nel corso degli anni queste politiche sono state
accompagnate da una comunicazione pubblica basata essenzialmente
sull'allarmismo, sull'emergenza o anche sulla semplice diffidenza.
L'immigrato in Italia è sempre stato un diverso, un alieno, un corpo
estraneo. "Vucumprà" prima, "extracomunitario" poi.
Se la destra, nel fare il suo mestiere, ha sempre soffiato sul fuoco
dell'odio, la cosiddetta sinistra ha abdicato a qualunque prospettiva
progressista rendendosi artefice, al contrario, di politiche
antiproletarie ed escludenti, sempre rigorosamente camuffate da una
cortina fumogena fatta di retorica e ipocrisia. In mezzo a tutto questo,
anno dopo anno, la società italiana si è sgretolata sotto i colpi del
capitalismo trionfante: anomia, dissoluzione dei legami sociali,
scomparsa della solidarietà di classe, individualismo, assenza di
prospettive, paura. Il terreno di coltura ideale per l'affermazione di
un razzismo prima sdoganato e poi apertamente rivendicato. Negli ultimi
anni, a poco a poco, sono stati deliberatamente avvelenati i pozzi del
dibattito pubblico con l'introduzione e la normalizzazione di concetti
che fino a qualche tempo fa erano semplicemente indicibili.
Quando gente come Vannacci, Marsella o Salvini parlano oggi di
remigrazione come se si trattasse di una cosa normale, significa che è
stato raggiunto un punto di non ritorno. Quando Giorgia Meloni, nel
disperato tentativo di non farsi sorpassare a destra dai vannacciani,
propone un tetto massimo di alunni "stranieri" nelle classi, significa
che la logica della legge razziale è entrata a pieno titolo nell'agenda
politica.
Questa radicalizzazione a destra del discorso pubblico è sintomatica,
come insegna la Storia, di come il sistema non riesca a dare risposte
adeguate ai bisogni di una società sempre più impoverita e disorientata.
Guerra, nazionalismo e repressione sono i classici arnesi con i quali il
potere intende perpetuare se stesso blindando il consenso intorno a
opzioni autoritarie e a valori posticci come l'identità e la tradizione,
per costruire un nemico sul quale scaricare le colpe per tutto ciò che
non va e tutelare gli interessi di quei pochi che hanno in mano le
redini delle nostre vite: milionari, padroni, politici.
Per anni il movimento anarchico (e non solo) ha denunciato questi
pericoli. Lo abbiamo fatto in tempi non sospetti, nelle mobilitazioni
contro le frontiere e i centri di detenzione per immigrati. Lo abbiamo
fatto cercando di decostruire la propaganda razzista, smascherando la
disfunzionalità delle leggi e l'intima criminalità di un sistema che ci
mette volutamente gli uni contro gli altri, italiani contro stranieri.
Evidentemente non è bastato.
La deriva che stiamo vivendo ci obbliga a rinnovare il nostro impegno
per contrastare la barbarie con tutta l'intelligenza e la determinazione
di cui siamo capaci. Siamo chiamati a rispondere colpo su colpo per
smontare e neutralizzare i proclami dei razzisti mostrando, in maniera
chiara e comprensibile, quanto siano assurdi e pretestuosi. È di
fondamentale importanza parlare con tutti, ovunque, nei luoghi fisici e
virtuali, sfruttando ogni occasione e creandone di nuove per chiarire
che il nostro vero nemico non è certo chi sta sotto di noi ma, al
contrario, chi sta ben più in alto nella piramide sociale.
Non è colpa degli immigrati (o dei loro figli che vanno a scuola con i
nostri) se il mondo brucia tra guerre e catastrofi climatiche, se gli
stipendi sono fermi da anni mentre l'inflazione ci mangia la vita, se i
soldi per i servizi pubblici non si trovano mai (mentre le risorse per
gli armamenti si trovano sempre), se le città sono piene di case senza
gente e di gente senza case, se i giovani non riescono a vedere un
futuro, se l'esistenza si è ridotta a una quotidiana lotta per
accaparrarsi le briciole di un sistema che garantisce enormi fortune a
un pugno di delinquenti e ai loro servi. I veri responsabili di questo
disastro non siedono nei barconi che attraversano il Mediterraneo, ma
sui banchi del governo, del parlamento e nei consigli di amministrazione
delle aziende.
Questo bisogna ribadire, con chiarezza e senza perdere tempo. Se i
fascisti sguazzano nelle torbide acque di un consenso e di una agibilità
che la stessa democrazia gli ha garantito per anni, il nostro compito è
prosciugare quell'acqua, una volta per tutte.
Alberto La Via
https://umanitanova.org/razzisti-dentro-esclusione-sociale-dallo-sdoganamento-alla-rivendicazione/
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